Disambiguazione – Se stai cercando altri significati del termine, vedi Alpi (disambigua). Alpi Le Alpi dallo spazio, maggio 2002 Continente Europa Paesi  Austria  Francia  Germania  Italia  Liechtenstein  Monaco  Slovenia  Svizzera  Ungheria Cima più elevata Monte Bianco (4810,90 m s.l.m) Lunghezza 1200 km Larghezza da 100 a 400 km Superficie 190 000 km2 Età della catena Oligocene Tipi di rocce Rocce metamorfiche, Rocce sedimentarie Le Alpi (dal plurale latino Alpes, che può significare "pietra", "collina", "montagna", "bianco") sono la catena montuosa più importante d'Europa. Si chiamano in francese Alpes, in occitano Aups/Alps, in tedesco Alpen, in romancio Alps, in sloveno Alpe. Sesto Pompeo Festo nel suo Primo Libro attesta che il nome deriva da ALBUS (bianco) che i Sabini pronunciavano Alpus e indicava il colore sempre bianco della catena innevata anche nella stagione estiva. Per convenzione le Alpi iniziano a ovest del Colle di Cadibona e terminano a ovest della città di Vienna, coprendo una distanza di circa 1.300 km a forma di arco tra l'Italia settentrionale, la Francia sud-orientale, la Svizzera, il Liechtenstein, l'Austria, il sud della Germania, la Slovenia e l'Ungheria occidentale[1]. Tra Verona e Monaco di Baviera raggiungono la larghezza massima. La cima più alta è costituita dal Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è considerato anche il tetto d'Europa; seguono il Monte Rosa (4.634 m), il Dom (4.545 m), il Weisshorn (4.505 m) e il Cervino (4.476 m). Altre vette importanti sono il Gran Paradiso (4.061 m), il Bernina (4.049 m), l'Ortles (3.902 m) ed il Monviso (3.842 m). Le Alpi sono abitate da circa 16 milioni di persone. Indice 1 Suddivisione 1.1 Partizione delle Alpi 1.2 SOIUSA 1.3 Altre suddivisioni 2 Geologia 3 Storia 4 Popolazione 5 Clima 6 Flora 7 Fauna 8 Turismo 8.1 Condizioni 8.2 Vantaggi e pericoli 9 Trasporti 10 Curiosità 11 Note 12 Bibliografia 13 Voci correlate 14 Altri progetti 15 Collegamenti esterni modifica Suddivisione Per approfondire, vedi le voci Partizione delle Alpi, Alpenvereinseinteilung der Ostalpen e Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino. Non esiste una suddivisione del sistema alpino universalmente accettata da tutti. Vengono di seguito riportate le principali suddivisioni. modifica Partizione delle Alpi Le 26 sezioni della Partizione delle Alpi A seguito del IX Congresso Geografico Italiano, svoltosi nel 1924, vennero ufficializzate nel 1926 le suddivisioni del sistema alpino sulla base del documento "Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino". La ripartizione principale individua tre grandi parti: Alpi Occidentali, Alpi Centrali e Alpi Orientali, suddivise a loro volta in 26 sezioni e 112 gruppi. Le Alpi Occidentali vanno dal Colle di Cadibona al Col Ferret; le Alpi Centrali dal Col Ferret al Passo del Brennero; le Alpi Orientali dal Passo del Brennero alla città di Fiume. Queste tre grandi parti sono suddivise ulteriormente in: Alpi Occidentali: Alpi Marittime, Alpi Liguri, Alpi Cozie, Alpi Graie, Alpi di Provenza, Prealpi di Provenza, Alpi del Delfinato, Prealpi del Delfinato, Prealpi di Savoia. Alpi Centrali: Alpi Pennine, Alpi Lepontine, Alpi Retiche, Alpi bernesi, Alpi Glaronesi, Prealpi Svizzere, Alpi Bavaresi, Prealpi lombarde. Alpi Orientali: Alpi Noriche, Dolomiti, Alpi Carniche, Alpi Giulie, Caravanche, Alpi Salisburghesi, Alpi austriache, Prealpi di Stiria, Prealpi venete, Carso. Panorama delle Alpi Marittime modifica SOIUSA Le 36 sezioni della SOIUSA Nel 2005 è stata presentata ufficialmente la classificazione SOIUSA, acronimo di Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino, allo scopo di uniformare le denominazioni utilizzate negli Stati dell'area alpina. Questa classificazione prevede 2 grandi parti (Alpi Occidentali e Alpi Orientali) anziché le tre tradizionali italiane, in accordo con le classificazioni in uso oltralpe, ed una ulteriore suddivisione in 5 settori, 36 sezioni e 132 sottosezioni. Le Alpi Occidentali sono suddivise in: Alpi Sud-occidentali: Alpi Liguri; Alpi Marittime e Prealpi di Nizza; Alpi e Prealpi di Provenza; Alpi Cozie; Alpi del Delfinato; Prealpi del Delfinato. Alpi Nord-occidentali: Alpi Graie; Prealpi di Savoia; Alpi Pennine; Alpi Lepontine; Prealpi Luganesi; Alpi Bernesi; Alpi Glaronesi; Prealpi Svizzere. Le Alpi Orientali sono suddivise in: Alpi Centro-orientali: Alpi Retiche occidentali; Alpi Retiche orientali; Alpi dei Tauri occidentali; Alpi dei Tauri orientali; Alpi di Stiria e Carinzia; Prealpi di Stiria. Alpi Nord-orientali: Alpi Calcaree Nordtirolesi; Alpi Bavaresi; Alpi Scistose Tirolesi; Alpi Settentrionali Salisburghesi; Alpi del Salzkammergut e dell'Alta Austria; Alpi Settentrionali di Stiria; Alpi della Bassa Austria. Alpi Sud-orientali: Alpi Retiche meridionali; Alpi e Prealpi Bergamasche; Prealpi Bresciane e Gardesane; Dolomiti; Prealpi venete; Alpi Carniche e della Gail; Alpi e Prealpi Giulie; Alpi di Carinzia e di Slovenia; Prealpi Slovene. Il Gruppo di Silvretta in Austria modifica Altre suddivisioni Esistono anche le tradizionali classificazioni nazionali, che considerano soltanto la parte del sistema alpino ricadente sul territorio nazionale: Le Alpi italiane, classificazione del Club Alpino Italiano e del Touring Club Italiano Le Alpi francesi, classificazione del Club Alpino Francese Le Alpi svizzere, classificazione del Club Alpino Svizzero Le Alpi austriache e tedesche, secondo il Geographische Raumgliederug Österreich Le Alpi slovene, secondo la Naravnogeografska regionalizacija Slovenije Esiste infine una classificazione delle Alpi Orientali secondo i Deutscher und Österreichischer Alpenverein, i club alpini austro-tedeschi detta Alpenvereinseinteilung der Ostalpen (AVE). modifica Geologia Per approfondire, vedi la voce Geologia delle Alpi. Alpi innevate viste dal satellite (13 marzo 2007) Le Alpi fanno parte delle catene alpine peritetidee, formatesi durante il Mesozoico e il Cenozoico e sono la catena montuosa più giovane d'Europa. Esse si estendono dal Maghreb al Medio Oriente. Una parte di queste catene montuose (le catene perimediterranee) è dovuta all'apertura e alla successiva richiusura dei bacini oceanici del Paratetide. L'esistenza di questa orogenesi è legata alla convergenza delle placche africana e europea e all'interposizione di blocchi o di microplacche. Le Alpi propriamente dette si estendono su un migliaio di chilometri, tra Ginevra e Vienna, con una larghezza compresa tra 100 e 400 chilometri. Si possono suddividere secondo criteri geografici, geologici e topologici, in tre parti distinte: le Alpi occidentali, che formano un arco tra il mar Mediterraneo ed il Vallese, le Alpi centrali, tra il Vallese ed i Grigioni (Svizzera orientale), e le Alpi orientali e meridionali, che si inseriscono nel bacino Pannonico a Ovest dei Carpazi. L'arco delle Alpi occidentali è classicamente suddiviso in due parti, separate dall'accavallamento pennico crostale: la zona esterna e le zone interne. Tale accavallamento maggiore unisce unità paleogeografiche distinte, con storie tettoniche e metamorfiche diverse: globalmente, le unità della zona esterna corrispondono alle parti vicine al margine europeo, che sono state poco accorciate e metamorfizzate durante la storia della catena alpina, mentre le unità interne corrispondono alle parti più distanti e su fondale oceanico, che hanno subito un metamorfismo e un accorciamento più forti. Le deformazioni nelle Alpi (osservabili grazie ai movimenti tellurici e alla geodesia) sono attualmente piuttosto deboli. Tuttavia sono osservabili in Svizzera tassi di sollevamento dell'ordine di 1 mm/anno; dei dati comparabili non sono disponibili in Francia o in Italia, ma è probabile che le velocità verticali siano simili. L'origine di un tale sollevamento resta oggi vastamente dibattuta, tuttavia l'accorciamento nelle Alpi occidentali è pressoché nullo. modifica Storia Per approfondire, vedi la voce Storia delle Alpi. La storia del popolamento delle Alpi iniziò con la fine dell'ultima glaciazione (circa 15.000 anni fa), quando lo scioglimento dei ghiacci iniziò a rendere abitabili vaste zone vergini. Nella tarda preistoria i laghi prealpini ospitavano villaggi palafitticoli. Il testimone più famoso di quest'epoca è l'uomo di Similaun. Nell'età del ferro le Alpi erano popolate dai Liguri (nelle Alpi Occidentali e Centro. Occidentali), dai Reti e Camuni (Alpi Retiche), dai Veneti ed Illiri (le Alpi Orientali), dai Celti delle culture di Hallstatt e La Tènè (il versante settentrionale). Intorno alla metà del primo millennio i Celti irruppero a sud delle Alpi ed invasero buona parte del versante meridionale ed occidentale, prima abitati da Liguri. A tali quattro gruppi etnici appartenevano i popoli, politicamente organizzati in piccoli stati o confederazioni tribali, esistenti all'arrivo dei Cartaginesi e dei Romani. Durante la Seconda guerra punica i Liguri si allearono con i Cartaginesi, mentre i Galli si allearono preferibilmente con i Romani. L'episodio più famoso della guerra fu la traversata delle Alpi attraverso il Moncenisio da parte dell'esercito di Annibale con gli elefanti. Alla fine della Seconda guerra punica l'Italia settentrionale divenne la provincia romana della Gallia Cisalpina. Tuttavia le Alpi rimanevano in buona parte autonome. Una quarantina di popoli delle Alpi Occidentali furono combattuti e vinti dai Romani nel 15 a.C. E a commemorare la vittoria fu costruito il Trofeo di Augusto, che ancora oggi si può vedere a La Turbie: rappresenta, per i francesi, la porta d'ingresso alla catena alpina. Alcuni popoli mantennero una certa autonomia sotto l'impero romano e non furono inglobati in alcuna delle provincie, bensì mantennero una amministrazione particolare: si tratta dei regni di Cozio e dei Graii. A ricordo di tale trattamento privilegiato rimangono gli archi di Augusto eretti nelle rispettive capitali, Susa ed Aosta. Da quanto descritto si capisce che nell'antichità le Alpi Occidentali erano le Alpi per antonomasia, attraversate da Annibale e da Giulio Cesare. Anche il nome "Alpes", che è utilizzato nel senso moderno per la prima volta in latino, è preso in prestito da una lingua parlata nelle Alpi Occidentali, probabilmente ligure, in cui significava semplicemente "montagne". Durante il Medioevo le Alpi furono una delle aree dell'Europa Occidentale meno toccate dal Feudalesimo, in quanto il territorio non produceva abbastanza, oltre a quanto necessario alla famiglia del contadino o del pastore, per permettere di dare una parte del raccolto al feudatario. In effetti i territori alpini non erano di alcun interesse economico per gli stati della pianura, ma erano strategici su di un piano militare. Cosicché ci furono due tendenze, spesso riscontrabili nello stesso territorio: Da un lato parecchi territori alpini godevano di una sostanziale autonomia interna pur appartenendo ad uno stato confinante, che aveva diritto di tenervi guarnigione. Dall'altro lato molti di essi erano organizzati come comuni rustici, piccole repubbliche di montanari, o di piccoli nobili locali. Il caso estremo di queste due tendenze è la Confederazione, pienamente indipendente, dei cantoni svizzeri. Tuttavia godevano di autonomia all'interno dei rispettivi stati anche gli écartons delle Alpi francesi, le comunità delle valli valdostane, i tre "terzi" della Valtellina, nonché le contee di Bormio e Chiavenna, le Magnifiche Comunità di Fiemme e Fassa, le regole cadorine. Tutte queste autonomie locali cessarono con l'occupazione napoleonica dei vari stati e l'Ottocento vide l'affermarsi delle amministrazioni centralizzate in tutti gli stati alpini, forse esclusa la Svizzera. A partire dalla seconda guerra mondiale questa tendenza si è invertita e, sia pure per motivi questa volta linguistici, territori come la Valle d'Aosta, e le provincie di Bolzano e Trento hanno riottenuto un'autonomia che ricorda per certi versi quella di cui avevano goduto i territori alpini prima di Napoleone. modifica Popolazione Le più grandi città dell'arco alpino sono Grenoble (Francia) con 156.659 abitanti, Innsbruck (Austria) con 118.000, Trento (Italia) con 115.000 e Bolzano (Italia) con 103.000. I francesi chiamano Grenoble "Capitale delle Alpi" (Capitale des Alpes), gli austriaci chiamano Innsbruck "Capitale delle Alpi" (die Haupstadt der Alpen), mentre in Italia talvolta viene chiamata Torino "Capitale delle Alpi", nonostante sia una città di pianura. Nel 2001, la popolazione totale delle Alpi era di circa 12.295.000. Di questi la maggior parte sono francofoni, germanofoni ed italofoni. Significativa è anche la comunità slovena. Tuttavia, a causa dell'isolamento dovuto alla conformazione orografica, le Alpi hanno permesso più di altre aree la sopravvivenza di minoranze linguistiche. Ad esempio le valli Maira e Varaita sono rimaste per secoli gli unici territori in cui fosse consentito l'uso della lingua provenzale, che invece il governo francese ha bandito dall'uso ufficiale e religioso. Analogamente è successo per il franco-provenzale in Val d'Aosta. Le lingue retoromanze o ladine (friulano, romancio e ladino dolomitico), poi, sono parlate solo (eccetto il friulano) nelle Alpi. Come solo nelle Alpi sono parlati alcuni dialetti tedeschi meridionali, come il Walser ed il Cimbro. Nelle vallate alpine meridionali sono parlate (di più che nella pianura padana) le Lingue Gallo-Italiche, cioè il Ligure, il Piemontese, il Lombardo e il Veneto, nonostante siano lingue bandite dall'uso ufficiale. Quanto alla religione, le Alpi sono prevalentemente cattoliche. Sono protestanti i cantoni svizzeri, escluso il Ticino, che è a maggioranza cattolica. Ma anche a questo riguardo bisogna dire che le Alpi, grazie alla configurazione del territorio, sono state per secoli il rifugio di una minoranza, la comunità valdese, che era sorta a Lione, ma ne era dovuta fuggire a causa delle persecuzioni. modifica Clima Per approfondire, vedi le voci Clima alpino e Ghiacciai delle Alpi. Il clima delle Alpi è il tipico clima delle zone montuose elevate. All'aumentare della quota diminuisce proporzionalmente la temperatura. A circa 3000 metri di altitudine c'è il limite delle nevi perenni. A questa altitudine il calore non riesce a sciogliere completamente la neve accumulata in inverno e quindi si formano ghiacciai anche di notevoli dimensioni. All'aumentare dell'altitudine, diminuisce la pressione atmosferica e l'aria contiene minori quantità di umidità e di anidride carbonica. Anche le piante risentono di questo fenomeno: infatti, l'acqua viene sottratta loro più rapidamente, mentre il loro livello di anidride carbonica diminuisce. modifica Flora Per approfondire, vedi la voce Flora alpina. Pino mugo Rhododendron ferrugineum Leontopodium alpinum Gentiana acaulis Chamorchis alpina Pulsatilla alpina Androsace alpina Ranunculus glacialis Un limite naturale della vegetazione è l'altitudine, che si nota dalla presenza dei principali alberi decidui — quercia, faggio, frassino e acero montano. Questi non raggiungono esattamente la stessa quota, né è frequente che crescano assieme, ma il loro limite superiore di crescita corrisponde in modo abbastanza accurato ai cambiamenti di temperatura verso un clima più freddo che è ulteriormente confermato dai cambiamenti nel manto erbaceo nativo. Questo limite di solito rimane circa a 1200 m sopra il livello del mare sul lato nord delle Alpi, ma a sud spesso sale a 1500 m, talvolta anche a 1700 m. Non si deve supporre che questa regione sia sempre segnata dalla presenza degli alberi caratteristici. L'intervento dell'uomo in molte regioni li ha quasi eliminati e, ad eccezione delle foreste di faggi delle Alpi austriache, una grande foresta di alberi decidui è rara. Molte regioni, dove tali alberi esistevano una volta, sono state occupate dal pino silvestre e dall'abete rosso, che soffrono meno le devastazioni delle capre, i peggiori nemici della vegetazione arborea. modifica Fauna Questa sezione sull'argomento zoologia è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Le specie ritratte nelle immagini seguenti si trovano numerose nel 15% delle aree protette alpine. Prunella collaris Camoscio Gracchio alpino Aquila reale Stambecco Taccola Marmotta Lepre artica Pernice bianca Cervo rosso Gufo di Tengmalm Lupo modifica Turismo Le Alpi hanno una nettissima vocazione turistica. Già nel XIX secolo gli inglesi esaltavano il concetto di Alpi come playground of Europe (v. Alpinismo). Una speciale importanza per le Alpi ha il turismo associato agli sport invernali, ma anche il turismo degli amanti delle escursioni e delle arrampicate. Per molte comunità alpine il turismo è diventato praticamente l'unica fonte di reddito (a scapito delle attività tradizionali, relegate a un ruolo marginale). Gli ambientalisti e una parte degli abitanti locali temono però sempre maggiormente i danni che il turismo di massa può arrecare e invocano sempre più spesso dei limiti all'utilizzo turistico delle Alpi. Ad esempio, vengono costruite sempre più vie di comunicazione attraverso le montagne, vengono alterate le strutture dei villaggi, aumentano i rifiuti da smaltire. D'altra parte, lo sviluppo delle infrastrutture turistiche ha già toccato in diverse vallate il suo limite perché la superficie utile è limitata da pericoli naturali (valanghe, frane ecc.). Alcune tragiche disgrazie negli ultimi anni (ad es. a Galtür (Tirolo)) nel febbraio 1999 hanno evidenziato questa problematica. Il turismo itinerante rappresenta invece un esempio di turismo ecologicamente sostenibile ("turismo dolce"), in particolar modo se riscopre vallate semi-abbandonate e minacciate dall'emigrazione, contribuendo ad assicurare una fonte di introiti per le popolazioni originarie. Questo tipo di turismo viene pubblicizzato in maniera esemplare dalla Grande Traversata delle Alpi in Piemonte. Con una lunghezza di 23 chilometri e uno spessore di 900 metri, il Ghiacciaio dell'Aletsch è stato il primo sito naturale dell'arco alpino ad essere integrato nel patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. modifica Condizioni Questa sezione sull'argomento turismo è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Il Cervino La varietà paesaggistica, le bellezze culturali e le particolari condizioni climatiche sono prerequisiti ottimali per l'utilizzo turistico delle Alpi, poiché permettono offerte differenziate per i diversi interessi turistici (ad es. turismo di relax, attivo, di cura, culturale ecc.). In estate sono possibili soggiorni riposanti o energizzanti (trekking, passeggiate, turismo balneare sui laghi), e soprattutto la vacanza sportiva nella sua forma più elevata, l'Alpinismo. Questa è stata anche l'attività che ha inaugurato lo sviluppo turistico delle Alpi. In particolar modo fu il turismo inglese a lasciare un'impronta decisiva al termine del XIX secolo. Già all'epoca vennero organizzati dall'inglese Thomas Cook dei viaggi di massa dalla Gran Bretagna verso le Alpi. In inverno le Alpi sono un'attrattiva mondiale per gli sport invernali, fra i quali domina lo sci nelle sue diverse evoluzioni e varianti. Negli ultimi decenni il turismo invernale ha però ceduto il passo alla sua variante estiva in numerose aree della catena montuosa. modifica Vantaggi e pericoli Attraverso il turismo di massa si creano posti di lavoro e introiti a livello regionale, e si può ridurre lo spopolamento delle aree montane. Il turismo alpino è però spesso concentrato solo in determinati territori, città o paesi. Nei grandi territori privi di turismo di massa l'emigrazione è infatti tuttora rilevante. Spesso si incontrano a breve distanza aree di grande sfruttamento e "terre di nessuno", almeno a livello turistico. Questo fenomeno si riscontra prevalentemente nelle Alpi italiane, anche a causa della loro estensione. Le popolazioni alpine sono ormai fortemente dipendenti dal turismo di massa. A questo fenomeno si sottomettono spesso intere aree del vivere civile, e talvolta le identità o le particolarità regionali si riducono a semplici cliché. Inoltre le condizioni di lavoro legate al turismo offrono spesso prospettive limitate e non interessanti (orari di lavoro estremamente flessibili, compensi ridotti, elevata stagionalità). I lavoratori che non vogliono o non possono sottostare a queste condizioni trovano soltanto le alternative dell'emigrazione o del pendolarismo. L'intensivo turismo di massa ha portato anche problemi ecologici, come inquinamento, problemi di smaltimento dei rifiuti, incremento del traffico stradale e "inquinamento estetico", ad esempio a causa di strutture altamente tecnologiche come le funivie, che hanno un notevole impatto ambientale. modifica Trasporti Per approfondire, vedi la voce Valico alpino. La catena alpina rappresenta un ostacolo per le principali reti di trasporto transeuropee, potendo essere oltrepassate solo con valichi o tunnel. Fra i corridoi di attraversamento principali ricordiamo: Francia-Italia Nizza – Tenda – Cuneo – Torino / Asti – Milano Gap – Barcelonnette – Cuneo – Torino – Asti – Milano Lione / Valence – Grenoble / Chambéry – Modane / Albertville – Torino / Aosta – Milano Lione / Mâcon – Ginevra / Annecy – Chamonix – Aosta – Torino / Milano Germania-Svizzera-Italia Karlsruhe – Friburgo in Brisgovia – Basilea – Zurigo – San Gottardo – Bellinzona – Milano Stoccarda – Singen – Costanza – Zurigo – San Gottardo – Bellinzona – Milano Ulma – Memmingen – Lindau – Bregenz – Coira – San Bernardino – Bellinzona – Milano Monaco di Baviera – Garmisch-Partenkirchen – Innsbruck – Brennero – Bolzano – Verona Monaco di Baviera – Rosenheim – Kufstein – Innsbruck – Brennero – Bolzano – Verona Monaco di Baviera – Rosenheim – Bad Reichenhall – Salisburgo – Villaco – Udine – Portogruaro – Mestre modifica Curiosità Nelle scuole di primo grado si insegna(va) una frase mnemonica per ricordare i nomi dei vari tratti dell'arco alpino che circonda la pianura Padana, nel loro esatto ordine: "Ma Con Gran Pena Le Reca Giu", con la variante, più completa, di "MA LI CON GRAN PENA LE RECA GIU", che ricorda, partendo dalla Liguria, MArittime, LIguri, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie. Di seguito è riprodotta una rara immagine (composta) dell'arco alpino, visto dalla Guarda di Loiano (Bologna) in una giornata di straordinaria limpidezza. Le montagne sono inquadrate da più 250 km di distanza Collegamento diretto all'immagine nelle sue dimensioni reali. modifica Note ^ I Monti Sopron e i Monti Kőszeg chiamati Alpokalja modifica Bibliografia Sergio Marazzi, Atlante Orografico delle Alpi. SOIUSA, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca, 2005. Amedeo Benedetti, Enciclopedia Italiana Treccani e la montagna illustrata, "La Rivista", Torino, Club Alpino Italiano, settembre-ottobre 2008, pp. 71-73. Luigi Zanzi, Le Alpi nella storia d'Europa, Torino, CDA & Vivalda, 2004. ISBN 88-7480-049-5 Enrico Camanni et al. (a cura di), Le Alpi: il grande dizionario, 12 voll., Scarmagnio: Priuli & Verlucca, 2007. ISBN 978-88-8068-374-2 Marcella Morandini, Sergio Reolon, Alpi regione d'Europa - da area geografica a sistema politico, Marsilio, 2010 ISBN 978-88-317-0624-7 modifica Voci correlate Vette alpine superiori a 4000 metri Alpi italiane Valico alpino Alpinismo Alpini Appennini Convenzione delle Alpi Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi Ma con gran pena le reca giù Storia delle Alpi modifica Altri progetti Commons Wikiquote Wikimedia Commons contiene file multimediali su Alpi Wikiquote contiene citazioni di o su Alpi modifica Collegamenti esterni Alpi su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Alpi") Sistema per l'osservazione e informazione sulle Alpi, creato nel 1991 dalla Convenzione delle Alpi Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi Portale Montagna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di montagna


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