1665
1676
1678
1690
1801
1814
1815
1859
1900
1926
Acustica
Albert A. Michelson
Albert Einstein
Ampiezza
Annichilazione
Antiparticella
Apis
Arancione
Arcobaleno
Aria
Assorbimento (ottica)
Augustin-Jean Fresnel
Bioluminescenza
Birifrangenza
Blu
Bremsstrahlung
Calcite
California
Campo elettromagnetico
Candela (unità di misura)
Cellula cono
Cervello
Chemioluminescenza
Christiaan Huygens
Ciano
Colore
Corpo nero
Cristallo
Diffrazione
Diffusione ottica
Dualismo onda-particella
Effetto Čerenkov
Effetto fotoelettrico
Elettromagnetismo
Elettrone
Equazioni di Maxwell
Etere (fisica)
Euclide
Extremely high frequency
Extremely low frequency
Fisica delle particelle
Fluorescenza
Fosforescenza
Fotone
Francesco Maria Grimaldi
Frequenza
Fuoco (fisica)
Galileo Galilei
Giallo
Giove (astronomia)
Gustav Robert Kirchhoff
Hertz
High frequency
Indice di rifrazione
Infrarosso
Interferenza (fisica)
Isaac Newton
James Clerk Maxwell
Joseph von Fraunhofer
LED
Lampada a scarica
Lampada ad incandescenza
Laser
Linee di Fraunhofer
Lingua inglese
Lingua ittita
Lingua latina
Lingua lituana
Lingua protoindoeuropea
Lingua tedesca
Lista delle particelle
Low frequency
Luce
Luce di sincrotrone
Luce visibile
Lumen
Luminosità (teoria dei colori)
Luna
Lunghezza d'onda
Lux
Mare
Maser
Materia (fisica)
Max Planck
Meccanica (fisica)
Meccanica quantistica
Medium frequency
Mercurio (chimica)
Microonde
Nanometri
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Il termine luce (dal latino lux) si riferisce alla porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall'occhio umano, ed è approssimativamente compresa tra 400 e 700 nanometri di lunghezza d'onda, ovvero tra 750 e 430 THz di frequenza. Questo intervallo coincide con il centro della regione spettrale della luce emessa dal sole che riesce ad arrivare al suolo attraverso l'atmosfera. I limiti dello spettro visibile all'occhio umano non sono uguali per tutte le persone, ma variano soggettivamente e possono raggiungere i 730 nanometri, avvicinandosi agli infrarossi, e i 380 nanometri avvicinandosi agli ultravioletti. La presenza contemporanea di tutte le lunghezze d'onda visibili, in quantità proporzionali a quelle della luce solare, forma la luce bianca.
La luce, come tutte le onde elettromagnetiche, interagisce con la materia. I fenomeni che più comunemente influenzano o impediscono la trasmissione della luce attraverso la materia sono: l'assorbimento, la diffusione (scattering), la riflessione speculare o diffusa, la rifrazione e la diffrazione. La riflessione diffusa da parte delle superfici, da sola o combinata con l'assorbimento, è il principale meccanismo attraverso il quale gli oggetti si rivelano ai nostri occhi, mentre la diffusione da parte dell'atmosfera è responsabile della luminosità del cielo.
Sebbene nell'elettromagnetismo classico la luce sia descritta come un'onda, l'avvento della meccanica quantistica agli inizi del XX secolo ha permesso di capire che questa possiede anche proprietà tipiche delle particelle e di spiegare fenomeni come l'effetto fotoelettrico. Nella fisica moderna la luce (e tutta la radiazione elettromagnetica) viene composta da unità fondamentali, o quanti, di campo elettromagnetico chiamati fotoni.
Fasci di luce solare che filtrano tra le nubi
Indice
1 Etimologia
1.1 Teoria corpuscolare
1.2 Teoria ondulatoria
1.3 Teoria elettromagnetica
1.4 Teoria quantistica
2 La velocità della luce
3 Ottica
4 Colori e lunghezze d'onda
4.1 Lunghezze d'onda della luce visibile
5 Grandezze misurabili
6 Sorgenti di luce
7 Note
8 Altri progetti
modifica Etimologia
Il termine "luce" ha origine dal latino lux (gen. lucis), dalla radice indoeuropea leuk- con il significato di luce, brillantezza; la stessa del greco leukòs, bianco, e che si ritrova in "luna". È una voce vastamente attestata, che va confrontata con il tedesco licht, l'inglese light, il lituano laukas (ossia pallido) e addirittura l'ittita lukezi[1].
modifica Teoria corpuscolare
Formulata da Isaac Newton nel XVII secolo. La luce veniva vista come composta da piccole particelle di materia (corpuscoli) emesse in tutte le direzioni. Oltre che essere matematicamente molto più semplice della teoria ondulatoria, questa teoria spiegava molto facilmente alcune caratteristiche della propagazione della luce che erano ben note all'epoca di Newton.
Innanzitutto la meccanica galileiana prevede, correttamente, che le particelle (inclusi i corpuscoli di luce) si propaghino in linea retta ed il fatto che questi fossero previsti essere molto leggeri era coerente con una velocità della luce alta ma non infinita. Anche il fenomeno della riflessione poteva essere spiegato in maniera semplice tramite l'urto elastico della particella di luce sulla superficie riflettente.
La spiegazione della rifrazione era leggermente più complicata ma tutt'altro che impossibile: bastava infatti pensare che le particelle incidenti sul materiale rifrangente subissero, ad opera di questo, delle forze perpendicolari alla superficie che ne aumentassero la velocità, cambiandone la traiettoria e avvicinandola alla direzione normale alla superficie.
I colori dell'arcobaleno venivano spiegati tramite l'introduzione di un gran numero di corpuscoli di luce diversi (uno per ogni colore) ed il bianco era pensato come formato da tante di queste particelle. La separazione dei colori ad opera, ad esempio, di un prisma poneva qualche problema teorico in più perché le particelle di luce dovrebbero avere proprietà identiche nel vuoto ma diverse all'interno della materia.
modifica Teoria ondulatoria
Formulata da Christiaan Huygens nel 1678 ma pubblicata solo nel 1690 nel Traité de la Lumière, la luce veniva vista come un'onda che si propaga (in maniera del tutto simile alle onde del mare o a quelle acustiche) in un mezzo, chiamato etere, che si supponeva pervadere tutto l'universo ed essere formato da microscopiche particelle elastiche. La teoria ondulatoria della luce permetteva di spiegare (anche se in maniera matematicamente complessa) un gran numero di fenomeni: oltre alla riflessione ed alla rifrazione, Huygens riuscì infatti a spiegare anche il fenomeno della birifrangenza nei cristalli di calcite.
Nel 1801 Thomas Young dimostrò come i fenomeni della diffrazione (osservata per la prima volta Francesco Maria Grimaldi nel 1665) e dell'interferenza fossero interamente spiegabili dalla teoria ondulatoria e non lo fossero dalla teoria corpuscolare. Agli stessi risultati arrivò Augustin-Jean Fresnel nel 1815. Nel 1814 Joseph von Fraunhofer fu il primo ad investigare seriamente sulle righe di assorbimento nello spettro del Sole, che vennero esaurientemente spiegate da Kirchhoff e da Bunsen nel 1859, con l'invenzione dello spettroscopio. Le righe sono ancora oggi chiamate linee di Fraunhofer in suo onore.
Il fatto che le onde sono capaci di aggirare gli ostacoli mentre la luce si propaga in linea retta (questa proprietà era già stata notata da Euclide nel suo Optica) poteva essere facilmente spiegato assumendo che la luce abbia una lunghezza d'onda microscopica.
Al contrario della teoria corpuscolare, quella ondulatoria prevede che la luce si propaghi più lentamente all'interno di un mezzo che nel vuoto; restano ambiguitàspecificare quali.
Per approfondire, vedi la voce Dualismo onda-particella.
modifica Teoria elettromagnetica
Per la grandissima maggioranza delle applicazioni questa teoria è ancora utilizzata al giorno d'oggi. Proposta da James Clerk Maxwell alla fine del XIX secolo, sostiene che le onde luminose sono elettromagnetiche e non necessitano di un mezzo per la trasmissione. La luce visibile è solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico. Con la formulazione delle equazioni di Maxwell vennero completamente unificati i fenomeni elettrici, magnetici ed ottici.
modifica Teoria quantistica
Per risolvere alcuni problemi sulla trattazione del corpo nero nel 1900 Max Planck ideò un artificio matematico: pensò che l'energia associata ad un'onda elettromagnetica non fosse proporzionale al quadrato della sua ampiezza (come nel caso delle onde elastiche in meccanica classica), bensì direttamente proporzionale alla frequenza, e che la sua costante di proporzionalità fosse discreta e non continua.
L'interpretazione successiva che Einstein diede dell'effetto fotoelettrico, incanalò il pensiero dei suoi contemporanei verso una nuova strada. Si cominciò a pensare che quanto fatto da Planck non fosse un mero artificio matematico, ma piuttosto l'interpretazione di una nuova struttura fisica; cioè che la natura della luce potesse avere un qualche rapporto con una forma discreta di alcune sue proprietà. Si cominciò a parlare di pacchetti discreti d'energia.
modifica La velocità della luce
Per approfondire, vedi la voce Velocità della luce.
La luce si propaga a una velocità finita. Anche gli osservatori in movimento misurano sempre lo stesso valore di c, la velocità della luce nel vuoto, dove c = 299 792 458 m/s. Nell'uso comune, questo valore viene arrotondato a 300 000 km/s.
La velocità della luce è stata misurata molte volte da numerosi fisici. Il primo tentativo di misura venne compiuto da Galileo Galilei con l'ausilio di lampade oscurabili ma la rudimentalità dei mezzi disponibili non permise di ottenere alcun valore. La migliore tra le prime misurazioni venne eseguita da Olaus Roemer (un fisico danese), nel 1676. Egli sviluppò un metodo di misurazione, osservando Giove e una delle sue lune con un telescopio. Grazie al fatto che la luna veniva eclissata da Giove a intervalli regolari, calcolò il periodo di rivoluzione della luna in 42,5 ore, quando la Terra era vicina a Giove. Il fatto che il periodo di rivoluzione si allungasse quando la distanza tra Giove e Terra aumentava, poteva essere spiegato assumendo che la luce impiegava più tempo a coprire la distanza Giove-Terra, ipotizzando quindi, una velocità finita per essa. La velocità della luce venne calcolata analizzando la distanza tra i due pianeti in tempi differenti. Roemer calcolò una velocità di 227 326 km/s.
Albert A. Michelson migliorò il lavoro di Roemer nel 1926. Usando uno specchio rotante, misurò il tempo impiegato dalla luce per percorrere il viaggio di andata e ritorno dal monte Wilson al monte Sant Antonio in California. La misura precisa portò a una velocità di 299 796 km/s.
Questo esperimento in realtà misurò la velocità della luce nell'aria. Infatti, quando la luce passa attraverso una sostanza trasparente, come l'aria, l'acqua o il vetro, la sua velocità c si riduce a v=c/n (dove n è il valore dell'indice di rifrazione del mezzo) ed è sottoposta a rifrazione. In altre parole, n = 1 nel vuoto e n > 1 nella materia. L'indice di rifrazione dell'aria di fatto è molto vicino a 1, e in effetti la misura di Michelson è un'ottima approssimazione di c.
modifica Ottica
Lo studio della luce e dell'interazione tra luce e materia è detto ottica. L'osservazione e lo studio dei fenomeni ottici, come ad esempio l'arcobaleno offre molti indizi sulla natura della luce.
modifica Colori e lunghezze d'onda
Le differenti lunghezze d'onda vengono interpretate dal cervello come colori, che vanno dal rosso delle lunghezze d'onda maggiori (frequenze più basse) al violetto delle lunghezze d'onda minori (frequenza più alte). Non a tutti i colori possiamo associare una lunghezza d'onda precisa. Non c'è, cioè, una relazione biunivoca tra i colori che noi percepiamo e le lunghezze d'onda. Quasi tutti i colori che ci vengono dall'ambiente, cioè, non sono puri, ma sono in realtà una sovrapposizione di luci più lunghezze d'onda. Se ad ogni lunghezza d'onda è associabile un colore, non è vero il contrario. Quei colori a cui non sono associate lunghezze d'onda, sono invece generati dal meccanismo di funzionamento del nostro apparato visivo (cervello+occhio). In particolare i coni, cellule della retina responsabili della visione del colore, si differenziano in tre tipi perché sensibili a tre diverse regioni spettrali della luce. Quando al nostro occhio arriva luce composta da più onde monocromatiche, appartenenti a regioni diverse dello spettro, il nostro cervello interpreta i segnali provenienti dai tre tipi di sensori come un nuovo colore, "somma" di quelli originari. Il che è molto simile al procedimento inverso di quello che si fa con la riproduzione artificiale dei colori, per esempio con il metodo RGB.
Le frequenze immediatamente al di fuori dello spettro percettibile dall'occhio umano vengono chiamate ultravioletto (UV), per le alte frequenze, e infrarosso (IR) per le basse. Anche se noi non possiamo vedere l'infrarosso, esso viene percepito dai recettori della pelle come calore. Tutte le lunghezze d'onda dello spettro elettromagnetico a partire dalla LUCE VISIBILE, escludendo le parti minoritarie dei raggi x, delle onde radio e solo una porzione degli ultravioletti, sono fonte di calore. Telecamere in grado di captare i raggi infrarossi e convertirli in luce visibile vengono chiamati visori notturni. Alcuni animali, come le api, riescono a vedere gli ultravioletti; altri invece riescono a vedere gli infrarossi. Gli ultravioletti di tipo b sono "i responsabili" delle scottature se l'esposizione solare è avvenuta in modo inadeguato.
modifica Lunghezze d'onda della luce visibile
Per approfondire, vedi la voce Spettro visibile.
La luce visibile è una porzione dello spettro elettromagnetico compresa approssimativamente tra i 400 e i 700 nanometri (nm) (nell'aria). La luce è anche caratterizzata dalla sua frequenza. Frequenza e lunghezza d'onda obbediscono alla seguente relazione: l=v/f (dove l è la lunghezza d'onda, v è la velocità nel mezzo considerato - nel vuoto in genere si indica con c -, f è la frequenza della radiazione).
modifica Grandezze misurabili
Di seguito sono riportate quantità o unità di misura legate a fenomeni luminosi:
Tonalità (o temperatura)
luminosità
illuminamento (unità SI: lux)
flusso luminoso (unità SI: lumen)
intensità luminosa (unità SI: candela)
modifica Sorgenti di luce
Radiazione termica
Lampade ad incandescenza
Luce solare
fuoco
Qualsiasi corpo ad di sopra di una certa temperatura (cioè incandescente, ad es. metallo fuso)
Emissione spettrale atomica (la fonte di emissione può essere stimolata o spontanea)
Laser e Maser (emissione stimolata)
LED (light emitting diode)
lampade a scarica di gas (insegne al neon, lampade al mercurio, etc)
Fiamme dei gas
Accelerazione di una particella dotata di carica (solitamente un elettrone)
Radiazione ciclotronica
Bremsstrahlung
Effetto Čerenkov
luce di sincrotrone
chemioluminescenza
fluorescenza
fosforescenza
tubo catodico
bioluminescenza
sonoluminescenza
triboluminescenza
radioattività
annichilazione particella-antiparticella
modifica Note
^ Online Etymology Dictionary - Light. etymonline.com. URL consultato il 26-12-2009.
modifica Altri progetti
Commons
Wikizionario
Wikiquote
Wikimedia Commons contiene file multimediali sulla luce
Wikizionario contiene la voce di dizionario «luce»
Wikiquote contiene citazioni sulla luce
Spettro elettromagnetico
(Ordinato in base alla frequenza, ordine crescente)
Onde radio | Microonde | Radiazione Terahertz | Infrarosso | Luce visibile | Ultravioletto | Raggi X | Raggi gamma
Spettro delle onde radio
ELF
SLF
ULF
VLF
LF
MF
HF
VHF
UHF
SHF
EHF
3 Hz
30 Hz
300 Hz
3 kHz
30 kHz
300 kHz
3 MHz
30 MHz
300 MHz
3 GHz
30 GHz
30 Hz
300 Hz
3 kHz
30 kHz
300 kHz
3 MHz
30 MHz
300 MHz
3 GHz
30 GHz
300 GHz
Spettro visibile: Rosso | Arancione | Giallo | Verde | Ciano | Blu | Violetto
Portale Elettromagnetismo
Portale Meccanica quantistica
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