1748
1755
1757
1860
1893
1910
1923
1952
1953
1997
2000
2010
24 agosto
250 a.C.
2 a.C.
3
57
59
62
64
70 a.C.
72
79
79 d.C.
80 a.C.
8 settembre
APCOM
Achille
Acquedotto Carolino
Acquedotto romano del Serino
Alessandro Magno
Amedeo Maiuri
Anfiteatro
Anfiteatro romano di Pompei
Annales (Tacito)
Antica Roma
Antiquarium di Boscoreale
Antiquarium di Pompei
Antiquarium stabiano
Aquileia
Arcata cieca
Architettura greca
Architettura romana
Arena (architettura)
Argenteria
Arianna (mitologia)
Arte greca
Arte plebea
Assisi
Atellana
Augusto
Autunno
Bacco
Basilica
Basilica di San Francesco
Battaglia di Isso
Boscoreale
Briseide
Calidarium
Campania
Capitello corinzio
Carlo III di Spagna
Casa dei Dioscuri
Casa dei Vettii
Casa del Fauno
Castel del Monte
Castellammare di Stabia
Cavea
Centro storico di Firenze
Centro storico di Genova
Centro storico di Napoli
Centro storico di Roma
Certosa di Padula
Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Milano)
Cinque Terre
Cisterna
Colonia romana
Coordinate geografiche
Corazza
Costiera amalfitana
Cratere vulcanico
Crespi d'Adda
Criptoportico
Cristianesimo
Crittografia
Cubicolo
Cupola
Data dell'eruzione del Vesuvio del 79
De architectura
Deambulatorio
Decurione
Dedalo
Delos
Diòscuri
Dioniso
Dirce
Dolomiti
Domenico Fontana
Doriforo
Duomo di Modena
1755
1757
1860
1893
1910
1923
1952
1953
1997
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24 agosto
250 a.C.
2 a.C.
3
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59
62
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70 a.C.
72
79
79 d.C.
80 a.C.
8 settembre
APCOM
Achille
Acquedotto Carolino
Acquedotto romano del Serino
Alessandro Magno
Amedeo Maiuri
Anfiteatro
Anfiteatro romano di Pompei
Annales (Tacito)
Antica Roma
Antiquarium di Boscoreale
Antiquarium di Pompei
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Architettura romana
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Capitello corinzio
Carlo III di Spagna
Casa dei Dioscuri
Casa dei Vettii
Casa del Fauno
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Colonia romana
Coordinate geografiche
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Cratere vulcanico
Crespi d'Adda
Criptoportico
Cristianesimo
Crittografia
Cubicolo
Cupola
Data dell'eruzione del Vesuvio del 79
De architectura
Deambulatorio
Decurione
Dedalo
Delos
Diòscuri
Dioniso
Dirce
Dolomiti
Domenico Fontana
Doriforo
Duomo di Modena
Coordinate: 40°45′03″N 14°29′14″E / 40.750833°N 14.487083°E / 40.750833; 14.487083
Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio dell'umanità
Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata
Archaeological Areas of Pompei, Herculaneum and Torre Annunziata
Tipologia
Architettonico, artistico
Criterio
C (iii) (iv) (v)
Pericolo
Nessuna indicazione
Anno
1997
Scheda UNESCO
inglese
francese
Pompei e l'eruzione del 79 d.C.
Nell'area degli scavi archeologici di Pompei è stata portata alla luce l'antica città romana distrutta tragicamente a seguito di una delle eruzioni del vicino vulcano Vesuvio, avvenuta nell'anno 79 d.C.
Già alcuni anni prima - nel 62 - un terribile terremoto, premonitore della ben più grave catastrofe che si sarebbe abbattuta sulla città di lì a pochi anni, colpì Pompei e la città di Ercolano nonché altri centri della Campania.
Pompei fu gravemente danneggiata, ma subito cominciò l'opera di ricostruzione. Diciassette anni più tardi, mentre i lavori continuavano a procedere a ritmo sostenuto (ed anche se gli edifici pubblici erano ancora quasi tutti da restaurare), la città e i suoi abitanti vissero una tra le più grandi tragedie della storia antica che oggi, cristallizzata nel tempo e in quell'attimo, è stata riportata in superficie divenendo il secondo sito archeologico più visitato al mondo[1]. La città tornò alla luce nel 1748, grazie agli scavi voluti e finanziati da Carlo di Borbone.
Gli scavi di Pompei, con quelli di Ercolano ed Oplontis, sono riportati nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[2].
Il sito di Pompei è stato visitato nel 2010 da 2.319.668 persone[3].
Indice
1 Cenni storici
1.1 La data dell'eruzione
2 Ville
2.1 Villa dei Misteri
2.2 Villa Imperiale
2.3 Villa di Giulia Felice
3 Case
3.1 Casa degli Amorini Dorati
3.2 Casa del Citarista (I,4,5)
3.3 Casa dei Cubicoli Floreali (I 9,5)
3.4 Casa del Fauno (VI,12,1-8)
3.5 Case dell'Insula VII
3.5.1 Schola armatorum
3.6 Casa del Labirinto e Casa dei Vettii (VI,15,1)
3.7 Casa di Lucio Cecilio Giocondo
3.8 Casa di Marco Lucrezio
3.9 Casa del Menandro (I,10,4.14-15)
3.10 Casa di Ottavio Quartione
3.11 Casa delle Nozze d'Argento (V,2,1)
3.12 Casa del Poeta Tragico (VI,8,3-8)
3.13 Casa di Pansa (VI,6,1)
4 Fori
4.1 Foro
4.2 Foro Triangolare
5 Vie
5.1 Via dell'Abbondanza
5.2 Via di Mercurio
5.3 Via dei Sepolcri e Villa di Diomede
6 Templi
6.1 Tempio di Giove Melichio
6.2 Tempio della Fortuna Augusta
6.3 Tempio di Iside
7 Terme
7.1 Terme Centrali
7.2 Terme del Foro
7.3 Terme Stabiane
8 Anfiteatro e teatri
8.1 Anfiteatro
8.2 Teatro grande
8.3 Teatro piccolo
8.4 Quadriportico dei teatri
9 Palestre
9.1 Palestra Grande
9.2 Palestra Sannitica
10 Edifici di pubblica utilità
10.1 Castellum Aquae
10.2 Lupanare
10.3 Thermopolium di Asellina
11 Google Maps
12 Note
13 Bibliografia
13.1 Italiano
13.2 Tedesco
14 Voci correlate
15 Altri progetti
16 Collegamenti esterni
modifica Cenni storici
L'ultimo giorno di Pompei - Immagine generata al computer
Sin dall'alba di quel giorno del 79 apparve sul Vesuvio una grande nuvola a forma di pino. Alle dieci del mattino i gas che premevano dall'interno fecero esplodere la lava solidificata che ostruiva il cratere del vulcano, riducendola in innumerevoli frammenti, i lapilli, i quali furono scagliati su Pompei, insieme con una pioggia di cenere così fitta da oscurare il sole. Fra terribili scosse telluriche ed esalazioni di gas venefici, la città cessò d'esistere quello stesso giorno, rimanendo per secoli sepolta sotto una coltre d'oltre sei metri di cenere e lapilli. Si è calcolato che sui circa diecimila abitanti che doveva avere in quel periodo Pompei secondo una stima ritenuta attendibile[4], circa duemilasenza fonte sarebbero state le vittime, Molte delle quali bruciate all'istante da temperature che raggiungevano dai 300 ai 600 °C[5].
Della città quasi si perse la memoria, al punto che, quando alla fine del XVI secolo l'architetto Domenico Fontana, nel costruire un canale di derivazione del Sarno, scoprì alcune epigrafi e persino edifici con le pareti affrescate, non vi riconobbe i resti dell'antica Pompei.
I primi veri scavi nell'area di Pompei ebbero inizio nel 1748 per volontà del re Carlo di Borbone, anche se furono piuttosto irregolari e non seguirono alcun metodo scientifico. Spesso gli edifici man mano portati alla luce venivano spogliati di oggetti ed opere d'arte e quindi nuovamente ricoperti. Nella prima metà dell'Ottocento i lavori procedettero molto più speditamente, e portarono all'esplorazione di molti edifici privati e di quasi tutto il Foro.
I calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio
Dal 1860, con l'avvento del Regno d'Italia, i lavori affidati alla direzione di Giuseppe Fiorelli furono condotti con sistematicità e rigoroso metodo scientifico. Il Fiorelli intuì fra l'altro la possibilità di ottenere calchi dalle vittime dell'eruzione colando del gesso liquido nel vuoto lasciato dai corpi, ormai dissolti, nella cenere solidificata: questi calchi, nell'Antiquarium di Pompei, costituiscono una delle più tragiche testimonianze della catastrofe.
Oggi Pompei ci appare in quasi tutta la sua estensione e ci riporta al giorno in cui il destino fermò il corso della sua storia. Le scritte elettorali sui muri, le suppellettili domestiche, le botteghe, tutto sembra ancora vivo: la tragedia di Pompei non ha distrutto la città, vi ha solo fermato il tempo per restituircela con l'aspetto che essa aveva in quel preciso giorno del 79.
modifica La data dell'eruzione
Per approfondire, vedi la voce Data dell'eruzione del Vesuvio del 79.
La data dell'eruzione del 79 d.C. è nota attraverso una lettera di Plinio il giovane in cui si legge nonum kal. septembres, cioè "24 agosto". Questa data era contenuta nella variante universalmente ritenuta più attendibile del manoscritto ed è stata accettata come sicura fino ad oggi, anche se alcuni dati archeologici emersi mal si accordavano con una data estiva.
Dati archeobotanici e archeologici che sono stati analizzati negli ultimi anni hanno permesso di accertare che la data del 24 agosto è sicuramente errata perché l'antica eruzione si deve collocare almeno dopo l'8 settembre e considerando anche altri dati archeologici (come l'accertata conclusione della vendemmia), è plausibile ipotizzare una data ancora successiva e pienamente autunnale. Infatti sono state ritrovate alcune botti in cui c'era ancora il vino rimasto a fermentare.
modifica Ville
modifica Villa dei Misteri
Per approfondire, vedi la voce Villa dei Misteri.
La Villa dei Misteri è situata a circa 800 metri a nord-ovest di Pompei. Questo grandioso edificio è tra i più interessanti, per l'armoniosa e singolare disposizione degli ambienti e per la superba decorazione pittorica. Sorto nella prima metà del II secolo, fu più volte modificato ed ampliato; ora si presenta come una costruzione quadrilatera circondata da terrazze panoramiche, da un giardino pensile e loggiati. Dopo il terremoto del 62 venne in possesso di nuovi proprietari che ne mutarono il carattere di dimora signorile aggiungendovi una parte rustica con impianti agricoli.
Uno degli affreschi conservati alla Villa dei Misteri
L'ingresso attuale è dalla parte opposta a quello principale che, secondo la caratteristica propria delle ville pseudourbane messa in rilievo anche da Vitruvio, immetteva direttamente nel peristilio. Il primo ambiente ad incontrarsi è una grande esedra con finestre, una sorta di veranda panoramica fiancheggiata da due terrazze simmetriche sulle quali affacciano aree porticate. Dall'esedra si passa nel tablino, decorato con pitture del terzo stile evoluto, con figurine egittizzanti e simboli dionisiaci in stile miniaturistico, tutto sul fondo nero. Attraverso un cubicolo che si apre sul tablino, o direttamente da un'ala del portico, s'accede alla Sala del Grande Dipinto: un oecus dell'alcova nuziale, in seguito trasformato in triclinio. Sulla pareti si svolge il grande fregio dionisiaco che costituisce uno degli avanzi più cospicui della pittura antica. Databile intorno alla metà del I secolo a.C., è una megalografia composta da ventinove grandi figure raggruppate in alcune scene, l'interpretazione delle quali è ancora discussa.
Si tende comunque a pensare che il fregio rappresenti l'Iniziazione delle spose ai Misteri Dionisiaci, ossia a quei riti la cui diffusione Roma tentò inutilmente di limitare col famoso Senatus consultum de Bacchanalibus. Secondo quest'interpretazione, le scene raffigurerebbero, cominciando dalla parete settentrionale, che oggi danno il nome alla villa: la lettura del rituale eseguita da un fanciullo in piedi, forse Jachos o lo stesso Dioniso; il sacrificio offerto da una fanciulla, che si reca, con in mano il piatto delle offerte, verso tre donne che stanno compiendo un rito sacrificale; un Sileno con la lira presso una pansica, che allatta un capretto, e Pan; una donna atterrita che fugge; un vecchio Sileno e due satirelli, uno dei quali beve da un recipiente che gli porge il Sileno, mentre l'altro regge in mano una mostruosa maschera teatrale; le nozze di Dioniso e Arianna; una giovane donna che sta per scoprire il phallòs, simbolo della fecondità; una figura alata che colpisce una giovane donna; una baccante nuda che s'abbandona alla danza; la toletta di una sposa che si prepara ad essere iniziata ai misteri; una donna ammantata, probabilmente la padrona di casa.
L'atrio è senza colonne e le sue pareti sono ornate da paesaggi nilotici, al di sotto dei quali erano pannelli dipinti di cui resta solo l'incavo sulla parete. Interessanti pitture si possono ammirare anche in altri ambienti della villa, che era fornita persino d'un piccolo bagno privato d'età preromana, in seguito usato come dispensa. In questa villa, infine, è stata rinvenuta la statua ammantata di Livia, ora nell'Antiquarium di Pompei.
modifica Villa Imperiale
Nei pressi della porta, un cancelletto dà accesso alla cosiddetta Villa Imperiale, con un lungo portico realizzato davanti alle mura e databile alla fine del I secolo a.C. Interessantissima è la decorazione pittorica del triclinio, piuttosto complessa, che presenta tre grandi pannelli con Teseo che sconfigge il Minotauro, Arianna abbandonata da Teseo e Dedalo ed Icaro.
modifica Villa di Giulia Felice
Un affresco della Villa.
Dopo la Casa di Venere, che trae il suo nome da un dipinto sulla parete di fondo del peristilio, è la Villa di Giulia Felice, già esplorata tra il 1755 e il 1757, spogliata delle sue opere d'arte e ricoperta, quindi nuovamente scavata nel 1952/1953. Come si deduce chiaramente da un avviso di locazione ivi rinvenuto (ora al Museo Nazionale di Napoli), l'intraprendente Giulia Felice, nel periodo di crisi d'alloggi conseguente al terremoto del 62, aveva deciso d'affittare una parte della sua proprietà, ed esattamente un elegante bagno privato, botteghe e appartamenti. Il quartiere d'abitazione di Giulia Felice ha un grande giardino porticato attraversato da una peschiera. Al centro del lato occidentale del portico è un triclinio estivo con la volta ad imitazione d'una grotta naturale.
modifica Case
modifica Casa degli Amorini Dorati
Nell'isolato seguente, con ingresso sulla Via del Vesuvio, è la Casa degli Amorini Dorati, appartenente alla gens Poppaea ed è in buono stato di conservazione. L'ingresso, fiancheggiato da due cubicoli, immette nell'atrio e in un vasto peristilio, spostato verso sinistra ed estremamente curato: il lato di fondo del porticato è scenograficamente rialzato; maschere e dischi marmorei scolpiti (oscilla) erano appesi tra una colonna e l'altra. In un angolo è un sacello isiaco, mentre il larario tradizionale sul lato settentrionale. Sul peristilio s'affaccia un grande salone pavimentato a mosaico con alle pareti dipinti del terzo stile, raffiguranti Teti nell'officina di Efesto, Giasone e Pelia, Achille, Briseide e Patroclo. Tutti gli ambienti della casa, alcuni elegantemente decorati con dipinti e stucchi, sono disposti intorno al luminoso peristilio. Il cubicolo che si trova presso il larario era ornato dai dischetti di vetro con l'applicazione di amorini in lamina d'oro che hanno dato il nome alla casa.
modifica Casa del Citarista (I,4,5)
Ripercorrendo la Via Stabiana, al n. 5, è la Casa del Citarista, detta così per la bella statua bronzea di Apollo Citaredo (ora al Museo Nazionale di Napoli), qui rivenuta.
modifica Casa dei Cubicoli Floreali (I 9,5)
La Casa dei Cubicoli Floreali presenta una delle decorazioni più note di giardini dipinti di Pompei. A differenza di strutture più antiche (come la Casa del Menandro), le decorazioni non sono poste in un ambiente di rappresentanza, ma in cubicula squisitamente privati, quello "blu" e quello "nero". Le pitture sono della seconda fase del terzo stile.
modifica Casa del Fauno (VI,12,1-8)
Per approfondire, vedi la voce Casa del Fauno.
Il Fauno
Voltando a sinistra in Via della Fortuna, si raggiunge la Casa del Fauno, una delle più lussuose abitazioni di Pompei. Risalente all'età sannitica (quand'era un'ampia ma modesta casa), sul finire del II secolo a.C., giunse ad occupare un'intera insula della sesta regione raggiungendo un'estensione enorme e ricevette una sontuosa decorazione a stucco e mosaici. Il saluto HAVE, scritto in tessere policrome sul marciapiede di fronte alla porta d'ingresso, accoglie ancora oggi il visitatore di questa dimora. La sua parte anteriore si svolge intorno a due atri, il principale dei quali, di tipo tuscanico, ossia senza colonne, aveva l'impluvium ornato dalla statuetta di fauno danzante che ha dato il nome alla casa (l'originale è ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli).
L'atrio tuscanico è seguito da un tablino con ai lati due stanze triclinari decorate originariamente da due magnifici emblemata, quadri policromi a mosaico, raffiguranti rispettivamente animali marini e un demone su pantera, entrambi al Museo di Napoli. Il secondo atrio è tetrastilo, col tetto cioè retto da quattro colonne, e si apre su alcune stanze di servizio. Segue un primo peristilio con le pareti decorate a stucco e ventotto colonne in tufo di Nocera; sul fondo è un'esedra il cui spazio è delimitato da due colonne in tufo ricoperte di stucco dipinto. Sulla soglia era un mosaico con paesaggio nilotico, mentre il pavimento stesso dell'esedra era costituito da una grandiosa scena musiva: la Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario, realizzata con oltre un milione e mezzo di piccolissime tessere, che costituisce oggi il vanto del Museo Nazionale di Napoli.
L'esedra è affiancata da due stanze, che fungevano da sale da pranzo estive: quella di sinistra era ornata dal mosaico con tigre assalita da un leone. Veramente grandioso è il secondo peristilio, con quarantasei colonne doriche alte m. 4,12, sul fondo del quale si trovano le stanze dei giardinetti e del portiere, oltre ad un ingresso secondario sul Vicolo di Mercurio.
modifica Case dell'Insula VII
Di fronte, nell'Insula VII, si trovano diverse abitazioni, tra cui la Casa di Paquio Proculo e la Casa dell'Efebo, sovraccarica di decorazioni ed ornata da pregevoli opere d'arte. È da questa casa, certamente appartenuta ad un ricco mercante, che proviene un efebo bronzeo, replica di un originale greco del V secolo a.C., usato come portalampade per il giardino (Museo Nazionale di Napoli).
Dall'altro lato della strada, poco più avanti, è la Casa di Trebio Valente, che aveva l'intonaco del muro esterno ricoperto di scritte elettorali.
modifica Schola armatorum
Sullo stesso lato vi era la Schola armatorum, impropriamente chiamata la Domus dei gladiatori, dove aveva molto probabilmente sede una associazione militare: al momento della scoperta, alcune armature erano ancora riposte in appositi scaffali a parete. La Schola era stata riportata alla luce e restaurata da Vittorio Spinazzola, nell'ambito di una più ampia operazione di messa in luce di Via dell'Abbondanza. Al momento della scoperta, nella parte interna sopravvivevano ancora affreschi pompeiani con soggetti militari e figurine volanti.
La Schola non esiste più dal 6 novembre 2010, quando si è improvvisamente sbriciolata in un crollo[6].
Casa dei Vettii
modifica Casa del Labirinto e Casa dei Vettii (VI,15,1)
Per approfondire, vedi la voce Casa dei Vettii.
Oltrepassata la Casa del Labirinto, con doppio atrio ed emblema musivo con Teseo e il Minotauro in una stanza in fondo al peristilio, s'arriva ad una delle più interessanti e lussuose dimore della città: la Casa dei Vettii, la cui fama è soprattutto dovuta ai dipinti, eseguiti dopo il 62, e fortunatamente ben conservati, che ne ornano sfarzosamente le pareti. La casa appare divisa in due zone ben distinte: l'abitazione signorile con le stanze di rappresentanza che si svolge intorno all'atrio tuscanico, e le stanze di servizio con le abitazioni dei servi disposte intorno ad un atrio secondario. In quest'ultimo ambiente era sistemato un larario a mo' di tempietto, recante sul fondo un dipinto col genio del pater familias tra due Lari.
Svariati sono i soggetti delle pitture di quarto stile che ornano i vari ambienti: vanno dalle architetture di fantasia alle scene mitologiche ed eroiche, impreziosite da fregi delicati e miniaturistici. Famoso è il delizioso fregio con Amorini esercitanti arti e mestieri che s'ammira sulle pareti del grande triclinio affacciato sul peristilio. Al di sotto del fregio sono dei riquadri con gruppi di Psichi e pannelli con soggetti mitologici. Assai curato era il peristilio, con numerose statuette addossate alle colonne, vasche e fontane. Sontuosa è anche la decorazione di due sale laterali all'atrio ed aperte sul peristilio. Nella stanza di sinistra, tra finte architetture e pannelli con vedute, sono dipinte tre scene: Ercole che strozza i serpenti, Il supplizio di Penteo ed Il supplizio di Dirce. Nella stanza di destra, più ampia, i quadri raffigurano: Dedalo e Pasifae, Issione legato alla ruota e Bacco davanti ad Arianna addormentata.
modifica Casa di Lucio Cecilio Giocondo
Tornando sui propri passi, ci si riporta alla Via del Vesuvio, dove, al n. 26, è la Casa di Lucio Cecilio Giocondo, un importante banchiere, nella quale furono rinvenuti alcuni aspetti della città (il Foro, il Castellum Aquae, la Porta Vesuvio) durante il terremoto del 62. Ma la fama di quest'abitazione è dovuta sia allo straordinario rinvenimento dell'archivio di cassa del proprietario, contenente gli atti contrattuali posti in essere dal proprietario, e composto da ben centocinquantaquattro tavolette cerate trovate in una stanza sopra l'esedra a sinistra del peristilio, sia al ritratto eccezionalmente realistico di Lucio Cecilio, posto ad ornamento dell'atrio.
modifica Casa di Marco Lucrezio
Affresco raffigurante Menandro impegnato nella lettura
Proseguendo sulla Via Stabiana, dopo aver attraversato la Via degli Augustali, troviamo sulla destra la Casa di Marco Lucrezio, con un delizioso giardinetto ornato da una fontana con piccole sculture. Le pareti della casa erano riccamente decorate da pitture, le più belle delle quali sono state distaccate e portate nel Museo Nazionale di Napoli.
modifica Casa del Menandro (I,10,4.14-15)
Poco oltre, nel Vicolo Meridionale, si può visitare la Casa del Menandro, di proprietà d'un certo Quinto Poppeo, forse parente della moglie di Nerone, Poppea Sabina. Innalzata intorno al 250 a.C., la casa subì in seguito ampliamenti e variazioni che la trasformarono completamente. L'atrio, decorato da pitture di quarto stile e con larario a tempietto, è circondato da alcuni ambienti destinati ad usi diversi. Le pareti d'un ambiente sulla sinistra sono dipinte con tre drammatiche scene tratte dal mito troiano: la morte di Laocoonte e dei suoi due figli, l' incontro di Elena e Menelao nella reggia di Priamo e l' ingresso del Cavallo a Troia.
Il passaggio dall'atrio al tablino è fiancheggiato da colonne in tufo con sovrapposizioni in stucco dipinto; a destra del tablino è il cosiddetto Salone Verde, con le pareti ornate da fini pitture e pavimento a mosaico bianconero includente un emblema (quadretto centrale) policromo di soggetto nilotico. Un'interessante decorazione musiva aveva anche il piccolo atrio del bagno, situato nell'ala destra del grande peristilio centrale. In un ambiente di servizio sottostante il bagno è stato rinvenuto un vero e proprio tesoro composto da ben centodiciotto pezzi d'argenteria (per un peso complessivo di 24 kg), monete per 1432 sesterzi e gioielli d'oro. Probabilmente quindi il proprietario della casa aveva nascosto qui i suoi beni più preziosi durante i lavori di restauro necessari alla casa, rimasta danneggiata dal terremoto del 62.
Il vasto peristilio ha colonne ricoperte di stucco e con gli intercolunni chiusi da un basso pluteo. La parete di fondo del peristilio è aperta da nicchie rettangolari e ad abside, decorate da pitture: nella nicchia centrale, a destra, è la raffigurazione del poeta Menandro, seduto e con un rotolo in mano, che ha dato il nome alla casa. Una di queste nicchie a esedra ha il più antico esempio di pittura di giardino "di Pompei", "di secondo stile".
Dal lato orientale del peristilio s'accede al grande triclinio (il più vasto della città con i suoi oltre 87 m2 di superficie ed 8 metri d'altezza), ad alcune stanze minori e al quartiere servile.
Ancora dal Vicolo Meridionale s'accede, per un ingresso secondario, alla Casa del Criptoportico, caratterizzata da un grande criptoportico con elaborata decorazione pittorica.
Pitture parietali di terzo stile nella casa di Ottavio Quartione
modifica Casa di Ottavio Quartione
Importante, nella stessa via, sulla destra, è la Casa di Ottavio Quartione, erroneamente detta di Loreio Tiburtino, con due cauponae (osterie) sulla facciata, che ci dimostrano come spesso a Pompei ambienti commerciali fossero abbinati alla dimora signorile. Presso il grande portale d'ingresso sono i sedili per i clientes, sostenitori del padrone di casa, da cui ricevevano favori anche economici. L'atrio rettangolare ha al centro l'impluvium, che, avendo perso la sua originaria funzione di raccoglitore delle acque piovane, è adibito a vasca per fiori. Dal fondo dell'atrio s'accede ad un piccolo peristilio e quindi ad una loggia porticata che s'affaccia sul grande giardino, fornito di un singolare canale (o euripo) a forma di T, ai cui bordi sono disposte statuette ed erme.
Al termine del braccio trasversale del dell'euripo è un biclinio per i pranzi all'aperto, con una fontana ad edicola fiancheggiata da due dipinti d'un certo Lucius, entrambi ispirati alla morte per amore: uno raffigura Narciso che si specchia nella fonte e l'altro Piramo suicida per aver trovato il velo insanguinato di Tisbe. All'estremità occidentale della loggia porticata si apre una stanza con fini pitture di quarto stile su fondo bianco e giallo, forse il sacello di qualche divinità.
modifica Casa delle Nozze d'Argento (V,2,1)
Continuando nel Vicolo delle Nozze d'Argento, si giunge alla Casa delle Nozze d'Argento, la cui denominazione deriva dal fatto che venne scavata nel 1893, anno in cui ricorrevano le nozze d'argento dei Reali d'Italia. Questa lussuosa abitazione, la cui pianta mostra di non aver ricevuto sostanziali rimaneggiamenti posteriori, risale al II secolo a.C. Maestoso è l'atrio con quattro grandi colonne in tufo nocerino sormontate da capitelli corinzi, che, partendo dai lati dell'impluvio, sorreggono il tetto. Piuttosto interessante sono alcuni ambienti decorati con pitture del secondo stile e un grande salone a parete nera. La casa era dotata anche d'un piccolo bagno con tepidarium e calidarium, e con la vasca per bagno freddo sistemata in un giardinetto attiguo.
modifica Casa del Poeta Tragico (VI,8,3-8)
Mosaico con l'epigrafe CAVE CANEM
Di fronte è la Casa del Poeta Tragico, che deve il suo nome all'emblema musivo raffigurane una prova teatrale inserito nel pavimento del tablino, ora conservato al Museo Nazionale di Napoli, come del resto praticamente tutti i mosaici e le pitture che ornavano questa dimora, elegante seppure di modeste dimensioni. Lo stretto corridoio fiancheggiato da due tabernae che porta all'atrio ha ancora sul pavimento un quadretto a mosaico con un cane alla catena e la scritta cave canem (attenti al cane!).
modifica Casa di Pansa (VI,6,1)
L'insula seguente è occupata da un'unica casa, la Casa di Pansa, risalente all'epoca sannitica. Come risulta da un avviso di locazione, il suo ultimo proprietario fu un certo Cneus Alleius Nigidius. Singolare è il peristilio con colonne sovrastate da capitelli ionici ed una grande vasca nel centro.
modifica Fori
modifica Foro
Per approfondire, vedi la voce Foro di Pompei.
Una panoramica sul Foro
Uscendo dal Museo si riprende la via Marina; subito sulla destra s'incontrano i pochi resti del Tempio di Venere e quindi la Basilica, affacciata sul Foro. Situato nel luogo di un importante nodo stradale, il Foro costituiva il centro politico, religioso ed economico di Pompei. La piazza, di notevoli dimensioni (m 38x142), appariva circondata per tre lati da un porticato, mentre il lato nord era chiuso dal Tempio di Giove (Capitolium).
Per interdire l'accesso nel Foro ai veicoli, il portico venne costruito ad un livello più alto della piazza, alla quale è collegato da due gradini. Restano solo le basi delle numerose statue onorarie che s'innalzavano nel Foro: probabilmente queste non erano state ancora ricollocate al loro posto dopo il terremoto del 62, che doveva averle seriamente danneggiate. Esemplare per la sua felice ed armoniosa disposizione, il Foro di Pompei, più che a modelli italici e romani, sembra ispirato ad esempi del mondo greco-ellenistico.
Vi si affacciano la Basilica, il Tempio di Apollo, il Tempio di Giove, il Macellum, o Templi dei Lari e di Vespasiano. Vi si trova inoltre l'edificio di Eumachia.
modifica Foro Triangolare
La terza traversa a destra di Via dell'Abbondanza è la Via dei Teatri, che conduce al cosiddetto Foro Triangolare, un'area sacra a pianta grosso modo triangolare, situata su un costone di formazione vulcanica emergente a picco sull'antistante pianura. Si accede alla piazza, la cui sistemazione dovrebbe risalire al II secolo a.C., dal suo lato più breve, corrispondente ad un vertice del triangolo, mediante un elegante portico con colonne ioniche in tufo. Un colonnato di novantacinque colonne doriche correva lungo i lati della piazza, lasciando libera solo la parte sud-ovest, che s'affaccia sulla pianura e gode di una magnifica vista sul mare.
Nei pressi della parte anteriore del portico si trova la base sulla quale era collocata una statua onoraria di Marco Claudio Marcello, nipote d'Augusto. L'edificio che determinò la creazione di quest'area sacra è un tempio d'origini molto antiche (VI secolo a.C.), di cui non restano che scarsi avanzi. È stato comunque possibile stabilire che il tempio era dorico arcaico, forse in antis, decorato da terrecotte architettoniche e che venne restaurato numerose volte nell'antichità. Originariamente dedicato ad Ercole, ritenuto dai Pompeiani il fondatore della loro città, accolse più tardi anche il culto di Minerva. Probabilmente legato al culto di Ercole è il recinto quadrangolare d'epoca romana posto davanti alla scalinata del tempio, forse nel luogo ove si riteneva fosse sepolto l'eroe.
A destra del recinto si vedono tre aree in blocchi di tufo d'epoca preromana, dietro alle quali è una piccola costruzione di forma rotonda con sette colonne doriche, contenente un pozzo, costruito da N. Trebius, che ricoprì l'alta carica di meddix, una magistratura della Pompei preromana.
modifica Vie
modifica Via dell'Abbondanza
Casa di via dell'Abbondanza, pittura con processione
Tutto il lato meridionale dell'Edificio di Eumachia è costeggiato dalla Via dell'Abbondanza, attraversando la quale raggiungiamo il Comizio, dove avvenivano le votazioni per l'elezione dei magistrati cittadini.
La Piazza del Foro appare completata sul lato meridionale da tre edifici riccamente decorati, in forma di grandi aule, due dei quali absidali; erano riservati, con tutta probabilità, all'amministrazione della vita della colonia.
La Via dell'Abbondanza (una delle strade più suggestive di Pompei, che deve il suo nome alla fontana con un busto della Concordia Augusta, erroneamente interpretato come l'Abbondanza), che conserva la sua originaria pavimentazione ed è fiancheggiata da ampi e comodi marciapiedi, venne scavata tra il 1910 ed il 1923 da Vittorio Spinazzola. Costui, oltre a curare il restauro degli edifici che vi s'affacciano, riuscì, grazie all'esame delle radici, addirittura a ripristinare gli antichi giardini, ponendovi a dimora le stesse piante che c'erano al momento dell'eruzione.
Una delle case sulla via riporta interessanti affreschi di processione di genere popolaresco (prima metà I secolo d.C. o post terremoto del 62), uno stile conservato solo a Pompei con precedenti a Delos databili tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C. Vi è raffigurato un ferculum portato da alcuni facchini e coperto da baldacchino; vi si trova sopra un uomo davanti a una statua distesa, artigiani che preparano un tavola e una Minerva poco conservata. Rappresenta un'allusione alle attività artigianali che si dovevano svolgere nella casa, protette da Minerva e dedalo, quindi può darsi che raffiguri un processione per una festività di una corporazione. La prospettiva è distorta, le proporzioni sballate, il fondo neutro, ma amplificata è la chiarezza della scena, come tipico nell'arte plebea.
modifica Via di Mercurio
Rientrando entro le mura si raggiunge la Via di Mercurio, dove hanno i loro ingressi la Casa della Fontana Grande e la Casa della Fontana Piccola, entrambe con graziosi ninfei a nicchia decorati da mosaici.
Proseguendo per la Via di Mercurio, si giunge alla Casa di Castore e Polluce, con un singolare atrio a colonne corinzie, d'un tipo cioè presente a Pompei solo con quattro esempi. La decorazione pittorica della casa venne eseguita dalla stessa bottega operante nella vicina Casa dei Vettii. I dipinti più importanti sono ora al Museo Nazionale di Napoli; restano comunque alcune pitture nelle stanze del tablino e la notevole decorazione in quarto stile del peristilio.
modifica Via dei Sepolcri e Villa di Diomede
Dalla Porta Ercolano si esce per visitare la cosiddetta Via dei Sepolcri, una delle necropoli di Pompei, con la sue suggestive tombe disposte ai lati della strada, e per raggiungere la grande Villa di Diomede, spogliata di molti dei suoi bei dipinti (ora al Museo Nazionale di Napoli). Dall'ingresso, come di consueto nelle ville, si avvede direttamente ad un peristilio. Nello spazio triangolare compreso fra il peristilio e la strada è sistemato un bagno signorile. Notevole è il giardino, il più grande di Pompei, circondato da un maestoso porticato.
modifica Templi
modifica Tempio di Giove Melichio
All'incrocio tra la Via del Tempio di Iside e la Via Stabiana è il piccolo Tempio di Giove Melichios, circondato da un recinto sacro. Nel mezzo del cortile antistante il tempio è un altare in tufo nocerino (III-II secolo a.C.).
modifica Tempio della Fortuna Augusta
Tempio di Iside
Proseguendo in Via della Fortuna, si trova il Tempio della Fortuna Augusta, eretto a spese del duoviro Marco Tullio, su suolo di sua proprietà. Il tempio sorgeva su un podio ed era preceduto da una gradinata con platea per l'ara. La cella, preceduta da un pronao con quattro colonne sulla fronte e tre sui lati, aveva sul fondo un'edicola per la statua della Fortuna, e ai lati quattro nicchie per statue onorarie.
modifica Tempio di Iside
Per approfondire, vedi la voce Tempio di Iside (Pompei).
Il Tempio di Iside, eretto tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., testimonianza della straordinaria diffusione nel mondo romano di questo culto egizio. Assai danneggiato dal terremoto, il tempio fu ricostruito dopo il 62, ed è stato rinvenuto in ottimo stato di conservazione, adorno di stucchi, statue e dipinti, e con tutta la suppellettile per il culto ancora al suo posto.
Numerosi affreschi provenienti dal tempio di Iside sono conservati presso il Museo archeologico nazionale di Napoli, dove è anche esposto un plastico che ricostruisce l'originale struttura del tempio.
modifica Terme
modifica Terme Centrali
L'insula che segue è completamente occupata dalle Terme Centrali, che dopo il 62, vennero a prendere il posto di alcuni edifici rovinati dal terremoto. Nel 79 la loro costruzione non era ancora terminata. Riservate agli uomini, sono prive del frigidarium, ma hanno un elemento che non compare nelle altre terme pompeiane, il laconicum, l'ambiente per la sudatio in aria calda e secca. Questo complesso, per la luminosità e la spaziosità degli ambienti, la grande palestra e l'ottima qualità del materiale da costruzione, si può avvicinare alle terme delle grandi città e di Roma stessa.
modifica Terme del Foro
A breve distanza sorgono le Terme del Foro, che anche se non sono le più grandi della città, sono interessantissime per l'elegante decorazione e l'ottimo stato di conservazione del calidarium e del tepidarium della sezione maschile: erano composte infatti da una parte per gli uomini e da una per le donne.
Due corridoi introducono, per quanto riguarda le terme maschili, nell'apodyterium (spogliatoio) da dove si passa nel frigidarium, al cui centro è la vasca circolare per i bagni freddi, e nel “tepidarium”, con volta a botte ancora in parte ornata da finissimi stucchi della seconda metà del I secolo; vi si conserva il grande braciere che serviva a riscaldare l'ambiente, donato da Marcus Nigidius Vaccula. Dal tepidarium s'accede direttamente all'ambiente per i bagni caldi, il calidarium, riscaldato da aria calda che passava all'interno delle doppie pareti.
La stanza è dotata di due vasche, l'alveus, di forma rettangolare, per i bagni caldi, ed il labrum, con acqua fredda, sul cui orlo è un'iscrizione in lettere di bronzo col nome dei duoviri che lo fecero ivi collocare e con la specificazione della somma spesa a tale scopo: 5240 sesterzi.
modifica Terme Stabiane
L'apodyterion (spogliatoio) delle Terme Stabiane
Per approfondire, vedi la voce Terme Stabiane.
Sulla sinistra, nella via Stabiana, è la Casa di Cornelio Rufo, quindi, dopo l'incrocio con via dell'Abbondanza, le Terme Stabiane, le più antiche della città, risalenti nel loro primo impianto forse addirittura al IV secolo a.C., che si svolgono attorno alla grande Palestra, con il cortile porticato su tre lati. Le terme mostrano segni di vari rifacimenti, l'ultimo dei quali ebbe luogo dopo il terremoto del 62. Sono composte da una sezione maschile e da una femminile, servite entrambe dallo stesso praefurnium, l'ambiente dov'erano le caldaie. Interessante è il sofisticato sistema di riscaldamento (comune nelle terme romane) che si può ben osservare nel tepidarium maschile: l'aria calda circolava sotto il pavimento, rialzato da piastrini, e nelle intercapedini delle pareti.
Sia le terme femminili che quelle maschili sono composte da uno spogliatoio (apodyterium), da una stanza moderatamente riscaldata (tepidarium) e da una sala riscaldata fortemente (calidarium), dotata d'una vasca per bagni caldi ed una fontana per rapide abluzioni con acqua tiepida. A questi si deve aggiungere tutta una serie d'ambienti, alcuni annessi alla palestra, e la grande piscina per nuotare all'aperto. Tipico delle terme pre-imperiali era l'assenza del frigidarium.
modifica Anfiteatro e teatri
modifica Anfiteatro
L'anfiteatro nel 1889
Per approfondire, vedi la voce Anfiteatro romano di Pompei.
L'anfiteatro di Pompei è stato costruito tra l'80 e il 70 a.C. dai duoviri Caio Quinzio Valgo e Marco Porcio ed successivamente restaurato da Caio e Cuspio Pensa in seguito al terremoto del 62[7]: risulta oggi essere uno dei miglior anfiteatri romani meglio conservati al mondo[8]. L'edificio ospitava circa 20.000 persone[7] ed è ubicato nella zona sud-est di Pompei: questa scelta venne fatta sia perché si trattava di una zona scarsamente popolata e quindi non d'intralcio al traffico cittadino durante lo svolgimento degli spettacoli[7], sia perché, dopo la conquista da parte di Roma, la cinta muraria di cui disponeva Pompei, non aveva più alcuna utilità e quindi venne utilizzato parte del terrapieno per la costruzione dell'opera, mentre per la realizzazione dell'altro terrapieno venne utilizzato il terreno ricavato dai lavori di costruzione: l'arena dell'anfiteatro infatti si trova a circa 6 metri di profondità[8]. La struttura esterna è caratterizzata da due ordini: l'ordine inferiore presenta una serie di archi ciechi a tutto sesto in pietra con pareti realizzate in opus incertum, sotto i quali durante gli spettacoli i mercanti vendevano le loro mercanzie, mentre l'ordine superiore presenta archi a tutto sesto[8]. Tra i due ordini c'è un ambulacro anulare. La struttura esterna si completa con due grandi scalinate utilizzate dagli spettatori per raggiungere le gradinate più alte.
All'interno l'arena è realizzata in terra battuta e contrariamente ad altre simili costruzione dell'epoca non presenta un'area sotterranea: l'arena è delimitata da un parapetto di circa due metri, affrescato durante l'epoca romana con raffigurazioni di lotte tra gladiatori, che la separa delle gradinate; inoltre sull'asse maggiore sono presenti due porte utilizzate una per l'ingresso dei combattenti, l'altra per il trasporti dei feriti o dei morti[9]. L'anfiteatro pompeiano dispone di una cavea divisa in tre zone: l'ima cavea, riservata ai magistrati, da dove si godeva della migliore vista, la media cavea, ossia la zona centrale riservata al popolo, e la summa cavea, gli ultimi ordini di spalti riservati alle donne[7]. Per proteggere gli spettatori dai raggi del sole estivo o dalla pioggia, l'anfiteatro era predisposto per l'uso del velarium ossia una sorta di grosso tendone che ricopriva tutta l'area della struttura[8].
Cavea dell'anfiteatro
L'anfiteatro pompeiano era utilizzato soprattutto per le lotte tra gladiatori: a seguito di uno di questi spettacoli, nel 59, ebbe luogo una violenta rissa tra pompeiani e nocerini[8], che provocò anche diversi morti, cosi come ricordato da Tacito:
« Un futile incidente provocò un orrendo massacro fra i coloni di Nocera e quelli di Pompei: avvenne durante un combattimento di gladiatori dato da Livinèio Règolo. Come avviene di solito nei piccoli centri, si cominciò con dei lazzi alquanto pesanti, poi volarono pietre, e si finì col giungere alle armi. La plebe di Pompei ebbe la meglio. Molti Nocerini furono portati a casa mutilati nel corpo; non pochi piangevano la morte di un figlio o di un padre. Il Principe rimise il giudizio di questa faccenda al Senato, che la rinviò ai consoli. Su nuova istanza, però, il senato proibì alla città per dieci anni tale tipo di riunioni: Livinèio e gli altri autori della sedizione furono puniti con l'esilio[10] »
(Publio Cornelio Tacito, Annales , lib. XIV.17)
Il motivo di tale evento è da attribuirsi probabilmente al fatto che Nuceria Alfaterna era diventata nel 57 Colonia romana e ciò aveva permesso ai nocerini di impossessarsi di alcuni territori appartenenti a Pompei[9]. A seguito di questo violenta, il senato romano impose la chiusura della struttura per dieci anni, ma il provvedimento venne annullato a seguito del terremoto del 62[7].
modifica Teatro grande
Il teatro grande
Il teatro grande è stato costruito durante l'epoca sannita con un'impostazione che ricorda l'architettura greca: la caratteristica principale della struttura è che sfrutta la naturale pendenza della collina sulla quale sorgeva l'antica Pompei per la costruzione della gradinate[11]. Il teatro, realizzato in opus incertum, si presenta con una forma a ferro di cavallo[12] ed ha subito nel corso degli anni, prima della definitiva sepoltura durante l'eruzione del Vesuvio, due importanti restauri: il primo è avvenuto durante durante il II secolo a.C., mentre il secondo durante l'età augustea, probabilmente intorno al 3 a.C. - 2 a.C., che ha portato all'aggiunta di un corridoio sulla gradinata e alla costruzione sulle entrate laterali di palchetti[12], chiamati tribunalia, riservati ad ospiti d'onore, i quali potevano godere di un'ottima visuale sulla scena; in questo periodo il teatro era in grado di ospitare circa 5.000 spettatori[13]. Il restauro dell'età augustea è stato affidato all'architetto Marco Artorio Primo con il sussidio economico di Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Celere, cosi come ricorda un'iscrizione che cita:
(LA)
« M.M. Holconii Rufus et Celer criptam, tribunalia, theatrum sua pecunia[11] »
(IT)
« Marcus Holconius Rufus e Marcus Holconius Celer [ricostruirono] a proprie spese il sottopassaggio coperto, i palchetti e tutta la gradinata. »
Le gradinate del teatro erano suddivise in tre zone ed utilizzate a seconda delle classi sociali del pubblico: ovviamente le prime erano riservate alle cariche più importanti come ad esempio i decurioni ed erano decorate con marmi pregiati. In diversi punti della cavea è possibile osservare dei blocchi forati che avevano la funzione di sostenere dei pali per l'utilizzo del velarium in caso di pioggia o forte sole[13]. Nella parte basse è riconoscibile l'orchestra, anch'essa a forma di ferro di cavallo, in contrasto con l'architettura romana che prevedeva un'orchestra ad emiciclo[11]. La scena, ricostruita dopo il terremoto del 62, è in opera laterizia ed era decorata con marmi e statue, mentre sullo sfondo è rappresentata una facciata a tre porte che aveva la funzione di imitare un palazzo principesco[11]. Accanto alla scena è presente una piccola costruzione che era adibita a spogliatoio per gli attori. Nel teatro grande sono state rappresentate le commedie di Plauto e Terenzio, le Atellane, i mimi e i pantomimi[12].
modifica Teatro piccolo
Il teatro piccolo, conosciuto anche con il nome di Odeion, era un edificio dedicato a spettacoli musicali e declamazioni di poesie, riservato ad un pubblico raffinato e ridotto, come dimostra anche il ridotto numero di posti, circa 1.300[14]. Il teatro è stato edificato dai duoviri Caio Quinzio Valgo e Marco Porcio[14] con molta probabilità intorno al 80 a.C., dopo la conquista di Pompei da parte di Lucio Cornelio Silla[15]: la struttura è molto simile a quella del teatro grande[16] ed è a pianta semicircolare iscritta in un quadrato, coperta da un tetto a quattro spioventi, crollato a seguito dell'eruzione, che ne assicurava un'ottima acustica.
Le gradinate sono poggiate sulle mura perimetrali, le quali erano decorate da telamoni[15] scolpiti, elemento tipico dell'arte ellenica[17]; la cavea è divisa in due parti: l'ima cavea, la parte inferiore, dove si contano cinque gradini larghi e bassi sui quali venivano poggiati i sedili riservati ai decurioni e la media cavea che era divisa da quella sottostante da una balaustra decorata con zampe di grifo alate[15]. L'orchestra è pavimentata in marmo.
modifica Quadriportico dei teatri
Il quadriportico dei teatri, citato anche da Marco Vitruvio Pollione nel De architectura, è stato costruito all'incirca nell'80 a.C.[18], nello stesso periodo in cui è stato anche edificato il teatro piccolo ed è ubicato alle spalle della scena del teatro grande: il quadriportico aveva originariamente la funzione di foyer[19], ossia ospitare gli spettatori durante le pause degli spettacoli oppure come riparo in caso di pioggia e si trattava di un ampio spazio porticato sui quattro lati.
A seguito del terremoto del 62 il quadriportico è stato trasformato in una palestra per gladiatori e lungo le mura perimetrali sono stati aggiunti diversi ambienti su due livelli[18] adibiti ad alloggio per i combattenti e dei loro allenatori[17]. Durante gli scavi del '700 sono stati rinvenuti scudi, lance ed elmi riccamente decorati[20], utilizzati per le parate, e diverse armature mentre in una sala sono riaffiorati diversi morti come uno schiavo legato a dei ceppi[19], una matrona che indossava un grosso quantitativo di gioielli e un bambino dell'età di pochi giorni deposto in una giara[17].
modifica Palestre
modifica Palestra Grande
La Palestra Grande
La palestra grande è stata costruita durante l'età augustea in sostituzione della palestra sannitica, diventata ormai troppo piccola per le esigenze dei pompeiani: si trattava di un edificio nel quale si svolgevano esercitazioni sia militari che ginniche, oltre all'annuale manifestazione del Collegium Iuvenum[21], promossa dall'imperatore. La palestra fu notevolmente danneggiata durante il terremoto del 64 ed al momento dell'eruzione era ancora in fase di ristrutturazione[22].
La struttura ha una pianta rettangolare con un perimetro di 140 metri di lunghezza per 130 di larghezza[21]. All'interno, su tre lati, è presente un portico con colonne ioniche, mentre il lato est, quello che si affaccia sull'anfiteatro, è costituito da un semplice muro merlato con dei portali costruiti in opera laterizia[23]: su una delle colonne del portico è stato ritrovato un criptogramma, segno della presenza della comunità cristiana a Pompei[21] ed al centro del portico ovest è presente un ambiente che probabilmente ospitava una statua di Augusto[22]. Nel mezzo della palestra è ubicata una natatio di 34 metri per 22 con il particolare fondo inclinato in modo da offrire ai nuotatori la possibilità d'usufruire di diverse altezze dell'acqua che andava da un minimo di un metro ad un massimo di 2 metri e 60 centimetri[21]. Nel giardino intorno alla piscina erano messi a dimora due fila di platani, dei quali al momento dello scavo è stato ricavare i calchi delle radici[23]. Nella zona sud-est è presente una latrina la quale veniva ripulita grazie all'acqua che, tramite apposite conduttore, proveniva direttamente dalla piscina[22].
modifica Palestra Sannitica
La Palestra Sannitica
La palestra sannitica risale al II secolo a.C. cosi come testimoniato da un'iscrizione in lingua osca[24] ritrovata all'interno della struttura ed era utilizzata per gare ginniche oppure da associazioni di ordine militare e politico, anche se con il tempo avevo perso molta della sua importanza soprattutto dopo la costruzione della palestra grande. Originariamente la palestra aveva dimensioni maggiori rispetto a quelle attuali ma in seguito al terremoto del 64, per risistemare ed ampliare il tempio di Iside, che sorge proprio alle spalle, parte della struttura venne inglobata nel tempio[22].
La palestra, di dimensioni molto ridotte, è a pianta rettangolare con un portico che corre lungo tre lati: al centro del porticato sud, di fronte all'ingresso principale, è posto un altare in tufo dove si svolgevano cerimonie e premiazioni e su questo altare è stata ritrovata, al momento dello scavo, la statua del Doriforo, considerata come la migliore copia[25] del ben più famoso Doriforo in bronzo di Policleto, risalente al II-I secolo a.C.[25]. La statua, oggi conservata la museo archeologico nazionale di Napoli, rappresenta un portatore di lancia, nudo, e la sua funzione all'interno della palestra era quella di ricordare ai giovani pompeiani la loro appartenenza al mondo classico e alle origini greche[25]. Dietro all'altare sono presenti dei gradini che permettevano agli atleti di porre delle corone sul capo della statua in segno di ringraziamento[26].
modifica Edifici di pubblica utilità
modifica Castellum Aquae
L'interno del castellum aquae
Il castellum aquae era un grosso serbatoio utilizzato per ripartire l'acqua nelle varie zone della città ed assolvere alle necessità dei cittadini. La struttura, costruita durante l'età augustea[27], si trova nella zona più alta di Pompei, nei pressi di porta Vesuvio, a circa 42 metri d'altezza[28], in modo tale da utilizzare la pressione di caduta dell'acqua per la sua distribuzione. L'edificio si presenta con una pianta circolare ed una volta a cupola dal diametro di 6 metri; la parete ovest, dove è presente l'ingresso, murato da una porta massiccia, e quella est, poggiata al muro di porta Vesuvio, sono realizzate in opus reticolatum, la parete nord è in opus incertum, mentre quella sud è in opus latericium, decorata con tre arcate cieche[28], costruite a seguito del terremoto del 62, separate da lesene. L'unica opera di rilievo all'interno del castellum aquae è una raffigurazione di una divinità fluviale che rappresenta o un dio generico delle acque o l'unico di caso di rappresentazione del Serino divinizzato[27].
L'acqua arrivava al castellum aquae tramite un ramo dell'acquedotto del Serino[29], che si staccava dalla struttura principale nei pressi nella città di Palma Campania: in precedenza Pompei aveva risolto il problema dell'acqua o attraverso la costruzioni di pozzi scavati direttamente in città, profondi circa 40 metri[30], dove si trovava la falda acquifera o prelevandola dal vicino fiume Sarno, o secondo altre ipotesi, portata da un acquedotto di modestissime dimensioni che raccoglieva le acque delle fonti alle falde del Vesuvio[27]. L'acqua una volta giunta al castellum si raccoglieva in una grossa cisterna e veniva convogliata alla città tramite un sistema di tre condutture: una per le fontane pubbliche, circa 40 ed erano le uniche sempre in funzione anche nei momenti di minor disponibilità di acqua, una per gli edifici pubblici e un'altra per le abitazioni private[29]. Le condutture erano realizzate in piombo e raggiungevano delle colonne idrauliche, poste agli angoli delle strade, che fungevano da piccoli serbatoi, realizzati con cisterna in piombo incastonata in pilastri in muratura[30]. L'acqua era regolata da un sistema di saracinesche che ne gestiva il flusso a secondo della disponibilità; ogni giorno l'impianto forniva circa 6.460 m3[30] di acqua ma al momento dell'eruzione sia il serbatoio che il sistema idrico non erano in uso[28], ne tantomeno, secondo alcuni studi effettuati sui residui calcari presti all'interno della cisterna, l'acqua utilizzata non proveniva dall'acquedotto del Serino, danneggiato dal sisma del 62 ed in attesa di essere ripristinato[27].
modifica Lupanare
Affresco erotico del lupanare
Nella città di Pompei erano presenti circa 25 lupanari[31], per lo più costituiti da un'unica stanza, ospitati in taverne o osterie, oppure che affacciavano direttamente sulla strada: l'unico costruito invece con la funzione di ospitare le prostitute, provenienti per lo più dalla Grecia e dall'Oriente, era un edificio situato nel Regio VII, all'incrocio tra due strade secondarie[32].
La struttura è su due livelli, collegati da un balcone pensile e la data di costruzione è presumibilmente poco prima dell'eruzione del 79, come dimostrato da un'impronta di una moneta nell'intonaco fresco che riporta la data del 72 d.C.[32]: il piano inferiore è composto da cinque piccole stanze, chiusa da porte in legno, nelle quali sono presenti dei letti in muratura, sui quali venivano poggiati dei materassi, oltre ad un'altra stanzetta adibita a latrina. Sulle mura sono affrescati dei quadretti raffiguranti diverse posizioni erotiche che il cliente poteva richiedere, ognuna con il proprio prezzo; sono stati riscontrati inoltre oltre 200 graffiti, per lo più nomi di prostitute e di clienti[33].
Anche il piano superiore è dotato di cinque stanze, più ampie rispetto a quelle inferiori: l'assenza di affreschi di tipo erotico fa supporre con molta probabilità che venissero usate con uno scopo diverso da quello della prostituzione[33]. Le prestazioni avevano un costo che andava dai 2 agli 8 assi e il ricavato era interamente del proprietario del bordello[32].
modifica Thermopolium di Asellina
Dalla casa si esce in Via dell'Abbondanza; a sinistra di trova il Thermopolium di Asellina un locale per la mescita di bevande, rinvenuto in ottimo stato di conservazione, con tutta la suppellettile ancora al suo posto.
modifica Google Maps
Recentemente Google ha esteso la funzione Street View[34] anche ad alcune parti degli scavi archeologici di Pompei grazie ad un accordo con il Ministero della Cultura. Questa innovazione permetterà indubbiamente una maggior conoscenza del sito.
modifica Note
^ [1]
^ Scheda dal sito dell'UNESCO
^ [2]
^ Antonio Irlando; Adriano Spano, Alfredo e Pio Foglia, Pompei - come si viveva nella città sepolta dal Vesuvio 2000 anni fa, Pompei, Fortuna Augusta Edizioni, pag. 12. ISBN 88-87127-00-X
^ Mastrolorenzo, Giuseppe, Pierpaolo Petrone,Lucia Pappalardo,Fabio M. Guarino (15 giugno 2010). Lethal Thermal Impact at Periphery of Pyroclastic Surges: Evidences at Pompeii (in Inglese). URL consultato il 2010-06-10.
^ Crollo Pompei, distrutta la Schola Armatorum, APCOM
^ a b c d e Regio II - L'anfiteatro. URL consultato il 02-12-2009.
^ a b c d e L'anfiteatro di Pompei. URL consultato il 02-12-2009.
^ a b Storia e descrizione dell'anfiteatro. URL consultato il 02-12-2009.
^ Tacito e la lite all'anfiteatro di Pompei. URL consultato il 02-12-2009.
^ a b c d Storia e caratteristiche del teatro grande. URL consultato il 15-03-2010.
^ a b c Cenni sul teatro grande. URL consultato il 15-03-2010.
^ a b Breve storia sul teatro grande. URL consultato il 15-03-2010.
^ a b Descrizione del teatro piccolo. URL consultato il 22-03-2010.
^ a b c Il teatro piccolo di Pompei. URL consultato il 22-03-2010.
^ La struttura del teatro piccolo simile al teatro grande. URL consultato il 22-03-2010.
^ a b c Gli edifici pubblici di Pompei. URL consultato il 22-03-2010.
^ a b Il quadriportico dei teatri di Pompei. URL consultato il 23-03-2010.
^ a b La ceserma dei gladiatori. URL consultato il 23-03-2010.
^ I reperti del quadriportico al Museo Nazionale di Napoli. URL consultato il 23-03-2010.
^ a b c d La palestra grande di Pompei. URL consultato il 04-12-2009.
^ a b c d Pompei: itinerario degli scavi. URL consultato il 04-12-2009.
^ a b Storia e descrizione della palestra grande. URL consultato il 04-12-2009.
^ Storia e descrizione della palestra sannitica. URL consultato il 04-12-2009.
^ a b c Descrizione della statua del Doriforo di Pompei. URL consultato il 04-12-2009.
^ La palestra sannitica di Pompei. URL consultato il 04-12-2009.
^ a b c d L'acqua potabile a Pompei. URL consultato il 24-03-10.
^ a b c Autori vari, op. cit., p.36
^ a b Descrizione del castellum aquae di Pompei. URL consultato il 24-03-10.
^ a b c Il Castellum aquae di Pompei. URL consultato il 24-03-10.
^ Le Lupanare. URL consultato il 17-08-10.
^ a b c Il lupanare. URL consultato il 17-08-10.
^ a b Pompei Sepolta - Il lupanare. URL consultato il 17-08-10.
^ Street view a Pompei
modifica Bibliografia
modifica Italiano
Monografia, Arte e storia di Pompei: 20 ricostruzioni della città com'era 2000 anni fa, Firenze 2000
Monografia, Fonti documentarie per la storia degli scavi di Pompei Ercolano e Stabia, a cura degli archivisti napoletani, Bibliografia Nazionale - S9-338
Carlo Avvisati, Pompei: mestieri e botteghe 2000 anni fa, Roma 2003
Amedeo Maiuri, Greci ed Etruschi a Pompei Roma, Reale Accademia D'Italia, 1943
Amedeo Maiuri, Gli affreschi di Pompei, Novara 1940
Amedeo Maiuri, Pompei: i nuovi scavi e la Villa dei Misteri, Roma 1931
Amedeo Maiuri, Pompei.., IPZS, Roma,1986
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Erminio Paoletta, Svelato il mistero della pompeiana Villa dei Misteri: un altro grande successo della microarcheologia e della panarcheologia: il dramma di Ottavia e il trionfo di Poppea nella trama di Aniceto e nelle pitture di Glicone attraverso un filo di Arianna Epigrafico, Napoli 1989
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modifica Tedesco
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Jens-Arne Dickmann: Pompeji. Archäologie und Geschichte. Verlag C. H. Beck, München 2005, ISBN 3-406-50887-1
modifica Voci correlate
Antica Roma
Antiquarium di Pompei
Casa dei Dioscuri
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Pompei
Villa dei Misteri
Vesuvio
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Nell'area degli scavi archeologici di Pompei è stata portata alla luce l'antica città romana distrutta tragicamente a seguito di una delle eruzioni ...
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POMPEI IL SITO SCAVI DI POMPEI, LA RISORSA PIU COMPLETA SUGLI SCAVI ARCHEOLOGICI CAMPANI, OPLONTI, ERCOLANO, NAPOLI, LE TERME STABIANE E VILLA DEI MISTERI LE LUPANARE
e la successiva scoperta degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano nel 1738 al 65 entusiasmarono e ispirarono poeti e scrittori al di fuori di tale corrente artistica nella pittura L esigenza di razionalit port al predominio del disegno rispetto al colore Le forme si avvicinano molto ai modelli dell antichit ellenica di cui maggior interprete fu Jacques Louis
http://www.pittorifamosi.it/storia-dellarte/dal-neoclassicismo-al-postmoderno-il-neoclassicismo-1789-1815.php
Scavi di Pompei - Info sugli Scavi Archeologici di Pompei
Gli Scavi di Pompei è anche tra quelli riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Cosa vedere agli Scavi archeologici di Pompei ...
di Amalfi agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano e le cavit ipogee d interesse paleontolico che si trovano lungo la costiera cilentana tra Palinuro e Scario Ischia L isola d Ischia con i suoi 46 km di superficie e i circa 58 mila abitanti la maggiore delle isole del golfo di Napoli Dal punto di vista amministrativo si divide
http://www.campania.camping.it/italy/itinerari.asp
Scavi archeologici di Pompei | Flickr - Photo Sharing!
Nell'area degli scavi archeologici di Pompei è stata portata alla luce l'antica città romana distrutta tragicamente a seguito di una delle eruzioni ...
di Amalfi agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano e le cavit ipogee d interesse paleontolico che si trovano lungo la costiera cilentana tra Palinuro e Scario Ischia L isola d Ischia con i suoi 46 km di superficie e i circa 58 mila abitanti la maggiore delle isole del golfo di Napoli Dal punto di vista amministrativo si divide in
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si presenta la sua citt a chi oggi la vive quotidianamente Pompei una citt a vocazione turistica che registra un numero di visitatori annuali superiore ai 5 000 000 associando il flusso turistico legato agli Scavi Archeologici a quello religioso che interessa il Santuario della Beata Vergine di Pompei Un affluenza di visitatori che non deve invidiare nulla ad altre
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