Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Sardegna (disambigua). Disambiguazione – "Sardo" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Sardo (disambigua). Sardegna regione a statuto speciale (IT) Regione Autonoma della Sardegna (SC) Regione Autònoma de Sardigna (dettagli) La Sardegna vista dal satellite Dati amministrativi Stato  Italia Capoluogo Cagliari Presidente Ugo Cappellacci (PdL) dal 16 febbraio 2009 Lingue ufficiali italiano, sardo Territorio Coordinate del capoluogo 39°13′00″N 9°07′00″E / 39.216667°N 9.116667°E / 39.216667; 9.116667Coordinate: 39°13′00″N 9°07′00″E / 39.216667°N 9.116667°E / 39.216667; 9.116667 Altitudine 278[1] m s.l.m. Superficie 24.090 km² Abitanti 1.675.411 (31-12-2010) Densità 69,55 ab./km² Province 8 province Comuni 377 comuni Regioni confinanti nessuna (isola) Altre informazioni Fuso orario UTC+1 Codice ISTAT 20 Nome abitanti sardi PIL (PPA) 26.582,8 mln € PIL procapite (PPA) 15.895 €[2] Localizzazione Cagliari Sito Internet La Sardegna (Sardigna in sardo, Sardhìgna in sassarese, Saldìgna in gallurese, Sardenya in algherese) è la seconda isola più estesa del Mar Mediterraneo dopo la Sicilia, l'ottava in Europa e la quarantaseiesima nel mondo. Come ente amministrativo è denominata Regione Autonoma della Sardegna, una delle cinque regioni autonome a Statuto Speciale facenti parte della Repubblica Italiana. Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, garantisce un'autonomia amministrativa alle istituzioni locali della Regione a tutela delle peculiarità etnico-linguistiche e geografiche. Nonostante l'insularità, la posizione strategica al centro del mar Mediterraneo ha favorito sin dall'antichità l'interesse delle varie potenze coloniali, agevolando sì i rapporti commerciali e culturali ma anche un succedersi di varie dominazioni straniere. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la bellezza della Sardegna, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della civiltà nuragica[3]. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel corso di un breve itinerario nell'isola, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio: « Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa. » (David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921) Il cantautore Fabrizio De André[4], affascinato dalle sue bellezze, decise di risiedervi stabilmente descrivendola poi in questo modo: « La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso. » Indice 1 Toponimo 1.1 Stemma 2 Geografia 2.1 Montagne 2.2 Pianure e fiumi 2.3 Coste e isole 2.4 Geologia 2.5 Clima 3 Ambiente naturale 3.1 Fauna terrestre 3.2 Flora terrestre 3.3 Flora e fauna acquatiche 3.4 Gli endemismi 3.5 Grotte naturali 4 Storia 4.1 Civiltà nuragica 4.2 Civiltà giudicale 5 Cultura 5.1 Lingua 5.2 Cultura materiale 5.3 Archeologia 5.4 Architettura 5.5 Arte 5.6 Letteratura 5.7 Musica 5.8 Costumi 5.9 Feste 6 Enogastronomia 6.1 Il pane 6.2 Dolci e pani votivi 6.3 I formaggi 6.4 Vini e liquori 7 Economia 7.1 Dati economici 7.2 Industria 7.3 Miniere 7.4 Agricoltura e Allevamento 7.5 Pesca 7.6 Artigianato 7.7 Turismo 7.8 Trasporti e comunicazioni 7.9 Trasporti marittimi 7.10 Trasporti aerei 7.11 Trasporti su rotaia 7.12 Rete stradale 8 Demografia 8.1 Città e aree urbane 8.2 Immigrazione 8.3 Emigrazione 9 Amministrazione e Politica 9.1 Il Presidente 9.2 La Giunta regionale 9.3 Il Consiglio regionale 9.4 Partiti politici 10 Suddivisione amministrativa e territoriale 10.1 Regioni storiche e subregioni 10.2 Suddivisioni territoriali storiche e attuali Province 10.3 Circoscrizioni giudiziarie e sedi di tribunale (circondari) 10.4 Suddivisione ecclesiastica della Sardegna 11 Sport 11.1 Sport di antica tradizione 11.2 Cagliari Calcio 11.3 Basket 11.4 Manifestazioni sportive internazionali 11.4.1 Vela 11.4.2 Windsurf 11.4.3 Rally 11.4.4 Ciclismo 11.4.5 Trofeo Alasport 11.4.6 Golf 12 Personaggi famosi 13 Curiosità 14 Note 15 Bibliografia 16 Voci correlate 17 Altri progetti 18 Collegamenti esterni modifica Toponimo La stele di Nora Per approfondire, vedi la voce Stele di Nora. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (Ιχνουσσα), o ancora Sandalyon per la somiglianza dell'intera conformazione costiera all'impronta di un piede[5]. Sempre i Greci la chiamarono anche Argyróphleps nesos ossia l'isola dalle vene d'argento per l'abbondanza nelle sue miniere di quel metallo[6] Per loro l'isola era la più grande di tutto il mar Mediterraneo e tale rimase nella conoscenza degli antichi navigatori per lungo tempo in quanto la lunghezza delle coste sarde (1385 km escluse le isole) è effettivamente maggiore di quelle siciliane (1039 km). Secondo recenti studi linguistici, l'appellativo Sardinia che i Latini davano all'isola deriverebbe da un’altra denominazione greca conosciuta come Sardò (con l'accento sulla o come i nomi in lingua sardiana di Buddusò e Gonnosnò), nome di una leggendaria donna della quale si ha notizia nel Timeo di Platone e le cui origini venivano da Sàrdeis, capitale della Lidia, luogo dal quale Erodoto farà provenire sia le genti etrusche, ma anche quelle sarde[7]. Sallustio nel I secolo d.C. sosteneva che: «Sardus, generato da Ercole, insieme ad una grande moltitudine di uomini partito dalla Libye occupò la Sardegna e dal suo nome denominò l'isola», e Pausania nel II secolo d.C. confermava quanto detto da Sallustio aggiungendo che: «Sardo venne dalla Libia con un gruppo di coloni ed occupò l'Isola il cui antico nome, Ichnusa, mutò in Sardò.(...)»[8]. In una stele in pietra risalente all'VIII / IX secolo a.C. ritrovata nell'odierna Pula, centro comunale comprendente l'antica città di Nora, appare scritto in fenicio la parola b-šrdn che significa in Sardegna, a testimonianza che tale toponimo era già presente sull'Isola all'arrivo dei mercanti fenici. La stele di Nora è considerata il più antico documento scritto della storia occidentale[9], e secondo gli studiosi costituisce un dato linguistico del luogo riguardante la Sardegna stessa, confermando che l'origine del toponimo è da attribuire agli Shardana, una popolazione di navigatori-guerrieri identificata con le genti sardo-nuragiche[10]. Gonfalone regionale modifica Stemma Per approfondire, vedi la voce Bandiera dei quattro mori. Il DPR del 5 luglio 1952 concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone. La legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 stabilisce all'Art. 1: La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. Nell'emblema dei quattro mori i Sardi riconoscono la loro appartenenza identitaria, ed il suo uso è documentato costantemente a partire dalla costituzione del regno di Sardegna e Corsica (1324) fino alla nascita della Regione Autonoma. A secondo dei gusti delle varie epoche storiche, lo stemma è stato rappresentato con diverse varianti: la forma grafica attuale riproduce quella consolidatasi nel secolo XVIII ai fini istituzionali.[11] Il massiccio del Gennargentu innevato. modifica Geografia Per approfondire, vedi la voce Geografia della Sardegna. La Sardegna ha una superficie complessiva di 24.090 km² ed è - per estensione - la seconda isola del Mediterraneo e la terza regione italiana. La lunghezza tra i suoi punti più estremi (Punta Falcone a nord e Capo Teulada a sud) è di 270 km, mentre 145 sono i km di larghezza (da Capo dell'Argentiera a ovest, a Capo Comino ad est). Gli abitanti sono 1,68 milioni per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 187 km dalle coste della Penisola, dalla quale è separata dal Mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km più a sud. A nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41º ed il 39º parallelo, mentre il 40º la divide praticamente quasi a metà. Grafico con le altimetrie della Sardegna. modifica Montagne Più dell'80% del territorio isolano è montuoso e collinare per un'estensione complessiva di 16.352 km² dei quali il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi. Alcuni di questi sono assai caratteristici e vengono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei. L'altimetria media è di 334 m s.l.m. Le montagne sono il 13,6% del territorio per un'estensione complessiva di 4.451 km² e sono formate da rocce molto antiche e livellate dal lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola nei monti di Punta La Marmora, a 1.834 m, Bruncu Spina (1829 m), Punta Paulinu (1792 m), Punta Erba Irdes (1676 m) e Monte Spada (1595 m), situati nel Massiccio del Gennargentu[12], il quale digrada verso sud (interrotto dal percorso del Flumendosa) col monte Perdedu di Seulo (1334 m) e il Monte Santa Vittoria di Esterzili (1212 m). Da nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). Sotto il Gennargentu ci sono i tacchi d'Ogliastra con Punta Seccu alta 1000 m in territorio di Ulassai. A sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini[13]. Il fiume Coghinas. modifica Pianure e fiumi Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio (per 3.287 km²); la pianura più estesa è il Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio. I più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo, il Flumini Mannu. I maggiori sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. L'unico lago naturale è il lago di Baratz situato a nord di Alghero. Cala Mariolu, Baunei. modifica Coste e isole Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per complessivi 1.897 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias)[14]. Litorali bassi e sabbiosi, talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide importanti dal punto di vista ecologico. Molte isole ed isolette la circondano e tra queste la più grande è l'isola di Sant'Antioco (109 km²), seguono poi l'isola dell'Asinara (52 km²), l'isola di San Pietro (50 km²), l'isola della Maddalena (20 km²), Caprera (15 km²)[15]. modifica Geologia La storia geologica della Sardegna iniziò con la cosiddetta fase sarda dell'orogenesi caledoniana all'inizio del Paleozoico, in cui si formò il primo nucleo dell'attuale Sulcis, per poi emergere completamente, insieme alla Corsica, durante l'orogenesi ercinica (Carbonifero). Attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica tra 35 e 13 milioni di anni fa, lungo la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria, si originò una profonda frattura i cui relativi lati rocciosi sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Fréjus, e poi oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale corsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale. Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana. Benché nel passato sono stati documentati dei terremoti, la Sardegna è ritenuta una zona non sismica, e tutti i 377 comuni che la compongono sono classificati in zona sismica 4[16];[17]. Sul suo territorio infatti non passano faglie che possano generare terremoti di rilievo. Gli unici risentimenti macrosismici appartengono a scosse che sono avvenute e potranno avvenire nel Tirreno centrale e meridionale. modifica Clima Per approfondire, vedi la voce Stazioni meteorologiche della Sardegna. Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, grazie alla presenza del mare si hanno inverni miti con le temperature che scendono raramente sotto lo zero. Le estati sono calde e secche, caratterizzate da una notevole ventilazione. Il basso tasso di umidità permette di sopportare le elevate temperature estive che raggiungono normalmente i 35 °C. Anche nelle zone interne pianeggianti e collinari il clima è tipicamente mediterraneo, anche se a causa della maggior lontananza dal mare si registrano temperature invernali più basse ed estive più alte rispetto alle aree costiere. Il clima è nel complesso abbastanza mite, ma durante l'arco dell'anno, si passa da valori minimi invernali di alcuni gradi al di sotto dello zero a massimi estivi anche superiori ai +40°. Nelle zone più interne, come gli altopiani e le vallate spesso incastonate tra i rilievi, il clima acquista caratteri continentali, con forti escursioni termiche; qui risultano particolarmente basse le minime invernali in caso di inversione termica, con temperature che possono scendere anche al di sotto dei -9°C, mentre d'estate si hanno pure giornate torride con frequenti punte massime superiori ai +41°C. Sui massicci montuosi, invece, nei mesi invernali nevica frequentemente e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate si mantiene fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente fa caldo per molti giorni consecutivi. Durante la stagione estiva le temperature più alte si raggiungono all'arrivo dell'anticiclone subtropicale africano, accompagnato dalle calde correnti del Sahara; in questo caso, nelle pianure e valli interne si raggiungono picchi termici molto elevati. In inverno, invece, le temperature più basse si registrano all'arrivo delle correnti fredde di origine artica e russo-siberiana. Le precipitazioni, che sono distribuite in maniera estremamente variabile ed irregolare, risultano essere di modesta entità lungo le coste, soprattutto nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto dell'intero territorio nazionale Italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne la piovosità media è di 500–800 mm. In prossimità dei principali rilievi montuosi si registrano i maggiori valori pluviometrici che possono anche superare i 1000 mm annui e con locali picchi superiori ai 1300 mm in certe zone. Inoltre, specialmente nel periodo autunnale, non sono rari forti fenomeni temporaleschi che scaricano al suolo notevoli quantità d'acqua nel giro di poche ore, anche centinaia di millimetri di pioggia in un solo giorno, in particolar modo nelle aree orientali e meridionali. Le precipitazioni sono concentrate per lo più nel periodo compreso tra ottobre e aprile, quando la Sardegna viene investita dalle perturbazioni, mentre tra maggio e settembre si estende la stagione secca con tempo stabile e soleggiato per diversi mesi consecutivi, perché in questo periodo nel Mediterraneo dominano gli anticicloni, anche se occasionalmente si verificano dei temporali di origine termoconvettiva, che interessano specialmente i rilievi e aree interne. Per sopperire al problema della siccità, dalla fine dell'Ottocento ad oggi, sono stati realizzati sull'intero territorio isolano circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche. La neve è relativamente frequente al di sopra dei 500/600 m s.l.m e a quote superiori ai 1000 m le nevicate possono essere anche particolarmente abbondanti. La zona più nevosa è il Massiccio del Gennargentu, dove il manto bianco può perdurare diversi mesi (in certe annate i nevai possono durare anche fino a giugno) e raggiungere accumuli notevoli. Man mano che si cala di quota la frequenza delle precipitazioni nevose diminuisce, fino ad arrivare alle zone pianeggianti e costiere dove le nevicate con accumulo al suolo rappresentano degli eventi rari con tempi di ritorno di diversi anni. Le condizioni ideali per avere nevicate con accumulo in pianura e sulle coste si hanno durante l'arrivo di intensi nuclei gelidi di origine artica e polare, associati a vortici depressionari che interessano l'isola. La Sardegna inoltre è una regione molto ventosa. I venti dominanti sono il Maestrale e lo Scirocco. Il primo, durante l'inverno è freddo e spesso violento, mentre d'estate mitiga le temperature, ma data la sua elevata velocità (che supera facilmente i 100 Km/h) può arrecare danni non indifferenti all'agricoltura, favorire la propagazione degli incendi e creare problemi alla navigazione marittima; il secondo non di rado rende i cieli "rossicci" per effetto delle polveri provenienti dai deserti africani e si rivela particolarmente dannoso in tarda primavera, quando si intensifica l'evapotraspirazione che causa stress idrici alle colture non irrigue. La costante ventilazione ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in certe aree industriali. Arcipelago della Maddalena, Isola di Spargi. modifica Ambiente naturale Per approfondire, vedi le voci Aree naturali protette della Sardegna e Conservatoria delle Coste della Sardegna. Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi che formano gole e cascate, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo[18]. Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della sua superficie e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centro-orientale e sud-occidentale, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena e di Su Marmuri di Ulassai. Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture sparse su tutta l'Isola, come l'Orso di Palau, l'Elefante di Castelsardo, il Fungo di Arzachena, sa Conca a Nuoro nel Monte Ortobene per citarne alcuni[19] Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più importanti tratti della costa e ampi territori dell'interno. Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'Isola. Complessivamente si contano: 2 parchi nazionali, 2 parchi regionali, 60 riserve naturali, 19 monumenti naturali, 16 aree di rilevante interesse naturalistico, 5 oasi del WWF[20]. Muflone, uno dei simboli della fauna sarda. modifica Fauna terrestre Per approfondire, vedi le voci Fauna della Sardegna e Mammofauna della Sardegna. Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neo-endemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.[21] Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'Isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. Tra i mammiferi, particolare curiosità desta una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'Asinara (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico Cavallino della Giara (Equus caballus Giarae), una specie di cavallo endemica dell'Isola[22], di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C. Asinelli bianchi sull'isola dell'Asinara. L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni. L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante[23]. Dei 1.897 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso. I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica. Urospermum dalechampii modifica Flora terrestre Per approfondire, vedi le voci Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna. La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum. L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo). Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri. La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'Isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone la Sardegna come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007[24]. Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche minori che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere. modifica Flora e fauna acquatiche I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli e sono caratterizzati dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda rispetto al suo limite naturale. Questo enorme polmone verde produce ossigeno e ospita una grande varietà di forme di vita che crescono e si riproducono, cercando riparo nella vegetazione marina. Il segno inequivocabile della presenza delle praterie di posidonia, sono i caratteristici mucchi di alghe che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge. Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si ritiene ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva. Plecotus sardus, l'unico pipistrello endemico presente in Italia. modifica Gli endemismi Per approfondire, vedi le voci Plecotus sardus, Euproctus platycephalus e Centaurea horrida. L'ambiente naturale isolano è caratterizzato da un elevato numero di endemismi. Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'Isola. La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari. Nel 2002 nelle grotte del Gennargentu è stato scoperto il Plecotus sardus, una specie endemica di pipistrello.[25] Grotte di Nettuno ad Alghero. modifica Grotte naturali Per approfondire, vedi la voce Grotte di Alghero. Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500 km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo Paleozoico, ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel Mesozoico, nel Terziario e nel Quaternario, contribuendo alla creazione di una rimarchevole varietà di formazioni rocciose. Molte grotte sono state scoperte per azzardo da archeologi alla ricerca di manufatti appartenuti alle antiche civiltà, o da geologi alla ricerca di falde acquifere per migliorare l'approviggionamento idrico, o da minatori durante lavori in miniera. Il patrimonio speleologico isolano comprende attualmente più di 1500 grotte[26]. L'area del Supramonte è sicuramente quella più ricca insieme alla zona del Sulcis-Iglesiente e al promontorio di Capo Caccia. Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è ritenuta la più vasta in tutto il Mediterraneo. Le grotte litoranee più conosciute sono le Grotte di Nettuno ad Alghero e la grotta del Bue Marino a Cala Gonone. Fra quelle terrestri, sono particolarmente suggestive quelle di Sa Oche-Su Bentu a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, la grotta di Su Marmuri ad Ulassai, quella di Ispinigoli presso Dorgali, di San Giovanni presso Domusnovas, per citarne alcune.[27] modifica Storia Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna. In posizione centrale nel mar Mediterraneo, la Sardegna è stata sin dagli albori della civiltà un attracco frequentato da quanti navigavano da una sponda all'altra del Mar Mediterraneo in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di minerali, ha favorito il popolamento e l'impianto di insediamenti considerevoli. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dalla propria insularità - che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica - sia dalla propria posizione strategica, in quanto luogo imprescindibile nella rete degli antichi percorsi. Nel suo patrimonio storico e culturale sono abbondanti le testimonianze delle culture indigene ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche[28]. Secondo una tesi dell'archeologo Giovanni Lilliu, la storia isolana è stata caratterizzata da ciò che egli definisce la costante resistenziale sarda[29], ossia la lotta millenaria condotta dai Sardi contro gli invasori. In due momenti ben distinti della loro storia hanno espresso due civiltà dalle forme molto originali rispetto a quelle coeve. Nei periodi in cui i Sardi subirono l'influenza delle maggiori potenze coloniali, secondo lo studioso, il tessuto di sardità e le antiche tradizioni rimasero custodite dalle popolazioni barbaricine che attraverso i secoli le hanno tramandate fino ai nostri giorni[30]. modifica Civiltà nuragica Per approfondire, vedi le voci Civiltà nuragica, Nuraghe, Pozzo sacro, Tomba dei giganti, Giganti di Monti Prama e Bronzetto sardo. Circa 8.000 nuraghi (mediamente uno ogni 3 km²), centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una singolare civiltà che si è sviluppata nell'isola a partire dal II millennio a.C. Il nuraghe era il centro della vita sociale degli antichi Sardi, ma oltre alle torri, altre strutture caratterizzarono la loro cultura, come le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) le cui stele centrali possono arrivare fino a 4 m di altezza, i pozzi sacri (luoghi di culto) dalla raffinata tecnica costruttiva, i bronzetti arrivati numerosi fino ai nostri giorni e fusi mediante la tecnica della cera persa. I Nuragici erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in nuclei tribali (clan) che abitavano in cantoni. Commerciavano con i Micenei, con i Minoici, con i Fenici e con gli Etruschi, lungo rotte che attraversavano il mar Mediterraneo dalla Spagna alle coste libanesi. Il loro simbolo più conosciuto, il nuraghe, è stato classificato dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità, individuando in Su Nuraxi presso Barumini l'esempio più significativo[31]. I Giudicati sardi modifica Civiltà giudicale Per approfondire, vedi le voci Storia della Sardegna Giudicale, Condaghe e Carta de Logu. Un altro momento alto della storia dei Sardi fu quello giudicale, quando, a partire dal IX secolo, al ritirarsi dei Bizantini, dovettero far fronte con le loro forze alle sempre più frequenti scorrerie degli Arabi. Ebbe così inizio il periodo dei giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi 600 anni. Sull'isola si formarono quattro regni autonomi che diedero vita ad una organizzazione politica ed amministrativa di grande efficacia e con elementi di modernità rispetto a regni coevi. Il territorio fu diviso in curatorie che, secondo alcuni studiosi, ricalcavano i confini degli antichi cantoni nuragici. Grazie all'abbondanza di risorse naturali, prosperarono nuovamente l'agricoltura e la pastorizia, i commerci ebbero nuovo impulso e così le arti. Inoltre si sviluppò un mondo giuridico nell'isola che raggiunse punte molto avanzate fino alla promulgazione della Carta de Logu nel XIV secolo «che veniva considerato una delle più importanti costituzioni di principi del Medioevo»[32]. Le ingerenze delle potenze marinare di allora, insieme al Papato finirono con l'istituzione nominale del regno di Sardegna nel 1297, infeudato agli Aragonesi che, solo dal 1324, tentarono di realizzarlo territorialmente. Dopo quasi 90 anni di guerre, epidemie di peste e trattati di pace, nel 1409 riuscirono a prevalere i Catalani sul Giudicato di Arborea, bloccando di fatto un processo di sviluppo autoctono che stava portando l'Isola verso la sua unificazione. Tra le più importanti figure giudicali si ricordano: Barisone I, Gonario II di Torres, Barisone II di Arborea, Guglielmo I Salusio IV, Mariano IV d'Arborea ed Eleonora d'Arborea. Raffigurazione del popolo sardo nel Palazzo regio di Cagliari. modifica Cultura Per approfondire, vedi le voci Sardi e Lingua protosarda. Varie ipotesi si sono fatte sull'origine dei primi abitanti dell'isola. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in larga parte da gruppi di genti giunte in Sardegna dal continente europeo attraverso varie migrazioni nel paleolitico e nel neolitico. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi sardi erano eredi, come i Baschi, dell'antica cultura pre-indoeuropea della cosiddetta vecchia Europa; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, nell'isola erano presenti popolazioni contraddistinte sia da parlate indoeuropee che pre-indoeuropee [33] fra cui la lingua sardiana che alcune teorie descrivono come una lingua affine a quella etrusca; [34][35] Queste popolazioni, benché differenti fra loro per usi e costumi, col passare dei secoli svilupparono una discreta uniformità, alterata di volta in volta dall'arrivo di genti fenicio-puniche, romane e vandaliche. modifica Lingua Per approfondire, vedi le voci Lingua sarda, Lingua sassarese, Lingua gallurese, Dialetto algherese, Dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna. Mappa di lingue e dialetti parlati in Sardegna. In Sardegna si parlano diverse lingue romanze: oltre all'italiano, spesso espresso nella sua variante regionale, la lingua più diffusa nell'isola è il sardo, considerato dalla maggior parte dei linguisti una lingua autonoma, appartenente al gruppo indoeuropeo e la più conservativa tra le lingue neolatine.[36] Parlata ovunque nell'isola,[37][38] sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti o gruppi, da alcuni considerati due lingue distinte: nel capo di sopra il logudorese comprende le parlate del logudorese comune e la variante nuorese, caratterizzata per maggiore conservazione e fedeltà a forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è generalmente considerata la lingua letteraria della Sardegna; nel capo di sotto il campidanese, presenta vocaboli di matrice fenicio-punica oltre che nuragica, è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa. Nell'Ogliastra, situata sulla costa orientale, si parla una lingua di matrice campidanese arcaico, con molti vocaboli barbaricini e logudoresi. Statuti Sassaresi XII - XIII secolo scritti in lingua sarda. Accanto alla lingua sarda propriamente detta, nel nord dell'isola sono parlati due idiomi romanzi di derivazione corso-toscana: nella regione nord-occidentale dell'isola, il sassarese o turritano è parlato a Sassari e con piccole variazioni nella Nurra, Romangia e Anglona. È un idioma nato dalla commistione fra còrso, pisano, ligure e la successiva forte influenza del sardo logudorese; nella regione nord-orientale dell'isola, la Gallura, è parlato il gallurese (gadduresu /gaɖːu'rezu/) che si avvicina particolarmente al dialetto parlato nella parte meridionale della Corsica, frutto e testimonianza dei contatti fra le due isole e delle migrazioni nello Stretto di Bonifacio avvenute dalla preistoria fin quasi ai giorni nostri. Sono infine presenti due isole linguistiche, entrambe nel versante occidentale dell'isola: nella città di Alghero è parlata una variante della lingua catalana: il dialetto algherese, che è anche la lingua ufficiale del Comune insieme all'italiano; nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico o ligure coloniale, denominato tabarchino perché portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo. Costituisco poi testimonianza delle recenti migrazioni i casi di Arborea, dov'è parlato il dialetto veneto dei coloni arrivati per la bonifiche del regime fascista, e della frazione di Fertilia, che ospita nuclei di origine ferrarese e esuli istriani giunti nel dopoguerra. Il sardo è stato utilizzato in diverse epoche come lingua istituzionale; tra i documenti più importanti vi sono i condaghi, gli Statuti Sassaresi e la Carta de Logu. Di recente, con l'approvazione della legge 482/99, il sardo e il catalano sono stati riconosciuti e tutelati a livello nazionale come minoranze linguistiche storiche, mentre la tutela di sassarese, gallurese e tabarchino è riconosciuta dalla legge regionale 26/97. Nell'ambito delle iniziative per la lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni di tutte le varianti. Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale. Statuina muliebre esposta al Museo Arch. Naz. di Cagliari modifica Cultura materiale Per approfondire, vedi la voce Musei della Sardegna. Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia isolana ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura isolana in generale. I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna, [39] che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.[40] Colonne romane a Tharros. modifica Archeologia I primi insediamenti preistorici della Sardegna risalgono al Paleolitico Inferiore (500.000-350.000 anni fa) secondo gli archeologi che nel 1979-1980 scoprirono un'industria litica presso il rio Altana a Perfugas in Anglona. Nel IV millennio a.C. si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la Cultura di Ozieri. I ritrovamenti archeologici conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel II millennio a.C. le testimonianze archeologiche della civiltà nuragica sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'isola importanti e numerose vestigia. I fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi urbanesimo e scrittura. Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'Ottocento, il canonico Giovanni Spano diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel Bullettino archeologico sardo. Nei primi del Novecento, l'archeologo Antonio Taramelli intraprese una serie di scavi nel sud dell'isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra Giovanni Lilliu con diverse campagne di scavo aveva portato alla luce il villaggio nuragico Su Nuraxi, concorrendo ad aprire nuovie prospettive e conoscenze sulla storia degli antichi sardi. Attualmente sono in corso su tutto il territorio numerose campagne di scavi, ma la carenza di finanziamenti e la mole enorme dei siti ancora da riportare alla luce scontentano non poco gli isolani, desiderosi di conoscere meglio la loro antichissima storia, in parte ancora avvolta nel mistero.[41] Architettura gotico-catalana, campanile della cattedrale di Santa Maria ad Alghero modifica Architettura Particolare della facciata della Chiesa di Nostra Signora di Tergu (SS) Affreschi all'interno della Basilica della Santissima Trinità di Saccargia (SS) Per approfondire, vedi le voci Nuraghe, Architettura romanica in Sardegna e Pinnetta. Dell'architettura preistorica in Sardegna sono presenti numerose testimonianze come le Domus de janas (tombe ipogeiche), le tombe dei giganti, i circoli megalitici, e poi menhir, dolmen, templi a pozzo. Tuttavia l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico isolano sono i nuraghi che si trovano numerosi e in varie tipologie. Si stima che vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui l'esempio prominente è Su Nuraxi di Barumini. Numerose sono anche le tracce lasciate dai fenici che introdussero sulle coste nuove forme urbane. I romani diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la strutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui rimangono i resti di teatri, terme, templi religiosi, ponti, ecc. Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono diverse testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno. Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle Repubbliche Marinare, a seguito del prosperare delle attività commerciali, si sviluppò il romanico. Il primo edificio romanico dell'isola fu la basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres. La costruzione voluta dal giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale ebbe inizio prima del 1038, e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da Pisa. La basilica fu completata durante il regno del figlio Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale intorno al 1065. I sovrani dei regni giudicali, dal 1063 in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della Francia. Queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: pisani, lombardi e provenzali, ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica, dando luogo al manifestarsi di espressioni artistiche inedite, caratterizzate dalla fusione di queste esperienze. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda sarà contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia isolana e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. Successivamente gli Aragonesi introdurranno forme di architettura gotico-catalane, di cui il Santuario di Nostra Signora di Bonaria ne costituì il primo esempio. L'architettura rinascimentale è scarsamente rappresentata in Sardegna, al contrario quella barocca ha trovato ampio risalto,[42]f esempi interessanti sono la Collegiata di Sant'Anna a Cagliari e la facciata della cattedrale di San Nicola a Sassari. A partire dal XIX secolo , grazie alle nuove idee ed esperienze importate da alcuni architetti sardi formatisi a Torino , si diffondono nell'isola nuove forme architettoniche di ispirazione neoclassica.[43] Tra le figure più importanti di questa fase architettonica e urbanistica è da citare quella dell'architetto cagliaritano Gaetano Cima , le cui opere sono disseminate in tutto il territorio sardo[44]. Nella seconda metà dell'800 a Sassari fu realizzato il neogotico palazzo Giordano (1878) che rappresenta uno dei primi esempi di revivalismo nell'isola, mentre risale agli anni 30 la facciata neoromanica della cattedrale di Cagliari. Un interessante realizzazione di gusto eclettico, derivato dal connubio fra ispirazioni a modelli revivalisti e liberty, risulta essere il palazzo Civico di Cagliari, completato nei primi del novecento. Il liberty e il Decò troveranno spazio soprattutto nei nuovi palazzi delle famiglie alto-borghesi oltreché negli edifici pubblici. L'avvento del fascismo influenzerà fortemente negli anni '20 e '30 l'architettura italiana; anche le città sarde, in particolar modo quelle di nuova fondazione[45], verranno coinvolte nel nuovo filone razionalista che rimarrà in voga fino ai primi decenni del secondo dopoguerra. Esistono inoltre diverse tipologie abitative tradizionali come la casa alta delle zone collinari e montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ladiri (mattone in terra cruda)[46] del Campidano. E diverse tipologie insediative come per esempio gli stazzi in Gallura, i furriadroxius e i medaus nel Sulcis Iglesiente.[47] Sculture di Costantino Nivola in Piazza Sebastiano Satta a Nuoro modifica Arte Il Neolitico fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della Dea Madre e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la Cultura nuragica produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei Giganti di Monti Prama. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali. Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i romani introdussero i mosaici e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel Medioevo, durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di capitelli, di sarcofagi, di affreschi, di altari in marmo impreziositi successivamente da retabli, dipinti da importanti pittori come il Maestro di Castelsardo e il Maestro di Ozieri. Nel XIX secolo, per poi proseguire nel Novecento, si affermano nell'immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Filippo Figari, Mario Delitala. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno[48]. Altri artisti importanti della seconda metà del Novecento sardo sono Costantino Nivola e Pinuccio Sciola. modifica Letteratura Per approfondire, vedi le voci Letteratura sarda e Poesia estemporanea sarda. Non esiste una letteratura in sardo risalente al medioevo. Dell'epoca giudicale infatti esistono diversi documenti in lingua sarda costituita da atti e documenti giuridici[49]. Fra questi un cospicuo patrimonio è costituito dai condaghes. La prima opera letteraria in sardo risale alla seconda metà del Quattrocento, si tratta di un poemetto ispirato alla vita dei santi martiri turritani ad opera dall'arcivescovo di Sassari Antonio Cano. Il religioso parlava e scriveva anche altre lingue e questo plurilinguismo era comune anche ad Antonio Lo Frasso, Sigismondo Arquer, Giovanni Francesco Fara, Pietro Delitala. Così mentre Lo Frasso scrive i suoi poemi in spagnolo, Delitala sceglie di scrivere in lingua italiana, o per meglio dire, toscana e Gerolamo Araolla scrive nelle tre lingue.[50] Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926. Nel Seicento si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta Giuseppe Delitala y Castelvì e Josè Zatrilla, mentre quelle di Francesco Vidal mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel Settecento la crisi dell'Impero spagnolo riporta la Sardegna nell'orbita italiana.[50] La corona del regno passa ai Savoia che diventano re, mentre le idee dell'Illuminismo, insieme all'aumento dell'istruzione e della cultura, grazie anche a strutture pubbliche, formano una generazione che darà vita successivamente ai moti rivoluzionari sardi.[50]Nell'Ottocento i Sardi riscoprono la Sardegna. Giovanni Spano intraprende i primi scavi archeologici, Giuseppe Manno scrive la prima grande storia generale dell'isola, Pasquale Tola pubblica importanti documenti del passato, Pietro Martini scrive biografie di sardi illustri. Alberto La Marmora percorre l'isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata Voyage en Sardaigne, pubblicata a Parigi e poi introdotta negli ambienti colti europei. È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna Alphonse de Lamartine, Honoré de Balzac, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Paolo Mantegazza, Gustave Jourdan per citarne alcuni.[50] Nei primi del Novecento la società isolana viene mirabilmente raccontata da Enrico Costa, dal poeta Sebastiano Satta e da Grazia Deledda, quest'ultima insignita del Nobel per la letteratura nel 1926. In questo secolo accanto alla cultura letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu. Nel secondo dopoguerra emersero figure come Giuseppe Dessì con il suo Paese d'ombre. In anni più recenti vasta eco ebbero i romanzi autobiografici di Gavino Ledda Padre padrone e di Salvatore Satta Il giorno del giudizio, oltre alle opere di Sergio Atzeni, Salvatore Mannuzzu, Maria Giacobbe, Salvatore Niffoi per citarne alcuni.[50] Le launeddas modifica Musica Per approfondire, vedi le voci Ballo sardo, Launeddas, Canto a tenore e Cantu a chiterra. La musica tradizionale sarda sia cantata che strumentale è molto antica. In un vaso risalente alla cultura di Ozieri, circa 3.000 anni a.C., sono raffigurante scene di danza.[51] La caratteristica danza sarda chiamata su ballu tundu viene accompagnata dal suono delle launeddas, un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle launeddas, in base al ritrovamento nelle campagne di Ittiri di un bronzetto raffigurante un suonatore, viene fatta risalire ad un'epoca antecedente all'VIII secolo a.C. Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel Sarrabus, nel Campidano, e in Ogliastra. Il Canto a Tenore è tipico delle zone interne della Barbagia ed è ritenuto un'espressione artistica di pura matrice isolana. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII secolo a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei tenores. Questo tipo di canto nel 2005 è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità[52]. Il cantu a chiterra è una tipica espressione artistica nata in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura e Planargia, dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente delle vere e proprie competizioni tra cantadores), in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista.[53] Questo canto ha avuto notevole diffusione a livello internazionale grazie all'attività di Maria Carta. modifica Costumi Per approfondire, vedi la voce Sa Berritta. Donna in costume tradizionale. Dai colori vivaci e dalle forme più svariate e originali, i costumi tradizionali rappresentano un chiaro simbolo di appartenenza a specifiche identità collettive. Sono considerati uno scrigno di tradizioni etnografiche e culturali dalle caratteristiche molto peculiari, frutto di secolari stratificazioni storiche[54]. Sebbene il modello base sia omogeneo e comune in tutta l'isola, ogni paese ha un proprio abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, che lo differenzia dagli altri paesi. Nel passato gli abiti si diversificavano anche all'interno delle comunità, svolgendo una precisa funzione di comunicazione in quanto rendevano immediatamente palese lo stato anagrafico e il ruolo di ciascun membro in ambito sociale, la regione storica o il paese di appartenenza, un particolare stato civile (baghiàna/u, gathìa/u). Ancora oggi a Desulo e Atzara, in Barbagia, si possono incontrare persone anziane vestite in costumene, ma fino a circa sessant'anni fa su tutta l'isola il costume rappresentava il vestiario quotidiano.[55] I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'orbace alla seta, al lino, dal bisso al cuoio. I vari componenti dell'abito femminile sono: il copricapo (mucadore), la camicia (camisa), il corpetto (palas, cossu), il giubbetto (coritu, gipone), la gonna (unnedda, sauciu), il grembiule (farda, antalena, defentale), in Ogliastra le donne di alcuni paesi hanno dei particolari ganci angancerias de prata sul copricapo. Quelli dell'abito maschile sono: il copricapo (berritta), la camicia (bentone o camisa), il giubbetto (gipone), i calzoni (cartzones o bragas), il gonnellino (bragas o bragotis), il soprabito (gabbanu, colletu), la mastruca, una sorta di giacca in pelle di agnello o di pecora priva di maniche (latrunculi mastrucati ovvero briganti coperti di pelli era l'appellativo con il quale Cicerone denigrava i sardi ribelli al potere romano). Su cumponidori della Sartiglia modifica Feste Per approfondire, vedi la voce Sagre principali in Sardegna. Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale[56]. In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilati folcloristichi - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.[57] Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparare dolci speciali ed organizzano banchetti con pietanze tradizionale a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo e Pozzomaggiore, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero e San Simplicio a Olbia, i festeggiamenti del carnevale in Barbagia,Ogliastra e il Carnevale allegorico di Tempio Pausania, i riti della Settimana Santa. modifica Enogastronomia Per approfondire, vedi le voci Cucina sarda e Prodotti agroalimentari tradizionali sardi. La cucina isolana è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati[58]. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurgiones ogliastrini, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il pane frattau, la fregula, la zuppa gallurese e lorighittas. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto (su porcheddu) è considerato l'emblema della cucina sarda. Pane di Villaurbana (Oristano) modifica Il pane Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'Isola.[59] Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il Pane carasau tipico pane della Barbagia, composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare, cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato pane gutiau[60]; il pistocu(tipico ogliastrino), di spessore maggiore della sfoglia di pane carasau; la spianada, conosciuta anche come cogones o cogoneddas, pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa[61]; In Ogliastra è tipico il pani pintau, i prodotti più significativi provengono da Tertenia e Ulassai, in quest'ultimo paese si realizza anche un pane unico nel suo genere il pani de binu cotu, per le feste. Il civraxu, tipico del Campidano, è una grande pagnotta che si consuma a fette; il cocoi a pitzus, pagnotta decorata di semola di grano duro; il pane de poddine, tipico del Logudoro e dell'Anglona, dal diametro di circa 40 cm, e noto anche con il nome di pane di Ozieri o anche pane ladu, è molto simile al pane che i greci, gli arabi e gli ebrei chiamano pita. Torta nuziale (Quartucciu) modifica Dolci e pani votivi Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'Isola — può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta[62]. A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cotzuleddas, i Pirichitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Catas, le Orilletas, e le Tzìpulas. Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le Pitzinnas de ou, le Casadinas e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il Pane de saba e i vari Pabassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari Gatò, sos Coros, s'Arantzada. In altre occasioni sono comunemente diffusi il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli, sos Sospiros. Forme di Pecorino sardo. modifica I formaggi Per approfondire, vedi la voce Formaggi sardi. La Sardegna ha una antica tradizione pastorale e offre una vasta produzione di formaggi pecorini esportati ed apprezzati ovunque, soprattutto in Nord America. Attualmente sono tre i formaggi D.O.P.: il Fiore Sardo, il Pecorino Sardo ed il pecorino romano che nonostante il nome è prodotto per il 90% nell'isola. Altri formaggi noti sono: il casizolu (o casu conzeddu), una peretta fatta con latte vaccino prodotta nel Nord Sardegna; la frue (o casu agedu), simile alla Feta greca; l'arrescotu sicau (una ricotta secca), l'arrescotu friscu (la ricotta fresca ovina) chiamato anche brotzu o brociu nella Gallura, il gioddu è invece un tipico yogurt di pecora. Un prodotto molto singolare è il casu martzu o casu frazigu, ottenuto dalle forme di pecorino contaminate dalle larve della mosca casearia (nonostante sia prodotto per uso familiare, in base alle leggi vigenti questo formaggio non è commerciabile). Tradizionalmente nell'Ogliastra meridionale (ma oggi l'area di produzione si è estesa) si produce il cagliu, formaggio caprino dal sapore molto intenso, piccante e particolare ottenuto dal rumine di un capretto pieno di latte materno, essiccato dopo la macellazione e solitamente affumicato.[63] modifica Vini e liquori Per approfondire, vedi le voci Vini della Sardegna, Filu 'e ferru e Liquore di mirto. Come evidenziato da alcune ricerche archeologiche, la coltura della vite in Sardegna risale all'epoca della civiltà nuragica[64]. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il Cannonau, il Monica, il Carignano del Sulcis, il Girò, mentre tra i bianchi vi sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus di Cagliari, il Moscato, la Vernaccia di Oristano. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Si produce l'acquavite che è nota con il nome di Filu 'e ferru o Abbardente. Tra i liquori il Mirto (sia bianco che rosso) ed il Villacidro sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di Siniscola ha fatto la sua comparsa il liquore di Pompia (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).[65] modifica Economia Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal 1951 quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti allo Statuto speciale (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia isolana. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel 1958 presentò il rapporto finale, o meglio un'ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell'Isola e nel 1959 fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l'anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale, con un investimento per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione. Finalmente il 17 gennaio 1961 il Governo italiano presentò in Parlamento un progetto di legge che dopo varie modifiche e dibattiti, fu approvato e successivamente, il 2 giugno 1962 fu promulgata la legge chiamata Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell'Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948[66]. Dopo sedici anni dall'apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il Piano di Rinascita[67]. Nel periodo posteriore al 1945, l'evolversi dell'economia isolana si divide in tre momenti distinti: tra il 1945 ed il 1955, l'Isola si adatta progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese.; nel corso della seconda fase, tra il 1956 ed il 1966, la situazione economica cambia molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale; la terza fase (fino ai nostri giorni) si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell'attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale con un incremento considerevole della popolazione. Progressivamente l'analfabetismo diminuisce e l'educazione scolastica migliora notevolmente. Le linee telefoniche, gli elettrodomestici, le automobili, si diffondono in maniera considerevole e i quotidiani hanno grande diffusione mentre aumentano le linee marittime e i trasporti aerei. Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici. modifica Dati economici Oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali dell'Isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali: 8,7% al primario; 23,5% al secondario; 67,8% al terziario. Il tasso di disoccupazione sull'Isola nel 2007 (secondo l'ISTAT) si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. La Sardegna ha il reddito pro capite più elevato tra le regioni del Mezzogiorno, con 16.280 euro, inferiore, però, del 13% rispetto alla media nazionale[68]. Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite: 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 Prodotto Interno Lordo (Milioni di Euro) 25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2 PIL ai prezzi di mercato per abitante (Euro) 15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1 Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Sardegna ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano Agricoltura, silvicoltura, pesca € 1.006,4 3,09% 1,84% Industria in senso stretto € 3.692,1 11,33% 18,30% Costruzioni € 1.957,1 6,01% 5,41% Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.506,8 19,97% 20,54% Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 6.660,8 20,45% 24,17% Altre attività di servizi € 8.544,1 26,23% 18,97% Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 4.211,8 12,93% 10,76% PIL Sardegna ai prezzi di mercato € 32.579,1 Polo petrolchimico di Porto Torres. modifica Industria La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al Piano di Rinascita, concentrati soprattutto negli anni '60-'70. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch), Porto Torres e in un secondo momento a Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'Isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem ed è in via di costruzione il gasdotto GALSI, che fornirà gas metano all'Europa dall'Algeria, passando in Sardegna. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico. L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche sparse sull'intero territorio isolano. La miniera di Montevecchio, nel Medio Campidano. modifica Miniere Per approfondire, vedi la voce Storia mineraria della Sardegna. La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'Isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale). Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo. A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Guspinese - Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera. Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa[69]. Da una quindicina d'anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l'unica regione italiana in cui l'estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, la quale è destinata alla chiusura per l'esaurimento del filone superficiale, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nel Sarrabus e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.[70] Gregge nelle campagne di Lula. modifica Agricoltura e Allevamento L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e olivicoltura quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche hanno aiutato ad estendere le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite che sono presenti nelle zone collinose. La piana del Campidano, la più grande pianura sarda produce avena, orzo e frumento, della quale è una delle più importanti produttrici italiane. Tra gli ortaggi, oltre ai rinnovati carciofi, sono di un certo peso la produzione di arance e di barbabietole. Il patrimonio boschivo è presente la quercia da sughero, che cresce spontanea favorita dall'aridità del terreno, che viene esportata, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e di agrumi. Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'Isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi, basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie[71]. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese, la cui cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'Isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.[72] modifica Pesca Resa insicura in passato dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghe coste dell'Isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis e da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo. Tale attività ha rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere, dove si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è la produzione di mitili, specialmente a Olbia. Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo. Di antica tradizione e mai abbandonata è la pesca del tonno[73], già nel XVI secolo esistevano diverse tonnare[74], di queste quelle più antiche sono la Tonnara delle Saline di Stintino, quella di Flumentorgiu di Arbus, quella di Porto Paglia a Gonnesa ed infine quella di Calavinagra a Carloforte, che è l'unica ancora in attività nel Mediterraneo. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca. Queste attività costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, così come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. modifica Artigianato L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'Isola[75]. Per preservare, tramandare e promuovere questa ricchezza culturale ed economica, nel 1957 la Regione Autonoma della Sardegna ha istituito l'I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale), diretto all'inizio dai promotori Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas. Per una maggior tutela delle lavorazioni artigianali, tramite la legge regionale n. 14 del 1984, è stato istituito il marchio di origine e qualità dei prodotti dell'artigianato tipico sardo[76]. La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione come, ad esempio, la lavorazione a pibiones[77], diffusa a Ulassai e Samugheo. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche e costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, ricchi di spille e bottoni in filigrana, di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle. I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto raffinato, sono in filigrana[78]. La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere dei Mamuthones, ossia le maschere tradizionali mamoiadine, e le produzioni in sughero di Calangianus[79]. L'artigianato della cestineria è molto diffuso, ma è l'area oristanese la zona dove maggiormente si lavorano le materie prime, come il giunco, la palma nana e l'asfodelo, ideali per la confezione di cesti, corbule e canestri. Le ceramiche hanno una forma semplice e lineare. Una tradizione millenaria ispira varie scuole che tramandano le tecniche della lavorazione al tornio, della cottura al forno e delle decorazioni smaltate con colori naturali[80]. Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della arresoja, resolza o resorza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Dalla classica lama a folla 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle vere e proprie opere d'arte[81] Il litorale di Stintino. modifica Turismo Per approfondire, vedi la voce Turismo in Sardegna. Grazie al clima mite, ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, la Sardegna attira ogni anno un gran numero di vacanzieri (nel 2007 le presenze turistiche sull'Isola per la prima volta hanno superato i 10 milioni di visitatori[82]; gli arrivi sono stati di 1.490.648 italiani e 789.525 stranieri[83]). I primi investimenti ed i primi piani di sviluppo risalgono al 1948 in concomitanza con la sconfitta definitiva della malaria e con la l'acquisizione dello status di regione autonoma. Le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'Ente Regionale ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche) ed il primo boom turistico si sviluppò a cavallo tra gli anni '50 e '60, soprattutto ad Alghero e nella sua Riviera del Corallo. Ma il boom turistico di maggiori dimensioni si realizzò a partire dai primi anni sessanta allorché fu fondata dal principe ismailita Āgā Khān la Costa Smeralda con il luogo di elezione Porto Cervo, nel comune di Arzachena. Sin dagli inizi il turismo in quest'area si caratterizzò principalmente come di élite, basato sulla qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture oltre che sulle bellezze naturali soprattutto per la vicinanza dell'arcipelago della Maddalena con l'offerta di numerose rotte per i diportisti. I suoi centri principali divennero ben presto luoghi di elezione del Jet set internazionale e tra le mete più ambite nel Mediterraneo. A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, sempre nella zona, come Cala di Volpe e Capriccioli ma anche nel resto della Sardegna. In pochi anni il settore si sviluppò in maniera esponenziale fino a divenire uno dei settori trainanti delle attività economiche dell'Isola. Negli anni Settanta, a seguito dell'incremento del valore delle aree, si è avuto un forte sfruttamento delle coste con nuove costruzioni, principalmente seconde case. Successivamente i vari governi regionali per circa 20 anni hanno cercato di predisporre un Piano Paesaggistico il quale a tutt'oggi è ancora oggetto di polemiche e di conflitti. In questi ultimi anni l'offerta turistica si è in parte modificata, orientandosi verso la diversificazione e la destagionalizzazione cercando di interessare anche le zone interne dell'Isola e di valorizzare la cultura, l'arte e l'archeologia[84], il turismo equestre, l'escursionismo, il birdwatching, la vela, il free climbing[85]. Un supporto importante per la destagionalizzazione in questi ultimi anni è stato garantito dai numerosi voli low cost che collegano l'isola a diverse città europee. modifica Trasporti e comunicazioni Per contrastare efficacemente gli effetti dell'insularità, è stata sviluppata nel tempo una buona rete di servizi e di impianti portuali ed aeroportuali. Ben distribuiti nel territorio queste strutture collegano l'Isola al continente italiano ed europeo per mezzo di linee aeree e tramite navi che partono dai porti più importanti. Durante la stagione turistica, il traffico lungo tutte le vie di comunicazione e nelle stazioni marittime, aumenta in modo considerevole e gli spostamenti nelle località interne richiedono tempo. Le strade sono spesso ricche di tornanti e panoramiche (a parte le principali direttrici), con curve e saliscendi a secondo l'orografia del territorio: andare piano è d'obbligo. Il servizio regionale di trasporti pubblico ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) collega tramite autobus la maggioranza dei comuni sardi con almeno una corsa giornaliera, ed è presente negli aeroporti e nei porti in coincidenza con l'arrivo degli aerei e dei traghetti. Le località più isolate sono invece servite da compagnie private. Nelle città di Alghero, Cagliari (con tutta l'area metropolitana), Macomer, Nuoro, Olbia, Oristano, Porto Torres e Sassari sono presenti sistemi di trasporto pubblico urbano[86]. Traghetto in arrivo al porto di Cagliari. modifica Trasporti marittimi Tramite moderne stazioni marittime e traghetti, la Sardegna è collegata con i più importanti porti italiani del mar Tirreno e del mar Ligure, ma anche con la Francia, la Spagna e la Tunisia. I porti di partenza dal resto d'Italia sono: Civitavecchia, Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Palermo e Trapani. I porti di collegamento con la Corsica sono: Ajaccio, Bonifacio e Propriano. La Francia continentale è collegata tramite i porti di Tolone e Marsiglia, la Tunisia tramite il porto di Tunisi, la Spagna con lo scalo di Barcellona. I porti di arrivo sono: Arbatax, Cagliari, Golfo Aranci, Olbia e Porto Torres. Le compagnie di navigazione che garantiscono i servizi verso l'Isola sono: Tirrenia, Moby Lines, corsica ferries-sardinia ferries, Grandi Navi Veloci, Snav, Grimaldi Lines e le francesi Sncm e CMN. La compagnia regionale Saremar collega le isole di La Maddalena con Palau, l'isola di San Pietro con i porti di Portovesme e Calasetta, e la Corsica tra Santa Teresa di Gallura e Bonifacio. modifica Trasporti aerei Per approfondire, vedi la voce Sardegna (trasporto aereo). Tre aeroporti internazionali (Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas) smistano il traffico in arrivo e in partenza verso le principali città italiane e svariate destinazioni europee, quali il Regno Unito, la Scandinavia, la Spagna e la Germania, mentre due sono gli aeroporti regionali, quelli di Oristano-Fenosu e Tortolì-Arbatax. Le principali compagnie aeree italiane che servono l'Isola sono Meridiana, con base a Olbia (ex Alisarda fondata nel 1963 dal principe Aga Khan Karīm al-Hussaynī), Alitalia e Air Dolomiti. Tra le compagnie straniere figurano alcune low cost come Ryanair (compagnia irlandese con basi ad Alghero e Cagliari), EasyJet, Tui Fly e Air Berlin. Trenino Verde delle FdS. modifica Trasporti su rotaia Per approfondire, vedi la voce Rete ferroviaria della Sardegna. La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, è considerata insieme alla costruzione della ferrovie del Regno di Sardegna in Piemonte, come una delle cause principali del disboscamento dell'isola. Si sviluppa per oltre 600 km e si limita a congiungere le città principali e i porti. Le Ferrovie dello Stato collegano Cagliari con Sassari (3 ore[87]) e Porto Torres, e con Olbia e Golfo Aranci (4 ore e mezza[87]). Chilivani è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con Iglesias (50 minuti[87]) e Carbonia (1 ora[87]). L'ARST, che ha in gestione la rete secondaria dell'isola, collega invece Monserrato con Isili, Macomer con Nuoro, e Sassari con Nulvi, Sorso e Alghero. L'intera rete ferroviaria non è elettrificata (gli unici mezzi elettrici in circolazione sulle rotaie dell'isola sono i tram delle metrotranvie di Cagliari e Sassari), e presenta visibilmente decenni di mancati investimenti in innovazioni. Gli ultimi ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di Chilivani, Campeda e San Gavino Monreale per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni Minuetto, dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti automotrici, e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di San Gavino Monreale e Decimomannu, dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso Cagliari. Nel 2010 l'azienda ferroviaria basca CAF e la Keller Elettromeccanica di Villacidro (VS) si sono aggiudicate una commessa di un bando regionale per l'acquisto di cinque nuovi treni pendolanti a trazione Diesel, che ridurranno a 2 ore il tragitto sulla tratta Sassari-Cagliari[88]. Il servizio turistico dell'ARST, il Trenino Verde, costituisce una maniera particolare di visitare alcune zone interne dell'isola, i convogli infatti penetrano in aree prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate nell'interno dell'Isola. Alcuni trenini sono mossi da locomotive a vapore, veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al 1914. Le linee del Trenino Verde sono 4: Mandas - Arbatax; Isili - Sorgono; Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau e Macomer - Bosa. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee[89]. modifica Rete stradale Per approfondire, vedi la voce Categoria:Strade della Sardegna. Sebbene la Sardegna sia l'unica regione italiana priva di autostrade, la rete stradale è abbastanza sviluppata e attualmente si sta ampliando ulteriormente, con la costruzione di superstrade fra i principali centri dell'Isola, completamente pubbliche e gratuite. Da queste importanti arterie si diramano poi strade secondarie verso tutte le località. La superstrada SS 131 Carlo Felice attraversa l'Isola da nord a sud collegando Cagliari con Sassari e Porto Torres, passando per Oristano e Macomer, mentre una sua deviazione, la SS 131 DCN - Diramazione Centrale Nuorese, raggiunge Olbia passando per Nuoro, Siniscola e San Teodoro. Nella zona settentrionale dell'Isola, la superstrada SS 291 della Nurra e la strada statale 597 collegano Alghero, Sassari e Olbia. Le dorsali Cagliari-Sassari-Porto Torres e Alghero-Olbia fanno parte dello SNIT - Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti[90]. Prime 10 città per numero di abitanti (dicembre 2010)[91] Città Abitanti 1 Cagliari 156.488 2 Sassari 130.658 3 Quartu Sant'Elena 71.779 4 Olbia 56.066 5 Alghero 40.965 6 Nuoro 36.347 7 Oristano 32.015 8 Carbonia 29.764 9 Selargius 29.169 10 Iglesias 27.493 modifica Demografia Per approfondire, vedi la voce Sardegna (demografia). Superficie e abitanti delle 8 province della Sardegna (dicembre 2010)[91] Provincia Comuni Superficie Abitanti Cagliari [CA] 71 4.596 563.180 Carbonia-Iglesias [CI] 23 1.495 129.840 Medio Campidano [VS] 28 1.516 102.409 Nuoro [NU] 53 3.934 160.677 Ogliastra [OG] 23 1.854 57.965 Olbia-Tempio [OT] 26 3.397 157.859 Oristano [OR] 88 3.040 166.244 Sassari [SS] 66 4.281 337.237 Regione Autonoma della Sardegna 377 24.090 1.675.411 Nonostante una civiltà plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 69,44 ab./km². Il milione e settecentomila sardi risiedono nell'isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./km² e dalla Basilicata con 60 ab./km². Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (41, 87, 68, 31, 46, 55, 79 ab./km² per le province di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 122 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana (200 ab./km²). Nel 2008 i nati sono stati 13.470 (8,1‰), i morti 14.474 (8,7‰) con un decremento naturale di 1.004 unità. Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.671.001 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti. Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti. modifica Città e aree urbane Panoramica di alcune delle più importanti città sarde (dall'alto a sinistra: Cagliari, Alghero, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia) Per approfondire, vedi le voci Area metropolitana di Cagliari e Area metropolitana di Sassari. I centri urbani sardi più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale. Cagliari (156.674 ab.) è al centro di una conurbazione di 485.000 abitanti circa, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.455 ab.), Selargius (29.105 ab.), Assemini (26.879 ab.), Capoterra (23.892 ab.), Monserrato (20.464 ab.), Sestu (19.665 ab.), Sinnai (16.761 ab.) e Quartucciu (12.741 ab.). Sassari (130.474 ab.), Alghero (40.878 ab.) e Porto Torres (22.487 ab.) sono i poli di un'area metropolitana (della quale il capoluogo sassarese è il centro catalizzatore) che si espande soprattutto verso la Nurra e il golfo dell'Asinara e che include anche Sorso (14.809 ab.) e altri centri come Ittiri (8.919 ab.) e Sennori (7.405 ab.) per un totale di 275.000 abitanti circa. I centri urbani rimanenti svolgono funzione di polarità locale e hanno tutti una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (56.066 ab.), Nuoro (36.421 ab.), Oristano (32.101 ab.), Carbonia (29.798 ab.), Iglesias (27.561 ab.), Villacidro (14.469 ab.), Tempio Pausania (14.273 ab.), Arzachena (13.202 ab.), Guspini (12.448 ab.), Sant'Antioco (11.692 ab.), La Maddalena (11.898 ab.), Siniscola (11.636 ab.), Ozieri (10.991 ab.), Macomer (10.670 ab.), Tortolì (10.838 ab.) e Terralba (10.274 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.537 ab.) e Lanusei (5.655 ab.) e le antiche cittadine di Bosa (8.149 ab.) e Castelsardo (5.834 ab.). Dei 377 comuni sardi solo 16 possono fregiarsi ufficialmente del titolo di città, gli altri comuni che si attribuiscono tale titolo in diverse manifestazioni lo fanno in maniera arbitraria. Queste 16 città sono così ripartite nelle 8 province sarde: nella provincia di Cagliari (Cagliari e Quartu Sant'Elena); nella provincia di Carbonia-Iglesias (Carbonia e Iglesias); nella provincia del Medio Campidano nessun Comune; nella provincia dell'Ogliastra (Lanusei e Tortolì); nella provincia di Oristano (Bosa e Oristano); nella provincia di Nuoro (Nuoro); nella provincia di Olbia-Tempio (Olbia e Tempio Pausania); nella provincia di Sassari (Alghero, Castelsardo, Ittiri, Ozieri e Sassari). modifica Immigrazione Per approfondire, vedi la voce Flussi migratori in Sardegna. La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche. Sempre in guerra con i Sardi dell'interno, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'Isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali[92]. Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XVIII e XIX secolo, furono molteplici gli insediamenti di Liguri e Piemontesi soprattutto nell'arcipelago del Sulcis e in altre località e dei pescatori Campani provenienti da Ponza e Torre del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa orientale. Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che fondarono Mussolinia (1928), in seguito rinominata Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1938). Nel 1946 ci furono arrivi di Giuliano-Dalmati scampati all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell'Istria: questi si stabilirono a Fertilia, presso Alghero, nella Nurra[93].[94]. Negli ultimi decenni si è registrato un discreto flusso immigratorio di cittadini provenienti da altri paesi europei ed extra europei. La popolazione straniera al 31-12-2009 ammontava a circa 33.000 presenze, il 2% della popolazione totale sarda[95]. Altro dato rilevante è quello relativo alle rimesse degli immigrati, cioè il denaro che i lavoratori extracomunitari spediscono dall'Italia ai loro paesi d'origine, che nel 2009 ha visto la Sardegna, fra tutte le regioni italiane, al quarto posto per il valore delle rimesse pro-capite.[96]. modifica Emigrazione Per approfondire, vedi la voce Storia dell'emigrazione sarda. I primi flussi emigratori considerevoli si registrano verso la fine dell'Ottocento, a seguito alla interruzione del trattato commerciale con la Francia nel 1877. Considerando il periodo dal 1876 al 1903 gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le americhe (di cui il 17% verso l'Argentina e l'11,4% verso gli Stati Uniti d'America). Dai primi anni del Novecento il flusso divenne costante, dal 1901 al 1905 la destinazione principale fu l'Africa. Dal 1906 al 1914 la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore. Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il 1919 ed il 1925 l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa. In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l'Isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso altre nazioni come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati. I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000. Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi (anni sessanta) era pari come numero a quella maschile. modifica Amministrazione e Politica La Sardegna è una delle cinque regioni autonome a statuto speciale d'Italia ed è una delle due regioni d'Italia, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la Valle d'Aosta nel vecchio statuto speciale) ai cui abitanti il Legislatore costituente del 1948 riconobbe ufficialmente la dicitura di «Popolo Sardo»[97]. Lo Statuto è stato approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3, recante Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna, variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale. La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008 (espunta dall'ordinamento a seguito della sentenza 149/2009 della Corte costituzionale, che ne ha decretato l'illegittimità costituzionale), dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna.[98] modifica Il Presidente Per approfondire, vedi la voce Presidenti della Sardegna. Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull'attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell'esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordinamenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'Unione europea rispetto alle posizioni dell'Isola. modifica La Giunta regionale Per approfondire, vedi la voce Giunta regionale della Sardegna. La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni. modifica Il Consiglio regionale Il Consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione Sardegna. Esso è in sostanza il parlamento regionale: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 80 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna. Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta. modifica Partiti politici In virtù dello Statuto Regionale di Autonomia sono presenti nell'Isola, oltre ai partiti politici italiani, diversi partiti e movimenti che in genere tendono a considerare fra i propri valori l'autonomismo. Il partito di più lunga tradizione autonomista è il Partito Sardo d'Azione, che nella persona di Mario Melis, negli anni '80, espresse un presidente alla Guida della Giunta Regionale; attualmente su posizioni autonomiste ci sono anche i Riformatori Sardi, l’ Unione Democratica Sarda, i Rossomori ed il Movimento per le Autonomie. Inoltre sullo scenario sono presenti gruppi politici indipendentisti. Attualmente al consiglio regionale c'è una Giunta sorretta da una coalizione guidata dal Governatore Ugo Cappellacci del PDL, che ha prevalso sull'uscente Renato Soru nelle elezioni regionali del 2009. Regioni storico-geografiche della Sardegna modifica Suddivisione amministrativa e territoriale La Sardegna ha avuto nel tempo diverse suddivisioni amministrative e territoriali. Inizialmente, già dal periodo romano, il territorio sardo era stato suddiviso in diocesi ecclesiastiche; successivamente, nel periodo medioevale, la Sardegna era ripartita anche in giudicati e in curatorie; poi, durante il dominio aragonese e spagnolo, l'Isola era divisa in vari feudi con marchesati, baronie e contee; infine, già dal 1800, la regione sarda era organizzata con le divisioni amministrative, le prefetture, le province, i tribunali, i mandamenti e i comuni. modifica Regioni storiche e subregioni Per approfondire, vedi le voci Curatoria e Giudicato. La Sardegna è suddivisa in regioni storiche che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che probabilmente ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata dalle tribù nuragiche[99]. Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito dal Medioevo fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate. Ecco quelle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro, Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus-Gerrei, Sulcis Iglesiente, Trexenta. Le otto province sarde. modifica Suddivisioni territoriali storiche e attuali Province Per approfondire, vedi le voci Storiche suddivisioni amministrative in Sardegna e Istituzione delle nuove province sarde del 2005. Nel 1848 durante il Regno di Sardegna l'Isola fu suddivisa in 3 Divisioni (Cagliari, Nuoro e Sassari), in 11 Province (Alghero, Cagliari, Cuglieri, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 84 mandamenti e 363 comuni. Sempre durante il regno sardo-piemontese nel 1859 la Sardegna fu suddivisa in 2 Province (Cagliari e Sassari), in 9 Circondari (Alghero, Cagliari, Iglesias, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 91 mandamenti e 371 comuni. Questa suddivisione si mantenne fino al 1927 quando furono eliminati tutti i Circondari in Italia. Dal gennaio 1927 fino al luglio 1974 la Sardegna fu suddivisa in 3 Province: Cagliari, Nuoro e Sassari. Nel 1974 fu istituita la Provincia di Oristano, così si ebbero 4 Province fino al maggio 2005, quando divennero operative altre 4 nuove Province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. Per cui allo stato attuale, la Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti. Attualmente la Sardegna ha una suddivisione amministrativa costituita da 8 province: Provincia di Cagliari (71 Comuni); Provincia di Carbonia-Iglesias (23 Comuni); Provincia del Medio Campidano (28 Comuni); Provincia di Nuoro (53 Comuni); Provincia dell'Ogliastra (23 Comuni); Provincia di Olbia-Tempio (26 Comuni); Provincia di Oristano (88 Comuni); Provincia di Sassari (66 Comuni). modifica Circoscrizioni giudiziarie e sedi di tribunale (circondari) Per approfondire, vedi la voce Ordinamento della giustizia in Italia. L'intero territorio regionale della Sardegna costituisce il distretto della Corte di appello di Cagliari (con sezione staccata di Sassari), all'interno del quale si trovano i 6 Tribunali (Cagliari, Lanusei, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio Pausania), la cui circoscrizione territoriale di ciascuno viene definita circondario. I 6 tribunali sono organizzati, inoltre, con sezioni distaccate nei principali centri del circondario, spesso corrispondenti con la sede delle soppresse Preture, il cui territorio veniva definito mandamento. modifica Suddivisione ecclesiastica della Sardegna Per approfondire, vedi la voce Regione ecclesiastica Sardegna. In Sardegna vi sono 3 arcidiocesi, i cui territori costituiscono le 3 province ecclesiastiche, e 7 diocesi. L'intero territorio dell'Isola costituisce la Regione ecclesiastica Sardegna suddivisa nel seguente modo: 1) Provincia ecclesiastica o Arcidiocesi di Cagliari, con la Diocesi di Iglesias, la Diocesi di Lanusei e la Diocesi di Nuoro; 2) Provincia ecclesiastica o Arcidiocesi di Oristano con la Diocesi di Ales-Terralba; 3) Provincia ecclesiastica o Arcidiocesi di Sassari con la Diocesi di Alghero-Bosa, la Diocesi di Ozieri e la Diocesi di Tempio-Ampurias. modifica Sport Per approfondire, vedi la voce Sport in Sardegna. Lo sport organizzato e praticato in senso moderno si diffuse in Sardegna nella seconda metà dell'Ottocento. Le varie discipline sportive, praticate inizialmente in modo elitario dalle classi agiate e da quelle militari, si affermarono di pari passo con quelle della Penisola. In seguito, con il diffondersi degli sport popolari, in particolar modo del ciclismo, anche le classi meno agiate iniziarono ad interessarsi alle differenti discipline sportive. Inizialmente praticate nelle città, si diffusero poi nelle periferie e nei centri minori. Le prime società sportive furono fondate a Cagliari, a Sassari e nel Sulcis dove era alta la concentrazione di operai che lavoravano nelle miniere. La diffusione capillare su tutti i centri isolani si ebbe dal secondo dopoguerra in poi. Attualmente lo sport coinvolge il 20% della popolazione con circa 300.000 praticanti, divenendo un fenomeno di massa, sostenuto anche da iniziative della Regione Sardegna (legge n. 17/1999), che favoriscono l'organizzazione di eventi sportivi anche a livello internazionale. L'Isola è rappresentata a livello nazionale con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nell'hockey su prato maschile e femminile, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano (maschile e femminile), nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel baseball e nel softball e nel tennis (maschile e femminile). La squadra italiana di Hockey su prato che vanta il più ricco palmarès, è la S. G. Amsicora di Cagliari. modifica Sport di antica tradizione Per approfondire, vedi la voce Sa strumpa. Uno sport in particolare, Sa strumpa, o lotta sarda, disciplina riconosciuta dal CONI e dalla Federazione Internazionale Lotte Celtiche (F.I.L.C), è una pratica sportiva tipica della Sardegna le cui origini sono antichissime. Rivalutata di recente e praticata soprattutto nella Sardegna centrale, i campioni sardi sono conosciuti a livello internazionale[100]. Altro sport di origine antiche e molto praticato è sa Murra, gioco noto anche agli antichi Egizi, ai Greci e Romani che lo chiamavano micatia. Lo Stadio Sant'Elia a Cagliari modifica Cagliari Calcio Per approfondire, vedi le voci Cagliari Calcio e Luigi Riva. Nel capoluogo dell'Isola ha sede il Cagliari Calcio, società fondata nel 1920 e che attualmente gioca nella Serie A del Campionato italiano. Gli incontri casalinghi si disputano nello Stadio Sant'Elia, costruito nel 1970 e ristrutturato prima del Campionato mondiale di Italia '90. Molto seguita dai tifosi isolani è la squadra che vinse lo scudetto nella stagione 1969/70, la prima tra i club italiani non situati nell'area centro - settentrionale. Lo storico titolo fu per la città di Cagliari un'occasione di riscatto e di orgoglio portando alla ribalta nazionale e internazionale tutti i Sardi e la Sardegna stessa, infatti 6 giocatori della squadra (Albertosi, Cera, Domenghini, Gori, Niccolai e Riva) furono poi convocati ai Mondiali del 1970 in Messico dove furono protagonisti diventando vice-campioni mondiali[101]. Figura emblematica di quella travolgente stagione (lo scudetto fu vinto con sole due partite perse e 11 gol subiti, record ancora ineguagliato) fu il capocannoniere Gigi Riva soprannominato Rombo di Tuono[102]. Il PalaSerradimigni a Sassari modifica Basket Per approfondire, vedi le voci Brill Cagliari e Dinamo Basket Sassari. La Brill Cagliari ha militato nella massima serie del campionato italiano maschile di pallacanestro dal 1968 al 1978. Dopo una lunga militanza nel Campionato di Legadue, lo scorso anno la Polisportiva Dinamo Sassari, fu promossa in Serie A. modifica Manifestazioni sportive internazionali Soprattutto in campo velico, le competizioni internazionali che si disputano nell'Isola sono molteplici e di grande prestigio. Anche il rally ha lunga tradizione e il Giro di Sardegna di ciclismo è stato vinto da importanti campioni. Porto Cervo è conosciuto anche per le sue regate modifica Vela I centri velici e le scuole di vela sono molto numerosi e situati lungo tutta la costa sarda. Porto Cervo è una tra le più importanti mete dello yachting internazionale. Altri yacht club si trovano ad Alghero, Bosa, Cagliari, Carloforte, Stintino. I principali avvenimenti nautici sono: il Maxi Yacht Rolex Cup, nella prima settimana di settembre; la Veteran Boat rally, considerata una delle più grandi regate di barche d'epoca[103]; la Regata della Vela Latina a Stintino ad agosto; la Sardinia Rolex Cup, in settembre a Porto Cervo, considerata dagli appassionati come l'equivalente mediterranea dell'Admiral's Cup[104]; la Tiscali Cup; la Regata di mezz'agosto ad Alghero; la Vinetta Cup a Carloforte; la Città di Bosa; il Trofeo Formenton a Porto Raphael; la Settimana delle Bocche, per citarne alcune. Windsurfing a Porto Pollo. modifica Windsurf Per approfondire, vedi la voce Isola dei Gabbiani. L'Isuledda, conosciuta come Isola dei Gabbiani, è un'area di circa 180.000 m² circondata dal mare, unita alla terraferma da un istmo di terreno sabbioso, nelle vicinanze delle località di Porto Pollo e Barrabisa, a nord di Palau. Questo suggestivo promontorio è universalmente riconosciuto come paradiso del windsurf e del kitesurf. La caratteristica che rende questa zona ideale per la pratica di questi sport è quella di offrire un'ottima esposizione ai venti provenienti dal quadrante Nord-Ovest (Tramontana, Maestrale e Ponente). Inoltre venendo dalla strada e guardando l'Isuledda, si hanno di fronte due grandi baie: quella a sinistra (baia di ponente, sopravvento) è solitamente caratterizzata da un leggero moto ondoso (nel gergo dei surfisti viene chiamato chop) e da vento costante (purché non ci si avvicini troppo alla costa), quella a destra (baia di levante, sottovento e prossima alla baia di Porto Pollo) invece presenta condizioni di acqua piatta e vento un po' più rafficato. Il fondale è in entrambe le parti sabbioso e l'acqua limpidissima. Nel 2005 Aglientu ha ospitato il Kitesurf World Cup nella spiaggia di Vignola. Sébastien Loeb al Rally di Sardegna. modifica Rally Per approfondire, vedi le voci Rally Costa Smeralda, Rally d'Italia e Rally di Sardegna. Il Rally d'Italia che si svolge in Sardegna è una manifestazione inserita nel calendario del Campionato Mondiale Rally in sostituzione dal 2004 del Rally di Sanremo. La manifestazione si svolge su strade strette e tortuose della Gallura. L'appuntamento rappresenta un evento sportivo molto atteso e richiama un gran numero di appassionati. La prima edizione del Rally Costa Smeralda risale invece al 1978; nella sua storia ha visto competere i più grandi campioni che hanno dato vita spesso a duelli memorabili, come quello tra Attilio Bettega e Luigi Battistolli nel 1979, o quello tra Miki Biasion e Fabrizio Tabaton del 1983. Da ricordare le vittorie di Bernard Darniche nel 1980, di Markku Alen nel 1981 e nel 1988, la vittoria di Henri Toivonen nel 1984 e nel 1986, il successo di Juha Kankkunen nel 1987 e di Didier Auriol nel 1988[105] modifica Ciclismo Per approfondire, vedi la voce Giro di Sardegna. La gara ciclistica Sassari-Cagliari, già dal lontano 1948, richiamava sull'Isola i grandi campioni del ciclismo professionistico mondiale. Nell'albo d'oro di questa corsa isolana appaiono nomi importanti come Fiorenzo Magni, Hugo Koblet, Fred De Bruyne, Miguel Poblet, Rik Van Looy, Franco Bitossi, Vittorio Adorni, Patrick Sercu, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Dieci anni dopo, per merito di Franco Petri e Rik Van Looy nacque il Giro di Sardegna.[106] modifica Trofeo Alasport Il Trofeo Alasport è considerato un appuntamento di prestigio mondiale per gli appassionati di Cross maschile e femminile, vi partecipano infatti i campioni più conosciuti della specialità. La manifestazione è nata nel 1973 ad Alà dei Sardi per iniziativa della giunta comunale. Da gara di corsa campestre negli anni è divenuto un appuntamento crossistico prima a livello nazionale, ospitando atleti come Gabriella Dorio, Gelindo Bordin, Agnese Possamai, Venanzio Ortis, Salvatore Antibo, Francesco Panetta, poi diventando importante appuntamento internazionale, con la partecipazione di nomi prestigiosi come i campioni olimpici Kenenisa Bekele, Bronislaw Malinowski (atleta), e primatiste del mondo come Tegla Loroupe, Paul Tergat[107] modifica Golf In Sardegna complessivamente, ci sono 13 impianti di golf, di cui tre con percorsi a 18 buche. modifica Personaggi famosi Per approfondire, vedi la voce Sardi (elenco). Antonio Gramsci Protagonista della resistenza al fascismo con figure come Antonio Gramsci, Emilio Lussu e Michele Schirru, dal secondo dopoguerra ad oggi la Sardegna ha espresso anche personaggi di primo piano della vita politica italiana, fra cui due Presidenti della Repubblica, Antonio Segni e Francesco Cossiga, e il segretario del PCI Enrico Berlinguer. Francesco Ciusa Giuseppe Biasi Costantino Nivola Amedeo Nazzari Maria Carta Salvatore Satta Grazia Deledda Papa Ilario Papa Simmaco Gonario II di Torres Mariano IV d'Arborea Eleonora d'Arborea Giovanni Maria Angioy Domenico Alberto Azuni Giuseppe Manno Giorgio Asproni Giovanni Spano Giovanni Lilliu Antonio Pigliaru modifica Curiosità Questa sezione contiene «curiosità» da riorganizzare. Contribuisci a migliorarla integrando se possibile le informazioni nel corpo della voce e rimuovendo quelle inappropriate. Dal 1985 la Sardegna è dotata di un corpo forestale proprio, denominato Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna. La Sardegna è stata la prima regione italiana ed europea ad avere la copertura televisiva con l'utilizzo esclusivo della tecnologia del digitale terrestre. Lo switch-off è avvenuto il 31 ottobre 2008. Il quotidiano L'Unione sarda è stato il primo quotidiano europeo a dotarsi di un sito Internet, sin dal 1994. modifica Note ^ db-city.com ^ Dati PIL procapite regioni d'Italia Istat 2009 in www.istat.it. URL consultato il 12 aprile 2011. ^ Davide Mocci. Sardegna nel cuore del Mediterraneo (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. Rai Tre Geo & Geo. URL consultato il 08 febbraio 2011.Video documentario sulla Civiltà nuragica ^ Giuliana Manganelli. I luoghi di De Andrè. Anime sarde (PDF) in www.fondazionedeandre.it. Il Secolo XIX. URL consultato il 09 febbraio 2011. ^ G. F. Chiai. 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Il bosco dei cavalli selvaggi (Video) in sardegnadigitallibrary.it. RAI. URL consultato il 28 febbraio 2011.Filmato Rai sui cavallini della Giara di Gesturi ^ Davide Mocci. Gent'Arrubia (Video) in sardegnadigitallibrary.it. Rai Tre Geo & Geo. URL consultato il 28 febbraio 2011.Filmato sulla nidificazione dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius ^ Sardegna Ambiente. Sardegna prima per superficie forestale e assorbimento di Co2 in www.sardegnaambiente.it. Ente Foreste Sardegna. URL consultato il 28 febbraio 2011. ^ Centro Pipistrelli Sardegna. Plecotus Sardus: un pipistrello tutto sardo in www.pipistrellisardegna.org. URL consultato il 28 febbraio 2011. ^ Sardegna Speleologia. Speleologia in Sardegna in www.sardegna.net. Sardegna Net. URL consultato il 02 maggio 2011. ^ Regione autonoma della Sardegna. Grotte in www.sardegnaturismo.it. Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 02 maggio 2011. ^ Marcello Mazzella. Sardegna un mare di cultura (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. Esit. URL consultato il 28 febbraio 2011.Video sulle testimonianze archeologiche e culturali ^ Giovanni Lilliu; Antonello Mattone (a cura di). La Costante Resistenziale sarda (PDF) in www.sardegnacultura.it. Ilisso. URL consultato il 01 marzo 2011.Ecco il libro del noto studioso ^ Lo studioso Antonello Mattone nella prefazione al libro di G. Lilliu La Costante resistenziale sarda, a pagina 81 (42) così si esprime: . L'incipit del saggio è di rara efficacia. Lilliu ne sintetizza in modo icastico il contenuto: «La Sardegna, in ogni tempo, ha avuto uno strano marchio storico: quello di essere stata sempre dominata (in qualche modo ancora oggi), ma di avere sempre resistito. Un'isola sulla quale è calata per i secoli la mano oppressiva del colonizzatore, a cui ha opposto, sistematicamente, il graffio della resistenza». Egli è convinto che i Sardi, nonostante «l’aggressione di integrazioni di ogni specie», siano «riusciti a conservarsi sempre se stessi» nella «fedeltà alle origini autentiche e pure». È nella resistenza sarda dell’antichità, nel conflitto perenne con Cartagine e Roma che va ricercata «la sostanza della formazione del tessuto culturale, del contesto socio-economico, della struttura spirituale e dell’ordinamento giuridico dell’attuale mondo sardo delle zone interne»: l'accerchiamento «culturale coloniale» ha suscitato negli «antenati barbaricini la psicologia della frontiera», la «carica eroica del balente, lo spirito del ribelle allo statuale che non è il suo». Ai valori della propria cultura il barbaricino è legato «con un rigore etico da anabattista, con la chiusura completa ad ogni acculturazione, diventando una specie di chiesa segregata, una repubblica di santi nuragici». Lilliu trova accenti di epico lirismo per descrivere la resistenza del «mondo barbaricino d’oggi»: un mondo «in tensione continua, aggressivo e braccato insieme, teso verso una frontiera paradiso (le antiche terre perdute con la conquista punica e romana)» che avrebbe rivisto nelle bardane, nelle «temporanee incursioni» e nelle «ricorrenti transumanze pastorali»; un mondo «sempre ritornante, sempre in ritirata verso l’antica riserva, verso la sua casa-guscio […]». ^ Sito Unesco. Su Nuraxi di Barumini in whc.unesco.org. URL consultato il 28 febbraio 2011.Sito Unesco con motivazione della scelta di inserire il nuraghe come patrimonio mondiale dell'umanità ^ Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La Carta de Logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma - Bari, 2004, p. VII e ssgg. ^ Giovanni Ugas - L'Alba dei Nuraghi pg.241,254 - Cagliari, 2005 ^ Massimo Pittau. La lingua sardiana o dei proto-sardi in www.pittau.it. 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Oggi si contano in Sardegna circa 7000 nuraghi i quali contraddistinguono zone agricole e pastorali non molto dissimili, per vastità e forma, da quelle che saranno, nel Medioevo, le curatorìe medioevali…» Breve storia di Sardegna, pag. 25 ^ Stefano Bitti. 3° Torneo Internazionale de s'istrumpa Villagrande (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. Taulara Srl. URL consultato il 02 marzo 2011. ^ Maria Piera Mossa; Jacopo Onnis. Visti da fuori - Cagliari scudetto (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. Rai Sardegna. URL consultato il 04 marzo 2011. ^ Archivi Rai. Un volto una storia: Gigi Riva (Video) in www.sardegnadigitallibrary.it. Rai Sardegna. URL consultato il 04 marzo 2011. ^ Ernesto Massimetti. Costa Smeralda a vele spiegate (PDF) in sardegnaturismo.it. URL consultato il 02 marzo 2011. ^ Sardinia Rolex Cup (PDF) in www.yccs.it. URL consultato il 02 marzo 2011. ^ Rally Costa Smeralda. Rally Costa Smeralda (PDF). URL consultato il 02 marzo 2011. ^ Dario Barone; Anna Di Francesca. 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Ettore Pais, Attilio Mastino (a cura di), Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano, Nuoro, Ilisso, 1999. ISBN 88-85098-92-4. Margherita Pinna, Il Mediterraneo e la Sardegna nella cartografia musulmana (dall'VIII al XVI secolo), 2 vv., Nuoro, Istituto superiore regionale etnografico, 1997. (ISBN non disponibile). Fulco Pratesi; Franco Tassi, Guida alla natura della Sardegna, Milano, Mondadori, 1985. (ISBN non disponibile). Pasquale Tola, Codice diplomatico della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1984., in formato PDF Vol I [2] e Vol II [3]. Max Leopold Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Heidelberg, Carl Winter Universitätsverlag, 2008. ISBN 88-6202-030-9. modifica Voci correlate Decreto di attuazione degli statuti Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna Torri costiere della Sardegna Conservatoria delle Coste della Sardegna Italia insulare Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo Architettura romanica in Sardegna Letteratura sarda Film girati in Sardegna Sardegna Digital Library modifica Altri progetti Wikisource Commons Wikiquote Wikizionario Wikisource contiene alcuni canti della Sardegna Wikimedia Commons contiene file multimediali sulla Sardegna Wikiquote contiene citazioni sulla Sardegna Wikizionario contiene la voce di dizionario «Sardegna» modifica Collegamenti esterni Regione Sardegna.it, il sito ufficiale. Nell'home page sono disponibili i collegamenti ad altri 17 siti tematici istituzionali della Regione Sardegna. Sardegna Digital Library Schede tecniche e fotografie sui fari della Sardegna Sardegna su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Sardegna") v · d · m Regioni d'Italia Abruzzo · Basilicata · Calabria · Campania · Emilia-Romagna · Friuli-Venezia Giulia · Lazio · Liguria Lombardia · Marche · Molise · Piemonte · Puglia · Sardegna · Sicilia · Toscana · Trentino-Alto Adige Umbria · Valle d'Aosta · Veneto Portale Sardegna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sardegna Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità. È stata riconosciuta come tale il giorno 15 luglio 2006 — vai alla segnalazione. Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto. Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki


'Fairly Legal' Creator Michael Sardo Steps Down as Showrunner

Philiana Ng Peter Ocko has been tapped as his replacement. read more


http://www.devega.it/video.aspx?vid=V2

Sardo - Wikipedia, the free encyclopedia

Sardo comes from Argentina, and is not to be confused with Pecorino Sardo, another Italian sheep's cheese. ... Sardo cheese meets the U.S. Standards of Identity for cow's milk. ...



Maria C. Miranda

NEW BEDFORD — Maria C. (Sardo) Miranda, aged 88 years, died Wednesday, June 1, 2011, at Royal Taber Street Nursing & Rehab Center. She was the wife of the late Mario Miranda who passed away August 13, 1999.


http://intergranit.ru/type.htm?catid=5&type=28&keepThis=true&TB_iframe=true&height=520&width=930

Sardo Restaurant

Sardo is one of the few Italian restaurants in the UK specialising in Sardinian cuisine. ... Sardo has a sister restaurant, Sardo Canale, in Primrose Hill. ...



Democratic nominations set in Whitehall

Two longstanding Whitehall councilmen and one newcomer will represent the Democratic Party and square off against three Republicans in the November election for three open borough council seats.  read more »

Rossa Sardo
http://www.erbi.nl/graniet-kleurenoverzicht

Sardo Bus and Coach Upholstery - Coach and Bus Interior ...

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'Real Housewives' Joe Gorga targeted in Paterson company lawsuit

“ The Real Housewives of New Jersey ” cast member and developer Joe Gorga described himself as a “clean guy” who always pays his bills as he finds himself the target of a civil suit seeking more than $25,000.


http://www.celiagregory.com/

Sardo's Pizza delivery Largo Seminole Pizza Clearwater ...

Sardo's Pizza delivery Largo Seminole Pizza Clearwater Italian Restaurant St. Petersburg Pizza delivery Gulf Beaches Indian Shores Tampa Bay Pizzeria Italian ...



Thu. 05/19 - Death Notices

CAPEZZA-Philip John. On May 17, 2011. Beloved husband of Carmela (nee Spadaro). Loving father of Philip, Valerie Lo Sardo, Louis, Joseph and Laura Capezza. Cherished grand-father of 14 and great grand-father of 3. Also survived by his 7 loving siblings.


http://www.unhooked.ch/2008/category/news/page/2

Sardo Gourmet Foods - Olives, Antipasto & More!

Discover Sardo's new line of product; always there to help your ... Sardo is pleased to announce the launch of our new product "L'il Oliver Olive" ...



Europe promises to help fledgling Arab nations

DEAUVILLE -- Brussels has promised more to help fledgling democracies in the Arab world, but insisted strings would be attached, euronews reported. In particular, aid will be dependent on the scale and speed of democratic reforms.


http://www.unhooked.ch/2008/category/news/page/2

Gennaro Sardo - Wikipedia, the free encyclopedia

In the next two seasons Sardo played 30 games and scored 3 goals. ... Sardo officially transferred to newly promoted Calcio Catania in August 2006, ...



G8 focus on Arab revolts

Final preparations are being made for the G8 world leaders’ meeting today in the French coastal resort of Deauville. The people’s revolts which have swept the Middle East and North Africa are expected to dominate the summit.

Rosa Sardo
http://www.stein-kapraun.de/materialien.html

San Diego Plastic Surgery - Cosmetic Surgeon San Diego,Dr ...

San Diego Plastic Surgeon Dr. Marialyn Sardo - Board Certified for San Diego Plastic Surgery, Experience and natural results in Cosmetic Surgery



Youth Sports: Penn Valley Dodgers beat Grass Valley Padres in Little League action

The Penn Valley Dodgers' defensive play was the difference, as they contained the hot-hitting Grass Valley Padres 10-6 Saturday at Condon Park. Johnny Pavlik's clutch single and double drove in four runs as the Dodgers' outfield reeled in deep drives off the Padres' bats.

Rosa Porrino Rosa Beta
http://www.kamenoprumysl.cz/zula



Jeff Conaway was a fan favorite at Burbank karaoke bar

Actor Jeff Conaway , who died of pneumonia Friday at age 60, was a familiar face and fan favorite on Tuesday nights at Sardo s in Burbank . The karaoke bar dubs Tuesday nights Porn Star Night, when industry members flock to the stage to sing, dance and unwind.


http://www.puntalimonar.com/sardonegro.html

Sardo Map | Mali Google Satellite Maps

See Sardo photos and images from satellite below, explore the aerial photographs of Sardo in Mali. Sardo hotels map is available on the target page linked above. ...



G8 leaders set to focus on Arab Spring

World leaders meet today at the French seaside town of Deauville for a G8 summit. It’s expected to be dominated by the popular revolts sweeping the Middle East and North Africa.

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http://www.matseva.com/eng_gr_sardo.php