1929
1935
1936
Borsa di New York
Calvin Coolidge
Corte Suprema degli Stati Uniti
Disoccupazione
Elezioni presidenziali statunitensi del 1932
Franklin Delano Roosevelt
Gold standard
Grande depressione
Guerra
Herbert Hoover
John Maynard Keynes
Keynes
Liberismo
Martedì nero
New Deal
Pagina principale
Prima guerra mondiale
Seconda rivoluzione industriale
Social Security Act
Stati Uniti d'America
Tasso di interesse
Wall Street
Warren G. Harding
1935
1936
Borsa di New York
Calvin Coolidge
Corte Suprema degli Stati Uniti
Disoccupazione
Elezioni presidenziali statunitensi del 1932
Franklin Delano Roosevelt
Gold standard
Grande depressione
Guerra
Herbert Hoover
John Maynard Keynes
Keynes
Liberismo
Martedì nero
New Deal
Pagina principale
Prima guerra mondiale
Seconda rivoluzione industriale
Social Security Act
Stati Uniti d'America
Tasso di interesse
Wall Street
Warren G. Harding
Il presidente Franklin Delano Roosevelt firma uno dei provvedimenti economici del New Deal.
Con New Deal (nuovo corso) si intende il piano di riforme economiche e sociali promosse dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli Stati Uniti d'America a partire dal 1929: il Big Crash.
Indice
1 Premesse storiche
1.1 La politica economica degli anni '20
1.2 Il boom della Borsa e la crisi del '29
1.3 L'elezione di Roosevelt
2 Il New Deal
2.1 Le azioni principali
2.2 La riforma fiscale
2.3 L'opposizione della Corte Suprema
3 Critica
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Altri progetti
modifica Premesse storiche
modifica La politica economica degli anni '20
Dopo la prima guerra mondiale gli Stati Uniti d'America erano diventati la prima potenza economica mondiale ed avevano raggiunto livelli di ricchezza molto più alti di quelli dell'Europa. Fra il 1922 e il 1928 la produzione industriale era cresciuta del 64% rispetto al magro 12% del decennio precedente. La diffusione della seconda rivoluzione industriale implicò produzione di massa in tutti i settori mentre la nascita di nuove forme di distribuzione, di nuove tecniche pubblicitarie e della possibilità di acquistare i prodotti a rate, favorì il consumo di massa.
Di fronte a questa imponente crescita economica i presidenti repubblicani Warren G. Harding, Calvin Coolidge e Herbert Hoover agirono sulla base di un dogma classicamente liberista: lo stato doveva fare un passo indietro di fronte agli interessi privati. Pertanto essi, per favorire gli investimenti:
rinunciarono a qualsiasi forma di controllo sulle grandi concentrazioni finanziarie emergenti;
diminuirono la spesa pubblica;
ridussero al minimo le imposte sui redditi;
mantennero basso il tasso di interesse, in modo da favorire l'accesso al credito da parte delle imprese.
modifica Il boom della Borsa e la crisi del '29
Nel corso degli anni '20 l'investimento in borsa era diventato un fenomeno di massa: sempre più gente investiva i propri risparmi acquistando azioni per poi rivenderle poco dopo incassando la differenza. Nel 1925 nella Borsa di New York si trattavano 500.000 azioni salite a 1.100.000 nei primi mesi del 1929. Inoltre, fra il 1927 e il 1929, il valore delle azioni raddoppiò.
Mentre una parte della popolazione investiva fiduciosa in borsa, milioni di americani vivevano in condizioni di sofferenza: i salari degli operai crescevano ad un ritmo molto più blando della produzione e gli agricoltori dell'est assistevano impotenti ad una drastica discesa dei prezzi dei prodotti agricoli, causata dalla forte sovrapproduzione.
L'euforia speculativa di Wall Street crollò improvvisamente il 24 ottobre 1929 (il "martedì nero") quando vennero cedute milioni di azioni con un ribasso delle quotazioni che sembrava inarrestabile.
Il governo Hoover, insediatosi da appena pochi mesi, non seppe affrontare con misure adeguate la crisi: la disoccupazione arrivò a toccare punte del 20%, le industrie chiusero e licenziarono mentre migliaia di banche, non rimborsate dei prestiti concessi, chiusero, scatenando il panico fra i risparmiatori.
modifica L'elezione di Roosevelt
Alle elezioni presidenziali statunitensi del 1932 il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt promise una serie di misure urgenti al fine di rilanciare l'economia statunitense, colpita da tre anni di dura depressione. Eletto presidente, Roosevelt affermò:
« Sono convinto se c'è qualcosa da temere è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza. Dobbiamo sforzarci di trasformare una ritirata in una avanzata. [..] Chiederò al Congresso l'unico strumento per affrontare la crisi. Il potere di agire ad ampio raggio, per dichiarare guerra all'emergenza. Un potere grande come quello che mi verrebbe dato se venissimo invasi da un esercito straniero. »
(Discorso inaugurale del 4 marzo 1933)
modifica Il New Deal
Murales evocativo della ripresa economica statunitense sotto il New Deal.
modifica Le azioni principali
Nei primi cento giorni della Presidenza Roosevelt vennero emanati importanti provvedimenti:
l'Emergency Banking Act che ha istituito una vacanza bancaria di alcuni giorni al fine di sondare la liquidità e la solidità degli istituti di credito e che ha assoggettato le banche al controllo dell'amministrazione federale;
l'istituzione della Federal Deposit Insurance Corporation che assicurava tutti i depositi bancari sino a 2.500 $;
la sospensione del gold standard che comportò la svalutazione del dollaro e rese possibile il ricorso all'esportazione delle merci come sbocco per la sovrapproduzione statunitense;
l'Economy Act che introdusse il bilancio federale di emergenza;
l'Agricultural Adjustement Act che attribuiva contributi in denaro a quegli agricoltori che avessero limitato la produzione agricola in modo da mettere un freno alla caduta dei prezzi che aveva costretto sul lastrico milioni di agricoltori dell'est.
Altre importanti misure furono:
l'istituzione della Tennessee Valley Authority, agenzia che impiegò milioni di disoccupati nella costruzione di imponenti dighe al fine di sfruttare le risorse idroelettriche del bacino del Tennessee;
l'istituzione della Work Progress Administration, altra agenzia governativa che gestiva la realizzazione di importanti opere pubbliche;
l'approvazione del Wagner Act che sanciva il diritto di sciopero e della contrattazione collettiva;
l'approvazione del National Industrial Recovery Act che imponeva l'adozione per ogni azienda di un codice di disciplina produttiva limitando la sovrapproduzione, rinunciando al lavoro nero e a quello minorile. La legge prevedeva inoltre dei minimi salariali;
l'approvazione del Social Security Act che istituiva un moderno welfare state di cui i lavoratori statunitensi erano stati sino ad allora sprovvisti.
modifica La riforma fiscale
Roosevelt intraprese anche una riforma del sistema fiscale ed in particolar modo delle imposte dirette.
Venne così modificata l'imposizione progressiva aumentando le aliquote per i contribuenti più ricchi.
modifica L'opposizione della Corte Suprema
Nel 1935-1936 la Corte Suprema dichiarò incostituzionali diversi provvedimenti del New Deal. In risposta Roosevelt si appellò agli americani indicando la Corte Suprema come l'organo rappresentante i ceti più elevati che si opponeva ad una redistribuzione della ricchezza.
Roosevelt, forte del successo elettorale ottenuto nel 1936, sottopose al Congresso un piano per una "riforma giudiziaria" che proponeva di aggiungere un giudice alla Corte fino a un massimo di quindici giudici qualora uno dei giudici in attività avesse raggiunto l'età limite di settant'anni, anche nel caso in cui egli rifiutasse di cessare l'incarico. Il piano venne respinto dal Congresso, tuttavia può aver avuto i suoi effetti desiderati, come minaccia verso la Corte. Con una mossa cinicamente chiamata come "il cambiamento giusto in tempo per evitarne nove" (in inglese the switch in time to save nine), uno dei giudici conservatori, Owen Roberts, spostò inesplicabilmente il suo voto nella causa West Coast Hotel Co. contro Parrish, cambiando l'equilibrio ideologico della Corte. Non passò molto, tuttavia, prima che il tempo consentisse a Roosevelt di avere la Corte dalla sua parte, poiché la conclusione del mandato gli permisero di riempire tutti i nove posti con nomine di suo gradimento.
modifica Critica
Le critiche di un'eccessiva statalizzazione nel paese più liberale del mondo furono messe a tacere dai concreti risultati e dal riassorbimento delle sacche di forza lavoro rimasta disoccupata. Il metodo keynesiano, il suo approccio pragmatico all'evento ridiedero spinta ad un paese giunto quasi sull'orlo del tracollo.
L'ampliamento dei poteri dell'esecutivo, l'apertura alla sperimentazione economica, la fiducia garantita alla comunità scientifica, all'università costituirono le grandi novità di una nazione che si rimetteva in moto. Le successive elezioni del 1936 diedero a Roosevelt la possibilità di un secondo mandato grazie a quello che fu definito un plebiscito popolare in cui Roosevelt vinse con più del 60% dei voti, cosa mai accaduta per nessun altro presidente americano. La nazione americana, che aveva sopportato il trauma di un tracollo violento dopo un periodo di fortissima espansione, rialzava il capo e proseguiva nel suo cammino, pur osteggiato dalle ombre nere della guerra, ormai alle porte.
L'essenziale punto di novità del New Deal rispetto al passato non risiede in grandi scelte radicali, ma soprattutto in una nuova alleanza tra mondo intellettuale e mondo economico resa necessaria ed urgente proprio dalla stessa crisi. Ma il punto di convergenza di questo sforzo riformatore rimane tipicamente ed "eccezionalmente" americano, di una società senza classi entro la quale ciascuno potesse essere artefice del proprio futuro.
modifica Bibliografia
AA.VV., Sistema storia: dal Novecento ai giorni nostri, Brescia, Editrice La Scuola, 2004.
Oliviero Bergamini, Storia degli Stati Uniti, Laterza, 2002.
modifica Voci correlate
Franklin Delano Roosevelt
Social Security Act
Keynes
modifica Altri progetti
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