Ōsaka
Accento (linguistica)
Affricate
Aggettivo
Ainu (popolazione)
Alfabeto fonetico internazionale
Alfabeto latino
Angaur
Approssimanti
Articolo (grammatica)
Avverbio
Brasile
California
Caso (linguistica)
Central Intelligence Agency
Complemento di agente
Complemento di mezzo o strumento
Complemento di moto a luogo
Complemento di moto da luogo
Complemento di moto per luogo
Complemento di specificazione
Complemento di stato in luogo
Complemento di termine
Complemento oggetto
Congiunzione (grammatica)
Consonante
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
Elenco di lingue parlate nel mondo
Famiglia linguistica
Famiglie linguistiche
Filogenesi
Fonemi
Fonotassi
Forestierismo
Fricative
Genere (linguistica)
Giappone
Guam
Hawaii
Hiragana
Hokkaidō
ISO 639
ISO 639-2
ISO 639-3
ISO 639-5
Interiezione
Isole Marshall
Jōyō kanji
James Heisig
Jinmeiyō kanji
Kūkai
Kanji
Kansai
Katakana
Kenzaburo Oe
Kyōto
Kyūjitai
Lettera alfabetica
Letteratura giapponese
Lingua (idioma)
Lingua agglutinante
Lingua ainu
Lingua cinese
Lingua coreana
Lingua estinta
Lingua flessiva
Lingua giapponese
Lingua giapponese#Sistema di scrittura
Lingua giapponese tardoantica
Lingua inglese
Lingua isolata
Lingua italiana
Lingua ufficiale
Linguaggio onorifico giapponese
Lingue agglutinanti
Lingue altaiche
Lingue austronesiane
Lingue nipponiche
Lingue romanze
Lingue ryūkyūane
Makura kotoba
Maru
Nasali
Numero (linguistica)
Occlusive
Omofonia (linguistica)
On'yomi
Onomatopea
Onore
Origini della lingua giapponese
Padre Nostro
Pagina principale
Palau (stato)
Perù
Periodo ipotetico
Persona (linguistica)
Preposizione
Pronome
Proposizione causale
Proposizione principale
Accento (linguistica)
Affricate
Aggettivo
Ainu (popolazione)
Alfabeto fonetico internazionale
Alfabeto latino
Angaur
Approssimanti
Articolo (grammatica)
Avverbio
Brasile
California
Caso (linguistica)
Central Intelligence Agency
Complemento di agente
Complemento di mezzo o strumento
Complemento di moto a luogo
Complemento di moto da luogo
Complemento di moto per luogo
Complemento di specificazione
Complemento di stato in luogo
Complemento di termine
Complemento oggetto
Congiunzione (grammatica)
Consonante
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
Elenco di lingue parlate nel mondo
Famiglia linguistica
Famiglie linguistiche
Filogenesi
Fonemi
Fonotassi
Forestierismo
Fricative
Genere (linguistica)
Giappone
Guam
Hawaii
Hiragana
Hokkaidō
ISO 639
ISO 639-2
ISO 639-3
ISO 639-5
Interiezione
Isole Marshall
Jōyō kanji
James Heisig
Jinmeiyō kanji
Kūkai
Kanji
Kansai
Katakana
Kenzaburo Oe
Kyōto
Kyūjitai
Lettera alfabetica
Letteratura giapponese
Lingua (idioma)
Lingua agglutinante
Lingua ainu
Lingua cinese
Lingua coreana
Lingua estinta
Lingua flessiva
Lingua giapponese
Lingua giapponese#Sistema di scrittura
Lingua giapponese tardoantica
Lingua inglese
Lingua isolata
Lingua italiana
Lingua ufficiale
Linguaggio onorifico giapponese
Lingue agglutinanti
Lingue altaiche
Lingue austronesiane
Lingue nipponiche
Lingue romanze
Lingue ryūkyūane
Makura kotoba
Maru
Nasali
Numero (linguistica)
Occlusive
Omofonia (linguistica)
On'yomi
Onomatopea
Onore
Origini della lingua giapponese
Padre Nostro
Pagina principale
Palau (stato)
Perù
Periodo ipotetico
Persona (linguistica)
Preposizione
Pronome
Proposizione causale
Proposizione principale
Giapponese (日本語 [Nihongo]) †
Creato da
{{{creatore}}}
Contesto
{{{contesto}}}
Parlato in
Giappone
Brasile
Stati Uniti d'America (California, Hawaii, Guam)
Isole Marshall
Palau
Regioni
{{{regione}}}
Periodo
{{{periodo}}}
Persone
127 milioni
Classifica
9
Scrittura
alfabeti giapponesi suddivisi in: Hiragana, Katakana, Rōmaji, Kanji
Tipo
SOV semiagglutinante
Filogenesi
(Controversa)
Lingue nipponiche
Giapponese
Suddivisioni
{{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni
Giappone
Palau (Angaur)[1][2]
Regolato da
Governo giapponese
Codici di classificazione
ISO 639-1
ja
ISO 639-2
jpn
ISO 639-3
jpn (EN)
ISO 639-5
{{{iso5}}}
SIL
JPN (EN)
SIL
{{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
すべての人間は、生まれながらにして自由であり、かつ、尊厳と権利とについて平等である。人間は、理性と良心とを授けられており、互いに同胞の精神をもって行動しなければならない。
Il Padre Nostro
すべての人間は、生まれながらにして自由であり、かつ、尊厳と権利とについて平等である。人間は、理性と良心とを授けられており、互いに同胞の精神をもって行動しなければならない。
Traslitterazione
Subete no ningen wa, umare nagara ni shite jiyū de ari, katsu, songen to kenri to ni tsuite byōdō de aru. Ningen wa, risei to ryōshin to o sazukerarete ori, tagai ni dōhō no seishin o motte kōdō shinakereba naranai.
{{{mappa}}}
La lingua giapponese (日本語, nihongo?) è una lingua parlata in Giappone e in numerose aree di immigrazione giapponese.
Il giapponese, insieme alle Lingue ryūkyūane, forma la famiglia linguistica delle Lingue nipponiche. Dal punto di vista filogenetico il giapponese si considera solitamente una lingua isolata, per l'impossibilità di ricostruire con sicurezza la sua origine. Alcune delle teorie proposte ipotizzano che il giapponese possa avere origini comuni con la lingua ainu (parlata dalla popolazione indigena Ainu tuttora presente nell'isola di Hokkaidō), con le lingue austronesiane oppure con alcune lingue del gruppo uralo-altaico. Le ultime due ipotesi sono attualmente le più accreditate: molti linguisti concordano nel ritenere che il giapponese sarebbe costituito da un substrato austronesiano a cui si è sovrapposto un apporto di origine uralo-altaica. Evidenti sono le somiglianze sintattiche con il coreano, da cui differisce tuttavia sul piano morfologico e lessicale.
Dal punto di vista tipologico il giapponese presenta molti caratteri propri delle lingue agglutinanti del tipo SOV, con una struttura "tema-commento" (simile a quella del coreano). La presenza di alcuni elementi tipici delle lingue flessive ha spinto tuttavia alcuni linguisti a definire il giapponese una lingua "semi-agglutinante".
Indice
1 Distribuzione geografica
2 Fonologia
2.1 Vocali
2.2 Consonanti
3 Grammatica
3.1 Parti del discorso
3.1.1 Sostantivi
3.1.2 Verbi
3.1.3 Aggettivi
3.1.4 Avverbi
3.1.5 Particelle
3.1.5.1 Particelle di caso
3.1.5.2 Particelle enfatiche
3.1.5.3 Particelle finali
3.2 Sintassi
3.2.1 Modelli di proposizioni
3.2.2 Modelli di periodo
4 Sistema di scrittura
4.1 Kana
4.2 Kanji
4.3 Traslitterazione o rōmaji
4.4 Convenzioni ortografiche
4.5 Scrivere senza spazi
5 Altre particolarità della lingua giapponese
6 Premi Nobel per la letteratura di lingua giapponese
7 Note
8 Bibliografia
9 Voci correlate
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni
modifica Distribuzione geografica
Il giapponese è lingua ufficiale nell'arcipelago giapponese e nell'isola di Angaur (Palau), dove condivide questo status con l'angaur e l'inglese. Esistono inoltre numerose comunità di lingua giapponese nelle aree di immigrazione, in Brasile, in Perù e negli Stati Uniti (soprattutto nelle Hawaii e in California). Gli immigrati giapponesi di queste comunità sono chiamati 二世 nisei ("seconda generazione") ed è raro che parlino giapponese correntemente.
modifica Fonologia
In giapponese esistono 5 fonemi vocalici e 26 fonemi consonantici differenti. Questi ultimi, però, non si presentano mai da soli, ma hanno sempre bisogno di una vocale a cui appoggiarsi (l'unica eccezione è /ɴ/, che può apparire isolato). Si usa dire a questo proposito che il giapponese è una lingua sillabica: l'elemento fondamentale della parola non è infatti la lettera, ma la sillaba. Le sillabe sono composte sempre secondo lo schema [consonante] + [vocale] oppure secondo lo schema [consonante] + /j/ (IPA) + [vocale]. Questo limita notevolmente la possibilità di comporre parole usando i fonemi.
Nella traslitterazione della scrittura giapponese (secondo i sistemi ufficiali Hepburn e Kunrei) sono impiegate soltanto 22 delle 26 lettere dell'alfabeto latino, 5 vocali e 17 consonanti (alcune delle quali corrispondono a più di un fonema):
a b c d e f g h i j k m n o p r s t u w y z
modifica Vocali
I fonemi vocalici giapponesi, in trascrizione IPA, sono /a/ /e/ /i/ /o/ /ɯ/. Vengono abitualmente traslitterati rispettivamente come a e i o u. L'unica vocale non presente in italiano è /ɯ/, che corrisponde al suono della u pronunciata senza arrotondare le labbra (vocali non arrotondate).
In ambiente sordo, ovvero quando precedute e seguite da consonanti sorde o in fine di frase, la pronuncia di alcune vocali (principalmente i e u ma in alcuni parlanti anche a e o) è desonorizzata (con vibrazione delle corde vocali solo parziale o totalmente assente). L'accento regionale della zona del Kansai (Ōsaka, Kyōto), molto caratteristico, invece tende a pronunciare marcatamente anche le vocali desonorizzate della lingua standard.
Alcuni esempi (le vocali tra parentesi sono da pronunciare senza far vibrare le corde vocali):
/ɯ/ desonorizzata:
desu (copula) è pronunciato /des(u)/
Asuka (nome proprio) è pronunciato /As(u)ka/
/i/ desonorizzata:
deshita (copula al passato) è pronunciato /desh(i)ta/
kita ("nord") è pronunciato /k(i)ta/
/a/ e /o/ desonorizzate:
kakaru (verbo dai molteplici significati) è pronunciato /k(a)karu/
kokoro ("cuore") è pronunciato /k(o)koro/
Le vocali possono essere allungate con la ripetizione della stessa o con l’aggiunta di una u o di una i a seconda dei casi: per esempio, ei e ou si pronunciano /e:/ e /o:/ (sensei si pronuncia /sense:/ e shoujo /ʃo:dʒo/).
Non esiste un accento tonico come concepito nelle lingue neolatine: l'accento potrebbe cadere su qualunque sillaba della parola in base alla musicalità che assume all'interno della frase.
modifica Consonanti
Fonemi (e principali tassofoni) consonantici del Giapponese
Bilabiali
Dentali
Alveolari
Prepalatali
Palatali
Velari
Glottali
(Variabili)
Nasali
m
n
[ȵ]
(ŋ)
ƞ
Occlusive
p b
t̪ d̪
k ɡ
ː
Affricate
[ʦ̪] ʣ̪
[ʨ] [ʥ]
Fricative
[ɸ]
s̪ (z̪)
[ɕ] ([ʑ])
[ç]
h
Approssimanti
j
ɰ
Vibranti
ɺ
(I suoni classificati con l'etichetta prepalatale si trovano chiamati anche alveolo-palatali nella letteratura scientifica.)
La pronuncia standard è basata sull'accento di Tokyo. Le consonanti possono essere raddoppiate (quando se precedute nella grafia da una piccola tsu —sokuon っ—, o, in alcuni casi, da una n).
Notevoli sono i fenomeni di assimilazione di alcune consonanti, che danno varianti combinatorie (tassofoni) caratteristiche.
Il fonema /t̪/ si realizza:
come affricata prepalatale [ʨ] davanti a i /i/, y /j/ (traslitterato nel sistema Hepburn con ch: ち chi [ʨi]; ちゃ cha [ʨj̊a] < */tja/);
come affricata dentale [ʦ̪] davanti a u /ɯ/ (suono della z sorda italiana; è traslitterato con ts: つ tsu [ʦɯ]).
Il fonema /ʣ̪/ ([ʣ̪] e variante lenita [z̪]; traslitterato con z; corrisponde alla z sonora italiana [ʣ̪]) si realizza come [ʥ] (variante lenita [ʑ]) davanti a i /i/, y /j/ (ed è traslitterato con j: じ ji [ʥi]; じゃ ja [ʥja]).
Il fonema /s̪/ si realizza come [ɕ] davanti a i /i/, y /j/ (ed è traslitterato con sh: し shi [ɕi]; しゃ sha [ɕj̊a]).
Il fonema /n/ si realizza come prepalatale [ȵ] (≅ IPA di base [n̠ʲ]) davanti a i /i/, y /j/ (questa assimilazione parziale non è indicata nella traslitterazione: に ni [ȵi], にゃ nya [ȵja]).
Il fonema /h/ si realizza come bilabiale [ɸ] davanti a u /ɯ/ (traslitterato con f: ふ fu [ɸɯ]) e come palatale [ç] davanti a i /i/, y /j/ (traslitterato sempre con h: ひ hi [çi]; ひゃ hya [çja]).
Le occlusive sonore non coronali /b/, /ɡ/ intervocaliche possono indebolirsi in fricative ([β], [ɣ]), soprattutto nella pronuncia veloce e/o informale:
/b/ → [β]: /abaɺeɺɯ/ → [aβaɺeɺɯ] abareru 暴れる
/ɡ/ → [ɣ]: /haɡe/ → [haɣe] hage はげ
Tuttavia il comportamento del fonema /ɡ/ è complicato dalla presenza di una sua variante di realizzazione nasale velare [ŋ]. Il tassofono intervocalico fricativo [ɣ] è presente infatti solo in alcuni parlanti.
L'occlusiva /ɡ/ può essere realizzata come nasale [ŋ] all'interno di parola (anche tra vocale e consonante). Se un parlante pronuncia in modo consistente una data parola con la variante [ŋ], non avrà mai [ɣ] come tassofono di /ɡ/ in quella parola.
Le velari /k/ e /ɡ ~ ŋ/ si assimilano davanti a i /i/, y /j/ e hanno realizzazione palatale ([c] per /k/ e [ɟ ~ ɲ] per /ɡ ~ ŋ/).
La nasale "moraica", "sillabica" ん, che ricorre solo in coda di sillaba e che può essere utile trascrivere con il vecchio simbolo IPA ƞ (U+019E), è foneticamente intensa e la realizzazione principale è [ŋ̩]. Davanti alle consonanti occlusive e affricate si assimila nel luogo d'articolazione al suono seguente (labiale [m̩], dentale [n̪̩], prepalatale [ȵ̩], velare [ŋ̩]).
Il fonema /ɰ/ si trascrive in traslitterazione con w: わ wa /ɰa/ (è come il suono [w] ma senza arrotondamento labiale).
Non è presente un fonema laterale /l/. Il fonema vibrante /ɺ/, r in traslitterazione, tuttavia è precisamente una vibratile (monovibrante flap, quindi con una sfumatura di occlusiva ultrabreve, del tipo della d inglese) apicale alveolare con una componente laterale.
modifica Grammatica
modifica Parti del discorso
Le parti del discorso presenti nella lingua giapponese sono cinque: sostantivo, verbo, aggettivo, avverbio, particella. Quest'ultima categoria racchiude le definizioni italiane di preposizione, congiunzione e interiezione. I pronomi non esistono come categoria a sé stante, ma sono trattati secondo i casi come sostantivi o come aggettivi. Gli articoli sono del tutto inesistenti.
modifica Sostantivi
Il sostantivo giapponese, nella maggior parte dei casi, non presenta distinzioni di genere e numero: Sensei significa indistintamente "maestro", "maestra", "maestri" o "maestre". Quando si vuole caratterizzare un nome di persona secondo il genere, si possono far precedere le specificazioni otoko no (maschio) e onna no (femmina): Ko (bambino) diviene perciò Otoko no ko (bambino maschio, ragazzo) oppure Onna no ko (bambina, ragazza) a seconda dei casi. Un ristretto numero di sostantivi presenta una forma plurale ottenuta per raddoppiamento, che può essere considerata alla stregua di un nome collettivo: Hito (persona) diviene Hitobito (persone, gente).
Rientrano fra i sostantivi anche i pronomi personali, che presentano numerose forme per ciascuna persona (utilizzate a seconda del contesto per esprimere il grado di familiarità fra i parlanti):
Formale
Neutro
Informale
Io
Watakushi
Watashi, Boku (solo maschile)
Ore (solo maschile), Atashi (solo femminile)
Tu
Anata
Kimi, Omae, Anta
Egli
Kare
Ella
Kanojo
Noi
Watakushi-tachi
Watashi-tachi, Boku-tachi (solo maschile)
Boku-ra, Ware-ware, Ore-tachi
Voi
Anata-gata
Anata-tachi
Omae-tachi
Essi
Kare-ra
Esse
Kanojo-tachi
modifica Verbi
Il verbo giapponese presenta una coniugazione che permette di distinguere il modo e il tempo dell'azione (presente o passato), ma non la persona. La coniugazione segue le regole proprie delle lingue agglutinanti: i suffissi si uniscono alla radice del verbo senza fondersi e contengono ciascuno un'unica informazione semantica. La vocale radicale dei verbi può mantenersi invariata in tutta la coniugazione (verbi ichi-dan o ad una uscita) oppure variare a seconda del suffisso a cui è collegata (verbi go-dan o a cinque uscite). Sono ichi-dan i verbi che alla forma non caratterizzata (corrispondente spesso all'indicativo presente italiano) escono in -eru o -iru (la vocale radicale è evidenziata in grassetto):
Esempio: Taberu, mangiare
Tabe: davanti a tutti i suffissi (tranne ba);
Taberu: forma non caratterizzata;
Tabere: usata anche davanti al suffisso ba;
Tabero: forma imperativa
Sono go-dan tutti gli altri verbi:
Esempio: Kaku, scrivere
Kaka: davanti ai suffissi nai, reru, seru;
Kaki: davanti al suffisso masu;
Kai: davanti ai suffissi ta, tara, tari, te;
Kaku: forma non caratterizzata;
Kake: forma imperativa; usata anche davanti al suffisso ba e ru;
Kako: utilizzata solo per l'esortativo Kakō
Elenchiamo di seguito i suffissi più comuni:
ta: passato (corrispondente a tutte le forme passate dei verbi italiani);
te: gerundio, sospensivo (usato in proposizioni coordinate), imperativo gentile;
nai: negativo;
masu: forma gentile;
ba: condizionale (usato nel periodo ipotetico);
reru (rareru per i verbi ichi-dan): passivo;
ru (rareru per i verbi ichi-dan): potenziale (posso mangiare, posso scrivere);
seru (saseru per i verbi ichi-dan): causativo (faccio mangiare, faccio scrivere).
Il suffisso nai si coniuga come un aggettivo, mentre il suffisso reru, ru e seru si coniugano come normali verbi ichi-dan.
In tabella diamo la coniugazione completa di due verbi ichi-dan e di nove verbi go-dan (si presti attenzione alle modifice eufoniche, evidenziate dal grassetto):
Mangiare
Vedere
Scrivere
Andare
Nuotare
Far uscire
Stare
Morire
Chiamare
Leggere
Attraversare
Comprare
Forma non caratterizzata
Taberu
Miru
Kaku
Iku
Oyogu
Dasu
Tatsu
Shinu
Yobu
Yomu
Wataru
Kau
Passato
Tabeta
Mita
Kaita
Itta
Oyoida
Dashita
Tatta
Shinda
Yonda
Yonda
Watatta
Katta
Gerundio
Tabete
Mite
Kaite
Itte
Oyoide
Dashite
Tatte
Shinde
Yonde
Yonde
Watatte
Katte
Negativo
Tabenai
Minai
Kakanai
Ikanai
Oyoganai
Dasanai
Tatanai
Shinanai
Yobanai
Yomanai
Wataranai
Kawanai
Forma gentile
Tabemasu
Mimasu
Kakimasu
Ikimasu
Oyogimasu
Dashimasu
Tachimasu
Shinimasu
Yobimasu
Yomimasu
Watarimasu
Kaimasu
Condizionale
Tabereba
Mireba
Kakeba
Ikeba
Oyogeba
Daseba
Tateba
Shineba
Yobeba
Yomeba
Watareba
Kaeba
Passivo
Taberareru
Mirareru
Kakareru
-
-
-
-
-
Yobareru
Yomareru
Watarareru
Kawareru
Potenziale
Taberareru
Mirareru
Kakeru
Ikeru
Oyogeru
Daseru
Tateru
Shineru
Yoberu
Yomeru
Watareru
Kaeru
Causativo
Tabesaseru
Misaseru
Kakaseru
Ikaseru
Oyogaseru
-
Tataseru
Shinaseru
Yobaseru
Yomaseru
Wataraseru
Kawaseru
Diamo anche la coniugazione di suru (fare) e kuru (venire), gli unici due verbi irregolari giapponesi, della copula da (contrazione di dearu) e del suffisso masu:
Forma non caratterizzata
Suru
Kuru
Da
Masu
Passato
Shita
Kita
Datta
Mashita
Gerundio
Shite
Kite
Datte, De
-
Negativo
Shinai
Konai
De(wa)nai
Masen
Forma gentile
Shimasu
Kimasu
Desu
-
Condizionale
Sureba
Kureba
Nara(ba)
-
Passivo
Sareru
Korareru
-
-
Potenziale
Dekiru
Ko(ra)reru
-
-
Causativo
Saseru
Kosaseru
-
-
Le forme dubitative di da e masu (rispettivamente darō e mashō) sono frequentemente usate, la prima per esprimere l'incertezza nel futuro (viene posposta alla forma non caratterizzata dei verbi: taberu darō, forse mangerò), la seconda per esprimere un'esortazione gentile (tabemashō, mangiamo).
modifica Aggettivi
Gli aggettivi giapponesi possono essere utilizzati come attributi o predicati nominali. Si osservi l'esempio con l'aggettivo samui (freddo):
Samui tokoro: Un luogo che è freddo > Un luogo freddo;
Samukatta tokoro: Un luogo che era freddo;
Kyō wa samui: Oggi è freddo;
Kinō wa samukatta: Ieri era freddo.
In tutti i casi si può immaginare che il verbo essere sia incluso nell'aggettivo che termina in-i, unico tipo di aggettivo che subisce vere e proprie variazioni morfologiche.
Altri aggettivi si legano al nome che modificano tramite il gancio na. Sono chiamati anche aggettivi impropri o "nomi aggettivali".
Gli aggettivi in -i hanno una coniugazione a sé stante, mentre i secondi utilizzano la coniugazione della copula da (tranne che nella forma attributiva non determinata, che esce appunto in na). Riportiamo in tabella le due coniugazioni:
Felice
Bello
Forma attributiva non caratterizzata
Ureshii
Kirei na
Forma predicativa non caratterizzata
Ureshii
Kirei da
Passato
Ureshikatta
Kirei datta
Gerundio
Ureshikute
Kirei de
Negativo
Ureshiku(wa)nai
Kirei de(wa)nai
Forma gentile
Ureshiidesu
Kirei desu
Condizionale
Ureshikereba
Kirei nara(ba)
Esortativo
Ureshii darō
Kirei darō
L'ausiliare negativo nai, già incontrato con i verbi, si coniuga come un normale aggettivo in i. Per questo motivo, la coniugazione completa di un verbo, che comprende anche tutte le forme gentili e tutte le forme negative, è sviluppata utilizzando anche alcune forme della coniugazione dell'aggettivo (evidenziate in grassetto):
Mangiare
Non mangiare
Mangiare (gentile)
Non mangiare (gentile)
Forma non caratterizzata
Taberu
Tabenai
Tabemasu
Tabemasen o tabenaidesu
Passato
Tabeta
Tabenakatta
Tabemashita
Tabemasendeshita o Tabenakattadesu
Gerundio
Tabete
Tabenakute
-
-
Condizionale
Tabereba
Tabenakereba
-
-
Passivo
Taberareru
Taberarenai
Taberaremasu
Taberaremasen
Potenziale
Taberareru
Taberarenai
Taberaremasu
Taberaremasen
Causativo
Tabesaseru
Tabesasenai
Tabesasemasu
Tabesasemasen
Dubitativo
Taberu darō
Tabenai darō
Taberu deshō
Tabenai deshō
Esortativo
Tabeyō
-
Tabemashō
-
modifica Avverbi
Gli avverbi giapponesi si formano per lo più dagli aggettivi, cambiando la desinenza da i in ku (per i veri aggettivi) e da na in ni (per gli aggettivi impropri):
Ureshii, Felice > Ureshiku, Felicemente;
Shizuka na, Tranquillo > Shizuka ni, Tranquillamente.
Altri avverbi sono indipendenti dagli aggettivi, e la loro forma può variare (zenbu, completamente; ima, ora, ecc.). Frequenti sono le forme avverbiali raddoppiate, spesso con curiosi effetti onomatopeici (tabitabi, a volte; pikapika, in modo scintillante; nikoniko, con il sorriso; ecc.)
modifica Particelle
Le particelle giapponesi svolgono diverse funzioni all'interno della frase:
Determinano il caso del sostantivo a cui sono poste (particelle di caso);
Servono ad enfatizzare particolari elementi della frase (particelle enfatiche);
Poste alla fine del periodo, ne caratterizzano l'intonazione complessiva (particelle finali).
modifica Particelle di caso
In giapponese il caso dei sostantivi è sempre espresso attraverso la posposizione di particelle. Alcune di queste particelle (per lo più quelle per il soggetto, il complemento oggetto e il complemento di termine) vengono talvolta tralasciate nel linguaggio colloquiale. Le particelle di caso sono nove: ga, o, no, ni, e, de, kara, made, yori. Di seguito elenchiamo le loro funzioni principali.
Ga: indica il soggetto (Tenki ga yoi, Il tempo è bello). Si noti che alle volte il soggetto giapponese non coincide con quello italiano: in presenza di un verbo alla forma potenziale, ad esempio, ga può individuare il complemento oggetto italiano (Nihongo ga hanaseru, sa parlare il giapponese).
O: si scrive con il kana を (propriamente wo) e indica il complemento oggetto (Ringo o tabemasu, Mangio una mela). A volte si usa per il complemento di moto per luogo (Mori o arukimasu, cammino nel bosco).
No: indica il complemento di specificazione (Kyōko no hon, Il libro di Kyōko). È usato di frequente per indicare una relazione di dipendenza tra due sostantivi, anche quando in italiano si utilizza un complemento differente da quello di specificazione (Go-kai no apāto, L'appartamento al quinto piano).
Ni: indica il complemento di termine (Tanaka-san ni tegami o kakimasu, Scrivo una lettera al signor Tanaka), il complemento di moto a luogo (Ie ni kaerimasu, Torno a casa) e con i verbi di stato anche il complemento di stato in luogo (Ie ni imasu, Sono in casa). Con i verbi alla forma passiva o causativa può indicare il reale soggetto dell'azione, che in italiano è espresso rispettivamente dal complemento di agente e dal complemento di termine.
E: si scrive con il kana へ (propriamente he) e indica il complemento di moto a luogo e può essere usata in sostituzione di ni per esprimere avvicinamento (Ie e ikimasu, Vado verso casa). A volte si usa in composizione con no (Tōkyō e no densha, *Il treno di verso Tōkyō > Il treno diretto a Tōkyō).
De: indica il complemento di mezzo (Enpitsu de kakimasu, Scrivo a matita) e il complemento di stato in luogo con i verbi di azione (Daigaku de benkyō shimasu, studio all'università).
Kara: indica il complemento di moto da luogo (Tōkyō kara shūppatsu shimasu, Parto da Tōkyō). Con i verbi alla forma passiva può indicare il complemento di agente.
Made: significa fino a. In composizione con kara può indicare un intervallo temporale (Jugyō ga 11-ji kara 12-ji made desu, La lezione è dalle 11 alle 12).
Yori: significa da parte di ed è di uso molto limitato. Si utilizza nelle lettere per indicare il mittente (Suzuki Tarō yori, Da parte di Tarō Suzuki). Si utilizza inoltre per specificare il secondo termine in un paragone (花より男子 Hana yori dango, i ragazzi sono meglio dei fiori).
modifica Particelle enfatiche
Alcune particelle, dette enfatiche non sono utilizzate per indicare il caso, ma piuttosto per focalizzare l'attenzione su qualche elemento della frase. Esse si presentano in sostituzione di ga e o oppure in aggiunta alle altre particelle di caso. Le più importanti sono wa e mo, descritte di seguito.
Wa: si scrive con il kana は (propriamente ha) e indica il tema della frase, ossia all'elemento che risponde alla domanda implicita da cui scaturisce il messaggio espresso nella frase. Spesso il tema coincide con il soggetto, ma non sempre è così. Si confrontino i due esempi:
Neko wa niwa ni imasu: Il gatto è in giardino (domanda implicita: Dov'è il gatto?, tema: Il gatto);
Niwa ni wa neko ga imasu: In giardino c'è un gatto (domanda implicita: Che cosa c'è in giardino?, tema: Il giardino).
Mo: significa anche (Watashi mo ikimasu, Vado anch'io) oppure sia, se raddoppiato (Yukiko-chan ni mo Satoshi-kun ni mo denwa shimashita, Ho telefonato sia a Yukiko sia a Satoshi).
modifica Particelle finali
Soprattutto nel linguaggio parlato, si tende a sottolineare l'intonazione di un periodo aggiungendo una o più particelle finali. La scelta di queste particelle dipende dal sesso di chi parla e dall'intento espressivo che si vuole ottenere. Ricordiamo di seguito le più importanti.
Ka: indica una domanda, e si usa soprattutto nel linguaggio cortese o formale (Nan desu ka, Che cos'è?). Nel linguaggio informale può essere sostituita da kai (maschile) o da no (femminile), oppure essere del tutto assente.
Ne: indica una richiesta di conferma nei confronti di chi ascolta (Atsui ne, Fa caldo, eh?). Nel linguaggio colloquiale può essere enfatizzata e assumere la forma allungata nē.
Yo: sottolinea che si tratta dell'opinione di chi parla (Kawaii yo, (per me) è carino!). Nel linguaggio femminile, provoca spesso la caduta dell'eventuale da che lo precede. Può essere usata in combinazione con ne (Samui yo ne, Fa freddo, eh!?).
Wa: propria del linguaggio femminile, indica una leggera esclamazione o un coinvolgimento da parte di chi parla (Tsukareta wa, Come sono stanca). Si scrive con il kana わ e non va confusa con la particella enfatica wa は.
modifica Sintassi
La struttura della frase giapponese obbedisce al seguente schema generale:
[Tema] + wa + [soggetto] + ga + [complementi + particelle di caso] + [complemento di termine] + ni + [aggettivo] + o + [predicato] + [particelle finali]
È consentita una certa elasticità nella successione dei complementi, ma il tema si trova sempre in prima posizione e il verbo sempre alla fine. Inoltre, tutto ciò che ha la funzione di specificare precede rigorosamente l'elemento a cui è riferito (gli attributi e i complementi di specificazione precedono i nomi, gli avverbi precedono i verbi, le proposizioni subordinate precedono la principale). Questi vincoli fanno sì che la disposizione delle parole in un periodo giapponese sia spesso l'opposto di quella italiana:
Kyō wa Tōkyō no Tomodachi ni nagai tegami o kakimasu, Oggi scrivo una lunga lettera a un amico di Tōkyō (lett.: Oggi-(tema)-Tōkyō-di-amico-a-lunga-lettera-(oggetto)-scrivo);
Ame ga futte iru kara dekakemasen, Non esco perché piove (lett.: pioggia-(soggetto)-cadendo sta-poiché-non esco)
In giapponese, tutto ciò che è superfluo viene solitamente tralasciato. Il soggetto, per esempio, viene espresso soltanto nei casi in cui la sua mancanza renderebbe il messaggio incomprensibile. Questa caratteristica, unita alla tendenza a mettere in risalto ciò che è secondario, fa sì che l'espressione del pensiero in giapponese risulti generalmente più sfumata e ambigua di quanto non avvenga in italiano.
modifica Modelli di proposizioni
Frase copulativa: utilizza la copula da (essere).
Affermativa: [Soggetto] + wa + [Nome del predicato] + desu.
Watashi wa gakusei desu, Io sono uno studente; Maria wa itariajin desu, Maria è italiana.
Negativa: [Soggetto] + wa + [Nome del predicato] + de(wa) arimasen.
Watashi wa sensei dewa arimasen, Io non sono un professore; Maria wa nihonjin dewa arimasen, Maria non è giapponese.
Interrogativa: [Soggetto] + wa + [Nome del predicato] + desu ka / de(wa) arimasen ka.
Anata wa gakusei desu ka, Tu sei uno studente?; Maria wa itariajin desu ka, Maria è italiana?.
Frase esistenziale: utilizza i verbi imasu e arimasu (esserci, esistere), il primo per gli esseri animati, il secondo per quelli inanimati.
Affermativa: [Soggetto] + wa / ga + imasu / arimasu.
Isu ga arimasu, C'è una sedia; Sensei ga imasu, C'è il professore.
Negativa: [Soggetto] + wa / ga + imasen / arimasen.
Isu wa arimasen, Non ci sono sedie; Sensei wa imasen, Non ci sono professori.
Interrogativa: [Soggetto] + wa / ga + imasu ka / arimasu ka / imasen ka / arimasen ka.
Isu wa arimasu ka, Ci sono sedie?; Sensei ga imasen ka, Non c'è il professore?.
modifica Modelli di periodo
Periodo causale: è costituito da una proposizione principale e da una proposizione subordinata causale.
Forma normale: [Subordinata] + (no da) kara / no de + [Principale] + (no desu).
Kōhī ga suki dewa nai kara nomimasen, Non bevo caffè perché non mi piace.
Forma invertita: [Principale] + (no desu). [Subordinata] kara desu / no desu.
Kōhī o nomimasen. Suki dewa nai no desu, Non bevo caffè, (il fatto è che) non mi piace.
modifica Sistema di scrittura
Il sistema di scrittura giapponese si basa sui due kana (hiragana e katakana), alfabeti sillabici creati — secondo la tradizione — intorno al IX secolo dal monaco buddhista giapponese Kūkai (Kōbō Daishi), e sui kanji (caratteri di origine cinese), i sinogrammi.
I primi due alfabeti sono composti ciascuno da 45 sillabe (che comprendono le vocali) e da una consonante, la N. Oltre a questi suoni seion, puri, ci sono 20 suoni dakuon o impuri (ottenuti dalla nigorizzazione, ovvero dall’aggiunta di due trattini chiamati nigori a destra dei caratteri, che sonorizza le consonanti), 5 suoni handakuon o semipuri (con un cerchietto, maru, a destra dei caratteri) e 36 suoni yōon o contratti, derivati dalla combinazione di alcuni dei precedenti.
modifica Kana
Sillabario Hiragana
あ (a)
い (i)
う (u)
え (e)
お (o)
か (ka)
き (ki)
く (ku)
け (ke)
こ (ko)
が (ga)
ぎ (gi)
ぐ (gu)
げ (ge)
ご (go)
さ (sa)
し (shi)
す (su)
せ (se)
そ (so)
ざ (za)
じ (ji)
ず (zu)
ぜ (ze)
ぞ (zo)
た (ta)
ち (chi)
つ (tsu)
て (te)
と (to)
だ (da)
ぢ (ji)
づ (zu)
で (de)
ど (do)
な (na)
に (ni)
ぬ (nu)
ね (ne)
の (no)
は (ha)
ひ (hi)
ふ (fu)
へ (he)
ほ (ho)
ば (ba)
び (bi)
ぶ (bu)
べ (be)
ぼ (bo)
ぱ (pa)
ぴ (pi)
ぷ (pu)
ぺ (pe)
ぽ (po)
ま (ma)
み (mi)
む (mu)
め (me)
も (mo)
や (ya)
ゆ (yu)
よ (yo)
ら (ra)
り (ri)
る (ru)
れ (re)
ろ (ro)
わ (wa)
を (wo)
ん (n)
Lo hiragana è impiegato specialmente per i prefissi, i suffissi, le particelle (o posposizioni) — parti grammaticali giapponesi che non si rappresentano con i kanji. Viene usato inoltre per trascrivere la pronuncia dei kanji (prendendo il nome di furigana), sia per motivi didattici (nel caso di kanji rari) sia per scrivere sul computer (ogni ideogramma è scritto inizialmente come sequenza di segni hiragana e poi sostituito da uno dei kanji che hanno quella pronuncia).
Sillabario Katakana
ア (a)
イ (i)
ウ (u)
エ (e)
オ (o)
カ (ka)
キ (ki)
ク (ku)
ケ (ke)
コ (ko)
ガ (ga)
ギ (gi)
グ (gu)
ゲ (ge)
ゴ (go)
サ (sa)
シ (shi)
ス (su)
セ (se)
ソ (so)
ザ (za)
ジ (ji)
ズ (zu)
ゼ (ze)
ゾ (zo)
タ (ta)
チ (chi)
ツ (tsu)
テ (te)
ト (to)
ダ (da)
ヂ (ji)
ヅ (zu)
デ (de)
ド (do)
ナ (na)
ニ (ni)
ヌ (nu)
ネ (ne)
ノ (no)
ハ (ha)
ヒ (hi)
フ (fu)
ヘ (he)
ホ (ho)
バ (ba)
ビ (bi)
ブ (bu)
ベ (be)
ボ (bo)
パ (pa)
ピ (pi)
プ (pu)
ペ (pe)
ポ (po)
マ (ma)
ミ (mi)
ム (mu)
メ (me)
モ (mo)
ヤ (ya)
ユ (yu)
ヨ (yo)
ラ (ra)
リ (ri)
ル (ru)
レ (re)
ロ (ro)
ワ (wa)
ヲ (wo)
ン (n)
Il katakana, in alcuni casi simile allo hiragana, ma più rigido e squadrato, è attualmente impiegato soprattutto per trascrivere le parole di origine straniera (adattate naturalmente alla fonotassi giapponese: non tutti i suoni stranieri sono infatti presenti nell'alfabeto katakana, per esempio a causa del rotacismo). Inoltre può essere usato quando si vuol dare una maggior enfasi a determinati termini giapponesi all'interno di un testo. Fra i giovani è sempre più diffuso l'uso dei katakana per scrivere sostantivi giapponesi dai kanji troppo difficili o antiquati. Vengono infine usati per la scrittura delle voci onomatopeiche.
Per molti aspetti l'uso del katakana rispetto allo hiragana ha funzioni analoghe a quello del corsivo latino rispetto al tondo.
modifica Kanji
Per approfondire, vedi la voce Kanji.
I kanji (lett. "Caratteri della Cina", da kan = Cina) sono propriamente caratteri di origine cinese. Sono più di 50,000, ma quelli considerati di uso comune, gli shinjitai, sono solo 2238.[3] I kanji sono formati da uno dei 214 radicali e da altri elementi riconducibili ad altri kanji. I radicali, a loro volta, sono dei kanji a sé che solitamente non hanno molti tratti. È importante riconoscere i radicali perché aiutano nella comprensione dei kanji: infatti questi hanno un significato preciso e varie pronunce (di solito da una a tre) a seconda della loro posizione nelle parole. Adottando gli ideogrammi cinesi, i giapponesi hanno importato anche la loro pronuncia, detta on, modificata secondo la propria fonetica, specialmente per le parole composte, data la brevità di tali pronunce (la lingua cinese scritta di epoca classica era di fatto quasi totalmente monosillabica).
Esempio: la parola yasumi (休み) significa "riposo, vacanza", e il kanji (il secondo ideogramma è la sillaba mi in hiragana) è composto dal radicale di "persona" (人) e da "albero" (木).
modifica Traslitterazione o rōmaji
Il rōmaji (lett. "Segni di Roma") è il sistema di traslitterazione dal giapponese ai caratteri latini. Ci sono più tipologie di rōmaji: i più usati sono il sistema Hepburn e il sistema Kunrei. Qui viene usato il sistema Hepburn, che si differenzia dal Kunrei solo per qualche sillaba e per la scrittura dei suoni contratti. Il primo si avvicina di più alla pronuncia; il secondo è più schematico (dove lo Hepburn scrive ta, chi, tsu, te, to, il Kunrei scrive ta, ti, tu, te, to). Attenzione: i giapponesi non usano mai il rōmaji per scrivere (anche se da tempo si è diffuso il modo di scrivere orizzontale sinistra-destra, alto-basso, occidentale, al posto del "classico" — e naturalmente tuttora impiegato — sistema di scrittura verticale alto-basso, destra-sinistra). Il rōmaji è comunque insegnato nelle scuole perché attraverso la sillabazione in caratteri romani si possono scrivere i testi in giapponese su apparecchi elettronici (computer, telefoni, ecc.).
modifica Convenzioni ortografiche
Solo 3 particelle hanno una pronuncia irregolare: は (ha) che si pronuncia wa, を (wo) che si pronuncia o e へ (he) che si pronuncia e. Queste letture irregolari si applicano solo quando il fonema è usato come particella. Nel caso di は ci sono anche altre poche eccezioni dovute a rimanenze arcaiche della particella d'argomento in parole ormai indipendenti, per esempio ではありません (dewa arimasen, traduzione: non è) o こんにちは (konnichiwa, buongiorno). La sillaba を è esclusivamente particella e non compare in nessuna altra parola giapponese.
modifica Scrivere senza spazi
Gli spazi nella lingua giapponese sono una introduzione piuttosto recente ad uso dei bambini e di coloro che devono apprendere la lingua iniziando dagli alfabeti sillabici. A volte la divisione fra parola e parola si basa su metodi meramente convenzionali (alcuni legano le particelle ai nomi che li precedono, altri no, stesso discorso per la desinenza -masu dei verbi nella forma di cortesia). In realtà l'alternanza di kanji e hiragana fa sì che ci sia un'alternanza delle parti del discorso pienamente distinguibile. Dopo ogni sostantivo (scritto in kanji) segue una particella in hiragana; anche verbi e aggettivi hanno una prima parte in kanji e una desinenza in hiragana. Conoscendo questa struttura diventa semplice delimitare una parola dall'altra.
modifica Altre particolarità della lingua giapponese
Grande quantità di omofoni;
Gran numero di voci onomatopeiche;
Uso dei classificatori, unità di misura che cambiano a seconda dell’oggetto della conta;
Numero enorme di forestierismi, la maggior parte derivati dal cinese, più recentemente dall'inglese americano;
Grande ricchezza e varietà di parole con sfumature di significato diverse (dovuto appunto all'importazione massiccia di parole anche da altre lingue straniere);
Sostantivi, verbi e aggettivi non distinguono tra genere, numero e persona;
Confine sfumato tra verbi e aggettivi;
Suddivisione delle voci verbali per basi;
Coniugazione positiva e negativa di tutte le forme verbali e aggettivali;
Divisione della lingua in livelli di cortesia, specialmente per i verbi, e di conseguenza gran numero di suffissi e di prefissi di genere onorifico;
Indicatore del tema o argomento della frase;
Soggetto quasi sempre sottinteso.
Si scrive dall'alto verso il basso ordinando le righe da destra verso sinistra, ma si può scrivere anche all'occidentale.
modifica Premi Nobel per la letteratura di lingua giapponese
Yasunari Kawabata (1968, Giappone)
Kenzaburo Oe (1994, Giappone)
modifica Note
^ CIA - The World Factbook -- Field Listing :: Languages. Central Intelligence Agency. URL consultato il February 17, 2010. (archiviato dall'url originale)
^ Lewis, Paul M. (ed). Languages of Palau. SIL International, 2009. URL consultato il February 17, 2010. (archiviato dall'url originale)
^ I nuovi caratteri sono dati dalla somma dei 1945 jōyō kanji e dei 293 jinmeiyō kanji usati per i nomi propri. Ad essere ormai desueti sono i circa 45,000 kyūjitai.
modifica Bibliografia
Claude Lévi-Strauss " Lezioni giapponesi" , Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2010.
Paolo Calvetti (1999) "Introduzione alla storia della lingua giapponese" Istituto Universitario Orientale-Dipartimento di Studi Asiatici
Silvana De Maio, Carolina Negri, Junichi Oue (2007) "Corso di Lingua Giapponese" vol. 1. Hoepli. ISBN 978-88-203-3663-9
Silvana De Maio, Carolina Negri, Junichi Oue (2007) "Corso di Lingua Giapponese" vol. 2. Hoepli. ISBN 978-88-203-3664-6
Silvana De Maio, Carolina Negri, Junichi Oue (2008) "Corso di Lingua Giapponese" vol. 3. Hoepli. ISBN 978-88-203-3665-3
Matilde Mastrangelo, Naoko Ozawa, Mariko Saito (2006) "Grammatica Giapponese". Hoepli ISBN 88-203-3616-2
Kubota Yoko (1989). Grammatica di giapponese moderno. Libreria Editrice Cafoscarina. ISBN 88-85613-26-8
Mariko Saito (2001). Corso di lingua giapponese per italiani 1. Bulzoni. ISBN 88-8319-387-3
Mariko Saito (2003). Corso di lingua giapponese per italiani 2. Bulzoni. ISBN 88-8319-853-0
Makino Seiichi, Tsutsui Michio (1991). A dictionary of basic Japanese grammar. Japan Publications Trading Co. ISBN 4-7890-0454-6
Makino Seiichi, Tsutsui Michio (1995). A dictionary of intermediate Japanese grammar. Japan Publications Trading Co. ISBN 4-7890-0775-8
Andrew Nelson, a cura di John Haig (1996). The New Nelson Japanese-English Character Dictionary. Tuttle Publishing. ISBN 0-8048-2036-8
Mark Spahn, Wolfgang Hadamitzky (1996). The Kanji Dictionary. Tuttle Publishing. ISBN 0-8048-2058-9
(1999). Dizionario Shogakukan Italiano-Giapponese. Shogakukan. ISBN 4-09-515402-0
(1994). Dizionario Shogakukan Giapponese-Italiano. Shogakukan. ISBN 4-09-515451-9
Remebering the kanji, James W. Heisig (imparare i kanji in modo facile e veloce) non disponibile in italiano (traduzione in corso).
Kana Un libro di esercizio (PDF)
modifica Voci correlate
Lingue nipponiche
Origini della lingua giapponese
Linguaggio onorifico giapponese
Letteratura giapponese
Lista dei radicali dei kanji
Suffissi onorifici giapponesi
Waza ogi
Makura kotoba
Lingua giapponese tardoantica
Lingua giapponese antica
modifica Altri progetti
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modifica Collegamenti esterni
Lezioni di giapponese online, all'interno del sito Bandiere del Giappone. Il sito contiene anche lezioni sui kanji.
YYNIHONGO.JP
Esercizi per imparare il vocabolario di base del giapponese
Vocabolario gratuito quattro parole in giapponese ogni giorno
Sushi Test, per verificare la conoscenza base della lingua mediante un divertente test che assegna i voti tramite varie tipologie di sushi.
Guida ai Jōyō kanji
(JA) Un dizionario giapponese in linea
Raccolta di dizionari italiano-giapponese
(EN) Kanji Alive, una risorsa per lo studio dei kanji con una semplice applicazione QuickTime, disponibile in linea.
(EN) The Monash Nihongo ftp Archive, un interessante sito molto ricco di collegamenti a risorse utili per chi studia il giapponese.
(EN) Rikai Digitando l’indirizzo di una pagina web in giapponese, la apre aggiungendo dei tooltip di spiegazione per i kanji.
(EN) Dizionario giapponese in linea.
(EN) Dizionario in linea.
(EN) Japanese Course
(EN) JWPce Programma gratuito di scrittura giapponese.
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