1080
1192
1521
842
960
Alghero
America latina
Aranese
Area Lausberg
Arpitano
Balcani
Barcellona
Benedettini
Braşov
Britannia
Brithenig
Bruno Migliorini
Caló
Carlo il Calvo
Caso (linguistica)
Castigliano
Concilio di Tours (813)
Continuum dialettale
Dacia (storia)
Dante
De Vulgari Eloquentia
Diacronia
Diafasia
Dialetti italiani meridionali
Dialetti umbri
Dialetto
Dialetto abruzzese
Dialetto algherese
Dialetto alvernese
Dialetto andaluso
Dialetto barese
Dialetto bisiaco
Dialetto bonifacino
Dialetto brindisino
Dialetto calabrese
Dialetto campano
Dialetto ciociaro
Dialetto emiliano
Dialetto foggiano
Dialetto gallipolino
Dialetto giuliano
Dialetto guascone
Dialetto leccese
Dialetto limosino
Dialetto lombardo occidentale
Dialetto lombardo orientale
Dialetto lucano
Dialetto manduriano
Dialetto marchigiano
Dialetto molisano
Dialetto nizzardo
Dialetto pugliese
Dialetto romagnolo
Dialetto romanesco
Dialetto salentino
Dialetto toscano
Dialetto trentino
Dialetto valdostano
Diastratia
Diatopia
Dittongazione romanza
Elenco dei dialetti d'Italia
Eonaviego
Estremadurano
Ethnologue
Etimologia
Fonologia dell'Indoeuropeo
Franchi
Francoconteese
Gallia
Gallo-italico
Gallo (lingua)
Giudesmo
Giuramenti di Strasburgo
Giuramento di Strasburgo
Glossario di Reichnau
Glosse di Reichenau
Glosse emilianensi
Gorgia toscana
Graziadio Isaia Ascoli
Gruppo siciliano
ISO 639
ISO 639-2
ISO 639-3
IV secolo
Impero romano
Indoeuropeistica
Indovinello veronese
Invasioni barbariche
Italiano centrale
Jèrriais
Langue d'oïl
Latino classico
Latino volgare
Limosino
1192
1521
842
960
Alghero
America latina
Aranese
Area Lausberg
Arpitano
Balcani
Barcellona
Benedettini
Braşov
Britannia
Brithenig
Bruno Migliorini
Caló
Carlo il Calvo
Caso (linguistica)
Castigliano
Concilio di Tours (813)
Continuum dialettale
Dacia (storia)
Dante
De Vulgari Eloquentia
Diacronia
Diafasia
Dialetti italiani meridionali
Dialetti umbri
Dialetto
Dialetto abruzzese
Dialetto algherese
Dialetto alvernese
Dialetto andaluso
Dialetto barese
Dialetto bisiaco
Dialetto bonifacino
Dialetto brindisino
Dialetto calabrese
Dialetto campano
Dialetto ciociaro
Dialetto emiliano
Dialetto foggiano
Dialetto gallipolino
Dialetto giuliano
Dialetto guascone
Dialetto leccese
Dialetto limosino
Dialetto lombardo occidentale
Dialetto lombardo orientale
Dialetto lucano
Dialetto manduriano
Dialetto marchigiano
Dialetto molisano
Dialetto nizzardo
Dialetto pugliese
Dialetto romagnolo
Dialetto romanesco
Dialetto salentino
Dialetto toscano
Dialetto trentino
Dialetto valdostano
Diastratia
Diatopia
Dittongazione romanza
Elenco dei dialetti d'Italia
Eonaviego
Estremadurano
Ethnologue
Etimologia
Fonologia dell'Indoeuropeo
Franchi
Francoconteese
Gallia
Gallo-italico
Gallo (lingua)
Giudesmo
Giuramenti di Strasburgo
Giuramento di Strasburgo
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Glosse di Reichenau
Glosse emilianensi
Gorgia toscana
Graziadio Isaia Ascoli
Gruppo siciliano
ISO 639
ISO 639-2
ISO 639-3
IV secolo
Impero romano
Indoeuropeistica
Indovinello veronese
Invasioni barbariche
Italiano centrale
Jèrriais
Langue d'oïl
Latino classico
Latino volgare
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Estratto dai Sacramentā Argentariae (842) altrimenti noti come Serment de Strasbourg o Giuramento di Strasburgo (vedi nascita lingue romanze)
Le lingue romanze o lingue latine o lingue neolatine sono le lingue derivate dal latino, che hanno nel mondo come primo e unico idioma oltre un miliardo di persone (quasi un miliardo e 200 milioni di parlanti, precisamente: 1.186.048.431), che, usandole nelle diverse parlate anche come seconda o altra lingua, arrivano al miliardo e mezzo di individui (oltre un sesto dell'umanità) che parlano questi linguaggi, che si posizionano almeno al secondo posto (secondo alcuni al primo posto fra qualche anno) come sistema comune di lingue parlate nel mondo. Esse sono l'evoluzione diretta non del latino classico ma del latino volgare a seguito dell’espansione dell’impero romano.
Tali varietà linguistiche vennero dunque inizialmente definite come volgare, ossia popolare nel senso etimologico del termine (da vulgus, "popolo" in latino). La parola volgare non va dunque intesa come dispregiativa, ma semplicemente come riferimento alla lingua vernacolare, quella cioè impiegata - nella sua forma prevalentemente orale - nella vita quotidiana, in distinzione a quella della tradizione letteraria e ufficiale dello stato romano.
Il termine “romanzo” deriva dall’avverbio latino ROMANICE riferito al parlare vernacolo (romanice loqui) rispetto al parlare in latino (latine loqui). Da ROMANICE deriva la forma francese romanz, da cui l’italiano romanzo. Tali parlate formano quello che in dialettologia viene chiamato continuum romanzo (vedi continuum dialettale).
L’area in cui si sono sviluppate - e sono ancora parlate nelle loro versioni contemporanee - tali lingue viene chiamata Romània e corrisponde in linea di massima alla parte europea occidentale dell’impero romano, esclusa la Britannia, con l’aggiunta del territorio corrispondente alla Dacia e di altre isole linguistiche neolatine minori diffuse nei Balcani (lingue romanze balcaniche).
Nel Nordafrica l'invasione araba (VIII secolo) ha cancellato ogni volgare latino che vi si era sviluppato, mentre la persistenza dell'impero nella sua porzione orientale, con l'impiego prevalente della lingua greca a livello ufficiale, ha impedito la diffusione popolare del latino, prevenendo sviluppi linguistici analoghi a quelli occorsi nella porzione occidentale.
I latini volgari, come del resto il latino classico e le lingue romanze, vengono classificati nelle ramificazioni delle lingue italiche, nell'albero delle lingue indoeuropee.
Indice
1 Le lingue romanze oggi
1.1 Principali differenze tra lingue romanze e latino
1.2 Dialetti romanzi
1.3 Problemi di riconoscimento
2 Classificazione delle lingue romanze
2.1 Distinzioni tra le lingue romanze
2.2 Problemi di classificazione
2.3 Criteri di classificazione
2.4 Sostrato
2.5 Schemi di classificazione
2.5.1 Schema del Tagliavini
2.5.2 Schema del Bec
2.5.3 Gruppi di classificazione incerta
3 Storia delle lingue romanze
3.1 Dai volgari latini alle lingue romanze
3.2 Date di nascita delle lingue romanze
3.3 Dal De Vulgari Eloquentia ai giorni nostri
4 Note
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Altri progetti
modifica Le lingue romanze oggi
modifica Principali differenze tra lingue romanze e latino
Le lingue romanze in Europa
Le lingue romanze moderne differiscono dal latino classico per vari aspetti:
Mancano i casi (ad eccezione del rumeno che ne conserva alcuni tratti);
Manca il neutro, quindi esistono solo due generi grammaticali, a differenza del latino classico (fanno eccezione il rumeno, il napoletano, i "plurali sovrabbondanti" italiani e pronomi neutri in catalano, italiano, portoghese e spagnolo);
Uso degli articoli grammaticali, a partire dai dimostrativi latini;
Introduzione di nuovi tempi (passato prossimo) e modi verbali (condizionale);
Sostituzione del tempo perfetto con nuove forme composte dal verbo "essere" o "avere" più il participio passato (ad eccezione del portoghese, in cui si trova una forma verbale derivata dal piucchepperfetto latino).
Il sardo è una delle varianti più isolate e, come tale, ha conservato una maggiore somiglianza con il latino. Anche il toscano (da cui deriva l'italiano) è una varietà molto conservativa. Il francese è la lingua più innovativa e la più discosta dal latino (essendo notevolmente influenzata dalle lingue germaniche parlate dagli antichi Franchi), mentre il rumeno è una sintesi che affianca ad una forte conservazione della base latina elementi innovativi d'origine slava, albanese, greca e turca.
Grado di evoluzione secondo gli studi effettuati dal linguista di origini italiane Mario Pei rispetto al latino:
Lingua sarda: 8%
Lingua italiana: 12%
Lingua spagnola: 20%
Lingua rumena: 23,5%
Lingua occitana (provenzale): 25%
Lingua portoghese: 31%
Lingua francese: 44%
modifica Dialetti romanzi
A rigore il numero delle lingue romanze dovrebbe corrispondere a quello di tutte le varietà neolatine (dette dialetti romanzi) parlati all’interno della Romania. Solo alcune di queste lingue però hanno subito nel corso del tempo delle normalizzazioni (per il lungo uso, l'opera delle Accademie e dei grammatici nonché il peso della tradizione letteraria) e godono di uno status di ufficialità: il portoghese (con oltre 240 milioni di parlanti: 241.339.200), lo spagnolo (con quasi 450 milioni di parlanti: 446.373.914), il francese (con quasi 400 milioni di parlanti: 395.301.173), l’italiano (con quasi 70 milioni di parlanti: 67.602.162), il rumeno (con quasi 27 milioni di parlanti: 26.313.100) e il catalano (con quasi 10 milioni di parlanti: 9.118.882). A queste possiamo aggiungere le lingue alle quali è stato riconosciuto uno status di ufficialità in ambito locale, sebbene non abbiano ricevuto una normalizzazione o l’abbiano ricevuta incompleta o non unanimemente accettata dai locutori: il galiziano, il mirandese[1], l’occitano, l’arpitano, il sardo, il friulano, il ladino dolomitico, il romancio.
Vi sono poi lingue che sono state riconosciute come tali dall’UNESCO ma che spesso non godono di alcuna forma effettiva di tutela o non hanno ancora subito alcuna normalizzazione: l’asturiano, l’aragonese, il leonese, il provenzale, l'alverniate, il limosino, il piccardo, il vallone, il normanno, il gallo, il corso, il ligure, il piemontese, il lombardo, l'emiliano, il romagnolo, il napoletano, il siciliano, l'istrioto, l'arumeno, il morlacco, l'istrorumeno ed il meglenorumeno. Il riconoscimento (o la volontà di riconoscimento) delle parlate minori, prive di una norma unitaria, ha reso possibile l’intervento di singoli, o di piccoli gruppi più o meno privati, che si sono proposti di sopperire alla bisogna.
Tabella 1 - Analogie tra alcune parole in diverse lingue romanze N.B. Questa tabella ha uno scopo puramente esemplificativo e pertanto contiene un numero limitato di lingue. Le lingue sono state scelte per il loro discostarsi progressivo dal latino, da sinistra a destra, ponendole tanto più a destra quanto più sono discoste dal quest'ultimo. Occitano e Catalano sono incluse entrambe allo scopo di mostrare la transizione tra due lingue assai prossime tra loro.
Latino
Sardo (Campidanese)
Italiano
Còrso
Castigliano (Spagnolo)
Portoghese
Occitano
Catalano
Friulano
Francese
Rumeno (Româna)
caseus
casu
formaggio / cacio
casgiu / furmagliu
queso
queijo
formatge
formatge
formadi
fromage
caş
cantare
cantai
cantare
cantà
cantar
cantar
cantar
cantar
cjantâ
chanter
cânta
capra
craba
capra
capra
cabra
cabra
cabra
cabra
cjavre
chèvre
capra
clave
crai
chiave
chjave
llave
chave
clau
clau
clâf
clé
cheie
ecclesia
crèsia
chiesa
chjesa
iglesia
igreja
glèisa
església
glesie
église
biserică
hospitalis
spidali
ospedale
ospidale
hospital
hospital
espitau
hospital
ospedâl
hôpital
spital
lingua
lingua
lingua
lingua
lengua
lingua
lingua
llengua
lenghe
langue
limbă
platea
prazza
piazza
piazza
plaza
praça
plaça
plaça
place
place
piaţă
pons
ponti
ponte
ponte
puente
ponte
pònt
pont
puint
pont
pod
nocte
notti
notte
notte
noche
noite
nuèit / nuèch
nit
gnot
nuit
noapte
modifica Problemi di riconoscimento
Sebbene tra i linguisti sia comunque prevalente la tendenza a non distinguere tra dialetto e lingua da un punto di vista sostanziale, l’attribuzione dello status di lingua piuttosto che di dialetto a questa o quella parlata risulta sempre essere problematica e gravida di polemiche, in quanto le lingue sono quasi sempre sentite come intimamente legate al concetto di nazione e, per questo, la loro categorizzazione risente notevolmente di spinte socio-politiche che talvolta tengono in poco o nessun conto criteri filologici o sociologici di classificazione.
Un esempio esplicativo può essere il seguente: istrorumeno, meglenorumeno e macedorumeno non hanno status ufficiale di lingua (da un punto di vista politico) pur essendo più discoste dal romeno del moldavo (lingua ufficiale della Repubblica moldava).
Un altro esempio è quello della lingua corsa, riconosciuta come lingua dalla legge francese (che la considera una lingua regionale sin dal 1974) e dalla classificazione ISO 639 sebbene (in quanto parte del gruppo toscano) sia ben più vicina all’italiano letterario di quanto non sia, ad esempio, il marchigiano che invece non gode di alcun riconoscimento.
Va inoltre segnalato che le varietà romanze formano un continuum dialettale; questo implica che a livello dialettale la transizione da una parlata all’altra sia quasi sempre appena avvertibile, senza distinzioni nette.
È dunque impossibile dare un esauriente e definitivo elenco delle parlate romanze, in quanto i caratteri identificativi di una parlata sfumerebbero inevitabilmente in quelli delle parlate vicine; dunque a formare un’identità locale concorrono fattori di coscienza e di storia comune più che di effettiva differenza linguistica.
Per questo motivo istanze di natura sociale, culturale, politica ed economica giocano un ruolo fondamentale nei dibattiti se considerare un dato idioma come "lingua" o "dialetto", nonostante tale distinzione non trovi alcun supporto solido da un punto di vista strettamente linguistico. Idiomi che non hanno ottenuto lo status di "lingua ufficiale", o che non possiedono una tradizione letteraria significativa, o che non hanno sviluppato una forma standard su base almeno regionale, sono spesso andati incontro a frammentazioni o persino all'estinzione. D'altra parte, alcuni idiomi che pure vantano produzioni letterarie anche notevoli e che sono parlati da milioni di locutori (ad esempio il napoletano), non hanno mai ottenuto uno status di lingua ufficiale per motivazioni storiche e socio-economiche (e non certo linguistiche).
modifica Classificazione delle lingue romanze
L’unità linguistica, intesa come conformità di usi linguistici all’interno di ampie comunità di parlanti, non è la condizione naturale della lingua. La variazione è del tutto normale e non solo tra le diverse comunità, ma all’interno di ciascuna di esse ed è limitata soltanto dalla contingente necessità di comunicare. Già Dante aveva osservato che in una stessa città non si parla allo stesso modo in tutti i rioni.
Esistono quattro tipi di variazione: la variazione diatopica, che si realizza nello spazio, ed è la variazione più evidente; la variazione diastratica, che si realizza in una comunità tre le condizioni sociali che concorrono a formare la comunità; la variazione diafasica, che si registra in rapporto ai registri espressivi (solenne, formale, familiare…); infine la variazione diacronica, che è quella che avviene nel tempo, che è ritenuta la più importante.
Naturale dunque che il mondo romanzo si sia frazionato nella molteplicità di varietà che chiamiamo lingue romanze.
modifica Distinzioni tra le lingue romanze
Di seguito sono riportati alcuni dei criteri usati per distinguere le lingue romanze.
Forma del plurale: alcune lingue romanze formano il plurale aggiungendo /s/ (dall'accusativo plurale latino, ILLOS LUPOS, ILLAS CAPRAS) mentre altre (Italiano e Romeno) cambiano la vocale finale (dal nominativo plurale latino, ILLI LUPI, ILLAE CAPRAE). Esiste un'ipotesi sostenente che questa sia dovuta in ultima analisi a un cambiamento di /+s/ in */+j/ e poi /+i/ piuttosto che una derivazione dal nominativo plurale latino. Questa ipotesi prende ad esempio l'esito in italiano del latino (sia nominativo che accusativo) NOS -> noi.
Plurale vocalico: italiano, corso, siciliano, veneto, galloitalico[2], dalmatico, rumeno.
Plurale sigmatico: portoghese, spagnolo, catalano, francese, sardo, friulano[3], ladino, romancio[4].
Indebolimento o caduta della vocale finale non accentata: avviene in alcune lingue e non in altre. Per esempio: la LUPU(M), LUNA diventano it lupo, luna o es lobo, luna ma fr loup ([lu], lune ([lyn] < francese antico ['lynə]).
Vocali finali intatte: portoghese, spagnolo, sardo, corso, italiano, siciliano;
vocali finali cadute, conservate solo nel femminile: catalano, occitano, idiomi gallo-italici, veneto, friulano, rumeno, francese antico;
vocali finali cadute: francese moderno.
Comparativo: sparito il comparativo sintetico latino, le varie lingue romanze usano espressioni perifrastiche con continuazioni di PLUS o di MAGIS.
PLUS: francese, italiano, sardo, corso, friulano, galloitalico, veneto;
MAGIS: portoghese, spagnolo, catalano, leonese, occitano, rumeno.
Numerali: in alcune lingue la parola per 16 è "sei-dieci" come 11-15; in altre è "dieci-sei", come 17-19.
"Sei-dieci": catalano, occitano, francese, sardo, corso, italiano, leonese, friulano, idiomi galloitalici, rumeno;
"dieci-sei: portoghese, spagnolo, dialetto marchigiano centrale (digissei).
Ausiliari: le parole latine HABERE e TENERE sono usate in modo differente per "tenere", "avere", "aver fatto" e "c'è". In francese si dice je tiens, j'ai, j'ai fait, il y a: queste sono rispettivamente derivate TENERE, HABERE, HABERE, HABERE, Quindi "THHH".
TTTT: portoghese brasiliano.
TTTH: portoghese europeo (lusitano e gallego) e leonese;
TTHH: spagnolo, catalano e sardo (logudorese);
THHH: occitano e francese;
THHE: italiano, rumeno, friulano, idiomi galloitalici, e sardo (campidanese) (E per "essere" in italiano, "este" in rumeno, si usa quindi il verbo "essere").
Passato composto: alcune lingue usano solo "avere" per formare i tempi composti del passato di tutti i verbi; altre usano "essere" per alcuni verbi, generalmente per quelli che esprimono un'idea di movimento o di divenire.
solo "avere": portoghese, spagnolo, catalano, rumeno, siciliano;
"avere" e "essere": occitano, francese, idiomi galloitalici, sardo, friulano, italiano.
Particella affermativa:
dal latino "sic est": italiano, friulano e corso (sì); spagnolo e catalano (sí); portoghese (sim); galiziano (si); siciliano (sè); retoromanzo (schi nel romancio); istrioto (seî o sèi);
"oui"<"oil", dal latino "illud est": francese;
"o","oy"<"oc", dal latino "hoc est": occitano;
"é", dal latino "est": piemontese;
"eja", dal latino "etiam": sardo;
"iè, isié": corso (sinonimo di sì).
modifica Problemi di classificazione
La classificazione delle lingue è, in generale, problematica.
In particolare le lingue romanze (così come altre famiglie diffusesi su aree non molto frazionate) formano un vasto continuum dialettale attraversato da numerosi e divergenti fenomeni lessicali, strutturali e fonetici.
Questa continuità linguistica tra le varie parlate implica necessariamente, oltre alla succitata difficoltà nell'identificare una precisa realtà linguistica locale distinta dalle circostanti, che sia sempre difficile (se non in certi casi impossibile) dare una precisa classificazione di tutte le parlate romanze.
Infatti, anche raggruppando queste parlate per analogie basandoci su criteri unicamente glottologici, non si possono tracciare confini netti e dunque trovare un criterio linguistico che possa distinguere senza sfumature o transizioni delle sotto famiglie della famiglia romanza.
Per queste ragioni già H. Schuchardt (Über die Klassification der romanischen Mundarten, 1900) mostrò l’impossibilità di dare una classificazione del tutto scientifica dei dialetti romanzi.
Nelle zone di transizione tra una famiglia all’altra si ricorre dunque a criteri di tipo culturale o sociolinguistico (come i concetti di “orbita culturale” o “lingua tetto”), che però possono variare a seconda degli autori.
Dunque possono coesistere classificazioni divergenti delle lingue di uno stesso continuum dialettale senza che queste sia fra loro in contraddizione, poiché basate su diversi criteri.
Ad esempio, alcuni tendono a voler considerare occitano e catalano come varianti prossime di una stessa lingua, osservando che il guascone, considerato afferente all'occitano, sembra essere più discosto da quest'ultimo di quanto non lo sia il catalano; mentre altri classificano l'occitano come galloromanzo e il catalano come iberoromanzo. Le lingue italiane settentrionali presso molti linguisti sono incluse nel gruppo italoromanzo mentre altre classificazioni (ad esempio quelle di Ethnologue o dell'UNESCO) le includono nel galloromanzo in virtù dei fenomeni di transizione con le parlate occitane. In questo quadro, nessun linguista, oggi, si avventura - su basi scientifiche - nell'affermare che il gallurese (alquanto affine alla variante meridionale principale della lingua còrsa) sia afferente alle lingue sarde, dalla quali (variante logudorese) pure ha subito qualche contaminazione.
Esempi notevoli di dialetti (o lingue) di transizione sono il sassarese, l'istrioto, il nizzardo.
modifica Criteri di classificazione
Poiché due varietà linguistiche geograficamente vicine hanno in comune una gran parte del lessico, che è il settore di ogni lingua più soggetto alla variazione, per la classificazione delle lingue è opportuno fondarsi su altri criteri. Si tiene in particolare conto della tipologia linguistica: le lingue romanze sono, entro un certo grado, tipologicamente diverse tra loro; vale a dire, bisogna tener conto di una loro diversa base tipologica. A tal fine vengono messi a confronto fenomeni (fonetici, morfologici, sintattici, lessicali) di conservazione con i rispettivi fenomeni di innovazione. Questi fenomeni si presentano perlopiù indipendentemente gli uni dagli altri, dunque le loro distribuzioni spesso non coincidono. Di conseguenza, nel redigere una classificazione, gli autori devono stabilire una gerarchia tra i fenomeni linguistici. La maggior parte degli autori (ad esempio C. Tagliavini, W. von Wartburg, A. Vàrvaro, M. Dardano) danno maggiore importanza ai livelli morfologico e sintattico, che rappresentano le strutture fondamentali di una lingua in quanto strutture interne, nelle quali dunque i fenomeni di conservazione e innovazione assumono maggior rilievo.
Altri autori invece (ad esempio P. Bec) prediligono la fonetica; intesa, in quanto settore più conservativo di una lingua, come strumento di indagine sul sostrato e sullo stato più antico dello sviluppo della lingua.
modifica Sostrato
Il latino, estendendosi nel vasto territorio della Romania, venne a contatto con lingue diverse. Questo stato linguistico preesistente è detto sostrato (dal latino SUBSTRATUM), concetto introdotto dal dialettologo Graziadio Isaia Ascoli che studiò approfonditamente questo fattore.
La lingua dei romani si impose sulle lingue dei popoli vinti, sostituendosi ad esse. Tuttavia risentì variamente del loro influsso, soprattutto nella fonetica. La nozione di sostrato ci aiuta a spiegare quei fenomeni (soprattutto fonetici ma anche, in misura minore, morfosintattici e lessicali), che non possono ricondursi ai caratteri strutturali del latino.
È stata attribuita al sostrato etrusco la cosiddetta gorgia toscana. Il sostrato celtico invece sarebbe responsabile del passaggio /u/</y/ e dell'evoluzione -CT- > -it- avvenuti in vari dialetti settentrionali.
Strettamente connesso al concetto di sostrato è il concetto di superstrato. Il superstrato è rappresentato da una lingua che non s'impone sulla lingua parlata in una determinata area linguistica, ma la influenza variamente soprattutto nella fonetica e nel lessico. Abbiamo per esempio un superstrato germanico in Francia e arabo in Spagna.
Il valore esplicativo della teoria del sostrato è stato contestato negli ultimi decenni sia dalla linguistica strutturale (che, come cause del mutamento linguistico ha posto in primo piano fattori interni e sistematici) sia dalla sociolinguistica, che ha approfondito il concetto di interferenza linguistica.
modifica Schemi di classificazione
Vi sono vari schemi di classificazione. Il più usato viene ad essere quello del Tagliavini[5].
modifica Schema del Tagliavini
† = lingue estinte
È il più usato. Predilige, come detto, criteri morfologici e sintattici per la definizione dei gruppi, associati a criteri sociolinguistici.
gruppo ibero-romanzo
iberico occidentale
gruppo lusitano
dialetti settentrionali (gruppo galiziano)
galiziano (o galego)
eonaviego (variante galiziana con tratti asturiani)
dialetti centrali
fala de Xalima (variante portoghese parlata in Spagna con tratti arcaici)
dialetti meridionali
portoghese letterario, basato sulla parlata di Lisbona e grandemente influenzato dal galiziano
gruppo spagnolo
aragonese
gruppo castigliano
castigliano
spagnolo letterario, basato sulla parlata di Toledo
andaluso (variante spagnola parlata in Andalusia)
estremegno (variante spagnola parlata nell'Estremadura spagnola con tratti leonesi)
giudesmo (detto anche giudeo-spagnolo o ladino)
caló
gruppo asturiano-leonese
asturiano
leonese
mirandese (variante leonese molto conservativa e con tratti portoghesi)
iberico orientale (dati i molti fenomeni di transizione con il galloromanzo meridionale è da molti studiosi ritenuto facente parte di quel gruppo)
gruppo catalano
catalano occidentale
catalano nordoccidentale
ribagorsano (variante con tratti aragonesi)
valenzano (insieme al catalano di Barcellona e al balearico è la base della norma letteraria della norma letteraria catalana unificata)
catalano orientale
catalano centrale
catalano di Barcellona
catalano settentrionale o rossiglionese (parlato nel Rossiglione francese)
balearico
algherese (variante parlata ad Alghero in Sardegna)
gruppo gallo-romanzo
galloromanzo settentrionale (oil)
gruppo francese
franciano (dialetto dell'Île de France)
francese (basato sulla parlata di Parigi)
piccardo
vallone
normanno (normando)
parlata di Jersey
parlata di Guernsey
anglonormanno †
gallò (variante francese parlata in Alta Bretagna)
francoconteese
parlata della Champagne
pittavino-santongese
borgognone
lorenese
zarfatico o (ebreo-francese) †
gruppo arpitano
galloromanzo meridionale (oc) (per molti autori comprendente il gruppo catalano)
guascone (spesso considerato parte del gruppo occitano)
aranese (variante guascona parlata nella Valle di Aran, in Catalogna, considerata ufficialmente occitana)
occitano
linguadociano
provenzale
sciuadita (ebreo-provenzale)
limosino
alverniate
vivaro-alpino
gruppo italo-romanzo
retoromanzo
romancio
ladino
friulano
gruppo italiano
gruppo cisalpino
gruppo galloitalico
piemontese
lombardo
insubre
orobico
emiliano-romagnolo
emiliano
romagnolo
ligure
monegasco
bonifacino
gruppo veneto
veneto
trentino
giuliano
bisiaco
veneto dalmato
istro-veneto
cattarino
veneto ionico
istrioto (secondo alcuni autori parte del gruppo cisalpino)
gruppo toscano
toscano
italiano letterario (toscano letterario)
corso settentrionale
romanesco contemporaneo
italchiano (ebreo-italiano)
gruppo corso meridionale (secondo alcuni autori legato al corso settentrionale e quindi parte del gruppo toscano)
corso meridionale
gallurese
sassarese (di transizione con il gruppo sardo)
gruppo centro meridionale
gruppo mediano
umbro
marchigiano
dialetti laziali
ciociaro
viterbese
romanesco classico
dialetto sabino (cicolano, L'Aquila, Rieti)
gruppo italiano meridionale o àusone[6]
abruzzese
molisano
campano
napoletano
pugliese
foggiano
barese
lucano
calabro (area Lausberg, estremamente conservativa)
gruppo siciliano
salentino
brindisino
manduriano
lizzanese
Altre varianti comunali
leccese
Altre varianti comunali
gallipolino
salentino meridionale
siciliano
calabrese
gruppo sardo
sardo campidanese
sardo logudorese
sardo (letterario), (basato sul logudorese)
sassarese (considerato di transizione con il gruppo italiano)
dalmata † (con fenomeni di transizione con il balcano-romanzo)
gruppo balcano-romanzo
rumeno (chiamato anche "dacorumeno" o "moldavo" in Moldavia)
arumeno (o macedorumeno)
istrorumeno
meglenorumeno
morlacco
modifica Schema del Bec
Basato su comunanze fonetiche ed indagini sostratiche, interessante per la filologia romanza.
gruppo sardo
sardo campidanese
sardo logudorese
sardo (letterario), (basato sul logudorese)
sassarese (considerato di transizione con il gruppo italiano)
gruppo iberico
gruppo lusitano
dialetti settentrionali (gruppo galiziano)
galiziano
eonaviegano (variante galiziana con tratti asturiani)
dialetti centrali
fala de Xalima (variante portoghese parlata in Spagna con tratti arcaici)
dialetti meridionali
portoghese letterario, basato sulla parlata di Lisbona
gruppo spagnolo
aragonese
gruppo castigliano
castigliano
spagnolo letterario, basato sulla parlata di Madrid
andaluso (variante spagnola parlata in Andalusia)
estremegno (variante spagnola parlata nell'Estremadura spagnola con tratti leonesi)
giudesmo (detto anche giudeo-spagnolo o ladino)
caló
gruppo asturiano-leonese
asturiano
leonese
mirandese (variante leonese molto conservativa e con tratti portoghesi)
gruppo settentrionale
gruppo oitanico
gruppo arpitano
arpitano o francoprovenzale
gruppo francese
franciano (dialetto dell'Île de France)
francese (basato sulla parlata di Parigi)
piccardo
vallone
normanno (normando)
parlata di Jersey
parlata di Guernsey
anglonormanno †
gallò (variante francese parlata in Alta Bretagna)
francoconteese
parlata della Champagne
pittavino-santongese
borgognone
lorenese
zarfatico (ebreo-francese) †
gruppo retoromanzo (molti linguisti reputano più coerente ascriverlo ad un gruppo "retocisalpino" assieme alle lingue cisalpine)
romancio
ladino
friulano
gruppo centrale
gruppo occitano-catalano
gruppo catalano
catalano occidentale
catalano nordoccidentale
ribagorsano (variante con tratti aragonesi)
valenzano
catalano orientale
catalano centrale
catalano di Barcellona
catalano settentrionale o rossiglionese (parlato nel Rossiglione francese)
balearico
algherese (variante parlata ad Alghero in Sardegna)
gruppo occitano
guascone
aranese (variante guascona parlata nella Valle di Aran, in Catalogna, considerata ufficialmente occitana)
linguadociano
provenzale
sciuadita (ebreo-provenzale)
limosino
alverniate
vivaro-alpino
gruppo cisalpino (per molti autori compreso con il gruppo retoromanzo nel "retocisalpino")
gruppo galloitalico
piemontese
lombardo
lombardo occidentale
lombardo orientale
emiliano
romagnolo
ligure
monegasco
bonifacino
gruppo veneto
veneto
trentino
giuliano
veneto dalmato
veneto ionico
gruppo italoromanzo
gruppo italiano
gruppo toscano
toscano
italiano (toscano letterario)
Romanesco contemporaneo
Lingua corsa
gallurese
sassarese (considerato di transizione con il gruppo sardo)
gruppo mediano
Dialetto ciociaro
Dialetto viterbese
Dialetto romanesco classico
Dialetti umbri
marchigiano
Dialetto sabino (cicolano, L'Aquila, Rieti)
italchiano (ebreo-italiano)
gruppo italiano meridionale o "aùsone"
abruzzese
molisano
campano
napoletano
pugliese (Salento escluso)
foggiano
barese
lucano
calabro (area Lausberg, estremamente conservativa)
Gruppo siciliano
salentino
siciliano
calabrese
gruppo dalmata (classificazione incerta)
dalmato†
istrioto
gruppo rumeno
rumeno (chiamato anche "dacorumeno" o "moldavo" in Moldavia)
arumeno (o macedorumeno o aromuno)
istrorumeno
meglenorumeno
morlacco
modifica Gruppi di classificazione incerta
gruppo africano
romanzo d'Africa †
romanzo meridionale (forse legato al gruppo ibero-romanzo)
mozarabico †
gruppo pannonico (classificazione incerta, non ne è attestata l'esistenza)
romanzo di Pannonia †
gruppo britannico (forse legato al gallò della Bretagna)
romanzo britannico †
modifica Storia delle lingue romanze
Le lingue vive sono organismi in continua evoluzione: quando una lingua smette di evolversi e resta fissata nel suo lessico e nella sua struttura, generalmente si ha che fare con una lingua morta, come è oggi il latino.
È difficile stabilire una regola generale e sempre valida attraverso la quale poter individuare il momento nel quale una lingua muore, si evolve o si trasforma in un nuovo idioma. In assenza di una documentazione sufficiente, come nel caso della nascita delle lingue romanze, occorre ricorrere, come vedremo, a date convenzionali, coincidenti con quelle dei documenti più antichi pervenutici nei quali appare per la prima volta la testimonianza scritta di una lingua abbastanza discosta, per lessico e struttura, da quelle precedentemente note.
Sul processo che ha portato alla nascita di queste lingue è pertanto possibile fare soprattutto ipotesi e la carenza di dati certi lascia aperto il dibattito e le interpretazioni, contribuendo al sorgere di differenti e a volte confliggenti scuole di pensiero sulle dinamiche che hanno dato origine le lingue romanze. Tali differenti punti di vista risentono a volte anche del tentativo di dare maggiore legittimazione a posizioni politiche contemporanee andandone a cercare basi e motivazioni nei processi che, parallelamente al sorgere delle lingue, hanno generato anche i popoli e gli stati nazionali poi divenuti attori del continente europeo.
Alcune linee guida sono comunque identificabili con sufficiente certezza ed attorno ad esse vi è largo consenso nella comunità scientifica.
modifica Dai volgari latini alle lingue romanze
Attraverso un processo durato secoli e avviatosi, a seconda delle regioni, in epoche diverse (soprattutto a partire dal IV secolo e poi proseguito, come vedremo, almeno sino al X secolo), dall'incontro tra il latino diffuso dall'autorità Romana a livello politico, culturale e etno-sociale (portato cioè dalla migrazione dei coloni di lingua latina o latinizzati) con le diverse lingue impiegate dalle popolazioni incluse nei confini dell'impero romano, soprattutto nella sua porzione occidentale, hanno preso a svilupparsi, in germe, quelle che poi diventeranno le lingue più propriamente definite come romanze.
Inizialmente vi fu una contaminazione del latino parlato dai funzionari, dai soldati e dai mercanti Romani che risiedevano in una certa provincia, da parte degli idiomi (quasi tutti celtici) parlati in quella regione dalle popolazioni autoctone. Il latino parlato da questi Romani, a propria volta, risentiva delle loro origini, sia dal punto di vista regionale (ossia dalla provincia di provenienza, con inevitabili differenze di accenti e lessico, derivate a propria volta dalla latinizzazione più o meno intensa di quelle province; la stessa lingua etrusca impiegò alcuni secoli a scomparire ed era ancora viva sebbene in grave declino agli inizi dell'Impero), sia dal punto di vista culturale (i soldati solitamente non parlavano una lingua altrettanto ricca e normalizzata quanto quella dei funzionari statali). Tali contaminazioni non furono mai decisive sino a che l'impero restò unito come entità politica, per l'enorme influenza culturale che esso recava con il proprio dominio: ne è prova sufficientemente valida la relativamente scarsa sopravvivenza di termini di sicura e schietta origine celtica nelle lingue romanze.
Alcuni, tuttavia, ipotizzando - più in base a ricerche di carattere speculativo che a dati certi - una notevole affinità tra latino e lingue celtiche (nell'ambito della comune eredità indoeuropea), avanzano l'ipotesi che lo sviluppo delle lingue poi dette convenzionalmente romanze, sia partito soprattutto dalle lingue indoeuropee parlate dalle popolazioni presenti nell'impero, sulle quali il latino (che ne condivideva comuni origini) avrebbe avuto un'influenza più limitata di quanto generalmente accettato. Tali ricerche tendono a valorizzare il più possibili determinati caratteri linguistici che costituirebbero i sostrati non prettamente latini (soprattutto celtici, ma anche affini seppur non coincidenti con il latino) delle lingue romanze, in opposizione ai superstrati intervenuti nella formazione delle nuove lingue successivamente alla caduta dell'Impero romano, ad opera dell'influsso delle lingue (soprattutto germaniche, anch'esse di ceppo indoeuropeo) parlate dai popoli invasori comunemente individuati come Barbari.
Va però osservato che tali ipotesi, per quanto talvolta affascinanti, mancano a tutt'oggi del sostegno di un corpus di testimonianze linguistiche e letterarie abbastanza vasto che consenta loro di uscire dall'ambito delle speculazioni.
Il meccanismo di genesi delle nuove lingue si mise in ogni caso in moto con una brusca accelerazione con il crollo dell'impero e la migrazione massiccia e molto concentrata nel tempo di popolazioni generalmente germanofone (Invasioni barbariche). A seguito delle invasioni in molte regioni dell'ex-impero venne persino sconvolto l'equilibrio etnico e linguistico esistente, mentre le popolazioni più schiettamente latine e latinizzate furono a volte quasi del tutto spazzate via dalla scena senza mai più essere sostituite, come avvenne in Britannia, totalmente evacuata all'inizio del V secolo da militari e funzionari per tentare di far fronte, con il loro contributo, alle minacce frattanto subite da Gallia e Italia.
modifica Date di nascita delle lingue romanze
La nascita delle diverse lingue romanze è variamente individuabile e documentata, ed avviene - nella maggior parte dei casi - nei secoli immediatamente successivi alla caduta dell'impero romano d'occidente, che causò la perdita dell'unità linguistica, oltre che politica, garantita dalle sue istituzioni.
La prima attestazione del termine romana (romana lingua, da cui il termine romanza nel senso di lingua derivata dal latino), risale al Concilio di Tours (813), durante il quale così ci si riferisce alla lingua comunemente parlata all'epoca in Gallia, in opposizione alla lingua germanica parlata dai Franchi invasori.
Il Serment de Strasbourg o Giuramento di Strasburgo (842) è indicato come il primo documento ufficiale in cui si impieghi un antenato del francese (e del tedesco, essendo stato redatto in due copie da Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, una latinizzante e l'altra germanizzante).
Tra i rari documenti pervenuti della lingua protofrancese, (fase iniziale del passaggio dal latino ad una forma precoce di francese) è rilevante il Glossario di Reichnau, redatto nel IX sec (880 d.C.) ed avente varie colonne riguardanti lemmi latini e loro definizioni, insieme ad altre concernenti le lingue dell'area francese.
Il primo documento ufficiale giunto sino ai nostri tempi che attesta l'uso del volgare in Italia è il celebre placito capuano, databile al 960 (anche se esistono attestazioni precedenti che, pur senza valore di ufficialità, testimoniano il distacco dal latino in corso almeno dall'VIII secolo, come ad esempio l'indovinello veronese).
Sono del X secolo le Glosse silensi e le Glosse emilianensi, più antiche testimonianze esplicite dell'esistenza dell'antico castigliano: si tratta di annotazioni aggiunte a testi latini da monaci Benedettini dei monasteri di San Millán de la Cogolla o di Suso. Tali note costituiscono vere e proprie traduzioni dello scritto originale. Tra esse, ad esempio, si può leggere "quod: por ke" oppure "ignorante: non sapiendo".
Risale invece a poco prima del 1175 il più antico documento del volgare portoghese pervenutoci: si tratta di una sorta di patto di non aggressione tra due fratelli, Gomes Pais e Ramiro Pais, recentemente scoperto dal ricercatore José António Souto. Prima di tale scoperta si reputavano più antichi alcuni testi con datazione oscillante tra il 1192 e il XIII secolo, come l'Auto de Partilhas e la Notícia de Torto.
La scarsità di reperti antichi rende difficile non solo stabilire la "data di nascita" del rumeno (una delle lingue romanze balcaniche), ma persino incerta la sua evoluzione, a dispetto delle teorie, tuttora largamente condivise, che lo vogliono discendente più o meno diretto della comunità latinofona dell'antica Dacia romana. Il più antico documento che fa certamente capo ad un antenato dell'attuale rumeno è una lettera scritta nel 1521 al giudice di Kronstadt, Hans Benkner.
Attualmente è controversa la datazione (e persino l'autenticità, almeno per quello che riguarda la sua ipotetica prima stesura) di quello che è comunemente ritenuto il più antico documento del volgare sardo, la Donazione del giudice Torchitorio all’arcivescovo di Cagliari dei villaggi di Sant’Agata di Sulcis e di Sant’Agata di Rutilas, risalente, pare, agli anni attorno al 1080.
modifica Dal De Vulgari Eloquentia ai giorni nostri
Il primo documento teorico dedicato alle lingue romanze, scritto in latino, è il "De Vulgari Eloquentia" (l'eloquenza del volgare) di Dante (XIII secolo), dove appare la differenziazione in lingua d' oïl (galloromanzo settentrionale), lingua d' oc (galloromanzo meridionale) e lingua del si (Italoromanzo) riferendosi alla forma rispettiva della parola assunta nelle diverse aree dalle varie lingue romanze.
Al di là di queste date, che in ogni caso attestano le date a partire dalle quali è certa l'affermazione di diversi volgari come lingue, va sottolineata l'espansione straordinaria che diverse di esse hanno avuto nel mondo a seguito delle vicende coloniali.
La lingua romanza più parlata nel mondo è oggi lo spagnolo (o meglio il castigliano nelle sue varianti originate in ambito latinoamericano rispetto alla varietà sviluppatasi nella Penisola iberica) seguito da francese e portoghese (anch'essi con le loro varianti sorte in ambito coloniale) e quindi da italiano e rumeno.
Il latino ha notevolmente influenzato anche l'Inglese, il cui lessico è in grande parte (circa il 60%) è di matrice romanza o latina e, assieme alle lingue romanze, ha contribuito anche alla nascita di molte lingue artificiali, sia universali (quali l'interlingua, il latino moderno e il latino sine flexione), sia usate per finzione come il brithenig o il wenedyk.
modifica Note
^ Mirandese riconosciuto ufficialmente nel Portogallo dal 29 gennaio 1999. 2003-12-08. URL consultato il 2009-02-22.
^ In molti idiomi Lombardi si ha la formazione del plurale dei sostantivi in -t cambiando la -t in -c': cosa che oggi sembra rappresentare la trascrizione del fonema "ts" in "c". p.e. punt, punc'. Esistono anche alri casi particolari (l-j, n-t, nn-gn, a-a, etc.) non tutti di tipo vocalico
^ In friulano la maggior parte dei nomi forma il plurale aggiungendo /+s/, ma alcuni nomi maschili lo formano aggiungendo /+j/
^ In romancio i nomi formano il plurale aggiungendo /+s/, ma se il plurale indica una quantità indeterminata lo formano aggiungendo /+a/
^ A. Varvaro, Lingustica Romanza; M. Dardano, Nuovo Manualetto di Linguistica Italiana
^ Accentazione corretta dell'etnonimo ausone. Dizionario di Ortografia e di Pronunzia di Bruno Migliorini.
modifica Bibliografia
Holtus, Günter/Metzeltin, Michael/Schmitt, Christian: Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL). Niemeyer, Tübingen 1988-2005 (12 tomi).
Lindenbauer, Petrea/Metzeltin, Michael/Thir, Margit: Die romanischen Sprachen. Eine einführende Übersicht. G. Egert, Wilhelmsfeld 1995.
Metzeltin, Michael: Las lenguas románicas estándar. Historia de su formación y de su uso. Academia de la Llingua Asturiana, Uviéu 2004.
modifica Voci correlate
Latino volgare
Protoromanzo
Linguistica romanza
Lingue romanze balcaniche
Dittongazione romanza
Giuramenti di Strasburgo
Glosse emilianensi
Glosse di Reichenau
Sequenza di Sant'Eulalia
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Corso · Gallurese · Sassarese · Italiano (Dialetti italiani) · Napoletano (Italiano meridionale) · Siciliano
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Arumeno · Rumeno · Dalmatico† · Istriota† · Meglenorumeno
Romanzo meridionale
Mozarabico† · Romanzo d'Africa†
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ORIGINI DELLE LINGUE ROMANZE [FT0150] - Ca' Foscari
Official course title ORIGINI DELLE LINGUE ROMANZE. Academic Year: 2009/2010. Course code: ... ORIGINI DELLE LINGUE ROMANZE (I) [F70192] Contents. Educational Goals ...
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Titolo Modulo: Origini delle lingue romanze (II) Academic Year: 2007 ... LETTERE - Scienze del testo letterario - area moderna e contemporanea ...
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http://www.brna.hr/Smokvica/Smokvica%203.htm





