Disambiguazione – Se stai cercando altri significati di Karma, vedi Karma (disambigua). Karma è un termine d'uso nelle lingue occidentali come forma nominativa del termine sanscrito Kárman (sostantivo neutro; devanāgarī: कर्म; traducibile come "atto", "azione", "compito", "obbligo"; inteso nei Veda come "atto religioso", "rito") che indica presso le religioni e le filosofie religiose indiane, o originarie dell'India, per lo più il principio di "causa-effetto", un principio di concatenazione secondo il quale ogni azione provoca una reazione, vincolando, per alcune di esse, gli esseri senzienti al saṃsāra (il ciclo di morti e rinascite). La dottrina moderna di karman, origina dalle speculazioni religiose delle Upaniṣad vediche[1]; essa è oggi centrale nell'Induismo, nel Buddhismo, nel Sikhismo e nel Jainismo. Così in ambito induista è comunemente considerata la parte non-materiale delle azioni, ed è la causa del destino degli esseri viventi.[2] In Occidente si diffuse nel corso del XIX secolo, divulgato dalla Società Teosofica, ed è al centro anche di molte dottrine New Age. Indice 1 Origine del termine karman e resa in altre lingue asiatiche 2 Prime nozioni del karman nella cultura vedica 3 Il karman nelle Upaniṣad vediche 4 Jainismo 5 Buddhismo 6 Induismo 7 Sikhismo 8 Note 9 Bibliografia 10 Voci correlate modifica Origine del termine karman e resa in altre lingue asiatiche Il termine sanscrito karman ha origine dalla radice verbale sanscrita kṛ avente il significato di "fare" o "causare", presupponendo la condizione di "creare qualcosa agendo", corrispondente al greco antico kraínō ("realizzare") e al latino creo-are ("creare") . La sua radice indoeuropea corrisponde a *kwer (atto sacro, atto prescritto) e la si riscontra nel latino caerimonia da cui, ad esempio, l'italiano "cerimonia" o l'inglese ceremony. Nella altre lingue asiatiche il termine sanscrito karman viene così reso: in pāli: kamma; in cinese: 業 yè; in giapponese 業 gō; in coreano 업 eop; in vietnamita nghiệp; in tibetano las. modifica Prime nozioni del karman nella cultura vedica Originariamente la nozione religiosa espressa dal termine sanscrito karman indicava un rituale correttamente eseguito. La Religione vedica era essenzialmente fondata sul sacrificio (Yajña) occasione di scambio di doni tra gli Dei (Deva) e gli uomini[3]. Tale scambio era libero e gli Dei potevano o meno rispondere alle esigenze degli uomini[4]. Sconosciuta è invece nel Vedismo qualsiasi nozione inerente alla sofferenza delle esistenze e della consequenziale necessità di compendiare un percorso di liberazione (mukti) da essa, quanto, piuttosto, obiettivo della stesso sacrificio era quello di guadagnare i godimenti terreni (bhukti)[5]. Con l'avvio dei testi Brāhmaṇa, il sacrificio vedico progressivamente si razionalizza ed organizza[6]. Gli Dèi vengono ora perlopiù costretti dalle formule sacrificali (mantra) a rispondere necessariamente ai doni degli uomini. Il sacrificio vedico possiede qui una rispondenza automatica e necessaria. I sacrifici vengono ora officiati da una casta precisa e ben individuabile, i brahmani, raggiungendo costi onerosi, in oro e mucche, per il proponente (yajamāna) che quindi richiedeva la contezza del risultato. L'azione rituale del brahmano, qui denominata con il preciso termine di karman, acquisisce quindi il successo automatico se il rito veniva eseguito in modo corretto, ma tale risultato veniva proiettato sempre e comunque nel futuro. Il futuro del risultato sacrificale poteva dunque essere realizzato anche in quella vita prevista dopo la morte. L'uomo possedeva come un contenitore che raccoglieva le sue azioni religiose in vista del suo futuro[7]. Così in un inno tardo del Ṛgveda X,14,8: (SA) « saṃ ghachasva pitṛbhiḥ saṃ yameneṣṭāpūrtena paramevyoman hitvāyāvadyaṃ punarastamehi saṃ ghachasva tanvāsuvarcāḥ » (IT) « Incontra i padri incontra Yama nel più alto cielo, grazie ai tuoi sacrifici e alle tue azioni meritorie. Avendo lasciato ogni imperfezione, torna ancora alla tua dimora, assumi un corpo pieno di vigore » (Ṛgveda X,14,8) Nei Brāhmaṇa il sacrificio viene indicato come apūrvakarman (atto il cui esito ancora non è stato raggiunto). E il mondo dell'individuo è un mondo che lui stesso ha deciso, con le sue azioni religiose, a "costruirsi". Così la Kauṣitakī Brāhmaṇa XVI, 2,3: (SA) « atha ha sma āha kauṣītakiḥ parimita phalāni vā etāni karmāṇi yeṣu parimito mantra gaṇaḥ prayujyate atha aparimita phalāni yeṣu aparimito mantra gaṇaḥ prayujyate mano vā etad yad aparimitam prajāpatir vai mano [...] mitam ha vai mitena jayaty amitam amitena » (IT) « Kauṣītakī affermava: limitati sono i risultati dei riti in cui vengono recitate un limitato numero di formule sacrificali- infiniti sono i frutti dei riti in cui vengono recitate un infinito numero di formule sacrificali- la mente è l'infinito- Prajāpati è la mente-[...] si ottiene un limitato attraverso il limitato, l'infinito attraverso l'infinito » (Kauṣitakī Brāhmaṇa XVI, 2,3) Sylvain Lévi nota, riferendo dei testi Brāhmaṇa che trattano del sacrificio vedico come « La grande arte sta nel conoscere le misteriose leggi di causalità che reggono i fenomeni del sacrificio » (Sylvain Lévi. La dottrina del sacrificio nei Brāhmaṇa. Milano, Adelplhi, 2009, pag.142) Karman nella prima cultura vedica è quindi solo l'atto religioso e corrisponde come nozione alla sua radice indoeuropea. Essendo il sacrificio l'atto religioso per antonomasia della cultura vedica, e acquisendo nel corso dei secoli uno scopo di ottenimento necessario di 'favori' dagli Dei vedici, l'atto religioso (karman) del brahmano svolto a favore di coloro che chiedevano la celebrazione del sacrificio stesso riverbera su questi ultimi come risultati futuri, anche nella vita successiva dopo la morte. Chi fa celebrare molti karman nella sua vita attuale otterrà molti risultati favorevoli nella vita futura, viceversa chi ne celebrerà pochi, otterrà pochi meriti per la vita futura. modifica Il karman nelle Upaniṣad vediche Le Upaniṣad sono dei testi ad uso di coloro che partecipavano ai riti religiosi propri del Brahmanesimo. Essi compendiano le riflessioni filosofico-religiose sugli stessi riti, questi ultimi fino a quel momento organizzati e interpretati lungo la tradizione segnata dai Veda, dai Brāhmaṇa e dagli Āraṇyaka. Come fa notare Karl Jaspers[8] le Upaniṣad compiaono durante il periodo assiale dell'umanità che corrisponde alla nascita della coscienza dove l'uomo « Viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza. Pone domande radicali. Di fronte all'abisso anela alla liberazione e alla redenzione » (Karl Jaspers. Origine e senso della storia) In questo quadro storico la risposta che le Upaniṣad offrono al destino dell'uomo, nella sua vita e dopo la morte, è duplice e comunque segnato irrimediabilmente dalla sua condotta: da una parte egli può seguire la "via dei Padri" (piṭryāna) e rinascere in questo mondo, oppure, ma solo se conduce una vita ascetica rinunciando agli obiettivi "mondani", mirare alla "via degli Dei" (devayāna)[9]. L'uomo modella il suo destino come un "orefice" il suo gioiello, perfezionandolo e rendendolo più bello. Così la Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad : (SA) « tad yathā peśaskārī peśaso mātrām apādāyānyan navataraṃ kalyāṇataraṃ rūpaṃ tanute evam evāyam ātmedaṃ śarīraṃ nihatyāvidyāṃ gamayitvānyan navataraṃ kalyāṇataraṃ rūpaṃ kurute pitryaṃ vā gāndharvaṃ vā daivaṃ vā prājāpatyaṃ vā brāhmaṃ vānyeṣāṃ vā bhūtānām » (IT) « Come un orefice prende la materia di un gioiello e con essa foggia un disegno nuovo e più bello, allo stesso modo questo ātman scrollandosi via il corpo e rendendolo insensibile, ne foggia una forma nuova e più bella, quella di uno dei padri (piṭr) o di un gandharva o di un deva o di Prajāpati o di Brahmā o di altri esseri » (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV,4,4) Ma la felicità umana "mondana" non è che una piccola parte di ben più ampie felicità. (SA) « sa yo manūṣyāṇāṃ rāddhaḥ samṛddho bhavaty anyeṣām adhipatiḥ sarvair mānuṣyakair bhogaiḥ sampannatamaḥ sa manuṣyāṇāṃ parama ānandaḥ atha ye śataṃ manuṣyāṇām ānandāḥ sa ekaḥ pitṝṇāṃ jitalokānām ānandaḥ atha ye śataṃ pitṝṇāṃ jitalokānām ānandāḥ sa eko gandharvaloka ānandaḥ atha ye śataṃ gandharvaloka ānandāḥ sa ekaḥ karmadevānām ānando ye karmaṇā devatvam abhisampadyante atha ye śataṃ karmadevānām ānandāḥ sa eka ājānadevānām ānandaḥ yaś ca śrotriyo 'vṛjino 'kāmahataḥ atha ye śatam ājānadevānām ānandāḥ sa ekaḥ prajāpatiloka ānandaḥ yaś ca śrotriyo 'vṛjino 'kāmahataḥ atha ye śataṃ prajāpatiloka ānandāḥ sa eko brahmaloka ānandaḥ yaś ca śrotriyo 'vṛjino 'kāmahataḥ athaiṣa eva parama ānandaḥ eṣa brahmalokaḥ samrāṭ iti hovāca yājñavalkyaḥ so 'haṃ bhagavate sahasraṃ dadāmi ata ūrdhvaṃ vimokṣāyaiva brūhīti atra ha yājñavalkyo bibhayāṃ cakāra -- medhāvī rājā sarvebhyo māntebhya udarautsīd iti » (IT) « La massima felicità per gli uomini è essere ricchi e agiati e di comandare sugli altri, con disponibilità dei godimenti umani; ma cento felicità degli uomini equivalgono a solo una felicità di colui che ha conquistato il mondo celeste dei Padri; a cento felicità di colui che ha conquistato il mondo celeste dei Padri equivale una sola felicità di colui che ha conquistato il mondo dei Gandharva; a cento felicità di colui che ha conquistato il mondo dei Gandharva corrisponde una felicità di colui che ha conquista la felicità dei Deva, i quali [grazie ai meriti] hanno assunto tale condizione; a cento felicità dei Deva corrisponde una felicità dei Deva primordiali (ājanadeva[10]) nonché di un brahmano libero dal peccato e dal desiderio; a cento felicità del mondo di Prajāpati corrisponde ad una sola del Brahman e del brahmano libero dal peccato e dal desiderio e questa è la felicità suprema, grande re, tale è il mondo del Brahman. Così disse Yājñavalkya: "Io ti offro mille vacche, o venerabile; ma tu spiegami ancora cose più alte al fine della liberazione". A questo punto Yājñavalkya si impaurì e pensò: "il re è astuto egli mi ha fatto uscire dalle mie difese". » (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV,3,33) Allo stesso modo si esprime l'ottavo anuvāka del Brahmāndavallī appartenente alla Taittirīya Upaniṣad. Ma è nel tredicesimo verso del secondo adhyāya del terzo brāhmaṇa della Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad che la dottrina del karman trova la sua prima piena descrizione che ridonderà successivamente nell'alveo delle dottrine religiose e filosofico-religiose indiane. (SA) « yājñavalkyeti hovāca yatrāsya puruṣasya mṛtasyāgniṃ vāg apyeti vātaṃ prāṇaś cakṣur ādityaṃ manaś candraṃ diśaḥ śrotraṃ pṛthivīṃ śarīram ākāśam ātmauṣadhīr lomāni vanaspatīn keśā apsu lohitaṃ ca retaś ca nidhīyate kvāyaṃ tadā puruṣo bhavatīti āhara saumya hastam ārtabhāga āvām evaitasya vediṣyāvo na nāv etat sajana iti tau hotkramya mantrayāṃ cakrāte tau ha yad ūcatuḥ karma haiva tad ūcatuḥ atha ha yat praśaṃsatuḥ karma haiva tat praśaśaṃsatuḥ puṇyo vai puṇyena karmaṇā bhavati pāpaḥ pāpeneti tato ha jāratkārava ārtabhāga upararāma » (IT) «  "Yājñavalkya" -allora gli disse- "quando un uomo, una volta morto, la parola è entrata nel fuoco, il respiro (prāṇa) nell'aria, l'occhio nel sole, la mente nella luna, l'orecchio nel cielo, il corpo nella terra, l' ātman nello spazio etereo, i peli nelle erbe, i capelli negli alberi, il sangue e lo sperma nelle acque, dove si trova quest'uomo?" "Prendimi la mano, amico Ārthabhāga, noi soli possiamo sapere queste cose, non dobbiamo parlarne pubblicamente". E lasciarono l'assemblea parlando tra loro. E parlavano del karman, e mentre lodavano, il karman lodavano: si diventa buoni (si genera merito, puṇya) con le azioni (karman) buone, si diventa cattivi (si genera il male, pāpa) con le azioni cattive. Così il discendente di Jāratkāru, Ārthabhāga, si tacque. » (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad III,2,13) Nella Kaṭha Upaniṣad le affermazioni di Yama, signore della morte (mṛtyu), evidenziano come per gli autori delle Upaniṣad le azioni davvero meritorie non sono quelle che hanno fini "mondani": « Il passaggio all'al di là non splende per lo sciocco, ottuso dalla passione per le ricchezze. Egli pensa: "Questo mondo esiste, altri non ve ne sono" e così cade in mio potere » ( Kaṭha Upaniṣad II,6) Gavin Flood[11] ci ricorda infatti che seppur le origini delle nozioni di karman e saṃsāra siano tutt'oggi oscure « È assai probabile che il concetto di karman e quello di reincarnazione siano entrati nella corrente principale del pensiero brahmanico attraverso la tradizione degli śramaṇa e della rinuncia. » Nelle Upaniṣad la personalità e la condizione di un individuo sono dunque determinate dai suoi desideri che lo portano a volere e quindi ad agire in un determinato modo; l'insieme di queste azioni producono dei risultati proporzionali alle azioni stesse[12]. I "saggi" delle Upaniṣad sostenevano quindi che non solo il comportamento di un rituale o di un sacrificio pubblico producesse delle conseguenze future, ma che qualsiasi "azione" umana possedeva gli stessi esiti in quanto queste "azioni" rappresentavano un riflesso interno del processo cosmico[13]. In una più tarda Upaniṣad, la Śvetāśvatara Upaniṣad, la dottrina del karman acquisisce i suoi connotati definitivi: (SA) « guṇānvayo yaḥ phalakarmakartā kṛtasya tasyaiva sa copabhoktā sa viśvarūpas triguṇas trivartmā prāṇādhipaḥ saṃcarati svakarmabhiḥ » (IT) « [L'anima individuale,] dotata di qualità determinate, compiendo azioni che producono una ricompensa, fruisce dell'azione compiuta. Passibile di ogni forma, soggetta ai tre guṇa, avendo a disposizione tre strade [come dio, come uomo, come animale] essa, signora delle facoltà sensorie, vaga [nel ciclo delle esistenze] secondo le sue proprie azioni » (Śvetāśvatara Upaniṣad, V,7. Traduzione a cura di Carlo Della Casa. In Upaniṣad. Torino, UTET, 1983, pag. 410) modifica Jainismo Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! modifica Buddhismo Il karma è un "principio universale" secondo il quale un' "azione virtuosa volontaria" (che non produce sofferenza, in quanto l'etica orientale è quasi tutta al negativo, per cui massimo Bene non è fare bensì astenersi per quanto possibile da ogni fare, anche buono) genera benefici in questa vita o nelle vite successive, mentre un'azione "non virtuosa volontaria" (che produce sofferenza) genera malessere e disagi in questa vita o nelle vite successive. Il karma, dunque, vincola tutti gli esseri senzienti al ciclo del samsāra poiché tutto ciò che l'essere farà, si ripercuoterà in una qualche "condanna" nelle vite future. Quando si compie (o si desidera di compiere) un'azione non virtuosa, si depositano nella vita stessa dei "semi" o "residui" (sans. vāsanā) ) in seguito alla produzione di karma negativo. Quando si compie un'azione virtuosa invece, si produce karma positivo. Questi residui allungheranno la permanenza dell'esistenza nel samsāra. Esiste però un tipo di karma che non è né positivo né negativo, quello che porta alla "liberazione" (Vimukti) ed è indicato come aśukla avipāka karma karmaḳsayāya saṃvartate[14]. Ogni manifestazione degli esseri senzienti possiede una certa quantità di "semi del karma" che, finché non saranno esauriti, li costringeranno a permanere nel ciclo del samsāra. Questi "semi" sono frutto di azioni compiute in innumerevoli vite precedenti. Essi non possono diminuire ma possono essere distrutti con il raggiungimento dell'"illuminazione" (Bodhi). Con l'estinzione del debito karmico, l'essere non sarà più vincolato al karma e quindi al samsāra e potrà raggiungere il Nirvana. Il significato e il ruolo attribuito alla dottrina del karma varia a seconda degli insegnamenti delle differenti scuole buddhiste. « O monaci, io non insegno altro che l'atto. » (Mahavastu, ed. E. Senart, I, 246) « Il mio atto è il mio bene, il mio atto è la mia eredità, il mio atto è la matrice che mi ha generato, il mio atto è la razza cui appartengo, il mio atto è il mio rifugio. » (Anguttara Nikàya, trad. David-Neel, Le Bouddhisme, p. 152.) Il compimento (samskhāra) dell'atto (karman) nel Buddhismo è visto in stretta relazione con l'intenzione (cetana), che ne determina le qualità morali[15]. Un gesto compiuto o un pensiero elaborato (prayatna) senza intenzione non produce effetti karmici, né negativi né positivi. Il buddhismo Theravāda classifica in diversi modi il kamma. Una di queste modalità prende in considerazione il risultato che produce l'azione. E così si hanno le seguenti classi di kamma. Atti oscuri con risultati oscuri. Questi sono atti che sono dannosi, che violano uno o più precetti. Conducono ad una nuova esistenza di intenso dolore. Brillanti, o puri, con esiti brillanti. Una tale azione è innocua. In questa categoria è inclusa l'astensione dal prendere la vita, dal furto ecc. quando ciò è compiuto con l'intenzione di ottenere una rinascita favorevole. È detto che l'astensione dal male in tali circostanze conduca veramente ad una rinascita in uno stato di autentica benedizione. Sia oscuri che brillanti con esiti misti. Tali atti sono quelli che sono allo stesso tempo dannosi e benefici. Hanno esito in stati di esistenza che, come l'esistenza umana, conoscono sia il piacere che il dolore. Una caratteristica significativa di ciascuna di queste prime tre categorie è che muovono da un proposito. Ossia, sono compiute con l'intento di ottenere un godimento sensuale in questa vita, oppure una specifica rinascita. La quarta categoria di atti è chiamata "[atti] né oscuri né brillanti, con nessun tale esito". Atti di questa categoria finale conducono al consumo del kamma passato. Questa categoria di atti implica la rinuncia agli atti che conducono alla rinascita, che sia dolorosa o piacevole. Una tale azione, contrariamente a quelle delle prime tre categorie, è priva di sé. Per cui, dal punto di vista buddhista, è la sola da doversi perseguire.[16] Condizionata dalla sola esistenza (bhava), la nascita (jati)[17] delle intenzioni non è reversibile e niente di ciò che esiste (tranne il nirvana) che sia una divinità, una pratica rituale, un rimorso, un rimpianto o la morte potrà impedire che se ne formi il frutto, che maturi e che si riversi sull'agente nelle condizioni determinate solo e solamente dall'atto medesimo. Per cui l'implacabile responsabilità personale va ricondotta sempre alle vite precedenti per una piena comprensione ed eventualmente distruzione degli atti medesimi, siano essi positivi (kusala) o negativi (akusala). « Le nascite sono esaurite, la condotta pura è stabilita, il compito è adempiuto, non seguirà più un'altra vita. » (Cāturvargīya-vinaya (Quadruplici regole della disciplina , 四分律 pinyin: Shìfēnlǜ, giapp. Shibunritsu) vinaya della scuola Dharmaguptaka, ed. Taishò Issaikyò (Canone cinese), n. l428, p.789a-b) Scrive lo studioso theravāda Ñanatiloka nel suo dizionario pāli-inglese: « karma (sanscrito), pāli: kamma: 'azione', correttamente inteso denota le volizioni profittevoli o dannose (kusala- e akusala-cetanā) e i loro fattori mentali concomitanti, che causano la rinascita e modellano il destino degli esseri. Queste volizioni karmiche (kamma cetanā) si manifestano come azioni profittevoli o dannose tramite il corpo (kāya-kamma), la parola (vacī-kamma) e la mente (mano-kamma). E così il termine buddhista 'karma' in nessun senso significa il risultato delle azioni e certamente non indica il destino di un uomo, o magari persino quello di intere nazioni (il cosiddetto karma all'ingrosso o di massa), fraintendimenti che, per via di influenze teosofiche, si sono diffusi ampiamente in occidente. "La volizione (cetanā), o monaci, è quello che chiamo azione (cetanāhaṃ bhikkhave kammaṃ vadāmi), che per via della volizione si compiono azioni con il corpo, la parola o la mente... C'è karma (azione), o monaci, che matura nell'inferno... karma che matura nel mondo animale... karma che matura nel mondo degli uomini... karma che matura nel mondo celeste... Triplice, tuttavia, è il frutto del karma: quello che matura nel corso della propria vita[18], (diṭṭa-dhamma-vedanīya-kamma), quello che matura nella prossima nascita (upapajja-vedanīya-kamma) e quello che matura in ulteriori nascite (aparāparīya-vedanīya kamma)..." (Anguttara Nikāya VI, 63). » Ma si tenga presente che nel Buddhismo Mahāyāna l'errore nella condotta verso la Liberazione è duplice, vale a dire che esso «mette in moto la rinascita e allo stesso tempo è causa della sua estinzione»[19] per diretta conseguenza della visione mahayana dell'ignoranza (avidya) che è duplice, vale a dire falsa conoscenza (viparyasa) e non conoscenza (ajnana) che si risolve con l'eliminazione della prima e l'acquisizione positiva dell'onniscienza buddhica (sarvajna). « Se ottenete l'illuminazione alla Legge del Buddha, la saggezza onnicomprensiva e i dieci poteri e manifestate i trentadue segni, quella sarà la vera estinzione. » (Il Sutra Del Loto, La parabola della città fantasma, VII, 182-3 (Esperia Edizioni, Milano, 1998)) modifica Induismo Il karman riguarda sia l'attività o l'agire in sé sia l'insieme delle conseguenze delle azioni compiute da un individuo nelle vite precedenti. Secondo il principio del karma le azioni del corpo, della parola e dello spirito (i pensieri) sono insieme causa e conseguenza di altre azioni: niente è dovuto al caso, ma ogni avvenimento, ogni gesto è legato insieme da una rete di interazioni di causa/effetto. Così Gianluca Magi: « Il karman, pilastro di tutto il pensiero e la spiritualità fioriti in India, è l’intuizione del principio a cui soggiace la realtà e che regola i rapporti che passano tra l’azione, il sentimento, la parola e il pensiero prodotti dall’uomo che, per un tramite che appartiene alla sfera dell’“invisibile” (adṛṣṭa), fruttifica in un evento a cui l’uomo stesso soggiace, essendone il responsabile.  » (Gianluca Magi in Karman, "Enciclopedia filosofica" vol. 6. Milano, Bompiani, 2006, pag. 6013) Il principio del karma è valido esclusivamente all'interno del mondo materiale (prakriti) e del ciclo sempre riproducentesi di nascita-morte (Saṃsāra). Se si produce sofferenza o si interferisce negativamente con il Dharma o legge universale, si produce karma negativo; se si fa del bene, si produce karma positivo. Nelle vite successive (se non nella vita corrente) si dovrà pagare o si verrà ripagati per le azioni compiute in precedenza. Successivamente è assimilato o addirittura identificato in un "dittico spirituale" inscindibile dal Dharma e associato alla stessa intenzione, buona o cattiva, sottesa ad un qualsiasi atto, che quindi ha ripercussioni positive o negative sulla vita futura di chi la compie o sul prosieguo dell'esistenza attuale (assonanze con concetto di Volontà/istinto di vita e Amor fati di filosofia schopenahueriana e nietzscheana). Il Karma Yoga è uno dei modi di ottenere Moksha ovvero la liberazione. modifica Sikhismo Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! modifica Note ^ G. Tucci, Le Civilta dell'Oriente: storia, letteratura, religioni, filosofia, scienze e arte, G. Casini, 1970, pag. 614 ^ Klaus K. Klostermeier, Piccola enciclopedia dell'induismo, Arkeios, 2001, ISBN 9788886495592, pag. 97 ^ Saverio Sani. Ṛgveda. Venezia, Marsilio, 2000, pagg. 25 e segg. ^ William K. Mahony. Encyclopedia of Religion, vol.8. NY, Macmillan, 2005, pagg. 5093 e segg. ^ A. M. Esnoul. Enciclopedia delle Religioni vol.9. Milano, Jaca Book, 2004 pag.250. ^ Jan C. Heesterman. Enciclopedia delle Religioni vol.9. Milano, Jaca Book, 2006, pagg.58 e segg ^ William K. Mahony. Op.cit.. ^ Karl Jaspers Origine e senso della storia (1949), a cura di A. Guadagnin, Comunità, Milano, 1965 ^ Cfr. William K. Mahony. Op.cit., pag.5095. ^ Intende i Deva che tali sono sempre stati fin dall'inizio e che non devono la loro condizione alla rinascita. ^ Gavin Flood. L'induismo. Torino, Einaudi, 2006, pagg. 115 e segg. ^ |William K. Mahony. Op.cit. pag. 5095 ^ « Seeking to understand the Brahmanic notion of the ritual in anthropological rather than sacerdotal terms, the Upaniṣadic sages taught that all physical and mental activity was an internal reflection of cosmic processes. Accordingly, they held that every action, not only those performed in the public ritual, leads to an end » (William K. Mahony. Op.cit. pag. 5095) ^ Cfr. Mizuno Kogen. Vol. 10, pag. 317. ^ « Monaci io dico che l'atto è volizione; dopo aver voluto, uno compie l'atto col corpo, colla voce e col pensiero » (Anguttara Nikàya, III, 415) ^ McDermott, pag. 24 ^ Quando nel buddhismo si parla di nascita vi si include anche la nascita per [[trasformazione (buddhismo)|]] (opapatika) ossia una manifestazione completa senza genesi: « Il Buddha prese il largo e spinse l'imbarcazione con forza e dolcezza. La corrente portava verso di loro un cadavere umano. Il reverendo rabbrividì; lo sramanera rise e gli disse: "Non abbiate paura, maestro. Guardate bene: quel morto siete voi." "È vero!" gridò Porcellino. "Siete proprio voi!" esclamò Sabbioso battendo le mani. Il barcaiolo si congratulò. Quando raggiunsero l'altra riva, Tripitaka scese a terra con un balzo leggero. » (Wú Chéng'ēn - Viaggio in Occidente – edizione elettronica per il progetto Manuzio, traduzione originale di Serafino Balduzzi) ^ Nelle azioni karmiche che maturano immediatamente sono comprese le cinque azioni a retribuzione immediata. ^ Contenuto in de La Vallée Poussin modifica Bibliografia Annie Besant. Il Karma. BIS Edizioni, 2007 James Paul McDermott. Development of the Early Buddhist Concept of Kamma/Karma. Munshiram Manoharlal Publishers Pvt. New Delhi. 1984, ristampa 2003. 185 pagg. ISBN 81-215-0208-X Mizuno Kogen. Karman. Buddhismo. Enciclopedia delle Religioni, diretta da Mircea Eliade. Jaca Book, Milano, 2006 L. de La Vallée Poussin. Prajnakaramati, commento al Bodhicaryavatara. Calcutta, 1901-5 modifica Voci correlate Dharma Saṃsāra Moksha Jñāna Bhakti Destino Portale Buddhismo Portale Induismo


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Karma in Buddhism - Wikipedia, the free encyclopedia

In Buddhism, the term karma is used specifically for those actions which spring from the intention (Sanskrit: cetanā, Pali: cetana) of an unenlightened being. ...



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Karma is therefore the indispensable conceptive cause of this being. ... "Depending on this difference in Karma appears the differences in the birth of ...



Roseanne Barr Tries To Correct Her 'Karma' With Charitable Nuts

Roseanne Barr purchased a large macadamia nut farm on the big island of Hawaii to try her hand at nut farming in 2007 (a move which will be chronicled on her new Lifetime reality show, "Roseanne's Nuts"), but the former TV superstar says she has an ulterior motive when it comes to harvesting the tasty island treats: securing her spot in the great beyond.

I DONT KNOW JOHN YOU VE DONE SOME REALLY BAD THINGS AND I M AFRAID THAT KARMA IS GOING TO CATCH UP WITH YOU EVENTUALLY GWB I didn t compromise my soul to be a popular guy
http://www.arguewitheveryone.com/duck-pond/22904-finer-arts-poetry-thread-6.html

Karma Triyana Dharmachakra

This is the North American seat of His Holiness the Gyalwa Karmapa, Ogyen Trinley Dorje, Supreme Head of the Karma Kagyu School of Tibetan Buddhism.



Tim Grobaty: Your weekend karma is to stay south of Carmageddon

Long Beach area offers plenty of things to do to make hanging around home worthwhile.

So there s a turning point in my novel when the main character decides to take on a huge act of atonement I ve never done this myself but all the talk about money this week has gotten me to
http://fierceandnerdy.com/?p=2520

Karma

Introduction to Buddhist approach to karma. ... The effects of karma (actions) are inevitable, and in previous lifetimes we have accumulated negative karma which will inevitably ...



Karma Online Pre Open Beta Up And Running

Seoul, Korea - Joymax, a leading online game developer and publisher, announced today that its upcoming World War II game, Karma Online: Prisoners of the Dead, has launched its pre-open beta test with much fanfare and bullets flying, which will run through Tuesday, July 19. To participate in the te...

Karma You never know when it ll bite you in the ass
http://www.comedymail.co.uk/ViewItem.asp?ID=1433

Organic Dog Food Based on Complete Pet Nutrition – Karma ...

It's true – Karma Organic Food for Dogs uses natural pet food ingredients & flavorings that are both nutritious and tasty. ...



Good Karma Burglar Caught On Tape

Police are asking for help finding a Pocatello burglar who's been caught on tape.

La thorie des vies successives est vieille de plusieurs millnaires c est l une des plus anciennes croyances occultes car elle a t facilement admise par les
http://www.centrelauviah.com/karma.htm

First Fisker Karma To DiCaprio, 3,000 Orders Behind Him, CEO Says

Fisker Automotive says it will, finally, deliver its first 2011 Fisker Karma range-extended electric sports sedan later this month. The lucky recipient, it turns out, ...



Great Karma in Thousand Oaks

Great Karma in Thousand Oaks

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