Storia della lingua latina (vedi anche: alfabeto latino) Latino arcaico (fino al I secolo a.C.) Latino classico (I secolo a.C.-V secolo d.C.) Latino volgare (variante diastratica) Latino medievale (V-XIV secolo) Latino umanistico (XV secolo) Il latino volgare (in latino sermo vulgaris) è l'insieme delle varianti della lingua latina parlate dalle diverse popolazioni dell'Impero romano. La sua principale differenza rispetto al latino letterario è la maggiore influenza dei substrati linguistici locali e la mancanza di una codificazione legata alla scrittura. Indice 1 Caratteristiche 2 Lo sviluppo 3 Testimonianze scritte 3.1 Graffiti pompeiani 3.2 Appendix Probi 4 La fonologia del latino volgare 4.1 Vocali 4.1.1 Evoluzione del vocalismo tonico 4.1.2 Monottongamento 4.2 Evoluzione del vocalismo atono 4.3 Consonanti 5 Il lessico del latino volgare 6 Note 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni 9 Bibliografia modifica Caratteristiche Il latino volgare include tutte le forme tipiche della lingua parlata che, quindi, proprio per tale natura erano più facilmente influenzabili da cambiamenti linguistici e da influssi derivati da altre lingue. La lingua latina sviluppatasi, cresciuta e diffusasi con Roma e la sua statalità nell'Impero, era divenuta col tempo la lingua di una minoranza elitaria, del ceto amministrativo mercantile e dei letterati, ben lontana dalla lingua parlata quotidianamente da tutte le genti a tutti i livelli sociali. Diverse, infatti, erano le lingue dei popoli o volgo che restavano radicate a lingue o parlate preesistenti al latino e più o meno influenzate dalla lingua di Roma. Quindi la lingua latina, benché si fosse diffusa in tutto il territorio occupato da Roma subendo, e imponendo a sua volta, influenze secondo i territori, risultava essere più una lingua franca e, per certe genti, una lingua modello da imitare, un esempio di lingua culturalmente elevata. In Oriente, quindi, la presenza di una cultura greca molto forte fu ostacolo al radicarsi del latino, mentre in territori come la Gallia, la Dacia e l'Iberia la lingua latina influenzò significativamente le parlate locali. Con sermo provincialis ("lingua degli abitanti delle province"), o anche sermo militaris ("gergo militare"), sermo vulgaris ("lingua volgare, del volgo") o sermo rusticus ("lingua rustica, campagnola, illetterata"), si indica comunemente il modo di riferirsi dei dotti latini alle parlate delle Province romane fino al II secolo d.C. Nelle Province, infatti, non si parlava il latino classico, ma un latino, differente da zona a zona, che aveva subito gli influssi particolari della regione in cui era stato importato. Tali modifiche agivano sia a livello fonetico (ad esempio, nelle aree in cui, prima dell'arrivo del latino, erano utilizzate lingue celtiche, era rimasta, anche una volta adottata la lingua di Roma, la presenza della U "turbata", ossia pronunciata come nel francese moderno o in alcune aree del Nord-Italia) che lessicale (per esempio, nelle parlate volgari si tende a servirsi di metafore concrete piuttosto che di vocaboli neutri: si usa testa, ossia "vaso di coccio a forma di testa umana", al posto del latino caput), ed erano sostanzialmente dovute al sostrato, appunto lo strato linguistico precedente al latino. A partire dal III secolo, a causa della caduta del prestigio culturale di Roma e poi dell'autorità politica del suo potere centrale, della diminuzione dei rapporti commerciali con le province, dell'avvento del Cristianesimo, e poi delle invasioni barbariche (che portarono: in Italia prima i Goti nel V secolo, poi i Longobardi nel VI ed infine i Visigoti in Spagna; i Franchi in Francia), le varie parlate volgari cominciarono ad evolversi, fino a diventare vere e proprie lingue (le lingue neo-latine). L'evoluzione di ognuna di queste fu autonoma, ma tutte ebbero alcune caratteristiche comuni: il passaggio del tipo di accento da quantitativo (ossia con accentazione data dalla lunghezza di pronuncia delle sillabe) ad intensivo (l'accentazione è garantita dalla maggiore o minore intensità di pronuncia delle sillabe, così com'è attualmente nell'italiano) la caduta di sillabe atone intermedie di alcune parole (così, da parabolare avremo parlare in italiano, con caduta della terza sillaba, parler in francese, e così via) la costruzione della forma passiva dei verbi, che acquisisce l'ausiliare essere ("io mangio", all'attivo, diventa "io sono mangiato" al passivo) la costruzione del futuro semplice, formato dall'infinito del verbo + il presente di avere ("amare + habeo", dove "habeo" si contrae in "ao", per cui "amarao", quindi "amarò", quindi "amerò" in italiano, o "j'aimerai" in francese) la costruzione del condizionale, che si forma aggiungendo all'infinito del verbo il perfetto di avere ("amare + habui", che nella forma popolare diverrà "hebui", dando origine a "ei", per cui: "amare + ei", quindi "amarei", poi "amerei" in italiano, o "j'aimerais" in francese). A partire dal sermo provincialis di ogni zona, quindi, si svilupperanno le lingue romanze (o neo-latine, vista la loro discendenza dal latino), che già all'inizio dell'anno Mille daranno vita ad una situazione linguistica ben definita: nella penisola iberica avremo il portoghese ad ovest (con la sua variante, il galiziano a nord-ovest), il castigliano (con le lingue minori: andaluso a sud) ed il catalano a sud-est; in Francia, il francese (o Lingua d'oil) a nord e l'occitano (o Lingua d'oc) a sud, più le parlate minori: pittavino ad ovest, franco-provenzale ad est; al confine fra Italia, Svizzera ed Austria si parleranno le lingue retoromanze (Friulano, Romancio e Ladino); in Italia, a nord si svilupperanno le lingue gallo-romanze (Piemontese, Lombardo, Ligure, Emiliano-Romagnolo) e il Veneto, al centro sud le lingue italo romanze (italiano, siciliano ecc.) all'interno della penisola ed il sardo in Sardegna; sulla costa orientale dell'Adriatico si troverà il dalmatico (oggi scomparso) ed infine, nelle altre zone della penisola balcanica ma anche più ad oriente dell'attuale Romania, fino in Ucraina, mutuato dalla parlata volgare delle provincie romane della zona come ad esempio la Dacia, ed il romeno, ma non solo, vista la presenza di altre lingue dello stesso sovragruppo linguistico definito come gruppo rumeno, che certamente sono minoritarie se non probabilmente in via di estinzione. modifica Lo sviluppo Proprio per la sua natura, ci restano pochi documenti scritti del latino volgare e per tale motivo è difficile poter descrivere lo sviluppo di questa forma di espressione e poter testimoniare le differenze tra regione e regione. Il popolo, tuttavia, non si rendeva conto di questi cambiamenti e nell'Alto Medioevo si assisteva ancora alla presenza del latino soprattutto grazie alla Chiesa romana, ma questo stesso latino aveva già subito influenze derivate dalla lingua parlata. Il popolo, invece, procedeva a grandi passi verso una notevole differenziazione linguistica che avrebbe condotto alle Lingue romanze. È per questo che si giustifica il ritardo della nascita della Lingua italiana, in quanto la presenza del latino era molto forte e le parlate del popolo restavano sempre una forma bassa di espressione nelle considerazioni degli ambienti aristocratici e politici. modifica Testimonianze scritte modifica Graffiti pompeiani Le prime e maggiori testimonianze scritte provengono dagli Scavi archeologici di Pompei che sono ancora oggi visibili sui muri delle case della città campana, conservati dalla cenere vulcanica del Vesuvio. I graffiti sono un'ottima testimonianza della forma espressiva del popolo del I secolo d.C. Ad esempio l'iscrizione n.77: « Myrtile, habias propitium Caesare » Notiamo subito la caduta della <m> nella declinazione di nomi, riscontrabile anche in Venere: « sic habeas Venere Pompeianam propytia » Notevoli le modifiche ai verbi, in questo caso nel verbo avere, ma si trovava anche la forma ama per amat. La caduta delle terminazioni di alcune coniugazioni verbali e di alcune declinazioni, era, quindi, già presente durante il primo Impero e, anzi, si accentuò con il tempo provocando quelle patologie linguistiche che condussero a sostenere alcune parti della frase con elementi nuovi come gli articoli. Altri numerosi esempi si trovano nelle iscrizioni delle catacombe romane. modifica Appendix Probi Per approfondire, vedi la voce Appendix Probi. L'Appendix Probi (Appendice di Probo[1]) è un elenco delle forme corrette ed inesatte di 227 parole latine, posto da un autore anonimo risalente al III secolo d.C. in appendice ad una copia di Institutiones grammaticae, una grammatica latina attribuita a Marco Valerio Probo, un erudito e grammatico del I secolo d.C. L'elenco testimonia l'evoluzione e le differenze del latino parlato rispetto alla lingua scritta, già in epoca tardo-imperiale. Il testo veniva probabilmente utilizzato, infatti, a fini didattici per indicare agli allievi l'ortografia corretta di alcuni vocaboli, la cui diversa pronuncia rispetto a quella classica conduceva all'errore. Alcune forme scorrette risultano affini, nella grafia, alle parole corrispondenti nella lingua volgare e nell'italiano moderno; tale fatto potrebbe indicare come, già all'epoca, fossero entrate in uso alcune tendenze che porteranno poi al volgare, come teorizzato ad esempio da Leonardo Bruni. Alcuni esempi: calda invece di calida lancia invece di lancea oricla invece di auris facia invece di facies acqua invece di aqua Febrarius invece di Februarius autor invece di auctor autoritas invece di auctoritas modifica La fonologia del latino volgare modifica Vocali Nel passaggio del latino classico al latino volgare si ha un cambiamento riguardo alle vocali; da un sistema fondato sulla durata si passa a un sistema fondato sulla qualità vocalica, di apertura (vocali aperte e chiuse). Il latino classico aveva due gruppi di vocali: le vocali brevi (Ĭ Ĕ Ă Ŏ Ŭ) e le vocali lunghe (Ī Ē Ā Ō Ū). Queste ultime avevano una durata doppia rispetto alle prime. Questo bastava per distinguere i significati di due parole, per esempio: vĕnit "egli viene" ma vēnit "egli venne" pŏpŭlus "popolo" ma pōpŭlus "pioppo" Nel latino parlato la differenza tra vocali brevi e lunghe è sostituito dalla differenza tra vocali aperte e chiuse. Le brevi tendono ad aprirsi, invece le lunghe tendono a chiudersi. Alcune coppie di vocali che avevano acquistato un timbro quasi uguale si fondono determinando la nascita di un nuovo sistema vocalico che è alla base del sistema vocalico italiano. modifica Evoluzione del vocalismo tonico Esempi: prīmu(m) ['priːmo] sĭnu(m) ['seːno] tēla(m) ['teːla] tĕmpu(s) ['tɛmpo] mātre(m) ['maːdre] pătre(m) ['paːdre] pŏrtu(m) ['pɔrto] pōmu(m) ['poːmo] mŭndu(m) ['mondo] lūna(m) ['luːna] Le vocali aperte /ɛ/ e /ɔ/, quando si trovano in sillaba aperta (terminante in vocale) si dittongano in /jɛ/ e /wɔ/ rispettivamente. Esempi: dĕce(m) ['djɛːʧi] pĕde(m) ['pjɛːde] mĕle(m) ['mjɛːle] bŏnu(m) ['bwɔːno] cŏrĭu(m) ['kwɔːjo] sŏlu(m) ['swɔːlo] modifica Monottongamento Un altro importante fenomeno vocalico è il monottongamento, cioè la riduzione dei dittonghi latini AE, OE e AU a una sola vocale: da AE si passa a /ɛ/ che dittonga a sua volta in /jɛ/ in sede tonica e sillaba aperta; OE si riduce a /e/ e finalmente AU si monottonga in /ɔ/. Alcuni esempi: laetu(m) > lièto ['ljɛːto] saepe(m) > sièpe ['sjɛːpe/] praemĭu(m) > prèmio ['prɛːmjo] poena(m) > péna ['peːna] amŏenu(m) > amèno [a'mɛːno] oeconomĭa(m) > economia [ekono'miːa] auru(m) > òro ['ɔːro] caūsa(m) > còsa ['kɔːza] laūde(m) > lòde ['lɔːde] modifica Evoluzione del vocalismo atono Siccome le vocali atone non hanno una una funzione distintiva, come per le toniche, tendono a essere neutralizzate in un timbro medio. Le vocali pretoniche e postoniche /i/ e /u/ tendono a scomparire: dal lat. matutīnu(m) > mattino; torcŭlu(m) > torclu > tòrchio. modifica Consonanti In italiano, cioè dal volgare alla variante fiorentina e poi all'italiano standard si hanno questi mutamenti: Caduta delle consonsonanti finali -M, -S, e -T. Comparsa di fonemi nuovi che non esistevano in latino: dai nessi -GN- e -NI- sorge /ɲ/ raddoppiato: lĭgnu(m) > legno /'leɲɲo/; stāgnu(m) > stagno /'staɲɲo/ dal nesso -LI- evolve in /ʎ/ raddoppiato: talĕare > taliāre > tagliare /taʎ'ʎare/; palĕa(m) > palia > paglia /'paʎʎa/ dal nesso -TI- dà /ʦ/ raddoppiato (tra vocali): natiōne(m) > nazione /naʦ'ʦjone/; sapientĭa(m) > sapienza /sa'pjɛnʦa/ Palatalizzazione in /ʧ/ e /ʤ/ delle velari /k/ e /g/ davanti alle vocali /e/ e /i/ rispettivamente: caelu(m) > cièlo /'ʧɛ:lo/; gēlu(m) > gèlo /'ʤɛ:lo/ Assimilazione di due consonanti diverse: pt diventa tt: scriptu(m) > scritto ct diventa tt: ŏcto > òtto; sēpte(m) > sette mn diventa nn: alūmnu(m) > alunno gd diventa dd x diventa ss: Naxu(m) > Nasso ps diventa ss: ĭpsu(m) > esso La semivocale o semiconsonate /j/: I nessi consonante + /l/ evolvono in consonante + /j/: *plăttu(m) > piatto /'pjatto/; flōre(m) > fiore /'fjo:re/; blada(m) > biada /'bjada/ Fa rafforzare la consonante precedente: dŭplu(m) > doppio /'doppjo/; nebŭla(m) > nebla > nebbia /'nebbja/; rabĭa(m) > rabbia In posizione iniziale /j/ di dittongo muta in /ʤ/. In posizione intervocalica viene raddioppiato. iudĭce(m) > giudice /'ʤudiʧe/; iŭgu(m) > giogo /'ʤo:go/; pēiu(s) > peggio; baiŭlu(m) > baggiolo /'baʤʤolo/ modifica Il lessico del latino volgare Latino classico Latino volgare Italiano albus blancus bianco bellum guerra guerra cogitare pensare pensare cruor sanguis sangue domus casa casa emere comparare comprare equus caballus cavallo felis cattus gatto ferre portare portare hortus gardinus giardino ignis focus fuoco ludere jocare o iocare giocare magnus grandis grande omnis totus tutto pulcher bellus bello os bucca bocca scire sapere sapere sidus stella stella modifica Note ^ Per approfondire, vedi il testo integrale dell'Appendix Probi. modifica Voci correlate Lingua latina Lingua volgare Lingue romanze Linguistica romanza modifica Collegamenti esterni An Introduction to Vulgar Latin by C.H. Grandgent Dag Norberg, Latin at the End of the Imperial Age modifica Bibliografia Dardano, Maurizio e Trifone, Pietro. Grammatica italiana con nozioni di linguistica, 3a. ed., Bologna: Zanichelli, c1995. ISBN 88-08-09384-0. Lorenzetti, Luca. L'italiano contemporaneo, 1a. ed.,Roma: Carocci editore, 1992. ISBN 88-430-2334-9. Luperini, R. e Cataldi P. La scrittura e l'interpretazione. Storia della letteratura italiana nel quadro della civiltà e della letteratura dell'Occidente, Palermo: Palumbo editore, 1999.


DAL LATINO AI VOLGARI Torna alla pagina iniziale
http://ospitiweb.indire.it/~mipm0001/volgari.htm

Latín vulgar - Wikipedia, la enciclopedia libre

Latín vulgar (en latín, sermo vulgaris) es un término genérico, ... Algunos rasgos del latín vulgar no aparecieron hasta la época tardía del Imperio romano. ...




http://www.maremagnum.com/index.php?option=com_ricerca&task=risult&desiditem=34584260

Vulgar Latin

Vulgar Latin can also refer to vernacular speech from other periods, including the Classical period, in which case it may also be called Popular Latin. ...



troupes comprennent le serment est prononc et puis transcrit en franais et en allemand S il est exacte qu il ne s agit plus de latin on est cependant encore loin du franais
http://ospitiweb.indire.it/~mipm0001/langue.htm

Vulgar Latin: Definition from Answers.com

Vulgar Latin n. The common speech of the ancient Romans, which is distinguished from standard literary Latin and is the ancestor of the Romance



u Comunque sia si asserisce che faina un vocabolo italiano del sec XIV dal latino volgare fagina cio martora martes del faggio fagus perch ama vivere sui faggi Martes Mustela sylvestris acquarello
http://www.summagallicana.it/lessico/f/faina.htm

Vulgar Latin - Wikinfo

Vulgar Latin (in Latin, sermo vulgaris, "folk speech") is a blanket term covering the ... Vulgar Latin (or Low Latin) can also refer to vernacular speech from other ...



Frimba significa frangia dal latino volgare frimbia e di sicuro non sono le frange a mancare in questo strano accessorio lanciato proprio per la stagione invernale dalla fashion designer
http://www.frizzifrizzi.it/en/2009/11/28/frimba-un-po-sciarpa-un-po-cappello

Vulgar Latin - Definition | WordIQ.com

Vulgar Latin (in Latin, sermo vulgaris) is a blanket term covering the ... Some features of Vulgar Latin did not appear until the late Empire. ...



bens a quella dei semi in esso contenuti Pisello deriva dal latino volgare pisellum diminutivo di pisum derivato dal greco psos oppure pson di etimologia sconosciuta Fallo nel significato di membro maschile deriva dal latino tardo phallus a sua volta derivato dal greco phalls la cui etimologia incerta ma pare essere di origine
http://www.summagallicana.it/lessico/p/piselli_del_gallo.htm

Verbix -- Romance languages: Vulgar Latin

Romance languages: Vulgar Latin. Vulgar Latin is the spoken form of non-Classical Latin from which originated the Romance group of languages. ...



Il toponimo Miratoio deriva dal latino volgare Miratorium che nel suo significato pi immediato si traduce con quot osservatorio quot cio per osservare lontano in giro ma anche quot belvedere quot ossia luogo pi o meno alto donde si goda amena veduta e quot poggiolo quot piccola altura o monticello o anche quot specchio quot Castrum Miratorii il luogo che gode di queste prerogative E un frazione di Pennabilli RN conosciuto come il paese delle grotte la tana buia del Beato Rigo di Barlacce e la casa dei pipistrelli e degli scalpellini L ultima domenica di maggio si svolge la sagra del fungo prugnolo il fungo dei Principi
http://www.flickr.com/photos/59125128@N00/4656173275/

Vulgar Latin (language) -- Britannica Online Encyclopedia

Vulgar Latin was primarily the speech of the middle classes in Rome and the Roman provinces; it is derived from Classical Latin but...



Medioevo latino e volgare in Sardegna 12 marzo 2008 in Strumenti 2008 cm 1724 pp 200 14 00 ISBN 978 88 8467 427 2 di Paolo Maninchedda
http://www.cuec.eu/?cat=34

Vulgar Latin - The Spread of Latin Through the Roman Empire

Classical Latin is not the language that became the Romance languages. Instead, the language of the people, the everyday Latin -- known as Vulgar ...



di stoffe e Madonna Pica francese di origini La fanciullezza trascorse serenamente in famiglia anche perch una delle pi agiate della cittadina umbra e Francesco pot studiare il latino il volgare il provenzale e la musica le sue note insieme alle sue poesie furono sempre apprezzate nelle feste della citt Il padre
http://www.madonnadelpozzo.org/sanfrancesco.htm

Vulgar Latin - Wiktionary

Vulgar Latin. The Latin language as spoken by the Roman people, as opposed to Classical Latin as written in formal literature until about 4c. ...



perplessit dagli episcopati francese e statunitense con il quale si paventa da anni una scissione parifica la messa in latino a quella in volgare voluta da Paolo VI Papa Paolo VI Questo un passo forse non propriamente il primo a detrimento del messaggio fuoriuscito dal Concilio Vaticano II che a parere del Papa va interpretato interpretare il Concilio
http://sarodist.wordpress.com/2007/06