Disambiguazione – "Siva" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Shiva (disambigua). Śiva nella sua forma Naṭarāja (Re della danza) in una raffigurazione dell' XI secolo conservata presso il Museo Guimet di Parigi. La raffigurazione di Śiva Naṭarāja si fonda su un antico mito che vuole i Ṛṣi della foresta di Tāraka (Himālaya) nel tentativo di uccidere la divinità per mezzo di canti magici. Śiva si mise dunque a ballare trasformando le maledizioni di questi canti in energia creativa. I Ṛṣi generarono allora, sempre per mezzo della magia, il nano Apasmāra personificazione della ignoranza e dell'assenza di memoria aizzandolo contro il Dio. Ma Śiva lo schiacciò con il suo piede destro spezzandogli la colonna vertebrale, liberando al contempo l'umanità da questo flagello e avviando la salvezza dai legami dell'esistenza simboleggiata dalla gamba sinistra sollevata in aria. In questa raffigurazione Śiva è con quattro braccia che reggono alcuni dei suoi attributi o formano delle mudrā: la mano sinistra posta dinanzi al lato destro del corpo è nel gesto dell'elefante (gaja-hasta, indica la proboscide di un elefante simbolo della forza), mentre la mano destra è sollevata nel gesto di protezione (abhayamudrā, invita il fedele a non avere paura); con la mano destra sollevata regge il tamburo primordiale (ḍamaru, a forma di clessidra come ad unire il liṅga con la yoni, e a provocare il suono che genera il creato: dove i triangoli formanti la clessidra si uniscono inizia la creazione, nel culmine della loro separazione ha avvio la distruzione della vita) mentre con la destra regge il fuoco (agni) simbolo della distruzione di ogni cosa. A sorreggere la figura c'è un fiore di loto (padma) che produce un fulmine di fuoco semicircolare (prabhāmaṇḍala) che circonda l'immagine e rappresenta la sacra sillaba Oṃ. Śiva (devanagari शिव; adattato in Shiva), è il nome una divinità maschile post-vedica erede diretta della divinità pre-aria, successivamente ripresa anche nei Veda, indicata con i nomi di Paśupati e Rudra. Fondamento, a partire dall'epoca Gupta, di sette mistiche a lui dedicate Śiva è divenuto, in età moderna, uno dei culti principali dell'Induismo. Indice 1 Origine e sviluppo del culto di Śiva 1.1 La divinità pre-aria proto-Paśupati 1.2 La divinità vedica Rudra 2 Shiva nell'Induismo 2.1 Simbologia 2.1.1 Attributi corporei 2.1.2 Il toro Nandi 2.2 La dimora di Shiva 2.2.1 Avatar di Shiva 2.3 Le mutevoli forme di Shiva 2.3.1 Il distruttore 2.3.2 Il beneaugurale 2.3.3 Shiva - Shakti 2.3.4 Il più grande tra gli asceti 2.3.5 Il Signore della Danza 2.3.6 Shivalingam 2.4 Aneddoti mitologici 2.4.1 Shiva e Ganesha 2.4.2 Shiva, padre furibondo 2.4.3 La generosità di Shiva 2.5 Shiva e la sua consorte 2.5.1 L'unione con Sati 2.5.2 La nascita di Kali 2.6 Il dono ad Arjuna 2.7 La zangolatura dell'oceano di latte 2.8 La supremazia su Brahma e Vishnu 2.9 La nascita del riso 2.10 Il culto e le interpretazioni di Shiva 2.10.1 Shivaismo 2.10.2 Vaishnavismo 2.10.3 Shaktismo 2.10.4 I nomi di Shiva 3 Curiosità 4 Note 5 Bibliografia 6 Voci correlate 7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni modifica Origine e sviluppo del culto di Śiva Sigillo raffigurante la divinità della Civiltà della valle dell'Indo oggi identificato come proto-Paśupati (Signore degli animali), epiteto della successiva divinità di Śiva. modifica La divinità pre-aria proto-Paśupati Ricostruire l'origine del culto di questa importante divinità dell'India è un compito certamente arduo. L'ipotesi formulata dall'archeologo George Marshall[1] secondo la quale i sigilli raffiguranti la divinità di un primo Paśupati (Signore degli animali) rinvenuti nella Valle dell'Indo (oggi in Pakistan) possano essere direttamente collegati alla successiva divinità di Śiva è tuttavia oggi generalmente accettata[2]. La Civiltà della valle dell'Indo fu una civiltà fiorente nel sub-continente indiano tra il XXIX e il XX secolo a.C. quindi prima dell'invasione indoaria che intervenne quando questa antichissima civiltà era già declinata da alcuni secoli. I sigilli raffiguranti la divinità Paśupati propria della Civiltà della valle dell'Indo rappresentano il dio in forma antropomorfica, con il pene eretto, in una postura "yogica" e il volto bovino o a tre facce munito spesso di una acconciatura a forma di corna. In un sigillo tale figura, posta su una pedana, è circondata da un bufalo, un rinoceronte, un elefante e una tigre, sotto la pedana sono poste due capre (o forse cervi) e reca una scritta composta da sette segni indecifrabili. L'erudito Damodar Dharmananda Kosambi ha tuttavia criticato la lettura di Marshall identificando in quelle di un bufalo le corna riportate nella acconciatura di Paśupati. Se tale critica risultasse fondata verrebbe a cadere il collegamento tra il Paśupati pre-ario e Rudra/Śiva in quanto l'animale collegato a queste due ultime divinità è certamente il toro. Kosambi collega tuttavia ugualmente Paśupati con Śiva ma tramite il demonio bufalo Mahiṣāsura del quale tuttavia, fa notare David N. Lorenzen [3], abbiamo contezza di una presenza successiva di millecinquecento anni. David N. Lorenzen[4] se ricorda che le tesi George Marshall sono generalmente accettate dagli studiosi, rimanda ad ulteriori scoperte sulle Civiltà della Valle dell'Indo la prova inconfutabile di un collegamento diretto tra il proto-Paśupati dei sigilli della Valle dell'Indo, il Rudra vedico e, infine, lo Śiva post-vedico. modifica La divinità vedica Rudra Anche se la figura religiosa del dio post-vedico Śiva sicuramente corrisponde per gli studiosi al del dio vedico Rudra, la natura di questa corrispondenza è tutt'oggi controversa. Arthur Berriedale Keith (1879–1944) ha sempre considerato lo sviluppo religioso e cultuale dal Rudra vedico e allo Śiva post-vedico privo di qualsivoglia rottura di continuità. In modo simile si posiziona Jan Gonda [5] secondo il quale ci sarebbe uno sviluppo privo di rotture tra il Vedismo e il post Vedismo, nonché tra la figura di Rudra e quella di Śiva. Di parere opposto è Louis Renou [6] per il quale invece le concezioni religiose pre-Vediche e il Vedismo contengono delle evidenti rotture, piuttosto sarà il tardo Induismo, sempre secondo questo autore, a recuperare parte dei contenuti religiosi pre-vedici e quindi pre-arii. Quindi se è evidente che « L'antico nome di Śiva è Rudra, il dio selvaggio » (Stella Kramrish. Enciclopedia delle Religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 2004, pag. 346) e che « Rudra è un dio vedico, precursore della grande divinità induista Śiva » (Sukumari Bhattacharji. Enciclopedia delle Religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 2004, pag. 318) resta da individuare il percorso che tra le antiche Civiltà dell'Indo passi nella letteratura vedica fino all'Induismo e alla divinità di Śiva per come la conosciamo oggi. Alain Daniélou [7] nota che il termine sanscrito śiva (aggettivo: propizio, favorevole, benefico) sia proprio, ed esclusivamente, di Rudra, il cui nome si aveva paura di pronunciare. Jean Varenne [8]se da una parte ricorda la misteriosità di questa divinità vedica ne evidenzia l'importanza. Varenne ricorda come Rudra significhi "Urlatore" e come divinità sia collegata al bestiame pronto per il sacrificio (paśu-pati, il Signore delle vittime) questo ne spiegherebbe l'ambiguità di positiva divinità del bestiame e il timore che ispira. Varenne nota anche come i nomi con cui si indichera successivamente Śiva risalgano ai cento nomi di Rudra indicati nel celebre inno che lo riguarda contenuto nello Yajurveda. Il "Signore degli animali" pre-ario (Paśupati), diviene nei Veda "Urlatore" (Rudra) e dio degli animali sacrificati. Armato di arco vaga da solo tra le montagne, custodendo le greggi[9]. Il nome di Rudra è collegato alla radice verbale sanscrita rud (ululare, urlare, ruggire, piangere, lamentarsi, gemere) ma anche all'aggettivo, sempre sanscrito, rudhirá con il significato di "rosso" o "rosso sangue" che collega questa divinità anche alle nuvole rosse della tempesta e al rumore del tuono. L'animale associato a Rudra è il toro, simbolo, come la pioggia che lo accompagna grazie alla sua consorte Pṛśni (nome che indica un otre pieno d'acqua con riferimento alla pioggia), della fertilità. I quattro inni del Ṛgveda dedicati a Rudra lo descrivono come un potente deva elargitore di beni ma pronto alla collera e distruttivo, armato di arco e di frecce dedito a ferire mortalmente chiunque. (SA) « pari ṇo hetī rudrasya vṛjyāḥ pari tveṣasya durmatirmahīghāt ava sthirā maghavadbhyastanuṣva mīḍhvastokāya tanayāya mṛḷa  » (IT) « Che la freccia di Rudra non ci colpisca che vada oltre il risentimento del terribile, abbassa il tuo arco per coloro che ci beneficano, renditi compassionevole o potente nei confronti dei nostri discendenti » (Ṛgveda, II, 33, 14) modifica Shiva nell'Induismo Questa voce o sezione sull'argomento induismo è ritenuta da controllare. Motivo: Ricerca personale, a volte con affermazioni 'apodittiche' prive di qualsivoglia fonte Partecipa alla discussione e/o correggi la voce. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Questa voce o sezione sull'argomento induismo non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti. Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. modifica Simbologia Come per qualsiasi altra figura del pantheon induista, ogni elemento della simbologia di Shiva ha un profondo significato allegorico. modifica Attributi corporei Il tridente di Shiva, simbolo del tempo. tra le sopracciglia possiede il terzo occhio, l'occhio della saggezza e dell'onniscienza in grado di vedere al di là della semplice manifestazione. Questo attributo è associato alla ghiandola pineale e alla dirompente e indomita energia di Shiva che distrugge il male ed i peccati; sulla fronte porta un crescente di luna, raffigurante la luna del quinto giorno (panchami), gioiello apparso dalla mescolatura dell'Oceano di latte. Esso si trova vicino al terzo occhio e rappresenta il potere del Soma, l'offerta sacrificale, ad indicare che egli possiede sia il potere di procreazione, sia quello di distruzione. La luna è anche simbolo della misurazione del tempo; il crescente dunque simboleggia il controllo di Shiva sul tempo. sulla fronte (così come in altre parti del corpo) porta tre linee orizzontali di Vibhuti, cenere sacra, che rappresentano l'essenza dell'Ātman, il vero Sé che rimane intoccato dalle mala (impurità dovute a ignoranza, ego e azione) e dalle vasana (attrazioni e repulsioni, condizionamenti, attaccamento al corpo, al mondo, alla fama, ai piaceri mondani, ecc.), le quali sono state distrutte nel fuoco della conoscenza. Di conseguenza la Vibhuti è venerata come una forma di Shiva molto importante, che indica l'immortalità dell'anima con cui si manifesta la gloria del Signore; dalla sua testa sprizza uno zampillo d'acqua, che è il Gange, il più sacro di tutti i fiumi sacri. Shiva (consapevole che il Gange, nella sua potenza, avrebbe distrutto la Terra) permise solo ad una piccola parte del grande fiume di zampillare dalla sua testa, per attraversare la Terra e portare acqua purificatrice agli esseri umani. L'acqua che scorre è inoltre uno dei cinque elementi che compongono l'universo grossolano e da cui nasce la terra. Il fiume è anche simbolo di prosperità, uno degli aspetti creativi di Shiva; possiede dei capelli arruffati (Juta Jata), il cui fluire identifica Shiva con il signore del vento (Vayu), che vive in forma sottile come respiro, presente in tutti gli esseri viventi. Shiva è dunque il respiro vitale di ogni creatura. porta intorno al collo un cobra. Shiva è situato al di là dei poteri della morte ed è spesso l'unico supporto nei momenti di estrema sofferenza; egli ingoiò il terribile veleno Halahala (o Kala Kuta) per evitare che lo stesso contaminasse l'universo. Si dice che Parvati, per evitare che il marito si avvelenasse, gli legò un cobra attorno al collo; ciò trattenne il veleno nella sua gola, che divenne blu. Il cobra mortale rappresenta l'aspetto di vincitore della morte che Shiva conquistò in questo modo. Il cobra rappresenta anche l'energia dormiente, chiamata Kundalini, il potere del serpente; il suo corpo è cosparso di ceneri funerarie (bhasma), che simboleggiano – oltre alla purezza e la distruzione del falso – la filosofia della vita e della morte, indicando il fatto che nella morte vi sia la realtà ultima della vita; ai polsi porta degli anelli di Rudraksha, che si ritiene abbiano proprietà mediche; è vestito con: una pelle di tigre, che simboleggia l'ego e la lussuria da lui uccisi. La tigre è inoltre veicolo di Shakti, la dea dell'energia e del potere. Shiva indossa la pelle di tigre (o, a seconda delle raffigurazioni, vi siede sopra) per indicare la sua vittoria e lo stato di trascendenza verso qualunque tipo di potere o energia, in quanto egli è il Signore e la radice di Shakti (v. paragrafo Shiva - Shakti); una pelle di elefante: l'elefante in questo caso rappresenta l'orgoglio; Shiva, indossando la sua pelle, simboleggia il fatto che ha vinto e conquistato l'orgoglio; una pelle di cervo: il cervo rappresenta il moto frenetico e incessante della mente, e Shiva indossa la sua pelle per indicare che egli ha controllato perfettamente la mente; in una mano regge il Tridente a tre punte, detto Trishula, un simbolo che può avere varie interpretazioni: le tre funzioni della Trimurti: creazione, preservazione e distruzione. Il tridente nella mano di Shiva indica che tutti e tre gli aspetti sono in suo controllo; come arma, il tridente simboleggia lo strumento per punire i malvagi su tutti e tre i piani: spirituale, sottile e fisico/grossolano; la supremazia di Shiva sul tempo: le tre punte rappresentano il suo controllo su passato, presente e futuro; in un'altra mano tiene il tamburo (detto damaru), l'origine della parola universale ॐ, ovvero la fonte di tutte le lingue e di tutte le espressioni, nonché simbolo del suono stesso e quindi della creazione [10]. Secondo alcune versioni del mito della creazione, Shiva (rappresentato come Nataraja; vedi paragrafo Il Signore della Danza) crea i mondi eseguendo la danza cosmica (Tandava) e, nel corso di essa, suona il tamburo 14 volte creando gli alfabeti. modifica Il toro Nandi Statua di Nandi presso un tempio in Karnataka. Per approfondire, vedi la voce Nandi. Nandi è il nome della mitica cavalcatura di Shiva. Si tratta di un toro di colore bianco (simbolo di purezza), le cui quattro zampe rappresentano la Verità, la Rettitudine, la Pace e l'Amore. Più che un semplice veicolo, Nandi si può considerare il costante e immancabile compagno di Shiva in tutti i suoi spostamenti; tant'è che in qualsiasi tempio dedicato a Shiva, di fronte al santuario principale, la presenza di una scultura di Nandi è una delle caratteristiche essenziali. Così come per Garuda, la grande aquila veicolo di Vishnu, nel corso dei secoli Nandi ha acquisito un'importanza sempre maggiore, fino ad entrare nel pantheon induista come divinità a sé stante; infatti sono presenti in India vari templi dedicati esclusivamente a lui. Nella simbologia induista, il toro simboleggia sia la forza che l'ignoranza; il fatto che Shiva utilizzi il toro come veicolo, rappresenta l'idea che questa figura divina rimuova l'ignoranza e allo stesso tempo conceda la forza della saggezza ai suoi devoti. Inoltre il toro è chiamato Vrisha in sanscrito; questa parola può assumere anche il significato di "Dharma" (lett. Rettitudine); ragion per cui, in termini simbolici, la raffigurazione di un toro accanto a Shiva sta ad indicare che, ovunque sia presente Dio, sono presenti anche rettitudine, purezza e giustizia. modifica La dimora di Shiva Numerose vicende narrate nelle Upanishad e nei Purana narrano che Shiva abbia la sua dimora sul Monte Kailasa (considerato essere lo stesso monte Kailasa al confine India-Tibet, vicino al lago Manasorovar), in Himalaya, oppure sul monte Arunachala. modifica Avatar di Shiva Questa sezione sull'argomento induismo è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Tradizionalmente, a differenza di Vishnu, Shiva non ha veri e propri avatar. Questo è dovuto al fatto che, mentre Vishnu discende nel mondo attraverso i suoi Avatar, Shiva è nel mondo, manifesto attraverso tutte le forme vitali. Tuttavia, diversi personaggi sono considerati parziali incarnazioni di Shiva, tra cui Adi Shankara e Hanuman. modifica Le mutevoli forme di Shiva Come si è visto, la figura di Shiva nel corso del tempo ha assunto valori e sembianze diverse, incarnando vari aspetti e significati, a volte in palese contraddizione tra di loro. Egli è il più calmo e perfetto tra gli asceti, ma è anche lo sfrenato e sensuale danzatore cosmico; è la forza che dissolve e distrugge i mondi, ma anche quella che li rigenera, li preserva e li sostiene; è lo spietato genitore che taglia la testa al figlio, ma anche colui che accettò di bere un terribile veleno per salvare l'umanità. Questa tipica tendenza induista a racchiudere in un'unica figura concetti tra loro opposti e complementari, rende difficile – se non impossibile – descrivere unitariamente tutte le simbologie di cui Shiva è portatore, e quindi si rende necessario trattare ogni aspetto singolarmente. modifica Il distruttore Uno degli epiteti di Shiva più diffusi è Hara, che letteralmente significa "Colui che porta via", "Colui che distrugge". Il suo aspetto distruttivo è da ricercarsi nelle origini dell'Induismo, negli inni vedici più antichi, in cui veniva chiamato Rudra ed era dipinto come una deità terrifica e potente, a cui venivano offerti numerosi tipi di Yajña (riti sacrificali). La Trimurti, detta anche erroneamente Trinità indù. Da sinistra a destra: Brahma, Shiva, Vishnu. Tempio di Hoysalesvara, Halebid. Con la diffusione del concetto di Trimurti, la figura di Shiva divenne indissolubilmente legata e identificata principalmente con il suo aspetto dissolutivo e rinnovatore (senza tuttavia dimenticarne o trascurarne gli altri aspetti). Nella Trimurti, Shiva rappresenta la forza che riassorbe i mondi e gli esseri nel Brahman immanifesto; è l'aspetto divino che conclude i cicli duali di vita-morte, per consentire a Brahma (aspetto creativo) di iniziarne degli altri; è il Signore che distrugge la separatività tra l'anima individuale (jivatma) e l'Anima suprema (Paramatma). Questo evidenzia come l'appellativo di "distruttore" non sia affatto da intendersi come aspetto negativo, in quanto l'azione distruttrice si esplica in realtà contro le forze del male (Shiva è distruttore dell'ignoranza e del velo di Maya, l'illusione metafisica che tiene separato l'individuale dall'Universale), oppure considerando ogni creazione come un aspetto che nasce da una precedente distruzione. Poiché la Trimurti rappresenta anche i tre Guna (le influenze della natura materiale), come terza Persona della Trinità ed in virtù del suo appellativo di Distruttore, Shiva è anche considerato l'aspetto divino preposto al controllo del Tamas, ovvero qualità come passività, inerzia, pigrizia, ignoranza. Sebbene sia definito "il distruttore", o piuttosto "colui che ricrea", Shiva (come si vedrà nella prossima sezione) è considerato – insieme a Vishnu – uno dei Deva più benevoli. modifica Il beneaugurale In netta contrapposizione con il suo aspetto "distruttivo", Shiva è considerato una delle deità più benefiche e potenti tra tutti i Deva del pantheon induista. Come si è visto nei cenni storici, lo stesso nome Shiva letteralmente significa "il buono", "il generoso"; mentre altri due epiteti con cui è spessissimo invocato, ovvero Śankara e Śambhu, significano "benefico" o "beneaugurale". Un altro dei suoi nomi è Ashutosh, il che signfica colui che trova piacere dalle piccole offerte, oppure colui che da molto in cambio di piccole offerte. Numerosissimi sono gli aneddoti mitologici che evidenziano la magnanimità di Shiva, aspetto non meno noto e importante di quello distruttivo e rinnovatore. Rappresenta il Dio amico e generoso, sempre pronto a fornire sostegno e aiuto di qualsiasi natura ai Suoi devoti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà; il Dio personale, onnipotente e sempre disponibile, pronto ad intervenire in ogni momento; l'Universale, che per amore accorre in aiuto all'individuale; l'Amato perfetto, che non ha desideri se non la felicità dei devoti. Questa è anche una delle ragioni che spiegano l'enorme diffusione del culto di Shiva: egli concorre a tutti gli aspetti della vita dell'aspirante spirituale, qualunque sia il suo percorso, aiutandolo e supportandolo sia sul piano fisico sia su quello sottile e causale. modifica Shiva - Shakti Shiva e Parvati, scultura, British Museum. La consorte di Shiva è Parvati, una forma di Devi, l'aspetto femminile e materno di Dio che si manifesta in aspetti differenti. In pratica, se Shiva rappresenta l'aspetto personale di Dio (Īśvara), immanifesto e trascendentale, Parvati è l'energia divina (detta anche Shakti) che da lui scaturisce, generando gli universi materiali e determinandone la trasformazione. In termini metafisici, Shiva può considerarsi la causa materiale ed efficiente della creazione, la quale è strettamente correlata a prakrti (la natura materiale, che è la stessa Shakti) che è la causa efficiente secondaria. Ciò può essere paragonato alla relazione che esiste tra un vasaio e la sua argilla: il vasaio e l'argilla sono entrambi purusha, ma l'energia del vasaio che modella la creta, la sua azione, è prakrti. Purusha e prakriti, Spirito e Natura, Shiva e Shakti, maschile e femminile, sono inseparabili poiché entrambi sono necessari al gioco duale della manifestazione. Tuttavia, Shiva non è visto soltanto come l'uomo cosmico contrapposto alla sua parte femminile; una visione più universale e metafisica vuole che la natura di Shiva sia così profonda e ancestrale da racchiudere in sé al tempo stesso l'aspetto divino maschile e quello divino femminile. Quando questo concetto viene rappresentato nell'arte sacra, Shiva assume le sembianze di un essere ermafrodita, per metà Shiva e per metà Shakti, e viene chiamato Ardhanariśvara. Il significato simbolico è quello della complementarità (e, quindi, della sostanziale unità) dei due opposti, un concetto molto simile a quello di Yin e Yang della filosofia taoista: spirito e materia, intelligenza ed energia, conoscenza ed azione, staticità e dinamismo, sono due metà perfette e complementari di un Tutto cosmico, la Creazione stessa, rappresentato appunto da Shiva nella sua forma androgina. Una riprova di questa complementarità consiste nel paragonare il modo in cui Shiva e Parvati sono raffigurati: il primo è un eremita, trasandato, con i capelli arruffati ed il corpo cosparso di cenere, vestito con pelli di animali; la consorte invece indossa abiti raffinati, è delicata e adornata con gioielli di ogni tipo. Essi si fanno simboli rispettivamente della rinuncia e dell'abbondanza, dell'abbandono del mondo e della prosperità, della povertà e della ricchezza: gli opposti rappresentano l'onnipervadenza divina, che proprio in virtù della sua immanenza può manifestarsi in qualunque forma, maschile, femminile o androgina. Shiva rappresenta l'immanifesto, Shakti il manifesto; Shiva la staticità, Shakti il dinamismo; Shiva il senza forma, Shakti la forma; Shiva la coscienza, Shakti l'energia. La radice si Shakti è in Shiva: l'uno è il principio dell'immutabilità, l'altra del cambiamento; Shakti è cambiamento interno all'immutabilità, mentre Shiva è il substrato immutabile che costituisce la base del cambiamento, la sua radice. L'esperienza di unità integrale tra l'immutabile e il mutevole rappresenta la dissoluzione della dualità. In questo senso si può affermare che Shiva e Shakti concorrano alla medesima realtà, che siano la medesima realtà, e che quindi la forma ultima di Shiva (nonostante egli sia usualmente ritratto con sembianze maschili) sia di tipo femminile e maschile al tempo stesso, ovvero li comprenda trascendendoli entrambi. modifica Il più grande tra gli asceti Statua situata in Rishikesh, India. Shiva viene spesso rappresentato nel suo aspetto ascetico. Shiva è il Signore di tutti gli yogi (i praticanti dello Yoga), l'asceta perfetto, simbolo del dominio sui sensi e sulla mente, eternamente immerso nella beatitudine (Ananda) e nel Samadhi. È il signore dell'elevazione che dona ai devoti penitenti la forza necessaria per perseverare nella propria disciplina spirituale (sadhana), e/o nel proprio percorso ascetico; è il protettore degli eremiti, degli asceti, degli yogi solitari, dei Sadhu, di tutti quegli aspiranti spirituali che – con lo scopo di indagare sulla Verità e conseguire così la liberazione, o Moksha – hanno scelto come stile di vita la rinuncia all'individualità, al mondo, alla sua ricchezza e ai suoi piaceri. Particolare. In questa forma prende i nomi di Yogiṡvara ("Signore degli Yogi"), Sadaṡiva ("Shiva l'eterno") e Paraṡiva ("Shiva supremo"), poiché essa è da molti considerata la sua forma ultima. Numerose raffigurazioni lo ritraggono in questo particolare aspetto: perfettamente calmo e concentrato, raccolto in sé stesso e immerso nella meditazione (Dhyana), gli occhi chiusi per metà[11], con la schiena eretta, seduto nella posizione del loto, in eterna estasi e contemplazione della Realtà ultima. Shiva Yogiṡvara è dunque per eccellenza il Deva della meditazione e dell'ascesi mistica, perfetto, eternamente immobile, eternamente beato, eternamente cosciente di sé, il simbolo stesso della trascendenza e dell'Assoluto. Questo è sicuramente uno degli aspetti che hanno reso Shiva una delle icone più popolari, diffuse e adorate all'interno dell'Induismo. modifica Il Signore della Danza Questa sezione sull'argomento induismo è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Una statuetta di Shiva nella sua forma di danzatore cosmico. « La materia, la vita, il pensiero non sono che relazioni energetiche, ritmo, movimento e attrazione reciproca. Il principio che da origine ai mondi, alle varie forme dell'essere, può dunque essere concepito come un principio armonico e ritmico, simboleggiato dal ritmo dei tamburi, dai movimenti della danza. In quanto principio creatore, Shiva non profferisce il mondo, lo danza. » (A. Daniélou, Shiva e Dioniso") Shiva è anche chiamato Nataraja, il Signore della Danza[12], la cui danza cosmica, detta Tandava, è ciò tramite cui l'universo viene manifestato, preservato e infine riassorbito. Essa è simbolo dell'eterno mutamento della natura, dell'universo manifesto, che attraverso una danza scatenata Shiva equilibra con armonia, determinando la nascita, il moto e la morte di un numero infinito di corpi celesti. Il luogo in cui questa danza si compie viene chiamato Chidambaram: contemplando macrocosmo e microcosmo come un'unica realtà, il centro della danza universale di Shiva viene definito essere il cuore (fisico e spirituale) dell'uomo. In questo senso il suono dei tamburi (simbolo dell'Aum, quindi della creazione), che Shiva produce ballando, viene identificato con il battito del cuore, che determina la vita. In questa visione monista, l'identificazione tra macrocosmo e microcosmo evidenzia la medesima natura dell'individuale e dell'Universale. Nei bhajan shivaiti più energici, ricorrono spesso alcune parole sanscrite che non sono letteralmente traducibili in altre lingue, come ad esempio Dhim / Dhimmi, Dam / Damma, Dhimmita, Dhimmitakasenza fonte. Queste parole non hanno un significato letterale preciso, ma sono più propriamente delle onomatopee, che rappresentano il suono dei tamburi (damaru) e delle cavigliere che si odono quando Shiva esegue l'eterna e incessante danza Tandava. modifica Shivalingam Per approfondire, vedi la voce Lingam. Lingam, simbolo di Shiva, all'interno di yoni, simbolo di Shakti. Il Lingam (sanscrito लिङ्गं, letteralmente "marchio" o "segno"), talvolta chiamato Linga, consiste in un oggetto (che può essere di vari tipi di materiale) dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Shiva. L'utilizzo di questo simbolo come oggetto di adorazione è una tradizione senza tempo in India. Gli studiosi fanno risalire l'origine del Lingam all'antica civiltà della valle dell'Indo. Secondo i Purāṇa la sua più grande virtù è la sua semplicità, che si pone a metà tra la venerazione delle murti e la loro assenza – né forma né senza forma, come una colonna di fiamme[13]. In termini metafisici, rappresenta la forma dell'Assoluto trascendente senza principio né fine, oppure la forma del relativo formale che si fonde con l'Assoluto senza forma, o Brahman. Sono state proposte varie interpretazioni sull'origine e sul simbolismo dello Shiva Lingam. Mentre Tantra e Purāṇa lo descrivono come un simbolo fallico rappresentante l'aspetto rigenerativo dell'universo materiale, Agama e Shastra non sembrano condividere questa interpretazione, e i Veda non ne fanno menzione. Un devoto di Shiva esegue la Puja al Lingam, che ne è il simbolo. Frequente è, invece, la presenza del Lingam nelle Itihasa, i grandi poemi epici induisti: ad esempio, nel Mahābhārata, il grande guerriero Arjuna venerava il Lingam per ottenere Gandhiva, il potente arco di Shiva; nel Rāmāyaṇa, il re Rāvaṇa (grande studioso dei Veda) venerava Shiva e gli chiese l'Atmalinga per farne dono alla madre; il leggendario Markandeya e innumerevoli altri rishi sparsi in tutte le regioni hanno venerato il Lingam dall'aspetto più semplice. I rishi infatti erano soliti abbandonare ogni materialismo per ottenere la spiritualità, e un pugno di terra nella foresta era tutto ciò di cui necessitavano per meditare e venerare la divinità. La somiglianza metrica delle formule indo-arie di invocazione legate al lingam con il metro greco itifallico delle processioni legate al dio Priapo, ha indotto lo studioso Calvert Watkins a pensare che il culto della potenza maschile fertilizzante sotto forma di fallo fosse comune a più popoli indoeuropei ancora prima che i greci e gli indo-iranici si separassero come tribù dall'identità definita. modifica Aneddoti mitologici Nella vastissima letteratura sacra induista, Shiva è protagonista di numerosi aneddoti che spesso lo ritraggono nei differenti aspetti – talora opposti – sopra descritti. modifica Shiva e Ganesha Per approfondire, vedi la voce Ganesha. Shiva e Parvati sono i genitori di Karttikeya e di Ganesha, il saggio Dio dalla testa di elefante. Molti aneddoti narrano il ruolo di Shiva nell'origine di questa particolare caratteristica. modifica Shiva, padre furibondo La storia più conosciuta è probabilmente quella tratta dallo Shiva Purana: una volta Parvati volle fare un bagno nell'olio, per cui creò un ragazzo dalla farina di grano di cui si era cosparsa il corpo e gli chiese di fare la guardia davanti alla porta di casa, raccomandando di non far entrare in casa nessuno. In quel frangente, Shiva tornò a casa e, trovando sulla porta uno sconosciuto che gli impediva l'ingresso, si arrabbiò e lo decapitò con il suo tridente. Parvati ne fu molto addolorata e Shiva, per consolarla, inviò le proprie schiere celesti (Gana) a trovare e prendere la testa della prima creatura che avessero trovata addormentata con il capo rivolto a nord. Questi trovarono un elefante che dormiva in tal modo, e ne presero la testa; Shiva la attaccò al corpo del ragazzo, lo resuscitò e lo chiamò Ganapati, o capo delle schiere celesti, concedendogli che chiunque lo adorasse prima di iniziare qualsiasi attività. modifica La generosità di Shiva Un'altra leggenda riguardante l'origine di Ganesha narra che, una volta, ci fosse un Asura (demone) dalle sembianze di elefante chiamato Gajasura, il quale eseguì una penitenza (o tāpas); Shiva, soddisfatto di questa austerità, decise di concedergli in dono qualsiasi cosa desiderasse. Il demone voleva che dal suo corpo si emanasse continuamente del fuoco, in modo che nessuno osasse avvicinarlo; il Signore glielo concesse. Gajasura proseguì la sua penitenza e Shiva, che gli appariva davanti di tanto in tanto, gli chiese nuovamente che cosa desiderasse; il demone rispose: “Io desidero che Tu risieda nel mio stomaco”. Shiva esaudì la richiesta e vi prese dimora. Infatti, Shiva è anche conosciuto come Bhola Shankara, poiché una deità facile da propiziare; quando è soddisfatto di un devoto gli concede qualunque cosa chieda, e questo a volte genera situazioni particolarmente intricate. Fu così che Parvati, sua moglie, lo cercò ovunque senza risultato; come ultima risorsa si recò dal proprio fratello Vishnu, chiedendogli di trovare suo marito. Egli, che conosce tutto, la rassicurò: “Non preoccuparti, cara sorella, tuo marito è Bhola Shankara e concede prontamente qualunque grazia il Suo devoto Gli chieda, senza prenderne in considerazione le conseguenze; per cui penso che si sia cacciato in qualche guaio. Scoprirò cosa è accaduto”. Allora Vishnu, l'onnisciente regista del gioco cosmico, inscenò una piccola commedia: tramutò Nandi (il toro di Shiva) in un toro danzatore e lo condusse al cospetto di Gajasura, assumendo nel contempo le sembianze di un suonatore di flauto. L'incantevole esecuzione del toro mandò in estasi il demone, il quale chiese al suonatore di flauto di esprimere un desiderio; il Vishnu musicante allora rispose: “Puoi darmi quello che ti chiedo?” Gajasura replicò: “Per chi mi hai preso? Io posso darti subito qualunque cosa tu chieda”. Il suonatore quindi disse: “Se è così, libera dunque dal tuo stomaco Shiva che vi si trova”. Gajasura capì allora come questi non fosse altri che Vishnu stesso, l'unico che potesse conoscere quel segreto, così si gettò ai suoi piedi e, liberato Shiva, Gli chiese un ultimo dono: “Io sono stato benedetto da Te con molti doni; la mia ultima richiesta è che tutti mi ricordino adorando la mia testa quando sarò morto”. Shiva condusse allora lì il proprio figlio, la cui testa venne sostituita con quella di Gajasura. Da allora, in India è viva la tradizione per cui qualunque iniziativa, per essere prospera, deve cominciare con l'adorazione di Ganesha; questo è il risultato del dono di Shiva a Gajasura. modifica Shiva e la sua consorte modifica L'unione con Sati Si narra nei Purana che Sati fosse figlia di Daksha, signore dell'arte rituale, e che desiderasse sposarsi con Shiva. Il padre non era favorevole al matrimonio di sua figlia con Shiva, che considerava un personaggio bizzarro, ma alla fine acconsentì. Un giorno Daksha decise di offrire una cerimonia sacrificale (Yajña), alla quale furono invitati tutti gli dèi tranne Shiva stesso. Solo Sati ebbe il coraggio di recarsi presso Daksha a protestare, e quest'ultimo come risposta iniziò ad insultare sia lei che il marito. Infine sconvolta e disonorata dalle parole del padre, Sati decise di commettere il suicidio sedendo in posizione yogica e dandosi fuoco con la sua stessa energia interiore. Shiva, appresa la notizia della morte di Sati, si infuriò. Si staccò una treccia di capelli e gettandola a terra generò Virabhadra, il guerriero invincibile. Virabhadra irruppe sulla scena del sacrificio e decapitò Daksha, gettando poi la sua testa nel fuoco sacrificale. Gli altri Deva presenti al sacrificio pregarono Shiva di avere pietà, e di restituire la vita a Daksha. Egli acconsentì e lo resuscitò; però, essendo la sua testa distrutta nel fuoco, Shiva la sostituì con quella della capra sacrificale. Secondo altri miti (Shiva Purana, Ramcharitmana, e altri), Sati rinacque in seguito come Parvati da Himavan, signore dell'Himalaya. modifica La nascita di Kali Questa sezione sull'argomento induismo è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Secondo i miti fondamentali del Kalismo, Kali apparve nell'esistenza quando Shiva guardò dentro sé stesso, rappresentando simbolicamente la propria immagine. Un'altra versione racconta che nel momento in cui Kali si apprestava a uccidere dei demoni, improvvisamente si infuriò. Per fermarla Shiva si distese in terra nel luogo in cui stava passando. Una volta passata Kali si accorse di essere sopra Shiva, si vergognò, e nell'imbarazzo si calmò. modifica Il dono ad Arjuna Nel grande poema epico Mahabharata (più precisamente nel Vana Parva) Indra consigliò a suo figlio, l'eroe Arjuna, di propiziarsi Shiva affinché quest'ultimo gli concedesse in prestito il proprio temibile arco (Gandhiva). Arjuna aveva infatti bisogno delle armi più forti dei Deva per sconfiggere i suoi malvagi cugini Kaurava nella guerra di Kurukshetra. Arjuna intraprese così una serie di duri ascetismi e austerità, durante i quali non pensò ad altri che a Shiva, adorandolo nella forma di Lingam, e rivolgendo a quest'ultimo la propria devozione. Shiva, constatando la purezza dei suoi intenti, volle mettere alla prova il suo ardore guerriero: un giorno, il Pandava fu attaccato da un grande demone sotto forma cinghiale, così afferrò il proprio arco e scagliò una freccia. Shiva, che nel frattempo aveva assunto la forma di un cacciatore, scagliò a sua volta una freccia, che colpì il bersaglio nello stesso istante di quella di Arjuna. Il demone cadde al suolo senza vita, ma Arjuna si accorse che qualcun altro aveva interferito con quello scontro. Accortosi della presenza del cacciatore, prese così a litigare con lui su chi avesse colpito la preda per primo, la discussione si animò rapidamente e i due ingaggiarono un feroce duello. Combatterono per lungo tempo, ma Arjuna per quanto si impegnasse non riusciva a sopraffare l'avversario. Stremato e ferito, meditò su Shiva invocando umilmente il suo aiuto. Quando riaprì gli occhi vide il corpo del cacciatore adornato da fiori e capì che questi non era altri che lo stesso Shiva. Arjuna si prostrò ai suoi piedi, scusandosi per non averlo riconosciuto e per essersi addirittura scagliato in battaglia contro di lui. Ma Shiva gli sorrise, rivelandogli il proprio vero intento, che era quello di assicurarsi che Arjuna fosse qualificato per utilizzare la sua arma più potente. Shiva gli promise che, prima dell'inizio della guerra, gli avrebbe consegnato la propria arma ed insegnato ad usarla; e, benedicendolo, scomparì. modifica La zangolatura dell'oceano di latte Prima che il mondo avesse origine, i deva (gli dei) erano continuamente minacciati dai danava (sorta di antidei demoniaci), per cui si erano rivolti a Vishnu, Signore della Provvidenza, che aveva consigliato agli dei di procurarsi l’ambrosia che rendeva immortali. Il prodigioso nettare giaceva nelle profondità dell’oceano di latte e per estrarlo gli dei avrebbero avuto bisogno dell’aiuto dei danava, per cui promisero loro una parte dell’ambrosia. Stretto il patto, la montagna cosmica (che in questo mito è il monte Mandara) venne collocata nell’oceano con legato attorno il serpente Vasuki, in modo da ottenere una zangola (arnese per fare il burro, ndr). Le due parti cominciarono a tirare il rettile, gli dei per la coda e i demoni per la testa, facendo girare la montagna come un frullino, ma questa cominciò ad affondare e allora Vishnu, assunta la forma di tartaruga, scese nell’oceano per fare da base al Mandara. modifica La supremazia su Brahma e Vishnu Un mito molto diffuso nel sud dell'India narra che, un giorno, Brahma e Vishnu stessero discutendo su chi di loro due fosse il più grande. In quell'istante si materializzò una colonna di luce, e una voce misteriosa annunciò che il più grande di loro due sarebbe stato colui che, per primo, avesse trovato la fine della colonna stessa. Brahma assunse la forma di un cigno e spiccò il volo, con lo scopo di trovare la sommità del pilastro, mentre Vishnu – sotto forma di cinghiale – prese a scavare per trovarne la base. Cercarono a lungo e avanzarono molto, ognuno nella rispettiva direzione in cui stava procedendo; tuttavia, per quanto si sforzassero, il pilastro era senza fine. Allora Shiva, a cui apparteneva la voce misteriosa, si fece riconoscere, e sia Brahma che Vishnu dovettero riconoscere la sua superiorità. modifica La nascita del riso Per approfondire, vedi la voce Retna Dumilla. modifica Il culto e le interpretazioni di Shiva Devoti al festival annuale presso il tempio shivaita di Kottiyoor. Trattandosi di una antichissima e ancestrale rappresentazione del Divino, le innumerevoli ed eterogenee scuole di pensiero induiste attribuiscono alla figura di Shiva una importanza, un potere e una natura a volte molto differenti tra loro. Una visione comune a tutto l'Induismo (che, nonostante le divisioni interne, ha anche una identità universale), può essere questa: Shiva è sicuramente una deità molto importante, dotata di enormi poteri, e propriziata a prescindere dalla scuola religiosa cui si appartiene. modifica Shivaismo Per approfondire, vedi la voce Shivaismo. Questa sezione sull'argomento induismo è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Om Namah Shivaya in scrittura devanagari. I devoti di Shiva, seguaci dello Shivaismo, sono chiamati Shivaiti. Essi identificano Shiva con Īśvara (l'aspetto personale di Dio) e con la sua radice metafisica, ossia lo stesso Brahman (l'aspetto impersonale); lo venerano come una delle tante forme differenti dell'universo con cui si esprime la Realtà, in quanto è l'entità monistica – personale e impersonale al tempo stesso – nel quale si rispecchiano tutte le cose, Shiva compreso. In questa visione, è da Shiva che scaturiscono tutti gli altri Deva (gli esseri celesti), come suoi princìpi ed emanazioni; è essenzialmente una conoscenza monoteistica collegata alla bhakti, o devozione, un aspetto molto importante dello Shivaismo. Il Mantra shivaita per eccellenza è Om Namah Shivaya. modifica Vaishnavismo Differente è il discorso nei culti dualistici. Ad esempio, secondo i Vaishnava, per i quali l'aspetto supremo di Dio è Krishna, Shiva non è altro che un suo devoto, il più grande tra i Deva, ma sempre e comunque subordinato a lui. Per sottolineare la supremazia di Vishnu / Krishna su Shiva (questione peraltro molto controversa nella storia induista) essi riportano in modo enfatico alcuni passaggi dai Veda, dalle Upanishad e dai Purana, che però – è importante ribadirlo – non possono venire interpretati in modo assoluto per via della natura enoteista dell'Induismo[14]. modifica Shaktismo Nel Shaktismo si adora la dea shakti che è un'emanazione della forza infinita del dio Shiva, una delle sue forme più importanti è il Kundalini che in oriente prende il nome di Kundalini-Shakti. Shakti e Shiva sono un tutt' uno e per questo motivo gli yogi tentano in tutti i modi di attivare Kundalini che risiede nel primo Chakra per portarla fino al settimo Chakra dove risiede Shiva. Quando la forza di Shiva sottoforma di Kundalini-Shakti si unisce con lui nel Chakra della corona ci si trova in uno stato dove il tutto viene percepito come uno e come un'emanazione di Dio, si è in beatitudine eterna, si sviluppano poteri spirituali ( siddhi ) e si è in perfetta unione e comunione con Dio trascendendo il cosmo, la mente, lo spazio e il tempo. Questo stadio è conosciuto come nirvikalpa samadhi. Nel Shaktismo quindi adorano la forza di Shiva che è di natura femminile. La Shakti è energia femminile che crea, conserva e distrugge l' universo materiale e con la sua forza crea il velo di Maya, invece Shiva è il Divino Nulla la cui forma è AUM. modifica I nomi di Shiva Una statua di Shiva vicino all'Indira Gandhi International Airport, Delhi. Come per tutte le altre Murti induiste, anche Shiva è invocato attraverso innumerevoli appellativi che si riferiscono ai suoi attributi e caratteristiche. Alcuni di essi: Sadashiva, Shiva l'Eterno Shankara, benefico o beneaugurale Parameshvara, Signore Supremo Maheshvara, Grande Signore Mahadeva, Grande Dio Mrtyumjaya, Vincitore sulla morte Mahabaleshvara, Grande Signore della Forza Tryambakam, Trinetrishvara o Trinetra Dhari, dai tre occhi (simbolo dell'Onniscienza) Mahakala, Grande Tempo o Conquistatore del Tempo Nilkantha, dalla gola blu Trishuladhari, Colui che regge il Tridente Chandra Shekhara, Colui che indossa la Luna Nataraja, Signore della Danza Pashupati, Signore degli esseri viventi Yogishvara, Signore degli Yogi (o dello Yoga) modifica Curiosità Durante una delle più importanti feste dedicata a Shiva, la Mahashivaratri (la Grande Notte di Shiva), in Nepal i devoti, volendo, fumano hashish. La vendita di hashish è proibita, ma all'interno del tempio è consentito fumare, come segno di devozone al Dio. [15] Presso il CERN di Ginevra si trova, dono del governo indiano nel 1984, una statua di Shiva Nataraja, "Shiva Signore della Danza". La danza è una metafora dei cicli di creazione e distruzione delle particelle elementari, così come fu vista dal fisico Fritjof Capra in un articolo appunto intitolato La danza di Shiva: "La visione Hindu della materia alla luce della fisica moderna." Una targa riporta le parole dello storico dell'arte Ananda Coomaraswamy: "È la più chiara immagine dell'attività di Dio che qualsiasi arte o religione possano mai vantare".[16] modifica Note ^ Cfr. George Marshall. Mohenjo-Daro and the Indus Civilization. Londra, Probsthain, 1931. ^ « Starting from the hypothesis of the archaeologist George Marshall, most scholars have accepted the identification of this figure as the precursor of the god Śiva in his Paśupati, or Lord of Animals, form. » (David N. Lorenzen. Encyclopedia of Religion, Vol.12. NY, Macmillan, 2004, pag.8039) ^ Op. cit.. ^ Op. cit.. ^ Jan Gonda. Viṣṇuism and Śivaism. A Comparison. Londra,The Athlone Press, 1970. ^ Louis Renou. Religions of Ancient India. Londra, University of London, 1953. ^ Alain Daniélou. Miti e Dèi dell'India. Milano, Rizzoli, 2002, pag.219 ^ Jean Varenne in Storia delle religioni (a cura di Henri-Charles Puech), vol.13. Bari, Laterza, 1970, pagg. 25-6. ^ Jean Varenne. Op.cit.. ^ La metafisica induista sostiene che tutta l'esistenza sia fondamentalmente composta da vibrazioni, e che alla base di tutta la manifestazione vi sia il mantra Aum (o Om), il suono primordiale, che diede origine ai cinque elementi (etere, aria, acqua, fuoco e terra). Aum è considerata l'approssimazione più aderente al nome e alla forma dell'universo; è il respiro del Brahman (l'Assoluto, principio impersonale e fondante di ogni realtà). Questa considerazione filosofica si accorda con la più moderna e attuale teoria della fisica quantistica e delle stringhe, che descrivono l'universo in termini di vibrazione di campi o stringhe. ^ La tradizione induista vuole che durante la pratica della meditazione gli occhi debbano essere chiusi per metà: non del tutto aperti, per non ricevere distrazioni visive e mantenere la concentrazione, e non del tutto chiusi, per evitare di assopirsi. ^ http://astrocultura.uai.it/filosofia/shiva.htm ^ (EN) Shiva lingam - A Glorious Worship. URL consultato il 12-01-2007. ^ Contrariamente all'opinione popolare, il vero Induismo non è né politeista né monoteista, ma è propriamente una religione enoteista: i diversi aspetti e forme di Dio (tra cui gli Avatar e i Deva) sono considerati come infinite emanazioni del Brahman (principio impersonale e fondante di ogni realtà, da cui hanno origine tutti i mondi e gli esseri), create per rendere lo stesso Brahman accessibile all'uomo. ^ vedi Young Hindu Nepalis celebrate Shiva smoking hashish and marijuana ^ vedi Shiva's Cosmic Dance at CERN modifica Bibliografia A. Daniélou. Shiva e Dioniso. Roma, Ubaldini Editore, 1980. modifica Voci correlate Lingam Parvati Ganesha Shakti Nandi Kailasa Tandava Trimurti Shiva Purana Shivaismo kashmiro Kaula Trika modifica Altri progetti Commons Wikiquote Wikimedia Commons contiene file multimediali su Shiva Wikiquote contiene citazioni di o su Shiva modifica Collegamenti esterni Vedanta.it - Shiva Shiva nel Mahabharata Ardhanarishvara o l’Androgino Cosmico (EN) Portale śivaita ufficiale, in particolare: Shaivism A Perspective (EN) Links a siti śivaiti (EN) All about Hinduism di Swami Sivananda v · d · m Divinità e riti propri del Vedismo, del Brahmanesimo e dell'Induismo Divinità maschili Deva · Brahmā · Viṣṇu · Śiva · Rāma · Kṛṣṇa · Gaṇeśa · Kārttikeya · Hanumān · Indra · Kāma · Kubera · Agni · Soma · altre Divinità femminili Devi · Sarasvatī · Lakṣmī · Uṣas · Pārvatī · Durgā · Śakti · Kali · Sītā · Rādhā · Mahāvidyā · Mātṛkā · altre Riti Agnicayana · Aśvamedha · Antyeṣṭi · Brahma-yajña · Cūḍakarman · Garbhādhāna · Jātakarman · Pūjā · Puṁsavana · Saṃskāra · Sīmantonnayana · Upanayana‎ · Vedārambha · Vidyārambha · Vivāha · Yajña Vedismo · Brahmanesimo · Induismo Portale Induismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di induismo


Shivanna is Shiva!

The popular hero of hundred films Shivarajakumar affectionately known as Shivanna is Shiva in the production of KP Srikanth and Kantharaj. The film went on the floors at Doddaganapathi Temple on Friday morning...

Shiva
http://www.visionsfineart.com/clearance/shiva.html

Shiva: Definition from Answers.com

Shiva (South and Central Asian mythology) The name of Shiva is unknown in the ancient scriptures, but Rudra , the Howler or Roarer, the Terrible



Shiva Bidar-Sielaff is a rising star in Madison; could she be mayor some day?

For the Madison City Council, Nov. 30 was a stressful night. After months of weighing a proposal to resolve Overture Center’s $28 million in outstanding debt, a majority on the council was uncomfortable with the arrangement, which would move operations to a private nonprofit while retaining city ownership of the $205 million building.


http://www.umadurga.com/download.html

Hindu God Shiva : Shiva (Shiv) - the destroyer

Shiva is responsible for change both in the form of death and destruction and in the positive sense of destroying the ego, the false identification with the form. ...



Jews, Hindus protest Lord Shiva image on legwear

Nevada (US), May 30 (ANI): Jews are supporting US-based Hindus, who were upset at the depiction of the image of Lord Shiva in Nataraja form on leggings, harem-pants and miniskirts, by internationally acclaimed 'Manish Arora' fashion label of India.


http://www.umadurga.com/download.html

Shiva

Followers of Hinduism who focus their worship upon Shiva are called Shaivites or Shaivas (Sanskrit Śaiva) ... Shiva is one of the five primary forms of the Divine in Smartism, a ...



Economist Shiva Kumar appointed advisor for Human Dev Report

Gangtok, Jun 8 (PTI) Development economist A K Shiva Kumar has been appointed as an advisor by the Sikkim Government for formulating the second State Human Development Report.Kumar, who is a development economist and adviser to the UNICEF- India, teaches economics and public policy at Harvard University''s Kennedy School of Government.He works on issues of poverty, health, nutrition, education ...

l energia cosmica che manifesta il mondo prima di trasfigurarsi come la distruttiva Kali la terribile dea del tempo che getta nella fossa del samsara le esistenze fenomeniche In Shiva la danza della creazione come della distruzione E in essa che Shiva divinit ind rispecchia la bipolare ed ambivalente interconnessione di vita e morte E in quest
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/shiva.htm

Shiva (Judaism) - Wikipedia, the free encyclopedia

The Hebrew word "shiva" means "seven", and the official shiva period is seven days. ... The seven-day shiva period is generally observed throughout the Orthodox community. ...



Shiva launch delayed

Shiva launch delayed

of one s own choice to guide yogic performance In modern terminology Yoga thus is a secular ritual The Origin of Yoga In the valley of the River Indus a team of archaeologists under Sir Mortimer Wheeler
http://yogabuddys.info/

Shiva - ReligionFacts

Shiva is known by many other names, including Sambhu ("Benignant" ... Shiva is a paradoxical deity: "both the destroyer and the restorer, the great ascetic and ...



Economist Shiva Kumar appointed advisor

Development economist A K Shiva Kumar has been appointed as an advisor by the Sikkim Government for formulating the second State Human Development Report.

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Shiva Bala Yogi: KNOW THE TRUTH THROUGH MEDITATION ...

Shiva Bala Yogi - Know the truth through meditation. Then you yourself will know who you are, your religion, your purpose, and your nature. Do not believe what ...



Hindus upset at depiction of Lord Shiva on leggings by Indian fashion label

Nevada (US), May 26 : Hindus are upset at the depiction of the image of Lord Shiva in Nataraja form on leggings, harem-pants and skirts, by internationally acclaimed "Manish Arora" fashion label, which they termed repugnant.


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Shiva - Definition | WordIQ.com

Lord Shiva's skin turned bluish as he drank the Visha that came out of the churning of the oceans. ... Shiva is the third form of God as the Destroyer, one of the trimurti ...



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Ciencia Arte Filosofa y Mstica Trimestre Abril mayo y junio Ao 2009 47 de la Era de Acuario www samaelgnosis net y www samaelgnosis org Material didctico para uso interno y exclusivo de Estudiantes del Instituto Cultural Quetzalcoatl de Antropologa
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Le lzard est aussi prsent sur les reprsentations de Shiva Mais revenons en l Occident Cet il sur le front rapporte au stigmate de sainte Rita Marguerite
http://www.lecoindelenigme.com/Molsheim.htm

Hindu Deities: Lord Shiva

Lord Shiva represents the aspect of the Supreme Being (Brahman of the ... As stated earlier, Lord Shiva is the third member of the Hindu Trinity, the other two ...



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Nevada, May 29: Jews are supporting a US-based Hindu group, who were upset at the depiction of the image of Lord Shiva in Nataraja form on leggings, harem-pants and miniskirts, by internationally acclaimed "Manish Arora" fashion label of India.

state no religion is better then the other all are same and one have some respect here are the pics http www timboucher com journal wp content uploads 2007 12 shiva shakti lion bull gif http www shivaho com images shiva shakti02 jpg http www dollsofindia com dollsofindiaimages paintings2 ardhanarishwar QC33 l jpg
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