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Statua raffigurante Erodoto. « Poiché, se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo paese: tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze. » (Erodoto, Storie - libro III, 38) Erodoto (greco: ‘Ηρόδοτος, Herodotos; Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.) è stato uno storico greco antico, famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi. In particolare ha scritto a riguardo dell'invasione persiana in Grecia nell'opera Storie (Ἰστορἴαι, Istoriai).. È ritenuto il "padre della storia" in quanto, nella sua unica opera intitolata Storie (che in greco significa inchiesta/ricerca) cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le polis unite della Grecia e l'impero persiano ponendosi in una prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti resoconti dei suoi predecessori. È considerato anche il "padre dell'etnografia" grazie alle sue descrizioni dei popoli cosiddetti barbari (Persiani, Egiziani, Medi e Sciti) che, seppur con molte inesattezze, mostrano un pensiero aperto ed una grande capacità d'osservazione. Questa apertura mentale e curiosità verso culture non greche può essere spiegata pensando al luogo di nascita dello storico. Alicarnasso era, infatti, una città greca dalle varie tradizioni ed in forte contatto con il mondo barbaro. La stessa biografia dello storico porta il segno di questo intreccio di culture. Indice 1 Biografia 2 Il pensiero di Erodoto 3 Relativismo erodoteo 4 La questione erodotea 5 Le Storie 6 La fortuna 7 Bibliografia 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni modifica Biografia Erodoto nacque, presumibilmente, nel 484 a.C. in una famiglia aristocratica di Alicarnasso (Asia minore), città della Caria colonizzata fin dall' XI sec. a.C. dai Dori, da madre greca, Dryò, e padre asiatico, Lyxes. Politicamente avverso, assieme al cugino Paniassi, a Ligdami II, tiranno di Alicarnasso, che governava la città grazie all'appoggio del "Gran Re". Paniassi, accusato da Ligdami di aver preso parte ad una congiura di aristocratici per eliminarlo, fu messo a morte. Erodoto riuscì invece a fuggire a Samo, città aderente alla Lega delio-attica, d'orientamento antipersiano (457 a.C. circa, dove ebbe la possibilità di perfezionare le sue conoscenze del dialetto ionico. Ritornò in patria intorno al 455 a.C. vedendo così la cacciata, e forse collaborandovi, di Ligdami. Nel 454 a.C. Alicarnasso entrò nella sfera di influenza ateniese, divenendo tributaria della città attica. Dopo poco tempo viaggiò e visitò gran parte del Mediterraneo orientale, in particolar modo l'Egitto dove, affascinato da quella civiltà, rimase per quattro mesi. Scopo dei viaggi fu probabilmente la raccolta dei materiali utili destinati alla stesura della sua opera (le Storie). Dal 447 a.C. soggiornò ad Atene, dove conobbe Pericle, il poeta tragico Sofocle, l'architetto Ippodamo di Mileto, ed i sofisti Eutidemo e Protagora; nel 445 a.C., partecipò alle Panatenee, in cui lesse pubblicamente la sua opera (percependo per questo dieci talenti). Poi si stabilì nella colonia panellenica di Thurii (in Magna Grecia, sul luogo dell'antica Sibari), alla cui fondazione collaborò, intorno al 444 a.C. La tradizione vuole che vi morisse negli anni successivi allo scoppio della Guerra del Peloponneso (convenzionalmente nel 425 a.C.), di cui accenna nella sua opera. In realtà luogo, data e circostanze della sua morte rimangono ancora sconosciute. Poco altro si sa della vita privata dello storico. « ... Assordante sarà lo schianto quando i due schieramenti verranno a contatto, scudo contro scudo... Non retrocederanno di un solo passo davanti alla pioggia di colpi nemici, anzi, avanzeranno, fino a quando l'elmo mitigherà la guerra" » (Erodoto, Storie, Seconda Guerra Persiana) modifica Il pensiero di Erodoto Per capire bene la grande rivoluzione operata da Erodoto, considerato, secondo il luogo comune, come padre della storiografia, bisogna fare alcune premesse. Innanzitutto il concetto di storia in antica Grecia era leggermente diverso da quello che noi intendiamo oggi: ossia una sequenza cronologica di avvenimenti descritta in modo obiettivo e con metodo scientifico, tanto che per molto tempo il padre della storiografia fu considerato Tucidide, per quanto riguarda la scientificità della narrazione. Nella Grecia Antica, infatti, la storia era considerata anzitutto come magistra vitae e aveva quindi un fine per così dire pedagogico e solo in un secondo tempo scientifico. La finalità di Erodoto era quindi, come è possibile notare anche dalla premessa, di raccontare «gesta degli eroi», anche se poi tale premessa sarà solo parzialmente mantenuta. Quindi l'ottica con la quale Erodoto considera gli avvenimenti, i valori della storia e le azioni umane è analoga a quella dominante nel mondo dell'epos (epica), in cui gli uomini agivano spinti da quello stesso desiderio di gloria e di ricordo che lo storico considera nel proemio il fine ultimo della sua fatica. Anche se egli ricerca negli eventi le loro cause, premette l'esistenza di una divinità che lui stesso definisce terribile e sconvolgente, a cui l'uditorio greco era già abituato; non per nulla la sua opera era destinata ad una pubblica lettura, per cui il suo stile adottava espressioni formulari, sempre cercando di rimanere a suo modo impersonale e oggettivo (anche se in ciò non è del tutto attendibile, non per la sua coscienza, ma per la maturazione delle ideologie dell'epoca). Nonostante attinga da questo materiale e soprattutto sia influenzato dall'elegia guerresca e gnomica (si ricordi a tal proposito la figura del cittadino combattente pronto al sacrificio della vita per il bene della collettività proposta da Callino e Tirteo) ed anche dalla logografia (un termine che significa propriamente "scrittura in prosa", i cui autori raccolsero in opere organicamente strutturate descrizioni di paesi stranieri, leggende locali eroiche, etc.), Erodoto sarà il primo che cercherà un elemento ordinatore nella sua ricerca, che evidenzia nel rapporto causa-effetto. La storia non è considerata da Erodoto come una semplice serie di avvenimenti che si susseguono nel tempo, ma come un insieme di fatti collegati fra loro da una rete di rapporti logici, complessa, ma comunque ben intelligibile e che quindi si poteva insegnare I principi chiave su cui si fonda la metodologia erodotea sono: Oψις: ho visto, Aκοή: ho sentito, γνώμη: ho ragionato. Erodoto dichiara quindi espressamente che lui ha un metodo e che i suoi racconti sono veridici. In realtà Erodoto accosta in maniera asistematica dati autentici a fatti palesemente fabulosi: il fine era quello di far divertire gli spettatori. Erodoto è quindi ancora a una via di mezzo fra il logografo e lo storico: è un narratore di storie più che uno storico come modernamente si intende. Si può tuttavia ritenere Erodoto il padre della storiografia perché comunque vi sono degli assunti metodici corretti (anche se di base occorre tenere presente gli errori del greco, come le preponderanti finalità epico-narrative, la scarsa criticità e la quasi totale assenza di ricerca scientifica delle fonti). Erodoto introduce infatti nel suo pensiero anche quella che noi oggi potremmo chiamare filosofia della storia. Secondo Erodoto, infatti, protagonista della storia è la divinità, che è garante dell'ordine universale ed è quindi una divinità conservatrice. Nell'attimo stesso in cui l'ordine viene compromesso la divinità interviene, in base a quel principio che l'autore definisce come φθόνος τῶν θεῶν (invidia degli dei). Tale principio filosofico si basa su una concezione arcaica della divinità: nella Grecia antica, gli dei possedevano attributi piuttosto "umani", ed erano piuttosto gelosi della propria gloria e del proprio potere. L'uomo che ottiene troppa fortuna, dunque, incorre nella loro φθόνος, invidia, e viene conseguentemente ucciso o privato della propria gloria. Egli deve quindi adeguarsi alla loro volontà, cercando di capirla con le divinazioni, gli oracoli e l'oneiromanzia (interpretazione dei sogni). Quella di Erodoto non è degradazione cabalistica, ma è uno schema mentale di asservimento alla divinità, tipico dell'età arcaica. Una visione della Storia pericolosamente mescolata dunque alla Religione, ma di cui Erodoto supera i tranelli grazie alla sua limpida onestà e logica intellettuale. modifica Relativismo erodoteo L'ambiente in cui viene a contatto lo storico è l'Atene di Pericle, nella quale i valori tradizionali dell'aristocrazia naturale vengono contestati veementemente dai sofisti, intellettuali polemici che fondano la propria critica nella condanna dei nomoi, convenzionali ovvero artificiali quindi non degni di rispetto, importanza, interesse. Si tratta quindi di elementi critici anche dell'impianto periegetico di Erodoto che analizza e studia proprio i nomoi delle popolazioni barbare, che, se da una parte venivano, come abbiamo visto, criticate dai sofisti per la loro non corrispondenza alla fusis, venivano anche osteggiati dagli esponenti del cosiddetto tradizionalismo etico, che vedevano nel nomos propriamente greco l'unica fonte di verità, giustizia e sicurezza. Erodoto risponde unendo e facendo propri alcuni aspetti contrari delle due visioni, riuscendo a sfuggire alle critiche e dando significato proprio alla sua ricerca. Egli, attraverso il relativismo di Protagora rifiuta di riconoscere come unica degna di attenzione la tradizione greca, affermando che ad ogni uomo i propri costumi appariranno sempre i migliori, e contesta ai sofisti l'inutilità o la dannosità dei nomoi affermando che essi meritano attenzione e rispetto in quanto espressione per ciascun popolo della propria tradizione e cultura. La modernità di Erodoto è chiara proprio in questo passaggio culturale e storiografico. modifica La questione erodotea Poiché l'opera originale di Erodoto fu rivista ed espunta arbitrariamente dai grammatici alessandrini, i filologi e gli studiosi di letteratura greca si sono posti il problema di individuare la struttura e il carattere originali dell'opera. Le premesse sostanziali su cui si fonda il dibattito riguardano le discrasie prospettiche e il frammentismo storico che coinvolgono l'intera opera erodotea. Una prima ipotesi sistemerebbe l'opera mettendo prima le guerre persiane e poi i λόγοι (discorsi) introduttivi. Jacoby, nel 1913, ipotizzò che in origine l'opera fosse stata composta in chiave acroamatica (destinata cioè alla pubblica lettura, in discorsi separati) e che poi Erodoto, venuto a contatto con l'ideologia periclea, abbia fuso assieme tutti i vari discorsi. De Sanctis teorizzò invece che Erodoto avesse raccontato la storia dal punto di vista dei Persiani e che, di conseguenza, abbia presentato i vari popoli da essi incontrati. Infine, l'ipotesi unitarista afferma che Erodoto raccontò la storia delle colonie greche secondo un'ottica universalistica, rappresentando lo scontro fra Oriente e Occidente. I sostenitori di tale ipotesi mettono in luce l'episodio iniziale dell'opera, l'assoggettamento delle colonie greche da parte di Creso (560 a.C.), e l'episodio finale, la liberazione di Sesto, ultima città greca in mano ai Persiani. modifica Le Storie Per approfondire, vedi la voce Storie (Erodoto). L'opera "Storie" (Ἱστορίαι Historìai) è divisa in 9 libri: si tratta di una divisione operata dai grammatici alessandrini (in età ellenistica, III secolo a.C.). I primi quattro libri sono suddivisi in: introduzione mitologica (archaiologhia) logos lidico (dove si parla del re Creso e si fa quindi riferimento alle colonie greche assoggettate (560 a.C.)) logos persiano logos egizio logos scitico logos libico Il proemio: Nel proemio, dopo aver indicato il proprio nome e quello della città natale, Erodoto presenta l'opera, illustrandone lo scopo generale e il tema: (GRC) « Ἠροδὀτου Ἁλικαρνησσέος ἰστορίης ἀπόδεξις ἤδε, ὠς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἁνθρώπων τᾧ χρόνῳ ἑξίτηλα γένηται, μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἔλλησι, τὰ δὲ βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλεᾶ γένηται, τά τε ἂλλα καὶ δι'ἢν αἰτίην ἐπολέμησαν ἀλλήλοισι » (IT) « Questa è l'esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non diventino prive di gloria; in particolare egli ricerca per quale ragione essi combatterono tra di loro. » (Erodoto, Storie, I, 1.) Il quinto libro parla del periodo che va dalla rivolta ionica alla dominazione lidico-persiana. Gli ultimi quattro libri parlano delle guerre persiane. Il racconto è fatto secondo la modalità narrativa arcaica, poiché segue i criteri di ciclicità (Ring Komposition) e associazione periferica. La lingua usata è uno ionico quasi personalizzato con delle commistioni arcaizzanti e degli atticismi, con ogni probabilità bellurie aggiunte dai filologi alessandrini (a cui si attribuisce lo scambio di città natia di Erodoto nel proemio). modifica La fortuna Questa sezione sull'argomento storia è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Il grande giornalista polacco Ryszard Kapuściński era un grande ammiratore di Erodoto, tanto da ripercorrere in un libro, In viaggio con Erodoto, i suoi itinerari. modifica Bibliografia 1997 "Storie" (Ιστοριαι), Newton & Compton, Roma, ISBN 88-8183-434-0 Aldo Corcella, Erodoto e l'analogia, Palermo, Sellerio, 1984. Maria Lodovica Arduini, Trattato di metodologia della ricerca storica. Il metodo e le origini nella Grecia antica", Milano, Jaca book, 1996. modifica Altri progetti Wikisource Commons Wikiquote Wikisource contiene opere originali di o su Erodoto Wikimedia Commons contiene file multimediali su Erodoto Wikiquote contiene citazioni di o su Erodoto modifica Collegamenti esterni L'opera di Erodoto è fruibile sul web con traduzioni in varie lingue: Erodoto. Storie (accesso marzo 2010) Livius.org(iper)testo erodoteo tradotto ed annotato in inglese. (EN) (accesso gennaio 2008) Perseus.org: (iper)testo erodoteo tradotto ed annotato in inglese (EN) (accesso luglio 2007) disponibile anche in greco: [1] (GRC) Portale Antica Grecia Portale Biografie Portale Guerra Portale Letteratura Portale Paganesimo Portale Storia



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Erodoto el xé nasuo 'ntel 484 a.C. ' nte na famégia aristocràtega de Alicarnaso (Axia ... Erodoto el xé stà, invese, bon a scapar a Samo, sità che ła ...



Erodoto da Veterum illustrium philosophorum etc imagines 1685 di Giovanni Pietro Bellori Roma 1613 1696 In greco Hrdotos Storico greco Alicarnasso in Caria
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Titolo: Erodoto Materia: Letteratura greca Corso di Laurea: LettereDescrizione: Traduzione di trenta capitoli di Erodoto, libro VII, 202 - 231, dal greco all'italiano. ...



Erodoto del 18 02 2009 16 31 55 in Como linkato 198 volte LUXURY LINE GALLERY La neonata galleria presenta una interessante serie di opere su carta screenprint on paper del maestro della Pop Art Piazza Giovanni Amendola 2 22100 Como Tel
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