Accento (linguistica)
Alfabeto latino
Alto Medioevo
Appendix Probi
Assimilazione linguistica
Austria
Catacombe
Condizionale
Consonante
Crisi del III secolo
Cristianesimo
Dacia (provincia romana)
Dacia (storia)
Dag Norberg
Dialetto andaluso
Diastratia
Famiglie linguistiche
Fonema
Fonetica
Franchi
Francia
Futuro semplice
Gallia
Goti
Grammatica latina#Declinazioni
Grammatica latina#Morfologia del verbo
Grammatica latina#Verbi
III secolo
II secolo d.C.
I secolo
I secolo a.C.
Iberia (Caucaso)
Impero romano
Infinito (modo)
Invasioni barbariche
Italia
Latino arcaico
Latino classico
Latino medievale
Latino volgare
Leonardo Bruni
Letteratura greca
Letteratura latina
Lingua Friulana
Lingua Veneta
Lingua catalana
Lingua d'oc
Lingua d'oil
Lingua dalmatica
Lingua emiliano-romagnola
Lingua franca
Lingua francese
Lingua franco-provenzale
Lingua galiziana
Lingua italiana
Lingua ladina
Lingua latina
Lingua latina#Latino classico
Lingua ligure
Lingua lombarda
Lingua occitana
Lingua parlata
Lingua piemontese
Lingua portoghese
Lingua romancia
Lingua rumena
Lingua sarda
Lingua spagnola
Lingua volgare
Lingue celtiche
Lingue indoeuropee#Gruppo italico
Lingue neo-latine
Lingue retoromanze
Lingue romanze
Lingue romanze balcaniche#Gruppo rumeno
Linguistica
Linguistica romanza
Longobardi
Marco Valerio Probo
Mare Adriatico
Oriente
Pagina principale
Palatalizzazione
Palumbo (editore)
Penisola iberica
Presente indicativo
Provincia romana
Quantità vocalica
Roma
Romania
Sardegna
Scavi archeologici di Pompei
Sillabe
Sillabe atone
Sostrato (linguistica)
Spagna
Svizzera
VI secolo
V secolo
V secolo d.C.
Alfabeto latino
Alto Medioevo
Appendix Probi
Assimilazione linguistica
Austria
Catacombe
Condizionale
Consonante
Crisi del III secolo
Cristianesimo
Dacia (provincia romana)
Dacia (storia)
Dag Norberg
Dialetto andaluso
Diastratia
Famiglie linguistiche
Fonema
Fonetica
Franchi
Francia
Futuro semplice
Gallia
Goti
Grammatica latina#Declinazioni
Grammatica latina#Morfologia del verbo
Grammatica latina#Verbi
III secolo
II secolo d.C.
I secolo
I secolo a.C.
Iberia (Caucaso)
Impero romano
Infinito (modo)
Invasioni barbariche
Italia
Latino arcaico
Latino classico
Latino medievale
Latino volgare
Leonardo Bruni
Letteratura greca
Letteratura latina
Lingua Friulana
Lingua Veneta
Lingua catalana
Lingua d'oc
Lingua d'oil
Lingua dalmatica
Lingua emiliano-romagnola
Lingua franca
Lingua francese
Lingua franco-provenzale
Lingua galiziana
Lingua italiana
Lingua ladina
Lingua latina
Lingua latina#Latino classico
Lingua ligure
Lingua lombarda
Lingua occitana
Lingua parlata
Lingua piemontese
Lingua portoghese
Lingua romancia
Lingua rumena
Lingua sarda
Lingua spagnola
Lingua volgare
Lingue celtiche
Lingue indoeuropee#Gruppo italico
Lingue neo-latine
Lingue retoromanze
Lingue romanze
Lingue romanze balcaniche#Gruppo rumeno
Linguistica
Linguistica romanza
Longobardi
Marco Valerio Probo
Mare Adriatico
Oriente
Pagina principale
Palatalizzazione
Palumbo (editore)
Penisola iberica
Presente indicativo
Provincia romana
Quantità vocalica
Roma
Romania
Sardegna
Scavi archeologici di Pompei
Sillabe
Sillabe atone
Sostrato (linguistica)
Spagna
Svizzera
VI secolo
V secolo
V secolo d.C.
Storia della
lingua latina
(vedi anche: alfabeto latino)
Latino arcaico (fino al I secolo a.C.)
Latino classico (I secolo a.C.-V secolo d.C.)
Latino volgare (variante diastratica)
Latino medievale (V-XIV secolo)
Latino umanistico (XV secolo)
Il latino volgare (in latino sermo vulgaris) è l'insieme delle varianti della lingua latina parlate dalle diverse popolazioni dell'Impero romano. La sua principale differenza rispetto al latino letterario è la maggiore influenza dei substrati linguistici locali e la mancanza di una codificazione legata alla scrittura.
Indice
1 Caratteristiche
2 Lo sviluppo
3 Testimonianze scritte
3.1 Graffiti pompeiani
3.2 Appendix Probi
4 La fonologia del latino volgare
4.1 Vocali
4.1.1 Evoluzione del vocalismo tonico
4.1.2 Monottongamento
4.2 Evoluzione del vocalismo atono
4.3 Consonanti
5 Il lessico del latino volgare
6 Note
7 Voci correlate
8 Collegamenti esterni
9 Bibliografia
modifica Caratteristiche
Il latino volgare include tutte le forme tipiche della lingua parlata che, quindi, proprio per tale natura erano più facilmente influenzabili da cambiamenti linguistici e da influssi derivati da altre lingue. La lingua latina sviluppatasi, cresciuta e diffusasi con Roma e la sua statalità nell'Impero, era divenuta col tempo la lingua di una minoranza elitaria, del ceto amministrativo mercantile e dei letterati, ben lontana dalla lingua parlata quotidianamente da tutte le genti a tutti i livelli sociali.
Diverse, infatti, erano le lingue dei popoli o volgo che restavano radicate a lingue o parlate preesistenti al latino e più o meno influenzate dalla lingua di Roma. Quindi la lingua latina, benché si fosse diffusa in tutto il territorio occupato da Roma subendo, e imponendo a sua volta, influenze secondo i territori, risultava essere più una lingua franca e, per certe genti, una lingua modello da imitare, un esempio di lingua culturalmente elevata. In Oriente, quindi, la presenza di una cultura greca molto forte fu ostacolo al radicarsi del latino, mentre in territori come la Gallia, la Dacia e l'Iberia la lingua latina influenzò significativamente le parlate locali.
Con sermo provincialis ("lingua degli abitanti delle province"), o anche sermo militaris ("gergo militare"), sermo vulgaris ("lingua volgare, del volgo") o sermo rusticus ("lingua rustica, campagnola, illetterata"), si indica comunemente il modo di riferirsi dei dotti latini alle parlate delle Province romane fino al II secolo d.C. Nelle Province, infatti, non si parlava il latino classico, ma un latino, differente da zona a zona, che aveva subito gli influssi particolari della regione in cui era stato importato. Tali modifiche agivano sia a livello fonetico (ad esempio, nelle aree in cui, prima dell'arrivo del latino, erano utilizzate lingue celtiche, era rimasta, anche una volta adottata la lingua di Roma, la presenza della U "turbata", ossia pronunciata come nel francese moderno o in alcune aree del Nord-Italia) che lessicale (per esempio, nelle parlate volgari si tende a servirsi di metafore concrete piuttosto che di vocaboli neutri: si usa testa, ossia "vaso di coccio a forma di testa umana", al posto del latino caput), ed erano sostanzialmente dovute al sostrato, appunto lo strato linguistico precedente al latino.
A partire dal III secolo, a causa della caduta del prestigio culturale di Roma e poi dell'autorità politica del suo potere centrale, della diminuzione dei rapporti commerciali con le province, dell'avvento del Cristianesimo, e poi delle invasioni barbariche (che portarono: in Italia prima i Goti nel V secolo, poi i Longobardi nel VI ed infine i Visigoti in Spagna; i Franchi in Francia), le varie parlate volgari cominciarono ad evolversi, fino a diventare vere e proprie lingue (le lingue neo-latine). L'evoluzione di ognuna di queste fu autonoma, ma tutte ebbero alcune caratteristiche comuni:
il passaggio del tipo di accento da quantitativo (ossia con accentazione data dalla lunghezza di pronuncia delle sillabe) ad intensivo (l'accentazione è garantita dalla maggiore o minore intensità di pronuncia delle sillabe, così com'è attualmente nell'italiano)
la caduta di sillabe atone intermedie di alcune parole (così, da parabolare avremo parlare in italiano, con caduta della terza sillaba, parler in francese, e così via)
la costruzione della forma passiva dei verbi, che acquisisce l'ausiliare essere ("io mangio", all'attivo, diventa "io sono mangiato" al passivo)
la costruzione del futuro semplice, formato dall'infinito del verbo + il presente di avere ("amare + habeo", dove "habeo" si contrae in "ao", per cui "amarao", quindi "amarò", quindi "amerò" in italiano, o "j'aimerai" in francese)
la costruzione del condizionale, che si forma aggiungendo all'infinito del verbo il perfetto di avere ("amare + habui", che nella forma popolare diverrà "hebui", dando origine a "ei", per cui: "amare + ei", quindi "amarei", poi "amerei" in italiano, o "j'aimerais" in francese).
A partire dal sermo provincialis di ogni zona, quindi, si svilupperanno le lingue romanze (o neo-latine, vista la loro discendenza dal latino), che già all'inizio dell'anno Mille daranno vita ad una situazione linguistica ben definita: nella penisola iberica avremo il portoghese ad ovest (con la sua variante, il galiziano a nord-ovest), il castigliano (con le lingue minori: andaluso a sud) ed il catalano a sud-est; in Francia, il francese (o Lingua d'oil) a nord e l'occitano (o Lingua d'oc) a sud, più le parlate minori: pittavino ad ovest, franco-provenzale ad est; al confine fra Italia, Svizzera ed Austria si parleranno le lingue retoromanze (Friulano, Romancio e Ladino); in Italia, a nord si svilupperanno le lingue gallo-romanze (Piemontese, Lombardo, Ligure, Emiliano-Romagnolo) e il Veneto, al centro sud le lingue italo romanze (italiano, siciliano ecc.) all'interno della penisola ed il sardo in Sardegna; sulla costa orientale dell'Adriatico si troverà il dalmatico (oggi scomparso) ed infine, nelle altre zone della penisola balcanica ma anche più ad oriente dell'attuale Romania, fino in Ucraina, mutuato dalla parlata volgare delle provincie romane della zona come ad esempio la Dacia, ed il romeno, ma non solo, vista la presenza di altre lingue dello stesso sovragruppo linguistico definito come gruppo rumeno, che certamente sono minoritarie se non probabilmente in via di estinzione.
modifica Lo sviluppo
Proprio per la sua natura, ci restano pochi documenti scritti del latino volgare e per tale motivo è difficile poter descrivere lo sviluppo di questa forma di espressione e poter testimoniare le differenze tra regione e regione. Il popolo, tuttavia, non si rendeva conto di questi cambiamenti e nell'Alto Medioevo si assisteva ancora alla presenza del latino soprattutto grazie alla Chiesa romana, ma questo stesso latino aveva già subito influenze derivate dalla lingua parlata.
Il popolo, invece, procedeva a grandi passi verso una notevole differenziazione linguistica che avrebbe condotto alle Lingue romanze. È per questo che si giustifica il ritardo della nascita della Lingua italiana, in quanto la presenza del latino era molto forte e le parlate del popolo restavano sempre una forma bassa di espressione nelle considerazioni degli ambienti aristocratici e politici.
modifica Testimonianze scritte
modifica Graffiti pompeiani
Le prime e maggiori testimonianze scritte provengono dagli Scavi archeologici di Pompei che sono ancora oggi visibili sui muri delle case della città campana, conservati dalla cenere vulcanica del Vesuvio. I graffiti sono un'ottima testimonianza della forma espressiva del popolo del I secolo d.C.
Ad esempio l'iscrizione n.77:
« Myrtile, habias propitium Caesare »
Notiamo subito la caduta della <m> nella declinazione di nomi, riscontrabile anche in Venere:
« sic habeas Venere Pompeianam propytia »
Notevoli le modifiche ai verbi, in questo caso nel verbo avere, ma si trovava anche la forma ama per amat.
La caduta delle terminazioni di alcune coniugazioni verbali e di alcune declinazioni, era, quindi, già presente durante il primo Impero e, anzi, si accentuò con il tempo provocando quelle patologie linguistiche che condussero a sostenere alcune parti della frase con elementi nuovi come gli articoli.
Altri numerosi esempi si trovano nelle iscrizioni delle catacombe romane.
modifica Appendix Probi
Per approfondire, vedi la voce Appendix Probi.
L'Appendix Probi (Appendice di Probo[1]) è un elenco delle forme corrette ed inesatte di 227 parole latine, posto da un autore anonimo risalente al III secolo d.C. in appendice ad una copia di Institutiones grammaticae, una grammatica latina attribuita a Marco Valerio Probo, un erudito e grammatico del I secolo d.C.
L'elenco testimonia l'evoluzione e le differenze del latino parlato rispetto alla lingua scritta, già in epoca tardo-imperiale. Il testo veniva probabilmente utilizzato, infatti, a fini didattici per indicare agli allievi l'ortografia corretta di alcuni vocaboli, la cui diversa pronuncia rispetto a quella classica conduceva all'errore.
Alcune forme scorrette risultano affini, nella grafia, alle parole corrispondenti nella lingua volgare e nell'italiano moderno; tale fatto potrebbe indicare come, già all'epoca, fossero entrate in uso alcune tendenze che porteranno poi al volgare, come teorizzato ad esempio da Leonardo Bruni.
Alcuni esempi:
calda invece di calida
lancia invece di lancea
oricla invece di auris
facia invece di facies
acqua invece di aqua
Febrarius invece di Februarius
autor invece di auctor
autoritas invece di auctoritas
modifica La fonologia del latino volgare
modifica Vocali
Nel passaggio del latino classico al latino volgare si ha un cambiamento riguardo alle vocali; da un sistema fondato sulla durata si passa a un sistema fondato sulla qualità vocalica, di apertura (vocali aperte e chiuse). Il latino classico aveva due gruppi di vocali: le vocali brevi (Ĭ Ĕ Ă Ŏ Ŭ) e le vocali lunghe (Ī Ē Ā Ō Ū). Queste ultime avevano una durata doppia rispetto alle prime. Questo bastava per distinguere i significati di due parole, per esempio:
vĕnit "egli viene" ma vēnit "egli venne"
pŏpŭlus "popolo" ma pōpŭlus "pioppo"
Nel latino parlato la differenza tra vocali brevi e lunghe è sostituito dalla differenza tra vocali aperte e chiuse. Le brevi tendono ad aprirsi, invece le lunghe tendono a chiudersi. Alcune coppie di vocali che avevano acquistato un timbro quasi uguale si fondono determinando la nascita di un nuovo sistema vocalico che è alla base del sistema vocalico italiano.
modifica Evoluzione del vocalismo tonico
Esempi:
prīmu(m)
['priːmo]
sĭnu(m)
['seːno]
tēla(m)
['teːla]
tĕmpu(s)
['tɛmpo]
mātre(m)
['maːdre]
pătre(m)
['paːdre]
pŏrtu(m)
['pɔrto]
pōmu(m)
['poːmo]
mŭndu(m)
['mondo]
lūna(m)
['luːna]
Le vocali aperte /ɛ/ e /ɔ/, quando si trovano in sillaba aperta (terminante in vocale) si dittongano in /jɛ/ e /wɔ/ rispettivamente. Esempi:
dĕce(m)
['djɛːʧi]
pĕde(m)
['pjɛːde]
mĕle(m)
['mjɛːle]
bŏnu(m)
['bwɔːno]
cŏrĭu(m)
['kwɔːjo]
sŏlu(m)
['swɔːlo]
modifica Monottongamento
Un altro importante fenomeno vocalico è il monottongamento, cioè la riduzione dei dittonghi latini AE, OE e AU a una sola vocale: da AE si passa a /ɛ/ che dittonga a sua volta in /jɛ/ in sede tonica e sillaba aperta; OE si riduce a /e/ e finalmente AU si monottonga in /ɔ/. Alcuni esempi:
laetu(m)
>
lièto ['ljɛːto]
saepe(m)
>
sièpe ['sjɛːpe/]
praemĭu(m)
>
prèmio ['prɛːmjo]
poena(m)
>
péna ['peːna]
amŏenu(m)
>
amèno [a'mɛːno]
oeconomĭa(m)
>
economia [ekono'miːa]
auru(m)
>
òro ['ɔːro]
caūsa(m)
>
còsa ['kɔːza]
laūde(m)
>
lòde ['lɔːde]
modifica Evoluzione del vocalismo atono
Siccome le vocali atone non hanno una una funzione distintiva, come per le toniche, tendono a essere neutralizzate in un timbro medio. Le vocali pretoniche e postoniche /i/ e /u/ tendono a scomparire: dal lat. matutīnu(m) > mattino; torcŭlu(m) > torclu > tòrchio.
modifica Consonanti
In italiano, cioè dal volgare alla variante fiorentina e poi all'italiano standard si hanno questi mutamenti:
Caduta delle consonsonanti finali -M, -S, e -T.
Comparsa di fonemi nuovi che non esistevano in latino:
dai nessi -GN- e -NI- sorge /ɲ/ raddoppiato: lĭgnu(m) > legno /'leɲɲo/; stāgnu(m) > stagno /'staɲɲo/
dal nesso -LI- evolve in /ʎ/ raddoppiato: talĕare > taliāre > tagliare /taʎ'ʎare/; palĕa(m) > palia > paglia /'paʎʎa/
dal nesso -TI- dà /ʦ/ raddoppiato (tra vocali): natiōne(m) > nazione /naʦ'ʦjone/; sapientĭa(m) > sapienza /sa'pjɛnʦa/
Palatalizzazione in /ʧ/ e /ʤ/ delle velari /k/ e /g/ davanti alle vocali /e/ e /i/ rispettivamente: caelu(m) > cièlo /'ʧɛ:lo/; gēlu(m) > gèlo /'ʤɛ:lo/
Assimilazione di due consonanti diverse:
pt diventa tt: scriptu(m) > scritto
ct diventa tt: ŏcto > òtto; sēpte(m) > sette
mn diventa nn: alūmnu(m) > alunno
gd diventa dd
x diventa ss: Naxu(m) > Nasso
ps diventa ss: ĭpsu(m) > esso
La semivocale o semiconsonate /j/:
I nessi consonante + /l/ evolvono in consonante + /j/: *plăttu(m) > piatto /'pjatto/; flōre(m) > fiore /'fjo:re/; blada(m) > biada /'bjada/
Fa rafforzare la consonante precedente: dŭplu(m) > doppio /'doppjo/; nebŭla(m) > nebla > nebbia /'nebbja/; rabĭa(m) > rabbia
In posizione iniziale /j/ di dittongo muta in /ʤ/. In posizione intervocalica viene raddioppiato. iudĭce(m) > giudice /'ʤudiʧe/; iŭgu(m) > giogo /'ʤo:go/; pēiu(s) > peggio; baiŭlu(m) > baggiolo /'baʤʤolo/
modifica Il lessico del latino volgare
Latino classico
Latino volgare
Italiano
albus
blancus
bianco
bellum
guerra
guerra
cogitare
pensare
pensare
cruor
sanguis
sangue
domus
casa
casa
emere
comparare
comprare
equus
caballus
cavallo
felis
cattus
gatto
ferre
portare
portare
hortus
gardinus
giardino
ignis
focus
fuoco
ludere
jocare o iocare
giocare
magnus
grandis
grande
omnis
totus
tutto
pulcher
bellus
bello
os
bucca
bocca
scire
sapere
sapere
sidus
stella
stella
modifica Note
^ Per approfondire, vedi il testo integrale dell'Appendix Probi.
modifica Voci correlate
Lingua latina
Lingua volgare
Lingue romanze
Linguistica romanza
modifica Collegamenti esterni
An Introduction to Vulgar Latin by C.H. Grandgent
Dag Norberg, Latin at the End of the Imperial Age
modifica Bibliografia
Dardano, Maurizio e Trifone, Pietro. Grammatica italiana con nozioni di linguistica, 3a. ed., Bologna: Zanichelli, c1995. ISBN 88-08-09384-0.
Lorenzetti, Luca. L'italiano contemporaneo, 1a. ed.,Roma: Carocci editore, 1992. ISBN 88-430-2334-9.
Luperini, R. e Cataldi P. La scrittura e l'interpretazione. Storia della letteratura italiana nel quadro della civiltà e della letteratura dell'Occidente, Palermo: Palumbo editore, 1999.
Latín vulgar - Wikipedia, la enciclopedia libre
Latín vulgar (en latín, sermo vulgaris) es un término genérico, ... Algunos rasgos del latín vulgar no aparecieron hasta la época tardía del Imperio romano. ...
Vulgar Latin
Vulgar Latin can also refer to vernacular speech from other periods, including the Classical period, in which case it may also be called Popular Latin. ...
Vulgar Latin: Definition from Answers.com
Vulgar Latin n. The common speech of the ancient Romans, which is distinguished from standard literary Latin and is the ancestor of the Romance
Vulgar Latin - Wikinfo
Vulgar Latin (in Latin, sermo vulgaris, "folk speech") is a blanket term covering the ... Vulgar Latin (or Low Latin) can also refer to vernacular speech from other ...
Vulgar Latin - Definition | WordIQ.com
Vulgar Latin (in Latin, sermo vulgaris) is a blanket term covering the ... Some features of Vulgar Latin did not appear until the late Empire. ...
bens a quella dei semi in esso contenuti Pisello deriva dal latino volgare pisellum diminutivo di pisum derivato dal greco psos oppure pson di etimologia sconosciuta Fallo nel significato di membro maschile deriva dal latino tardo phallus a sua volta derivato dal greco phalls la cui etimologia incerta ma pare essere di origine
http://www.summagallicana.it/lessico/p/piselli_del_gallo.htm
Verbix -- Romance languages: Vulgar Latin
Romance languages: Vulgar Latin. Vulgar Latin is the spoken form of non-Classical Latin from which originated the Romance group of languages. ...
Il toponimo Miratoio deriva dal latino volgare Miratorium che nel suo significato pi immediato si traduce con quot osservatorio quot cio per osservare lontano in giro ma anche quot belvedere quot ossia luogo pi o meno alto donde si goda amena veduta e quot poggiolo quot piccola altura o monticello o anche quot specchio quot Castrum Miratorii il luogo che gode di queste prerogative E un frazione di Pennabilli RN conosciuto come il paese delle grotte la tana buia del Beato Rigo di Barlacce e la casa dei pipistrelli e degli scalpellini L ultima domenica di maggio si svolge la sagra del fungo prugnolo il fungo dei Principi
http://www.flickr.com/photos/59125128@N00/4656173275/
Vulgar Latin (language) -- Britannica Online Encyclopedia
Vulgar Latin was primarily the speech of the middle classes in Rome and the Roman provinces; it is derived from Classical Latin but...
Vulgar Latin - The Spread of Latin Through the Roman Empire
Classical Latin is not the language that became the Romance languages. Instead, the language of the people, the everyday Latin -- known as Vulgar ...
di stoffe e Madonna Pica francese di origini La fanciullezza trascorse serenamente in famiglia anche perch una delle pi agiate della cittadina umbra e Francesco pot studiare il latino il volgare il provenzale e la musica le sue note insieme alle sue poesie furono sempre apprezzate nelle feste della citt Il padre
http://www.madonnadelpozzo.org/sanfrancesco.htm
Vulgar Latin - Wiktionary
Vulgar Latin. The Latin language as spoken by the Roman people, as opposed to Classical Latin as written in formal literature until about 4c. ...
perplessit dagli episcopati francese e statunitense con il quale si paventa da anni una scissione parifica la messa in latino a quella in volgare voluta da Paolo VI Papa Paolo VI Questo un passo forse non propriamente il primo a detrimento del messaggio fuoriuscito dal Concilio Vaticano II che a parere del Papa va interpretato interpretare il Concilio
http://sarodist.wordpress.com/2007/06









