Veneto regione (dettagli) Dati amministrativi Stato  Italia Capoluogo Venezia Presidente Luca Zaia (Lega Nord) dal 13-4-2010 Territorio Coordinate del capoluogo 45°26′23″N 12°19′55″E / 45.439722°N 12.331945°E / 45.439722; 12.331945Coordinate: 45°26′23″N 12°19′55″E / 45.439722°N 12.331945°E / 45.439722; 12.331945 Altitudine 180[1] m s.l.m. Superficie 18.399 km² Abitanti 4.937.854 (31-12-2010) Densità 268,38 ab./km² Province 7 province Comuni 581 comuni Regioni confinanti Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige Altre informazioni Fuso orario UTC+1 ISO 3166-2 IT-34 Codice ISTAT 05 Nome abitanti vèneti PIL (PPA) 113.904,6 mln € PIL procapite (PPA) 23.187 € Localizzazione Sito Internet Il Veneto (Vèneto /'vɛːneto/ in veneto, Venit in friulano, Veneto in ladino) è una regione italiana di 4.937.854 abitanti[2] situata nell'Italia nord-orientale e avente come capoluogo Venezia. Confina a nord con il Trentino-Alto Adige e l'Austria, a sud con l'Emilia-Romagna, ad ovest con la Lombardia, a est con il Friuli-Venezia Giulia, e a sud-est con il Mar Adriatico. Per diversi secoli indipendente sotto le insegne della Repubblica Veneta, dopo una breve parentesi austriaca e francese (1797-1814), e quindi nominalmente autonoma per alcuni decenni come Regno Lombardo-Veneto sotto l'Austria, il Veneto è stato annesso al Regno d'Italia nel 1866. Ancora oggi, oltre all'italiano, la maggioranza della popolazione parla veneto. Per lungo tempo terra di povertà ed emigrazione, il Veneto, grazie a un notevole sviluppo industriale, è oggi una delle regioni più ricche d'Italia. Inoltre, grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico è, con oltre 60 milioni di presenze turistiche all'anno[3], la regione più visitata d'Italia. Indice 1 Bandiera e stemma regionali 2 Storia 2.1 Protostoria e Storia Antica 2.2 Storia Medievale 2.2.1 Le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero d'Occidente 2.2.2 Bizantini e Longobardi 2.2.3 La nascita di Venezia e la Marca Veronese 2.2.4 Dal XII al XIII Secolo - Comuni, Signorie e ascesa del Ducato di Venezia 2.2.5 I secoli XIV e XV e il dominio veneziano 2.3 Storia Moderna 2.3.1 Dal XVI al XVIII secolo: la Pax Veneta 2.4 Storia Contemporanea 2.4.1 L'arrivo di Napoleone e la dominazione austriaca 2.4.2 L'annessione al Regno d'Italia 2.4.3 La Grande Guerra 2.4.4 La Seconda guerra mondiale 2.4.5 Dal secondo dopoguerra ad oggi 3 Geografia 3.1 Clima 4 Province 5 Natura 6 Demografia 6.1 Comuni principali 7 Turismo 7.1 Città d'arte 7.2 Città murate 7.3 Altre città interessanti 7.4 Ville 7.5 Laghi 7.6 Mare 7.7 Montagna 7.8 Terme 8 Politica 8.1 Presidente e giunta regionale 8.2 Consiglio regionale 8.3 Statuto e autonomia 9 Infrastrutture e trasporti 9.1 Assi viari 9.1.1 Autostrade 9.1.2 Statali 9.2 Ferrovie 9.3 Porti 9.4 Aeroporti 9.5 Trasporti pubblici 10 Economia 10.1 Dati economici 10.2 Evoluzione storico-economica 10.2.1 Situazione attuale 11 Istruzione 11.1 Università 11.2 Accademie 11.3 Conservatori 11.4 Altri istituti e fondazioni 12 Religione 13 Arte e Cultura 13.1 La lingua 13.1.1 Il panorama linguistico 13.1.2 Varietà e caratteristiche 13.2 Letteratura e Teatro in lingua veneta 13.3 Letteratura e Teatro in lingua italiana 13.3.1 Il Novecento 13.3.2 I nostri giorni 13.3.3 Poeti 13.3.4 Teatri 13.4 Pittura, architettura e scultura 13.4.1 Medioevo e gotico 13.4.2 Giotto e Padova 13.4.3 Il Rinascimento 13.4.3.1 Giorgione e Tiziano 13.4.3.2 Tintoretto, Veronese e Bassano 13.4.3.3 Palladio 13.4.4 Il Settecento 13.4.5 Tra Ottocento e Novecento 13.5 Beni protetti dall'UNESCO 13.6 Musica 13.6.1 Musicisti 13.7 Cultura Popolare 13.7.1 Proverbi 13.7.2 Feste tradizionali 13.7.2.1 Sagre 13.8 Eventi Culturali 14 Enogastronomia 14.1 Piatti tipici 14.2 Vini 15 Sport 16 Note 17 Bibliografia 18 Voci correlate 19 Altri progetti 20 Collegamenti esterni modifica Bandiera e stemma regionali Per approfondire, vedi le voci Bandiera del Veneto e Leone di San Marco. Il leone di San Marco in un quadro del Carpaccio La bandiera del Veneto, adottata con la legge regionale n. 56 del 20 maggio 1975[4], sintetizza efficacemente nei suoi simboli, colori e foggia diversi millenni di storia veneta. Il leone marciano è da quasi un millennio simbolo della Repubblica veneta. Il più antico gonfalone e simbolo di Venezia era probabilmente costituito da una croce dorata in campo azzurro (i colori dell'Impero bizantino, di cui la città faceva formalmente parte). Con la traslazione in città del corpo dell'evangelista san Marco nell'828 e la sua adozione a santo patrono della città e dello Stato, si prese a raffiugurare il santo in figura umana negli stemmi e nei gonfaloni pubblici. La prima raffigurazione accertata del leone alato di san Marco risale al 1261[5], quando con la caduta dell'Impero latino Venezia strinse maggiori rapporti con l'Egitto, terra il cui sultano, Baybars, innalzava un leone andante (cioè visto di fianco) quale stemma. In quest'epoca la raffigurazione preminente era quella del leone in moleca (ossia visto di fronte con le ali a fargli corona). A metà del XVI secolo si iniziò poi ad esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico leone marciano passante con libro e spada. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato. Il gonfalone presentava il leone marciano su campo azzurro (colore sin dall'epoca romana associato alle genti venete) bordato di croci e decorazioni dorate su fascia rossa. Le sei fiamme rappresentavano i sei sestieri della città (oggi, nell'attuale gonfalone della Regione Veneto compaiono invece una fascia per ciascuna provincia). Le navi della flotta usavano invece esporre lo stesso gonfalone, ma in campo rosso (come nell'attuale gonfalone della città di Venezia), all'uso dei drappi militari dell'impero romano. Il leone marciano compariva poi inquartato anche nel tricolore della Repubblica di San Marco, durante i moti risorgimentali del 1848. Lo stemma della Regione è costituito dalla rappresentazione del territorio regionale con il mare, la pianura e i monti. In primo piano è raffigurato il leone di S. Marco. Venne inoltre utilizzato per la bandiera degli Isole Ionie, antico possedimento veneziano, sotto protettorato inglese prima come Repubblica delle Sette Isole Unite (1800-1807 e 1815-1817) e successivamente come Stati Uniti delle Isole Ionie (1817-1864). Nella bandiera di questi due stati il leone reggeva un vangelo chiuso su sette frecce che simboleggiavano le sette isole (Corfù, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca, Cerigo e Paxos). Nella bandiera dell'Unione venne aggiunta nel cantone la Union Flag britannica[6]. modifica Storia Per approfondire, vedi la voce Storia del Veneto. modifica Protostoria e Storia Antica Il territorio occupato dai Veneti Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti, secondo la leggenda classica originari della Troade e della Paflagonia in Asia Minore. Sono di certa origine venetica molte importanti città della regione, quali Padova, Concordia, Oderzo (fra le più antiche - IX-VIII sec. a.C.), Este, Treviso, Belluno, Altino, Vicenza e probabilmente Verona ed Adria. La provenienza anatolica dei Veneti adriatici non è accettata da tutti gli autori antichi ed è ancor oggi oggetto di discussione. Le fonti antiche tramandano l'esistenza di vari filoni dell'etnìa veneta, dalla Bretagna, alla Lusazia, fra Germania e Polonia, all'Epiro in Grecia, all'Asia Minore. Legati all'etnico veneto sarebbero diversi toponimi (ad es. la Vindelicia, regione corrispondente all'attuale Baviera, Vindebona - l'attuale Vienna) e i nomi attribuiti a popoli di origine slava in diverse lingue europee. Secondo alcuni studiosi, sarebbero queste testimonianze di un'unica civiltà indoeuropea che si estendeva dal Baltico all'Adriatico, riconducibile ai cosiddetti popoli dei Campi delle Urne. Il processo di romanizzazione della Venetia è avvenuto in maniera graduale e senza traumi o conquiste manu militari, dato che veneti e romani erano popoli alleati. Le relazioni politico-militari con i romani iniziano nel III sec. a.C. : nel 225-222 veneti e cenomani stringono un'alleanza militare con Roma contro gli insubri, i boi e i gesati, fornendo secondo Polibio un contingente di 20.000 uomini. I galli saranno battuti nella storica battaglia di Clastidium nel 222. Nel 181 a.C. la deduzione della colonia latina di Aquileia comportò un rafforzamento dei tradizionali rapporti di collaborazione fra veneti e romani. Aquileia sorse al limite del territorio dei Veneti; nessuna colonia infatti venne mai fondata sul territorio dell'alleato veneto. Dopo la guerra sociale nell’89 a.C. diverse città venete ottennero lo Ius Latii. Nel 49 a.C. i veneti ottennero da Giulio Cesare la piena cittadinanza romana. La Regio X Venetia et Histria In epoca augustea il territorio dei veneti venne unificato e dotato di riconoscimento ufficiale con la creazione della Regio X Venetia et Histria. Il centro politico della regione fu assunto da Aquileia. Successivamente Diocleziano la trasformò in Provincia Venetiae et Histriae con un'estensione dei confini ad ovest fino all'Adda. Nei primi secoli d.C. iniziò il processo di Cristianizzazione del Veneto. Centro di irradiamento della nuova religione fu Aquileia in cui il Cristianesimo era giunto probabilmente per mare. Secondo la tradizione fu San Marco Evangelista a fondare la Chiesa di Aquileia. Egli avrebbe inoltre inviato il greco Prosdocimo ad evangelizzare Padova, Asolo, Vicenza, Treviso, Altino ed Este. All'evangelizzazione di Verona avrebbe contribuito una comunità cristiana proveniente dall'Africa romana; africano è anche San Zeno, patrono della città. modifica Storia Medievale modifica Le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero d'Occidente Le prime infiltrazioni di tribù germaniche nel territorio della regione ebbero luogo già nel 168-169 d.C. con il saccheggio di Oderzo ad opera dei Quadi e dei Marcomanni. Fu tuttavia a partire dal V secolo che le incursioni si fecero ripetute e più devastanti, con gli Unni, gli Eruli, infine con gli Ostrogoti di Teodorico, che stabilirono il loro regno sul Veneto e sull'Italia nel 493. Ciononostante, il quadro regionale restava ancora sostanzialmente unitario; lingua, scrittura, istituzioni, tecniche agricole e manifatturiere, pur indebolite, sopravvissero all'impatto di questa ondata barbarica. modifica Bizantini e Longobardi La dominazione gota terminò brutalmente a metà del VI secolo a seguito dell'invasione delle armate bizantine guidate dei generali Narsete e Belisario. Poco dopo, nel 568 d.C., però ebbe luogo la formidabile e devsatante invasione dei Longobardi, che portò alla sottrassione al dominio imperiale di buona parte dell'Italia settentrionale. Fu in quella fase che in Veneto venne a crearsi una separazione tra la zona continentale, sotto il dominio longobardo, e quella costiera, ancora dipendente dall'Impero Bizantino. Contemporaneamente, lo scisma dei Tre Capitoli provocava un'ulteriore frattura anche in campo religioso, destinata a durare per tutto il secolo successivo. Le terre venete appartenenti al nuovo regno longobardo vennero divise tra i ducati, di Vicenza, Verona e Ceneda. Il tessuto sociale della Terraferma conobbe un rapido declino; una certa continuità della vita cittadina fu garantita dai vescovi, divenuti riferimenti autorevoli in campo morale, culturale e sociale. La zona bizantina venne invece dapprima unita nel 580 ai superstiti territori settentrionali nel costituire l'eparchia Annonaria, per essere poi resa nel 584 provincia autonoma dipendente dall'Esarcato d'Italia col nome di Venetia maritima. Dall'entroterra le autorità politiche e religiose romano-venete, assieme a parte delle popolazioni, trovarono rifugio nei principali centri lagunari, in particolare Grado, Caorle, Eraclea, Torcello, Malamocco, Rialto, Olivolo, Chioggia, Cavarzere, oltre alle oggi scomparse Ammiana e Costanziaco. Queste isole, che già da un secolo avevano iniziato a svilupparsi, andarono quindi a costituire, nel 697, durante il regno dell'imperatore Leonzio, il ducato di Venezia. A definire la separazione anche formale fra i due mondi (seppur una forte osmosi continuò sempre ad esistere) occorse la definizione dei confini (terminatio) fra il Ducatus Venetiarum e il Regnum Langobardorum, siglato dal re Liutprando e dal primo doge Paulicio Anafesto. Il territorio lagunare assunse sempre maggiori caratteri di indipendenza dal potere centrale bizantino, fino a che, con la conquista longobarda di Ravenna nel 751, la dipendenza politica da Bisanzio divenne poco più che formale. Nel frattempo la sede del Dux venne trasferita da Eraclea ai margini della Terraferma nella meno accessibile Metamauco/Malamocco. modifica La nascita di Venezia e la Marca Veronese Alla fine dell'VIII secolo il regno longobardo venne travolto dai Franchi di Carlo Magno, incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nella notte di Natale dell'800. Il figlio di questi, Pipino, tentò anche la conquista dei territori costieri, ma, respinto, dovette riconoscere anche formalmente l'indipendenza del Ducato veneto nel trattato dell'811 con l'Impero Bizantino. All'interno di quella federazione di centri e territori lagunari, da Grado a Loreo, nota come Dogado, si affermò Venezia, imponente organismo urbano sviluppatosi attorno al polo mercantile di Rialto, in cui nell'812 venne trasferita da Malamocco, distrutta da Pipino, la capitale. Anche dal punto di vista religioso fu sancita nell'827 una divisione fra il mondo del Veneto continentale e della Venezia marittima: i vescovi della terraferma continuarono ad essere sottoposti alla sede metropolita di Aquileia, mentre il fitto reticolo di nuove sedi diocesane sorte nella laguna riconobbe come referente il patriarca di Grado. I territori della Marca di Verona e della Dogado nell'anno Mille I problemi dinastici in seno all'impero franco e le terribili aggressioni degli Ungari nel 900 provocarono un vuoto di poteri ed una dilagante conflittualità che afflissero il Veneto continentale fino alla metà del X secolo. L'autorità imperiale venne infine ristabilita da Ottone I: egli aggregò nel 962 un vasto territorio dell'Italia nord-orientale al ducato di Baviera e successivamente, nel 976 al ducato di Carinzia. L'organismo che ne derivò, aventi finalità di cerniera fra Germania e Italia, fu chiamato, dal nome della sua principale città, Marca di Verona. Da questa si staccarono nel 1027 il territorio della diocesi di Trento, che si organizzò in principato ecclesiastico e il Friuli nel 1077, che iniziò una sua autonoma parabola storica sotto l'autorità dei Patriarchi di Aquileia. I legami fra la Marca Veronese e l'Impero vennero rafforzati dalla presenza nel territorio di diverse dinastie feudali di origine germanica: tra le più famose, destinate a giocare un ruolo importante nei secoli successivi, gli Estensi, i da Romano, i Caminesi, i Carraresi. modifica Dal XII al XIII Secolo - Comuni, Signorie e ascesa del Ducato di Venezia A partire dai primi decenni dopo il Mille, si assistette in tutto il Veneto ad un decollo economico e ad una ripresa della vita sociale nelle città principali, che iniziarono ad esercitare un controllo egemonico sul loro contado. Dalla fine del X secolo, poi, Venezia iniziò la sua espansione marittima nell'Adriatico, del quale prese a configurarsi come potenza egemone fino a farlo diventare il Golfo di Venezia, e ad accrescere enormemente i propri privilegi e commerci in Oriente. Contemporaneamente allo sviluppo economico, nella Marca Veronese (che a partire dal 1200 cominciò ad essere identificata col nome di Marca Trevisana), si assistette ad un indebolimento del sistema feudale, caratterizzato dalla progressiva emersersione dei liberi comuni: fra i più importanti Verona (1136), Padova (1138), Treviso e Vicenza. La Terraferma divenne un territorio sempre meno soggetto all'effettivo controllo degli imperatori tedeschi. Il Ducecento fu contraddistinto dall'espansione del potere veneziano in tutto il Mediterraneo orientale, culminato con la Quarta Crociata e la creazione nel 1205 dell'Impero latino d'Oriente, nel quale a Venezia era garantito il dominio sulla quarta parte e mezza dell'impero di Romània. Lo Stato da Mar giunse a includere, oltre ai territori dell'Istria e della Dalmazia, le isole Ionie, Creta, Cipro, e tutta una serie di basi e piazzeforti nel Peloponneso, nell'Egeo e in Asia Minore. Nonostante il mare fosse la fonte primaria della propria ricchezza, Venezia non perse mai interesse per l'entroterra: essa mantenne forti legami in particolare con il Trevigiano e il Padovano, appoggiò la Lega Veronese e aderì alla Lega Lombarda poi, assurgendo ad un prestigiosissimo ruolo di mediatrice (e al contempo di terza forza) fra papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa, con la riconciliazione celebrata in San Marco nel 1177 (Pace di Venezia). Nel Duecento si assistette in tutta la terraferma alla trasformazione dei liberi comuni in potenti signorie in lotta tra loro per l'egemonia regionale. La prima ad emergere fu la signoria di Ezzelino da Romano, che riuscì a conquistare gran parte del Veneto centro-settentrionale. Treviso cadde in mano ai da Camino, a Verona si imposero nel 1262 i signori della Scala, divenendo la capitale di un potente stato, che al suo culmine valicò l'Appennino, giungendo fino a Lucca. La signoria degli Scaligeri nel 1336, alla sua massima espansione modifica I secoli XIV e XV e il dominio veneziano Nonostante Venezia avesse nel mare il centro dei propri interessi economici, essa mantenne sempre vivi i legami col proprio entroterra, esercitando una forte attrazione sulle tormentate città della Marca Trevigiana. Già nel 1291 Motta di Livenza passò alla Repubblica, primo territorio di Terraferma a darsi al governo di Venezia. Fu tuttavia a partire dal XIV secolo che la Serenissima iniziò ad intervenire in maniera sempre più decisa nella politica regionale, soprattutto per impedire che il potente stato Carrarese ne minacciasse le vie di comunicazione terrestri e fluviali. Nel 1318, infatti, Padova aveva perduta la propria libertà comunale, divenendo signoria dei da Carrara, che presto entrarono in conflitto con Venezia e con Verona. Il potere e l'influenza crescente della Repubblica suscitarono le gelosie dei suoi vicini, che costituirono nel 1379 una formidabile coalizione che riuniva i Carraresi, il Duca d'Austria, il Re d'Ungheria, il Patriarcato di Aquileia e Genova, scatenando contro Venezia quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra di Chioggia e conclusa nel 1381 con la vittoria sul mare contro Genova e la perdita di Treviso per terra (ottenuta nel 1339, ceduta al Duca d'Austria. La minaccia incombente dei Carraresi, a cui si era aggiunto lo stato visconteo, impadronitosi fra il 1387 e il 1390 di gran parte del Veneto, non venne comunque meno. Dapprima la Repubblica reagì con decisioni alle mire di Francesco Novello da Carrara, riprendendosi Treviso nel 1388 e quindi in rapida successione praticamente tutte le terre della marca trevigiana: il 28 aprile 1404, il Senato Veneto accetta la dedizione di Vicenza, pochi giorni dopo fu la volta di Cologna (7 maggio), di Belluno il (18 maggio, Bassano (10 giugno), Feltre (15 giugno), e quindi dall'Altopiano dei Sette Comuni il 20 febbraio 1405 e di Verona il 22 giugno. Infine il 22 novembre cadde anche Padova e gli ultimi Carraresi finirono la loro esistenza in prigionia. L'unità del Veneto era praticamente ricomposta. Per queste terre, oltre alla fine dei conflitti e alla instaurazione di un governo stabile e rispettato, le dedizioni alla Serenissima significarono, di solito, la concessione di particolari statuti di autonomia che garantivano, in cambio dell'atto di soggezione a Venezia e dell'accettazione di governatori inviati dal Senato Veneto, il mantenimento di gran parte degli istituti e delle leggi pre-esistenti: lo Stato da Tera nasceva, di fatto, come sorta di stato federale ante litteram. Nel corso del Cinquecento, la Repubblica di Venezia espanse ulteriormente i propri possedimenti, includendo nel 1420 il Cadore e il Friuli, seguiti nel 1428 da Brescia, Bergamo e Crema e conquistando il Polesine, già occupato nel 1405 e definitivamente strappato al duca di Ferrara nel 1484. modifica Storia Moderna modifica Dal XVI al XVIII secolo: la Pax Veneta Nella seconda metà del '400 e agli inizi del '500, Venezia continuò la sua politica espansionistica, portando il Leone di San Marco in Romagna, Trentino meridionale, a Gorizia, Trieste e financo in Puglia. Alla vigilia della guerra del 1509, la Repubblica Veneta, fra Stato da Mar e Stato da Tera, costituiva un impero plurietnico abitato da veneti, lombardi, friulani, istriani, romagnoli, dalmati, croati, albanesi, pugliesi, greci e ciprioti, ed era di fatto uno dei più potenti stati d'Europa. La terraferma veneta nel 1796 Tanta grandezza non poteva non suscitare le invidie dei numerosi vicini: nel 1508, in seguito alla sconfitta ad opera dei veneti dell'imperatore d'Austria che perse Trieste e Gorizia, si formò, sotto l'impulso di Giulio II, cui Venezia aveva tolto le città della Romagna, un'amplissima coalizione anti-veneziana, nota come Lega di Cambrai, che dichiarò guerra alla Repubblica. Venezia reagì in maniera coraggiosa, quasi spavalda, mobilitando l'esercito e mettendovi a capo il valoroso Bartolomeo d'Alviano. Il 14 maggio 1509 ad Agnadello nel cremasco, le truppe venete sono sbaragliate dall'esercito francese di Luigi XII: in pochi giorni gran parte dello Stato da Tera è occupato dal nemico, solo Treviso e il Friuli resistono, fedeli alla Serenissima. Nonostante la situazione disperata, la reazione della Repubblica veneta fu determinata, il popolo e il patriziato di Venezia si strinsero attorno al doge preparando la rivincita; nella Terraferma, benché i nobili, in gran parte legati all'Impero, voltassero le spalle alla Dominante, schierandosi con i collegati, il popolo dimostrò un attaccamento viscerale a San Marco, preferendo, secondo Machiavelli che pure aborriva la Repubblica, morir marcheschi piuttosto che cedere al nemico. Grazie alla propria abilità diplomatica, che seppe sfruttare e attizzare le contrapposizioni nel campo dei collegati, e alle vittorie militari dell'esercito riorganizzato (tra queste, memorabile quella di Marignano, in cui la cavalleria veneta, venuta in soccorso alle fanterie francesi, consentì a Francesco I di conseguire una vittoria storica sulle temibili falangi svizzere), la Serenissima riconquistò praticamente tutta la Terraferma, ritornando sui confini di fine '400. Tra le terre venete, perduto fu solo l'Ampezzano, che rimase austriaco fino al 1918. Finito il lungo periodo bellico, nel 1530 iniziò per tutto il Veneto un lungo periodo di pace e di sviluppo che si protrasse, senza significative interruzioni, per quasi tre secoli fino a 1797. Al declino dei commerci e dell'impero marittimo della Serenissima iniziato nel Cinquecento, si accompagnò una crescente attenzione del patriziato per la proprietà fondiaria di terraferma, riducendo progressivamente il dinamismo del ceto dirigente e portando sempre più verso la stagnazione sociale e politica della Repubblica. Se nel Seicento Venezia fu ancora in grado di combattere ferocemente contro i Turchi per difendere gli ultimi possedimenti marittimi e di promuovere una parziale riorganizzazione dell'esercito di terra, giungendo ad una più definitiva sistemazione dei contesi confini con l'Austria. Il Settecento segnò il definitivo tramonto del modello politico che per un millennio aveva retto le sorti dello Stato. Incapace di rinnovarsi e di individuare obbiettivi politici precisi, la nobiltà portò lo Stato a rinchiudersi in un ostentata neutralità ed in un ferreo mantenimento delle strutture tradizionali che non lo salvarono però dal terremoto europeo scatenato dalla Rivoluzione Francese. modifica Storia Contemporanea modifica L'arrivo di Napoleone e la dominazione austriaca Il Veneto sotto il dominio austriaco nel 1803 Il Regno d'Italia napoleonico (1805-1814) Alla fine del XVIII secolo fermenti rivoluzionari e borghesi percorrevano anche la Repubblica veneta, mentre dalle Alpi irrompevano le truppe di Napoleone Bonaparte, disceso nella campagna d'Italia. Venezia rifiutò di schierarsi, dichiarando la propria neutralità e al contempo rifiutando di mobilitare le truppe a difesa dei propri territori. Il Veneto divenne campo di battaglia tra gli opposti schieramenti. La Terraferma venne infine occupata dalle truppe francesi, cui venne permesso di entrare nelle città, generando un'impossibile convivenza con le truppe di Venezia e le popolazioni venete. La situazione esplosiva così creata deflagrò con le Pasque Veronesi, una sanguinosa e spontanea ribellione contro la presenza francese che fornì a Napoleone il pretesto per rovesciare il governo aristocratico. Nell'inutile tentativo di evitare l'inevitabile Venezia smobilitò le truppe, ritirandosi nel Dogado, ma sotto la minaccia d'invasione della stessa Venezia, il 12 maggio 1797 il Maggior Consiglio decretò la fine della Serenissima Repubblica cedendo i poteri alla Municipalità democratica. Seguirono una serie di saccheggi e di violenze da parte dei francesi, desiderosi di ottenere dalle terre venete il massimo bottino possibile e al contempo di fornire il minor vantaggio possibile all'Austria, cui quelle terre erano destinate sin dal preliminare di pace poi formalizzato col trattato di Campoformio. Subita una breve interruzione in corrispondenza della nuova invasione francese, che portò alla costituzione di un effimero Regno d'Italia (1805-1814), il dominio austriaco venne quindi ristabilito con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Il sessantennio di dominazione asburgica venne però caratterizzato dai moti risorgimentali, culminati con le ribellioni di Vicenza, Padova, Treviso e la costituzione a Venezia della Repubblica di San Marco nel 1848. Mentre Verona diveniva uno dei capisaldi del Quadrilatero austriaco, i moti rivoluzionari nelle città dell'entroterra vennero ad uno ad uno repressi dall'armata imperiale. Venezia, invece, favorita dal proprio isolamento lagunare resistette, anche se stretta d'assedio. Nonostante l'auspicata unione al Regno di Sardegna, i rovesci militari subiti dall'esercito piemontese durante la prima guerra di indipendenza lasciarono isolata la Repubblica marciana, che, nonostante l'eroica resistenza contro le truppe di Radetzky, dovette infine capitolare il 24 agosto 1849. Al termine della seconda guerra di indipendenza, nel 1859, gli austriaci tenevano ancora il Veneto: giunto alle porte di Verona, infatti, l'esercito franco-piemontese venne arrestato dalla firma dell'armistizio di Villafranca da parte di Napoleone III. modifica L'annessione al Regno d'Italia La situazione alla vigilia della terza guerra di indipendenza L'annessione del Veneto al Regno d'Italia avvenne nel 1866 dopo la terza guerra di indipendenza. Nonostante l'Italia risultasse sconfitta per terra a Custoza e per mare a Lissa, la vittora prussiana a Sadowa portò ad accordi di pace fra le prinicapli potenze europee che prevedevano la cessione del Veneto non all'Italia, paese da cui non si considerava sconfitta, ma alla Francia, nell'intesa che Napoleone III lo avrebbe consegnato a Vittorio Emanuele previa organizzazione di un plebiscito. Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d'Italia dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate. Napoleone III procedette all'organizzazione di un plebiscito, in ottemperanza al trattato di pace, tuttavia fu soggetto a forti pressione da parte di casa Savoia, affinché cedesse anzitempo le fortezze ed il controllo militare della regione in anticipo sull'esito del plebiscito ed anche alla stessa organizzazione del plebiscito. Il conte di Gramont, cui fu affidato provvisoriamente il territorio del Veneto attuale, più Mantova e il Friuli (Pordenone-Udine), cercò di rispettare l'impegno. Le pressioni di casa Savoia indussero tuttavia Napoleone III a consegnare le fortezze e di lasciar occupare il Veneto alle truppe di casa Savoia. Il plebiscito fu pertanto organizzato da casa Savoia 21 ottobre 1866. Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò, secondo alcuni studi storici, la mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Dalla fine dell'Ottocento ebbe luogo una intensa emigrazione di veneti all'estero. Gli abitanti del Veneto si spostarono particolarmente verso Argentina, Uruguay e Brasile. modifica La Grande Guerra Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò nel primo conflitto mondiale a fianco delle potenze dell'Intesa con l'obbiettivo di sottrarre all'Impero Austro-Ungarico la Venezia-Giulia, con Trieste e Gorizia, l'Istria e Fiume. Il Veneto divenne pertanto la retrovia del lunghissimo fronte esteso dalle Dolomiti, alla Carnia e all'altopiano carsico. Treviso divenne sede dell'Intendenza del Regio Esercito, mentre a Padova si stabilirono vari Comandi Superiori, compreso quello della Terza Armata, numerosi reparti logistici ed il principale ospedale militare del fronte. Il collasso del fronte nella notte del 24 ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto, trasformò di colpo il territorio veneto nel cuore del nuovo fronte. Sotto la minaccia dell'accerchiamento e della sconfitta totale, l'esercito tentò un ripiegamento in breve trasformatosi in rotta. La via che minacciava i capoluoghi veneti si presentava completamente spalancata per l'imperial-regio esercito austro-ungarico. Nel disperato tentativo di difendere Venezia e la sua preziosa base navale, l'esercito italiano tentò di riorganizzarsi prima sulla Livenza, quindi si attestò sul Piave, dove si impegnò in una lunga battaglia di resistenza. I territori a nord del fronte rimasero quindi in mano austriaca sino al 1918 e alla vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto. La Prima guerra mondiale lasciò sul territorio gravissimi danni. Interi paesi vennero cancellati lungo la linea del Piave, mentre le campagne risultavano incolte e spopolate. L'enorme povertà lasciata dalle macerie della guerra favorì una massiccia emigrazione, diretta in massima parte verso i paesi dell'America latina e altre regioni d'Italia. modifica La Seconda guerra mondiale La Seconda guerra mondiale apportò nuove distruzioni. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il territorio venne occupato dalle truppe germaniche. Verona divenne una delle capitali della RSI, con l'insediamento di importanti comandi militari e di alcuni ministeri. In questo periodo enormi distruzioni vennero causate dei bombardamenti aerei (particolarmente feroce quello che colpì e rase al suolo gran parte di Treviso). E altri massicci bombardamenti su Padova e Verona e in particolare Vicenza, anche questa quasi rasa al suolo. Enormi distruzioni patì in particolare poi il polo industriale di Marghera, ripetutamente colpito dai bombardamenti alleati. Il territorio veneto divenne quindi terreno delle azioni di guerriglia durante la Resistenza partigiana. Con la resa incondizionata dell'occupante tedesco il 29 aprile 1945 il Veneto venne infine liberato dal nazi-fascismo. modifica Dal secondo dopoguerra ad oggi Il 2 giugno 1946 massiccia fu la partecipazione della popolazione veneta al referendum che sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Con l'entrata in vigore il 1º gennaio 1948 della Costituzione della Repubblica Italiana, nella nuova organizzazione dello stato venne prevista la creazione del Veneto come regione a statuto ordinario. Nel dopoguerra, riprese l'emigrazione che interessò America, Europa ed altre regioni del nord Italia. Si stima in circa 3.300.000 le persone emigrate negli anni dal 1876 al 1976 dal Veneto, di fatto la regione italiana a maggior emigrazione in tale periodo (seconda è la Campania, con 2.500.000)[7]. Durante gli anni cinquanta l'attività industriale di Porto Marghera iniziò a riprendersi dalle devastazioni portate dal conflitto, riprendendo a crescere, fino a raggiungere la massima espansione negli anni sessanta, quando il polo industriale divenne uno dei più importanti d'Europa. A partire dagli anni sessanta, si è verificata in Veneto una massiccia proliferazione di piccole e medie imprese, che accelerarono lo sviluppo economico, rendendo la regione una delle più produttive e prospere d'Italia e del continente. Al contempo, con la crescita economica, il Veneto è divenuto terra d'immigrazione. modifica Geografia Per approfondire, vedi la voce Geografia del Veneto. Questa sezione sull'argomento geografia è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Con una superficie di 18.390 km² , il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costituito dalla Punta di Bacucco. Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). L'unitarietà del territorio veneto può essere individuata nella pianura e nelle montagne che la delimitano a nord, alimentandola con numerosi fiumi che scendono nel mare Adriatico tra la foce del Tagliamento e il delta del Po. I confini terrestri vengono individuati da elementi naturali di tipo idrografico (Po, Tagliamento, Livenza), ma anche di tipo orografico (come ad esempio i contrafforti a nord dell'altopiano di Asiago, o il monte Baldo). Un altro elemento geografico caratterizzante il territorio veneto è il bacino idrografico del Piave, interamente racchiuso entro i confini della regione. modifica Clima Dal rigido clima delle Dolomiti alla mitezza della costiera adriatica, il Veneto riassume in una superficie di poco superiore ai 18.000 km² le temperature dell'Europa. Il clima del Veneto è di tipo sub-continentale, ma con l'agente mitigante del mare e la catena delle Alpi a proteggerlo dai venti del nord, si presenta complessivamente temperato. Sono due le zone climatiche principali: la regione alpina, caratterizzata da estati fresche e temperature rigide in inverno con frequenti nevicate, e la fascia collinare e di pianura dove il clima invece è moderatamente continentale. Una maggiore mitezza s'incontra poi lungo le due aree costiere, quella adriatica e quella lacustre del Garda. Il lago di Garda fa caso a sé: grazie ad un clima assai mite, lo si può apprezzare in tutti i mesi dell'anno. modifica Province Il Veneto è suddiviso nelle seguenti sette province[8]: Provincia Abitanti per capoluogo Superficie (km²) Abitanti Densità (ab./km²) Comuni Belluno 36.599 3.678 213.474 58,0 69 (lista) Padova 214.198 2.142 934.216 436,1 104 (lista) Rovigo 52.793 1.789 247.884 138,6 50 (lista) Treviso 82.807 2.477 888.249 358,7 95 (lista) Venezia 270.884 2.462 863.133 350,6 44 (lista) Verona 263.964 3.121 920.158 294,8 98 (lista) Vicenza 115.927 2.723 870.740 319,8 121 (lista) Veneto 18.391 4.937.854 268,5 581 (lista) modifica Natura Per approfondire, vedi la voce Aree naturali protette del Veneto. Elenco delle aree naturali protette presenti in Veneto: Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo Parco regionale dei Colli Euganei Parco naturale regionale della Lessinia Parco naturale regionale del Fiume Sile Parco regionale del Delta del Po modifica Demografia Per approfondire, vedi la voce Demografia del Veneto. La popolazione del Veneto non è omogeneamente distribuita. Se la media pianura vanta le densità maggiori (soprattutto lungo la fascia che va da Verona a Venezia passando per Vicenza, Padova e Treviso), meno popolati sono la bassa veronese (eccetto nel quadrilatero compreso tra Bovolone, Isola della Scala, Nogara e Legnago) e il Polesine (specie in seguito all'alluvione del 1951). Ancor meno abitate sono le prealpi e la montagna (la provincia di Belluno mostra le densità minori), eccetto l'alto Vicentino (con Schio, Thiene, Bassano del Grappa) e la Val Belluna. A partire dagli anni ottanta si è verificato il fenomeno, molto diffuso in tutto il Norditalia, dello spopolamento delle grandi città (Venezia con Mestre in testa) a favore dei piccoli e medi comuni delle "cinture" periurbane. Questo ha portato ad un notevole sviluppo urbano e taluni hanno constatato la formazione di una vasta megalopoli che si estende in particolare tra Padova, Mestre e Treviso (la cosiddetta PaTreVe o Triangolo Veneto)[9]. Nei rapporti annuali Censis si parla di una grande regione metropolitana (GREM) veneta estesa su 6679,6 km² che conta una popolazione di 3.267.420 abitanti e di una piccola area metropolitana (PAM) veronese estesa su 1426 km² e con una popolazione di 714.274 abitanti.[10] Abitanti censiti (migliaia) Il tasso di incremento annuo è stato uno dei più elevati d'Italia, ma dal 1983 è divenuto per la prima volta negativo. Anche se oggi questa tendenza permane (e, anzi, si è rafforzata), il Veneto resta una delle regioni del Norditalia con il più alto indice di natalità. Il fenomeno, tuttavia, varia notevolmente da provincia a provincia. Le famiglie contano in media 2,4 componenti. Andamento demografico per provincia al 31 dicembre 2010[11] Provincia Nati Morti Incremento naturale Saldo Migratorio Incremento totale Belluno 8,2‰ (1.761) 11,8‰ (2.529) -3,6‰ (-768) 1,7‰ (366) -1,9‰ (-402) Padova 9,5‰ (8.841) 8,8‰ (8.157) 0,7‰ (684) 6,3‰ (5.802) 7,0‰ (6.486) Rovigo 8,1‰ (2.000) 11,3‰ (2.798) -3,2‰ (-798) 5,6‰ (1.385) 2,4‰ (587) Treviso 10,2‰ (9.018) 8,6‰ (7.595) 1,6‰ (1.423) 3,4‰ (2.986) 5,0‰ (4.409) Venezia 8,6‰ (7.420) 9,8‰ (8.435) -1,2‰ (-1.015) 6,1‰ (5.233) 4,9‰ (4.218) Verona 10,1‰ (9.244) 9,0‰ (8.235) 1,1‰ (1.009) 5,2‰ (4.767) 6,3‰ (5.776) Vicenza 10,0‰ (8.641) 8,3‰ (7.195) 1,7‰ (1.446) 3,3‰ (2.896) 5,0‰ (4.342) Veneto 9,6‰ (46.925) 9,1‰ (44.944) 0,4‰ (1.981) 4,8‰ (23.435) 5,2‰ (25.416) Il Veneto è stato, sino agli anni settanta, una terra di emigrazione (oltre 3 milioni di partenze tra il 1870 e il 1970) per via della povera economia contadina, non affiancata da impianti industriali di rilievo. Sino al fascismo i flussi si dirigevano specialmente in America Latina (Brasile, Argentina); negli anni trenta le bonifiche promosse da Mussolini portarono gli emigranti nel Lazio (Latina) e in Sardegna (Mussolinia di Sardegna, oggi Arborea); nel secondo dopoguerra, le correnti si spostarono verso le aree industriali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, e verso l'Europa centrale, specie dopo l'alluvione del Polesine (che costrinse decine di migliaia di persone a lasciare la propria terra)[9]. Il notevole sviluppo dell'industria a partire dagli anni settanta trasformò il Veneto da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Più che i rientri, molti sono stati gli immigrati dal Meridione e in seguito dall'estero (Nordafrica, Europa orientale), il che ha fatto del Veneto la quinta regione per numero di abitanti (dopo Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia) e una delle prime per numero di stranieri residenti[9]. Il 1 gennaio 2010, su una popolazione di 4.912.438 abitanti, si contavano 480.616 stranieri (9,78%), in costante crescita rispetto agli anni precedenti. Di seguito la ripartizione per i principali paesi di origine e la ripartizione per provincia[12]: Pos. Cittadinanza Popolazione  % della popolazione regionale  % sul totale nazionale -  Italia 4.431.822 90,70% 7,33% 1  Romania 96.930 1,97% 0,16% 2  Marocco 56.704 1,15% 0,09% 3  Albania 42.041 0,86% 0,07% 4  Moldavia 29.361 0,60% 0,05% 5  Cina 27.043 0,55% 0,04% 6  Macedonia 20.386 0,42% 0,03% 7  Serbia 19.594 0,40% 0,03% 8  Bangladesh 17.350 0,35% 0,03% 9  India 13.584 0,28% 0,02% 10  Ucraina 13.521 0,28% 0,02% 11  Ghana 12.150 0,25% 0,02% 12  Nigeria 11.783 0,24% 0,02% 13  Sri Lanka 10.983 0,22% 0,02% 14  Bosnia-Erzegovina 9.314 0,19% 0,02% 15  Senegal 8.564 0,17% 0,01% 16  Tunisia 6.380 0,13% 0,01% 17  Brasile 6.292 0,13% 0,01% 18  Croazia 6.205 0,13% 0,01% 19  Polonia 5.534 0,11% 0,01% 20  Filippine 5.515 0,11% 0,01% Resto del Mondo 61.382 0,10% Popolazione straniera per provincia al 31 dicembre 2009[11] Provincia Stranieri  % sulla popolazione totale Belluno 13.284 6,21% Padova 86.133 9,29% Rovigo 16.945 6,85% Treviso 99.087 11,21% Venezia 69.976 8,15% Verona 101.245 11,07% Vicenza 93.946 10,84% Veneto 480.616 9,78% I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. Per i dati demografici delle singole province, vedere la sezione "Suddivisione amministrativa". modifica Comuni principali Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni del Veneto ordinati per numero di abitanti al 31/12/2010[13]: Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia 1º Venezia 270.884 414,57 653 1 VE 2º Verona 263.964 206,63 1.277 59 VR 3º Padova 214.365 92,85 2.309 12 PD 4º Vicenza 115.927 80,54 1.439 39 VI 5º Treviso 82.807 55,50 1.492 15 TV 6º Rovigo 52.793 108,55 486 6 RO 7º Chioggia 50.674 185,20 274 2 VE 8º Bassano del Grappa 43.540 46,79 931 129 VI 9º San Donà di Piave 41.592 78,73 528 3 VE 10º Schio 39.566 67,04 590 200 VI Altri comuni del Veneto con più di 25.000 abitanti ordinati per numero di abitanti: Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia 11º Mira 38.952 98,91 394 6 VE 12º Belluno 36.599 147,18 249 390 BL 13º Conegliano 35.595 36,33 980 72 TV 14º Castelfranco Veneto 33.740 50,93 662 42 TV 15º Villafranca di Verona 33.117 57,43 577 54 VR 16º Montebelluna 31.181 48,98 637 109 TV 17º Vittorio Veneto 28.964 82,61 351 138 TV 18º Mogliano Veneto 28.115 46,15 609 8 TV 19º Mirano 27.077 45,62 594 9 VE 20º Spinea 27.041 15,02 1.800 6 VE 21º Valdagno 26.889 50,13 536 266 VI 22º Arzignano 26.046 34,26 760 116 VI 23º Jesolo 25.601 95,59 268 2 VE 24º Legnago 25.600 79,66 321 16 VR 25º Portogruaro 25.440 102,22 249 5 VE Infine, di seguito, è riportata la lista dei dieci comuni meno popolati: Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia 581º Laghi 127 22,22 5,716 567 VI 580º Ferrara di Monte Baldo 226 26,91 8,398 856 VR 579º Lastebasse 231 18,79 12,3 592 VI 578º Zoppè di Cadore 271 4,44 61,0 1.461 BL 577º Ospitale di Cadore 336 40,11 8,377 490 BL 576º Perarolo di Cadore 388 43,42 8,936 532 BL 575º Colle Santa Lucia 395 15,23 25,9 1.453 BL 574º San Nicolò di Comelico 407 24,36 16,7 1.061 BL 573º Soverzene 424 14,74 28,8 424 BL 572º Cibiana di Cadore 447 21,63 20,7 985 BL modifica Turismo La vocazione turistica del Veneto, che ne fa la regione più visitata d'Italia, è confermata dai quasi 15 milioni di arrivi nel 2007 e dai quasi 60 milioni di presenze[14]. I settori turistici possono essere suddivisi nei seguenti ambiti: Città d'arte, Mare, Montagna, Terme, Lago, Agriturismo. Le città d'arte hanno registrato, relativamente all'anno 2007, approssimativamente 7 milioni di arrivi e 17 milioni di presenze[15], mentre il comprensorio balneare ha registrato circa 4 milioni di arrivi e 24 milioni di presenze[16]. Gli arrivi turistici totali nel 2007 sono stati di 5.424.989 italiani e 8.728.228 stranieri[17]. Questi sono i settori trainanti che denotano un incremento sia di arrivi che di presenze negli ultimi anni. Il settore turistico della montagna registra una leggera flessione, come anche quello termale. modifica Città d'arte I capoluoghi di provincia rappresentano quelle che un tempo erano le città per eccellenza del territorio veneto, i nodi centrali dei percorsi toccati dalle strade romane, fortezze e baluardi contro le invasioni nemiche, sedi di famiglie nobiliari e importanti casati, centri di cultura e di dinamismo commerciale poi. Anche oggi queste città fanno del Veneto una realtà policentrica, in continuità con la storia di questa regione. Venezia Capoluogo storico del territorio veneto, importante per la sua architettura, per la sua cultura, è tra le città più visitate al mondo, prima in Italia con 50 milioni di presenze annue. Tra i suoi monumenti vanno ricordati La Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale, le tre chiese progettate da Andrea Palladio (San Giorgio, Zitelle, Redentore), le Gallerie dell'Accademia (che ospitano un percorso artistico dedicato ai pittori veneti), le chiese di Santa Maria Gloriosa dei Frari e di Santi Giovanni e Paolo, il Ponte di Rialto. Oltre ai monumenti e alle gallerie d'arte, Venezia ospita fondazioni culturali tra cui l'Ateneo Veneto e l'Istituto Veneto di Lettere Scienze e Arti; è sede di una importantissima biennale d'arte, di fondazioni per il teatro, e fondazioni culturali come la Fondazione Cini, che sviluppa attività culturali e di ricerca storica per valorizzare la città e la sua conoscenza. Dal 1987 è catalogata come Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Verona Quarta città turistica d'Italia, è importante storicamente in quanto crocevia di strade romane, collegava la pianura padana con il nord Europa, grazie alla via che transitava per il Brennero, facendo di Verona incrocio tra arte nordica e italica. Tra i suoi monumenti più importanti c'è senz'altro l'Arena di Verona, il Castel Vecchio, la Basilica di San Zeno, il Duomo, la chiesa di Santa Anastasia, il ponte di Castel Vecchio, il ponte Pietra, il balcone attribuito a Romeo e Giulietta dalla tradizione, le varie piazze del centro storico. Sul piano culturale vanno ricordate le rassegne teatrali al Teatro Romano e il Festival Lirico che si tiene ogni anno all'Arena. Per quanto concerne i musei, importante la pinacoteca di arte veneta presente al museo civico di Castelvecchio. Anche Verona è, dal 2000, un Patrimonio dell'umanità UNESCO. Padova Città già rilevante in epoca romana, è sede di una importantissima università e accolse Antonio di Padova durante l'ultima parte della sua vita. Tra i monumenti più importanti: la basilica di Sant'Antonio da Padova, Prato della Valle, il Palazzo della Ragione, Palazzo del Bo, la Cappella degli Scrovegni, il Duomo di Padova, la chiesa di Santa Sofia, i musei civici e la chiesa degli Eremitani. Vicenza Città importante per la fisionomia che le ha attribuito Andrea Palladio, è famosa per Corso Palladio (dove molti dei palazzi sono opera dell'architetto stesso), la Basilica Palladiana, il Teatro Olimpico, Palazzo Chiericati, il Santuario della Madonna di Monte Berico che domina la città dal colle di Monte Berico. Importanti le mostre dedicate al Palladio all'interno della città e nelle immediate campagne circostanti, presso le ville da egli stesso progettate. Grazie ai capolavori dell'architetto anche Vicenza nel 1994 è stata dichiarata città Patrimonio dell'umanità UNESCO. Treviso Città già importante in epoca romana, si affermò durante il Medioevo come sede vescovile, comune e quindi signoria. Molti l'hanno paragonata a Venezia per la fitta rete di canali che ne caratterizza il suggestivo centro. Tra i monumenti di maggiore interesse, da ricordare la chiesa gotica di San Nicolò, il Palazzo dei Trecento, la Loggia dei Cavalieri, il Duomo, la cinta muraria, la chiesa di San Francesco. È anche sede di numerosi musei e della Ca' dei Carraresi, sede espositiva che ospita rinomate mostre d'arte. Belluno Città interessante oltre che per la sua collocazione geografica anche per l'impianto urbano, ha ospitato importanti artisti come Andrea Brustolon, Sebastiano Ricci e Giovanni De Min. Tra i punti importanti culturalmente il Duomo, i palazzi che si affacciano su piazza Duomo tra cui il palazzo dei Rettori, le porte cittadine, ancora conservate, la chiesa di San Pietro, la gotica chiesa di Santo Stefano, Via Mezzaterra e le vie caratteristiche di borgo Piave. modifica Città murate Cittadella Montagnana Noale Este Bassano del Grappa Marostica Da un punto di vista urbanistico, importante è la testimonianza delle città murate nel territorio veneto, che contraddistinguono un'epoca storica segnata da esigenze difensive. Alcune di queste città, hanno anche un importante valore artistico, come Castelfranco Veneto, nella quale si possono trovare la casa natale del Giorgione e alcune sue opere nel Duomo. Provincia di Belluno Feltre Provincia di Padova Padova Cittadella Este Monselice Montagnana Provincia di Treviso Asolo Castelfranco Veneto Conegliano Oderzo Treviso Vittorio Veneto Provincia di Venezia Noale Mestre Provincia di Verona Cologna Veneta Lazise Peschiera del Garda Soave Verona Provincia di Vicenza Bassano del Grappa Marostica Vicenza modifica Altre città interessanti Oltre alle città capoluogo, vi sono altre città di minori dimensioni ma con una presenza di arte e cultura non meno importanti. Vanno ricordate: Arquà Petrarca Cittadina adagiata sui Colli Euganei, in posizione panoramica, ospita la tomba del Petrarca e la casa dove il poeta visse alcuni anni della sua vita. Bassano del Grappa Famosa per il Ponte degli Alpini progettato da Palladio sul fiume Brenta; è importante per i fatti relativi alla prima guerra mondiale e per alcuni episodi relativi alla seconda. Inoltre, artisticamente ospita opere del Bassano e di altri pittori veneti. Per quanto concerne l'artigianato va ricordata la produzione di ceramiche. Chioggia Numerose sono le chiese presenti nel territorio. Fra queste la chiesa di Sant'Andrea, risalente al 1700, ha al suo fianco una torre in stile romanico - detta Torre dell'Orologio - risalente all'XI-XII secolo e, un tempo, torre di difesa e di avvistamento militare. Possiede al suo interno l'orologio da torre più antico del mondo. Este Già abitata nell'età del ferro, diventò colonia romana. Reperti di questi periodi sono conservati nel Museo Nazionale Atestino. Principali monumenti e luoghi d'interesse sono il Castello Carrarese, il Duomo di Santa Tecla con la splendida pala d'altare del Tiepolo, la Torre Civica (detta Torre dell'Orologio) e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Feltre Antica sede vescovile, ricca di palazzi affrescati ed opere artistiche antiche e moderne. Vi si trovano un pregevole Museo Civico, la Galleria d'Arte Moderna "Carlo Rizzarda", il Museo Diocesano d'Arte Sacra, il complesso della Cattedrale di San Pietro Apostolo con l'area archeologica ipogea, la Basilica Santuario dei Santi Vittore e Corona, il Teatro de La Sena, opera di Giannantonio Selva e Tranquillo Orsi, primo palcoscenico del Goldoni. Pieve di Cadore Città che diede i natali al pittore Tiziano, possiede la casa dove lo stesso nacque e che ora è divenuta un museo. Importanti le presenze di palazzi nel centro storico. Schio Situata all'imbocco della Val Leogra e attorniata dall'anfiteatro formato dalle "Piccole Dolomiti" la città, già definita "Manchester d'Italia" grazie al grande sviluppo dell'industria laniera nel XIX secolo, propone ai visitatori la scoperta di un vastissimo patrimonio di storia industriale grazie al museo all'aperto di archeologia industriale oltre a notevoli risorse naturali come ad esempio il monte Summano considerato un patrimonio floristico unico in Europa (7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta). Marostica Città murata, ha due castelli. Il castello inferiore si trova in pianura e di fronte ad esso si trova Piazza degli Scacchi, teatro della famosa Partita a Scacchi. Il castello superiore si trova in collina ed è collegata alla parte pianeggiante della città dalle mura. Asolo Città nella quale vissero molti importanti personaggi storici quali Caterina Cornaro e Eleonora Duse. Caratteristici sono la rocca del XII secolo e il Castello di Caterina Cornaro. Possagno Paesino natale di Antonio Canova. È ancora oggi visitabile la casa dell'artista adibita a museo. Notevole anche il Tempio Canoviano. modifica Ville Per approfondire, vedi la voce Villa veneta. Villa Contarini Villa Badoer Villa Pojana Oltre alle numerose ville palladiane, di cui 24 inserite tra i beni protetti dall'UNESCO, vi sono numerose altre ville sparse su tutto il territorio veneto. Tali ville, costruite dal XV secolo al XVIII secolo, oggi sono inserite in un network che coinvolge istituzioni pubbliche, tour operator e fondazioni per la salvaguardia delle ville stesse[18], in modo da rendere agevole la visita da parte del turista. Le 24 ville palladiane del Veneto riportate nell'elenco dell'UNESCO: Villa Almerico Capra, detta La Rotonda (Vicenza) Villa Gazzotti Grimani (Vicenza località Bertesina) Villa Angarano, conosciuta anche come Villa Bianchi Michiel (Bassano del Grappa VI) Villa Caldogno (Caldogno VI) Villa Chiericati (Vancimuglio di Grumolo delle Abbadesse VI) Villa Dionisi (Cerea loc. Cà del Lago) Villa Forni Cerato (Montecchio Precalcino VI) Villa Godi (Lonedo di Lugo di Vicenza VI) Villa Pisani (Bagnolo di Lonigo VI) Villa Pojana (Poiana Maggiore VI) Villa Saraceno (Agugliaro VI) Villa Thiene (Quinto Vicentino VI) Villa Trissino (Meledo di Sarego VI) Villa Trissino (Vicenza, località Cricoli) Villa Valmarana (Lisiera di Bolzano Vicentino VI) Villa Valmarana (Vigardolo di Monticello Conte Otto VI) Villa Piovene (Lugo di Vicenza VI) Villa Badoer, detta La Badoera (Fratta Polesine RO) Villa Barbaro (Maser TV) Villa Emo (Vedelago TV) Villa Zeno (Cessalto TV) Villa Foscari, detta La Malcontenta (Mira VE) Villa Pisani (Montagnana PD) Villa Cornaro (Piombino Dese PD) Villa Serego (Santa Sofia di Pedemonte di San Pietro in Cariano, in VR) Di queste Villa Trissino a Cricoli non è attualmente attribuita al Palladio dalla critica, ma solo legata tradizionalmente al suo nome. modifica Laghi I laghi più importanti sono: Lago di Garda Lago di Fimon Lago di Misurina Lago di Santa Croce modifica Mare Eracleamare Elenco delle località di mare che la regione del Veneto promuove a livello turistico[19]: Bibione Caorle Cavallino-Treporti Eracleamare Lido di Venezia Jesolo Rosolina Chioggia Sottomarina modifica Montagna Le Dolomiti e il Lago di Misurina Le montagne del Veneto attraggono turisti sia durante il periodo invernale che durante quello estivo. Tra i comprensori in cui si divide la montagna veneta si ricordano i seguenti:[20] Dolomiti Altopiano dei Sette Comuni Lessinia Piccole Dolomiti Cansiglio Monte Grappa Recoaro Mille Monte Baldo Tonezza del Cimone Alpago Agordino Cadore Comelico Le presenze turistiche nella zona dolomitica hanno visto un calo generale sia come presenze che come arrivi. I mesi più frequentati sono quelli estivi con cifre che superano il 1.500.000 presenze durante il mese di agosto negli anni dal 2004 al 2007.[21] modifica Terme La stazione termale più importante è senza dubbio quella delle Terme Euganee vicino a Padova, dislocate tra i vari paesi dei Colli Euganei (Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzignano Terme e Battaglia Terme). Da menzionare anche le terme di Recoaro Terme sulle montagne vicentine e Caldiero nel veronese. modifica Politica modifica Presidente e giunta regionale Per approfondire, vedi le voci Presidenti del Veneto e Giunta Regionale del Veneto. Il presidente della regione è Luca Zaia, eletto per il primo mandato il 30 marzo 2010. La sede dei lavori della giunta regionale è a Palazzo Balbi, sul Canal Grande a Venezia. La giunta regionale della IX Legislatura è così composta: Nome Carica Deleghe/Competenze Partito Luca Zaia Presidente Federalismo Fiscale Lega Nord Marino Zorzato Vice Presidente e Assessore alle Politiche della Cultura, dell'Istruzione e dell'Urbanistica Cultura, istruzione e urbanistica, oltre alle funzioni vicarie in caso di assenza o impedimento del Presidente PDL Renato Chisso Assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture Infrastrutture, viabilità, Legge speciale per Venezia PDL Roberto Ciambetti Assessore alle Politiche di Bilancio Bilancio Lega Nord Luca Coletto Assessore alle Politiche della Sanità Sanità Lega Nord Maurizio Conte Assessore alle Politiche dell'Ambiente Ambiente Lega Nord Marialuisa Coppola Assessore alle Politiche dei Lavori Pubblici, dell'Energia e dei Patti Territoriali Lavori Pubblici, Energia e Patti Territoriali PDL Elena Donazzan Assessore alle Politiche del Personale, del Lavoro e della Formazione Personale, lavoro e formazione PDL Marino Finozzi Assessore alle Politiche del Turismo Turismo e delega speciale per la Provincia di Belluno Lega Nord Massimo Giorgetti Assessore alle Politiche dell'Agricoltura Agricoltura PDL Franco Manzato Assessore alle Politiche dello Sviluppo Economico Sviluppo Economico Lega Nord Remo Sernagiotto Assessore alle Politiche Sociali Politiche sociali PDL Daniele Stival Assessore alle Politiche della Protezione civile, della Caccia e dell'Identità Veneta Protezione civile, caccia e identità veneta Lega Nord modifica Consiglio regionale Per approfondire, vedi la voce Consiglio Regionale del Veneto. Gruppi consiliari Numero consiglieri Lega Nord 21 Il Popolo della Libertà 17 Partito Democratico 14 Italia Dei Valori 3 Unione dei Democratici Cristiani e di Centro 3 Unione Nordest 1 Federazione della Sinistra 1 Totale 60 modifica Statuto e autonomia Per approfondire, vedi le voci Questione dei confini regionali e Questione trentina dei comuni lombardo-veneti confinanti. Dal 1946 il Veneto è una regione d'Italia. Nel 1971, approvando con legge ordinaria lo Statuto della Regione Veneto,[22] il Parlamento italiano ha riconosciuto agli abitanti della regione la definizione di «popolo» (l'unica altra regione con questa peculiarità è la Sardegnasenza fonte). Tra 2005 e 2008 sono stati effettuati vari referendum, con esito positivo, da parte di comuni confinanti con le Regioni del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, per ottenere il passaggio dalla Regione Veneto alle regioni autonome confinanti. Il procedimento costituzionale richiede che i referendum con esito positivo vengano esaminati per l'approvazione finale dal parlamento nazionale. modifica Infrastrutture e trasporti modifica Assi viari modifica Autostrade Per approfondire, vedi la voce Autostrade in Italia. Elenco delle autostrade passanti per il Veneto: A4 A13 A22 A27 A28 A31 A57 modifica Statali Per approfondire, vedi la voce Strade statali in Italia. Elenco delle strade statali passanti per il Veneto: SS 10 SS 11 SS 12 SS 13 SS 14 SS 16 SS 47 SS 48 SS 50 SS 51 SS 52 SS 62 SS 249 SS 251 SS 450 SS 482 SS 638 SS 641 Oggigiorno gran parte delle strade statali del Veneto è passato, dall'ANAS, sotto il controllo di Veneto Strade, divenendo così Strade Regionali. Per approfondire, vedi la voce Strada regionale (Italia). modifica Ferrovie Di seguito vengono riportate le linee ferroviarie che percorrono la regione: Adria – Mestre Belluno – Calalzo; Belluno – Feltre – Treviso; Linea dei Bivi; Casarsa – Portogruaro; Innsbruck – Verona (Linea del Brennero); Mantova – Monselice; Milano – Venezia; Montebelluna – Camposampiero; Padova – Bassano; Padova – Bologna; Padova – Padova Interporto; Ponte nelle Alpi – Conegliano; Rovigo – Chioggia; Trento – Venezia; Treviso – Portogruaro; Venezia – Trieste; Venezia – Udine; Verona – Mantova – Modena; Verona – Bologna; Verona – Legnago – Rovigo; Vicenza – Schio; Vicenza – Treviso. Tutte le linee sopracitate sono gestite da Rete Ferroviaria Italiana tranne la ferrovia Adria-Mestre, di proprietà regionale, la cui gestione è stata affidata a Sistemi Territoriali. È in corso il potenziamento di alcune linee ferroviarie per ottenere un servizio suburbano con orari cadenzati. Questo progetto è conosciuto come Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR). Un tempo la regione era dotata delle seguenti linee ferroviarie: Adria – Ariano Polesine; Ferrovia delle Dolomiti; Lonigo – Lonigo Città; Mantova – Peschiera; Montebelluna – Susegana; San Vito – Motta; Treviso – Ostiglia; Verona – Caprino – Garda. Sono in progettazione tre linee ad alta velocità: Ferrovia Milano-Verona (alta velocità) Ferrovia Verona-Venezia (alta velocità) (di cui è già stato completato il tronco tra Padova e Venezia) Ferrovia Venezia-Trieste (alta velocità) modifica Porti Per approfondire, vedi la voce Elenco dei porti italiani. Porto di Lido-San Nicolò Il porto del Lido o porto di San Nicolò è l'accesso settentrionale alla laguna di Venezia, a nord di quelli di Malamocco e Chioggia. È situato tra Punta Sabbioni e l'isola del Lido ed è il principale accesso al porto di Venezia per il traffico passeggeri e traghetto. Il porto, che deve il suo nome alla vicina chiesa di San Nicolò, in cui si conservano le reliquie del patrono dei naviganti, è attualmente protetto da due lunghe dighe foranee, ma sono in corso massicci lavori di risistemazione nell'ambito del progetto Mose che ne modificheranno radicalmente l'aspetto, con la creazione di una terza diga in mare aperto, di un'isola artificiale e di un bacino laterale per consentire l'accesso anche quando saranno in funzione gli sbarramenti contro le acque alte. Porto di Malamocco Il porto di Malamocco o bocca di porto di Malamocco (come è chiamato in loco) è l'accesso centrale alla laguna di Venezia, a sud di quello di Lido-San Nicolò e a nord di quello di Chioggia. È situato tra le isole del Lido e di Pellestrina e comunica direttamente attraverso il canale dei Petroli con Porto Marghera, sede delle banchine industriali (container, prodotti chimici e petroliferi) del porto di Venezia. Il porto, che deve il suo nome alla vicina Malamocco, è attualmente protetto da due lunghe dighe foranee, ma sono in corso massicci lavori di risistemazione nell'ambito del progetto Mose che ne modificheranno radicalmente l'aspetto, con la creazione di una terza diga in mare aperto e di un bacino laterale per consentire l'accesso anche quando saranno in funzione gli sbarramenti contro le acque alte. Porto di Chioggia Il porto di Chioggia o bocca di porto di Chioggia (come è chiamato in loco) è l'accesso più meridionale della laguna di Venezia. È situato tra l'isola di Pellestrina e Sottomarina, nel comune di Chioggia. Porto di Venezia Il porto di Venezia è uno dei più importanti d'Italia per il volume di traffico commerciale ed uno dei più importanti nel Mediterraneo per quanto riguarda il settore croceristico. modifica Aeroporti Per approfondire, vedi la voce Elenco degli aeroporti italiani. Di seguito vengono riportati i principali aeroporti veneti: Aeroporto di Asiago Aeroporto di Belluno Aeroporto di Ca Negra Aeroporto di Cortina d'Ampezzo-Fiames Aeroporto di Istrana Aeroporto di Legnago Aeroporto di Padova Aeroporto di Thiene Aeroporto di Treviso-Sant'Angelo Aeroporto di Venezia-Lido Aeroporto di Venezia-Tessera Aeroporto di Verona-Boscomantico Aeroporto di Verona-Villafranca Aeroporto di Vicenza modifica Trasporti pubblici Per approfondire, vedi le voci Translohr, Tranvia di Padova e Tranvia di Mestre. Il Translohr di Padova: tram su gomma a guida vincolata ACTT (Treviso) ACTV (Venezia e provincia) AIM Vicenza Trasporti (Vicenza) APS (Padova) ATM (Vittorio Veneto, Conegliano e extraurbano) ATV (Verona e provincia) ATVO (provincia di Venezia) CTM (extraurbano Castelfranco Veneto) DolomitiBus (provincia di Belluno) FTV (provincia di Vicenza) La Marca (provincia di Treviso) SE.AM (Cortina d'Ampezzo) Sita Sogin (provincia di Padova e Rovigo e provincia) Oltre alle consuete linee di autotrasporto urbano, due città venete hanno deciso di dotarsi di un nuovo modello di tram, il Translohr, caratterizzato da una guida vincolata per mezzo di una sola rotaia, mentre il movimento è permesso per mezzo di ruote su gomma. A Padova tale mezzo è in funzione dal 2007, mentre a Mestre dal 2010. modifica Economia modifica Dati economici Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[23] prodotto nel Veneto dal 2000 al 2006: 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Prodotto Interno Lordo (mln di €) 111.713,5 116.334,1 118.886,3 124.277,6 130.715,9 133.488,0 138.993,5 PIL ai prezzi di mercato per abitante (€) 24.842,9 25.742,2 26.108,2 26.957,1 27.982,2 28.286,7 29.225,5 Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Veneto ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.303,3 1,66% 1,84% Industria in senso stretto € 34.673,6 24,95% 18,30% Costruzioni € 8.607,7 6,19% 5,41% Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 28.865,8 20,77% 20,54% Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 31.499,4 22,66% 24,17% Altre attività di servizi € 19.517,2 14,04% 18,97% Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 13.526,4 9,73% 10,76% PIL Veneto ai prezzi di mercato € 138.993,5 Dal confronto tra il dato regionale e quello nazionale, si evidenzia che rispetto alla media italiana in Veneto è più forte l'incidenza del settore industriale, anche escludendo il settore delle costruzioni. Questa maggiore incidenza dell'industria, si riflette su un minor peso che ha sull'economia veneta tutto quanto ricade sul settore Altri Servizi, dove essenzialmente sono raggruppati i servizi resi dalla pubblica amministrazione, sanità, servizi sociali e pubblica istruzione. modifica Evoluzione storico-economica Il Veneto è una delle regioni più ricche d'Italia. Ha conosciuto una fortissima espansione economica, sin dal secondo dopoguerra, ed oggi è sede di importanti attività industriali e terziarie. Complessivamente, il PIL della regione Veneto registrato nel 2003 è stato di 94.429,6 milioni di Euro 1995 che, attualizzati al 2004, corrispondono a 116.148,4 milioni di Euro. Il Veneto apporta, nel 2003, un Valore Aggiunto che costituisce il 67% della ricchezza prodotta dall'intero Nord Est e il 9% di quella nazionale. Attualmente, la crisi economica presente a livello mondiale, incide anche sull'economia veneta. Tuttavia, stando ad analisi recenti, l'export sembra ancora trainare la produzione.[24] Lo sviluppo dell'industrializzazione sul finire dell'Ottocento, contemporaneamente all'unione del Veneto all'Italia, vede una lunga incubazione protoindustriale, una modernizzazione dell'industria laniera, e lo sviluppo di una classe imprenditoriale, che vede nel territorio vicentino il luogo dove insediare le attività produttive. Il mercato cercava di non rivolgersi più al proprio interno ma di aprirsi al resto d'Italia, rinnovando i processi manifatturieri e trovando delle spinte in una nuova classe dirigente, che vede nuovi protagonisti d'eccezione imporsi. Tra questi vanno ricordati: Alessandro Rossi: imprenditore laniere vicentino, con il suo pedagogismo industrialista propone una nuova visione dell'azienda industriale. Vincenzo Stefano Breda: si coinvolge in un processo di infrastrutturazione del territorio, coinvolgendosi in attività politiche e in attività bancarie, anche ad alto rischio. Luigi Luzzatti: capo del movimento che vuole l'affermazione delle Banche mutue popolari. Leone Wollemborg: ricco possidente, a capo del movimento d'opinione che vuole l'affermazione delle Casse rurali. Tuttavia, proprio in questi anni di fine 1800 inizia l'intraprendenza dei contadini e si afferma un tessuto produttivo che si specializza, dando vita a delle forme embrionali di distretto. Con il 1900 e la rivoluzione dell'energia elettrica, si fanno strada alcune società elettriche, tra cui la Cellina e poi la SADE. Giuseppe Volpi, dopo aver costituito la SADE, fu autore della crescita del capitale di questa società, fino a farla diventare una delle più importanti realtà produttive di energia, costruendo una rete di distribuzione elettrica che coprì buona parte del territorio veneto. Successivamente, proprio per iniziativa di Volpi, nacque il polo industriale chimico di Venezia (Marghera), il quale fungeva da raffineria e da terminal per l'industria del Nord-Ovest. Tale sviluppo industriale di Marghera iniziò nel 1919 per continuare fino al 1932. In questo modo, in Veneto si ha l'introduzione di una industria ad alta densità di capitale. Dal 1937 al 1940 il Veneto diventa la terza regione industrializzata d'Italia. L'incremento della potenza installata documentava del progresso tecnico e dei miglioramenti produttivi raggiunti dal Veneto nonostante la pesante congiuntura degli anni trenta. Esso si concentrava nelle province di Vicenza e di Venezia, che detenevano così più del 50% della potenza complessivamente disponibile, contro il 43,7% di dieci anni prima. Il progresso era comunque andato in direzioni opposte: a rafforzare i comparti delle industrie di base e di quelle produttrici di beni strumentali nel comprensorio veneziano; a razionalizzare il settore produttivo tessile, in particolar modo il comparto laniero. Si accentuava così la frattura tra localizzazione della manifattura leggera e localizzazione dei settori trainanti, come quello chimico ad esempio, che nel 1937-1940 presentava dei valori superiori ai dati nazionali: il 4,3% dell'intera occupazione industriale regionale (3,9% il valore nazionale), 32,9 addetti per unità produttiva (16,9), una potenza disponibile pari al 12,7% della regione (9,2% la media nazionale) e al 10,2% della forza motrice complessiva dell'intera industria chimica italiana (era il 3,4% solo dieci anni prima).[25] Un altro elemento cardine della storia economica del Veneto è l'impresa Marzotto, la quale rappresenta una svolta nella cultura economica veneta: Gaetano Marzotto Jr concepisce l'attività produttiva come continua spinta al cambiamento, all'innovazione, al reinvestimento di capitali e alla realizzazione di economie di scala. Nel secondo dopoguerra il Veneto conosce un periodo di crisi, diventando una zona povera e senza un'economia trainante. Tuttavia, il Veneto ha saputo uscire da questa crisi grazie al suo essere un aggregato di sistemi, al suo saper coniugare tradizione ed innovazione, al suo saper essere internazionale e locale allo stesso tempo, al suo essere formato da uno sviluppo multilineare che ha permesso la nascita di molti distretti, differenziando la produzione in maniera accentuata. modifica Situazione attuale Le attività agricole (frumento, mais, frutta, ortaggi) e zootecniche (Bovini, Suini) sono ancora di rilievo, e sono molto meccanizzate. L'industria è presente soprattutto nelle province occidentali e sulle coste adriatiche; prevalgono piccole aziende, specializzate nei settori alimentare, tessile, calzaturiero e del mobile. A Marghera, nella terraferma veneziana, è ancora attivo il polo chimico industriale di Porto Marghera. Molti sono i segnali che fanno pensare ad una sua chiusura, auspicata da molte associazioni di residenti e ambientalisti, tuttavia, il problema occupazionale vivacizza il dibattito, poiché secondo molte associazioni di lavoratori una sua chiusura creerebbe un problema sociale ben peggiore dei danni causati dalla chimica. Molte sono state le morti tra i lavoratori, la cui responsabilità una sentenza ha attribuito ai vertici del Petrolchimico. Treviso e provincia sono anche la prima area d'Italia per l'abbigliamento giovanile, con il gruppo Benetton. Importanti sono anche le attività bancarie, il commercio e il turismo, nelle località balneari di Jesolo, Caorle, Bibione, Eraclea Mare, Cavallino-Treporti, Sottomarina, Rosolina, nelle località montane di Cortina d'Ampezzo, Arabba, Sappada, Falcade, Val Zoldana, Alleghe, Pieve di Cadore, Asiago, nelle città d'arte e sul lago di Garda. Con la crisi globale di inizio XXI secolo si assiste ad una forte delocalizzazione dei settori produttivi delle aziende venete principalmente nei paesi in via di sviluppo; di contro la regione segnala forti progressi ed investimenti nelle nuove tecnologie, in particolare nella nanotecnologia. modifica Istruzione modifica Università Università Ca' Foscari Palazzo del Bo', sede dell'Università di Padova Università "Ca' Foscari" di Venezia Rinomata come una delle Università più prestigiose d'Italia, prende il nome dalla propria sede principale, il palazzo detto appunto Ca' Foscari, situato nel sestiere di Dorsoduro. L'Università Ca' Foscari di Venezia, nasce il 6 agosto 1868 come Scuola Superiore di Commercio ed è stata la prima istituzione in Italia ad occuparsi dell'istruzione superiore nel campo del commercio e dell'economia. Ca' Foscari è oggi una moderna università che presenta un ampio ventaglio di attività formative articolate in 4 grandi aree scientifico-culturali: economica, linguistica, scientifica e umanistica. Per l'anno scolastico 2008-2009, offre 23 corsi di laurea triennali (di primo livello) e 30 corsi di laurea specialistica, oltre a master universitari di primo e di secondo livello, 6 scuole di dottorato di ricerca e una scuola di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria. Università di Padova L'Università degli Studi di Padova è fra le più note università in Italia, e fra le più antiche al mondo (la seconda in Italia, la settima al mondo), risalendo al 1222. Nel 2007 contava circa 63.000 studenti e 2.350 docenti[26]. Si trova nella città di Padova. Università IUAV di Venezia L'Università IUAV di Venezia è stata fondata come Istituto Universitario di Architettura di Venezia nel 1926. La scuola superiore di architettura di Venezia (seconda in Italia, dopo quella di Roma) fu istituita nel dicembre di quell'anno per iniziativa di Giovanni Bordiga, allora presidente dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2001 l'ateneo è diventato Università Iuav di Venezia, affiancando alla facoltà di Architettura le altre due (Design e Pianificazione del territorio). Tra i rettori del passato troviamo: Giovanni Bordiga, Guido Cirilli, Giuseppe Samonà, Carlo Minelli, Carlo Scarpa, Carlo Aymonino, Valeriano Pastor, Paolo Ceccarelli e Marino Folin. Dal 2006 il rettore dell'Università è Carlo Magnani. Iuav offre lauree triennali in Scienze dell'Architettura, Produzione dell'Edilizia, Arti Visive e dello Spettacolo, Disegno industriale, Pianificazione urbana e territoriale, Servizi informativi territoriali (SIT). Oltre a ciò sono attivi corsi di Laurea Specialistica in Architettura (per la Costruzione, per la Conservazione, per la Sostenibilità, per la Città e per il Paesaggio), in Arti visive, Teatro, Disegno e Comunicazione visiva, Pianificazione. Presso Iuav sono attivi anche Master e diplomi Post-laurea. Università degli Studi di Verona L'Università degli Studi di Verona è un'università fondata nel 1982 ed è organizzata in otto facoltà e ventisei dipartimenti. L'Università di Verona è organizzata in due poli principali all'interno della città omonima: quello di Veronetta, che ospita le facoltà umanistiche e l'amministrazione centrale con il rettorato, e quello di Borgo Roma, dove si trovano le facoltà di Medicina e di Scienze. Oltre a questi, essa possiede una facolta' di Giurisprudenza in città e varie sedi minori nelle città vicine: è infatti presente con alcuni corsi di studio a Legnago, Vicenza, Bolzano, Trento, Ala e Rovereto. Consorzio Università Rovigo Offre corsi in sedi distaccate dell'Università di Ferrara e dell'Università di Padova. modifica Accademie Accademia di Belle Arti (Venezia) L'Accademia di Belle Arti di Venezia nasce il 24 settembre 1750 per volontà del Senato Veneto come "Veneta Academia di Pittura, Scultura e Architettura": il primo Presidente fu Gianbattista Piazzetta, affiancato dai Consiglieri Gianbattista Pittoni e Giovanni Maria Morlaiter; tra gli artisti che insegnarono in Accademia si ricordano Piazzetta, Tiepolo, Francesco Hayez, Luigi Nono, Ettore Tito, Arturo Martini, Alberto Viani, Carlo Scarpa, Afro, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti L'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti trova origine nel Reale Istituto Nazionale voluto da Napoleone Bonaparte per l'Italia all'inizio del XIX secolo. Venne poi rifondato con l'attuale denominazione dall'Imperatore Ferdinando I d'Austria nel 1838. Con l'unione del Veneto all'Italia, l'Istituto fu riconosciuto di interesse nazionale, assieme alle principali accademie degli stati preunitari, anche se la maggiore attenzione ha continuato ad essere rivolta alla vita culturale e scientifica delle Venezie. Dal 1893 ha sede a Palazzo Loredan e nel 1999 ha acquisito la seconda sede di Palazzo Franchetti, inaugurato nel 2004. L'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti è un'Accademia che "ha per fine l'incremento, la diffusione e la tutela delle scienze, delle lettere ed arti"[27]. Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti Organizzazione non profit che promuove la valorizzazione delle scienze e della cultura legate, in qualche modo, al territorio. Accademia Filarmonica di Verona Accademia di Agricoltura di Verona Accademia di belle arti Gian Bettino Cignaroli Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, fondata come Accademia dei Ricovrati il 25 novembre 1599, una delle più antiche accademie tuttora operati. modifica Conservatori Il Veneto vanta una tradizione prestigiosa nell'ambito della formazione musicale, è una terra rinomata per la qualità dei suoi cori polifonici e le sue orchestre. In regione vi sono sette conservatori statali di musica: Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia Conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto Conservatorio Evaristo Felice dall'Abaco di Verona Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza Conservatorio Cesare Pollini di Padova Conservatorio Antonio Buzzolla di Adria Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo modifica Altri istituti e fondazioni Fondazione CUOA La Fondazione CUOA di Altavilla Vicentina è una scuola di formazione manageriale italiana. Il modello della scuola è basato su collegamento e collaborazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni. I docenti provengono dal mondo accademico, dalle imprese, dalle organizzazioni pubbliche e private, dalle professioni. Si rivolge a neolaureati, imprenditori, dirigenti e funzionari d'azienda, della pubblica amministrazione. modifica Religione Basilica di Sant'Antonio da Padova Una delle cinque sinagoghe presenti nel Ghetto di Venezia La presenza religiosa in Veneto ha da sempre dato vita a numerose istituzioni ed edifici di culto, soprattutto nella città lagunare, ma non solo. Antonio di Padova, noto in città con il nome Il Santo, fu prima monaco agostiniano a Coimbra (1210), poi (1220) francescano. Viaggiò molto vivendo prima in Portogallo quindi in Italia e in Francia. Nel 1221 si recò al Capitolo Generale ad Assisi dove vide di persona Francesco. Professore di teologia e valente predicatore, fu inviato da Francesco d'Assisi a combattere l'eresia catara in Francia. Fu trasferito poi a Bologna e quindi a Padova. Morì all'età di 36 anni. Definito da molti cattolici come Taumaturgo cioè autore di prodigi, per la notevole mole di eventi miracolosi a lui ascritti sin dai primi tempi dopo la sua morte e fino ad oggi. La figura di Marco evangelista, legata alla città di Venezia, si dipana in una serie di tradizioni orali, spesso in contrasto tra loro. Una tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria che lo vuole come suo primo vescovo. Altra tradizione vuole che Marco - prima di rientrare in Egitto - fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia - capoluogo della X Regio Venetia et Histria - per curare l'evangelizzazione dell'area nord-est. A Marco si deve la scelta dei primi Vescovi della Chiesa-madre di Aquileia (Ermagora e Fortunato) dalla quale deriverà, in tempi e per complesse vicende successive, il titolo del Patriarca di Grado poi assorbito da Venezia. Dopo la sua morte ad Alessandria, le spoglie del santo vengono trafugate da mercanti veneziani nell'828 a Venezia dove pochi anni dopo verrà dato inizio alla costruzione della Basilica che ancora oggi ospita le sue reliquie. Il Veneto ospita anche i resti di un altro evangelista, San Luca, che riposano (tranne la testa conservata a Praga) nell'Abbazia di Santa Giustina a Padova, assieme alle reliquie di San Mattia apostolo. Tra i luoghi di culto, oggetto di pellegrinaggi, vanno ricordati: il Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza; il Santuario della Madonna della Corona, nelle montagne veronesi; il Santuario della Madonna del Covolo, edificio progettato da Antonio Canova situato sulle pendici del monte Grappa; ed il santuario, più moderno ed all'interno della città di Padova, di San Leopoldo. La fede Cristiana si fuse in tale maniera con la tradizione popolare e la vita quotidiana dei veneti che proprio a Verona sorse una nuova arte, unica al mondo: la famosa tecnica dei concerti di campane alla Veronese. Il Veneto ha dato i natali ad alcuni Pontefici della Chiesa cattolica, tra cui vanno ricordati Papa Pio X (Riese Pio X) e Papa Giovanni Paolo I (Canale d'Agordo). Papa Giovanni Paolo II (Karol Woytila) trascorse molte delle sue vacanze nelle montagne venete, soprattutto nel Comelico e a Lorenzago, in Cadore. Proprio questi luoghi, ora, sono oggetto di un progetto di valorizzazione grazie al Cammino delle Dolomiti[28], un percorso ad anello che tocca i luoghi più importanti della spiritualità presenti nella montagna bellunese. Notevoli le presenze di altre confessioni religiose. La confessione protestante, presente in numerose città con chiese luterane, anglicane, valdesi e metodiste, ha trovato nella Serenissima un ambiente che ha permesso la diffusione della cultura evangelica, data anche la presenza di case editrici. Alcune chiese ortodosse si possono trovare a Venezia, oggi rivitalizzate dalla presenza di molte persone provenienti dall'est europeo di tradizione ortodossa. La più importante è la chiesa di San Giorgio dei Greci. Altra presenza storica, e anche ora molto attiva, è quella della comunità ebraica nel ghetto di Venezia, quartiere presente nel sestiere di Cannaregio. A Venezia tale comunità crebbe godendo inizialmente di un clima di relativa tolleranza, finché il Consiglio dei Pregadi (Senato) dispose il 29 marzo 1516 che tutti gli ebrei dovessero obbligatoriamente risiedere nel “Ghetto nuovo”. Nasce così un'istituzione che verrà poi ampiamente applicata anche nel resto d'Europa. Con la caduta della Repubblica e l'avvento di Napoleone furono eliminate le discriminazioni nei confronti degli ebrei i quali furono equiparati in tutto agli altri cittadini. Le porte del ghetto furono eliminate così come l'obbligo di residenza. Al giorno d'oggi questo complesso è rimasto abbastanza integro anche se gli ebrei veneziani sono ormai poche centinaia. Due sinagoghe sono tuttora aperte al culto e quasi tutti gli altri edifici della comunità svolgono ancora funzioni istituzionali (museo, casa di riposo ecc.). Altre comunità ebraiche importanti si trovano a Padova e a Verona. Nel territorio del Veneto, non sono attualmente presenti moschee di dimensioni importanti: esistono, tuttavia, dei luoghi di culto per i fedeli mussulmani, ed alcuni progetti di realizzazione di moschee. modifica Arte e Cultura modifica La lingua modifica Il panorama linguistico Nella Regione sono parlate, oltre all'italiano e al veneto, almeno altre cinque lingue: il cimbro, il ladino, il friulano e il tedesco, e il dialetto ferrarese. Nonostante la notevole pressione dell'italiano, il Veneto si caratterizza per una forte conservazione della propria lingua storica, distinta in diverse varietà. Secondo le statistiche, è compresa da quasi il 70% della popolazione[29], con una sostanziale diglossia veneto-italiano. La vivacità della lingua veneta è confermata dal fiorire di iniziative culturali ed editoriali che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno visto un moltiplicarsi di pubblicazioni. La forte riscoperta delle identità storico-linguistiche è stata recentemente sancita da una legge della Regione Veneto volta alla valorizzazione, alla tutela e alla diffusione della Lingua Veneta. La proposta di legge è stata approvata dal consiglio regionale il 28 marzo 2007[30]. Le altre lingue sono diffuse in aree molto limitate e parlate da minoranze che, spesso, antepongono ai loro idiomi l'italiano. La lingua ladina è senza dubbio la più viva ed è parlata in diversi comuni della Provincia di Belluno. Non è facile circoscrivere l'area ladina, poiché talvolta il veneto locale arriva a fondersi con questa lingua. Fa parte delle lingue ladine il friulano, parlato lungo il confine con il Friuli-Venezia Giulia, specie attorno a Portogruaro. Il cimbro era un tempo molto diffuso nell'Altopiano di Asiago e nella Lessinia veronese, ma attualmente non è molto parlato. Nell'era Fascista la lingua Cimbra è stata proibita e chi la parlava veniva considerato spia nemica. Nel complesso resiste ancora nelle "roccaforti" di Giazza e Roana e in molte contrade Altopianesi. Un dialetto di tipo bavaro-tirolese è parlato invece dalla popolazione della celebre località turistica di Sappada (BL), comunità germanofona culturalmente molto vivace. Il dialetto ferrarese è parlato nella Transpadana ferrarese in provincia di Rovigo. Se all'interno della Regione Veneto esistono diverse comunità allofone, specularmente, venetofone sono alcune aree delle regioni confinanti, in particolare il Friuli-Venezia Giulia meridionale (gran parte delle province di Pordenone e Gorizia, tutta la zona costiera da Lignano Sabbiadoro fino a Muggia), il Trentino orientale e meridionale, e parte della provincia di Mantova. All'estero è venetofona la comunità italiana della Venezia Giulia in Slovenia (Istria) e in Croazia (Istria, Quarnero e Dalmazia). modifica Varietà e caratteristiche Per approfondire, vedi la voce Lingua veneta. Mappa linguistica italiana Il veneto parlato nella Regione Veneto si divide essenzialmente in quattro macroaree, ognuna con caratteristiche proprie, pur non perdendo la sostanziale unitarietà linguistica. L'area più vasta è quella centrale, comprendente la provincia di Padova e Vicenza, parte della provincia di Rovigo e parte della provincia di Venezia: tra i fenomeni più interessanti che la caratterizzano, oltre a una marcata conservazione delle vocali atone finali, vi è il fenomeno della metafonesi. Questa è invece assente nell'area veneziana, che si estende su tutta la laguna veneta, da Chioggia fino a Caorle e ha storicamente costituito il riferimento su cui si è modellata la koinè linguistica veneta. Da registrare in quest'area una minore conservazione della vocali atone finali. Questo fenomeno diviene ancora più marcato nelle altre due aree, quella settentrionale trevigiano-bellunese, in cui sono ancora vive le interdentali sorde e sonore, e quella veronese, in cui emerge talvolta il sostrato gallo-italico. modifica Letteratura e Teatro in lingua veneta Per approfondire, vedi la voce Letteratura in lingua veneta. La letteratura in lingua veneta affonda le sue radici nella produzione di testi poetici e in prosa in lingua volgare, che si sviluppa nell'area corrispondente all'incirca all'odierna Regione Veneto a partire dal XII secolo. La letteratura veneta, dopo un primo periodo di splendore nel Cinquecento con il successo di artisti come il Ruzante, giunge al suo massimo apogeo nel Settecento, grazie all'opera del suo massimo esponente, il drammaturgo Carlo Goldoni. Successivamente la produzione letteraria in lingua veneta subisce un periodo di declino a seguito della caduta della Repubblica di Venezia, riuscendo comunque nel corso del Novecento a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Giacomo Noventa, Biagio Marin di Grado, Virgilio Giotti di Trieste, Andrea Zanzotto, fino ad arrivare, nei tempi più recenti, ad autori come Ernesto Calzavara, Eugenio Tomiolo, Claudio Grisancich, Luciano Cecchinel, Gianmario Villalta e Ivan Crico. modifica Letteratura e Teatro in lingua italiana modifica Il Novecento Mario Rigoni Stern Tra gli scrittori del Novecento che hanno lasciato un'importante traccia nel panorama culturale italiano, vanno sicuramente citati alcuni importanti scrittori veneti. Tra questi occorre citare sicuramente Giuseppe Berto, autore di Anonimo Veneziano, Il Male oscuro e Il cielo è rosso. Inoltre, va ricordato Mario Rigoni Stern (1921-2008), il quale, nato e cresciuto ad Asiago, ha saputo raccontare i personaggi, i colori, si suoni e i silenzi dell'altopiano di Asiago a cui si è sempre sentito legato. In tal senso, una delle opere più rappresentative è il Bosco degli urogalli, o Uomini, boschi, api. Ma l'esperienza della campagna di Russia ha segnato la sua vita e ha ispirato dei veri e propri capolavori come Il sergente nella neve. Il trevigiano Giovanni Comisso (1895-1969) è stato senza dubbio uno dei più estrosi e dei più attivi giornalisti e scrittori. Tra le sue opere meritano di essere ricordate La mia casa di campagna e Un gatto attraversa a strada. Luigi Meneghello (1922-2007), vicentino di Malo, è l'autore di numerosi romanzi tra cui Libera nos a Malo e Pomo Pero, libri nei quali l'elemento ispiratore è l'ambiente paesano di Malo. Meneghello utilizza uno stile originale, basato su un registro colto e raffinato, nel quale inserisce neologismi o espressioni venete italianizzate. Tra gli altri scrittori vanno segnalati: Dino Buzzati Sergio Saviane Giorgio Saviane Antonio Fogazzaro Paolo Barbaro Ferdinando Camon Guido Piovene Gian Antonio Cibotto Goffredo Parise modifica I nostri giorni Marco Paolini Per quanto concerne la letteratura contemporanea, Giuliano Scabia ha saputo conquistare un posto nell'ambito del panorama veneto e nazionale, grazie soprattutto al romanzo "Nane Oca", nei quali l'atmosfera delle storie popolari si mescola alla creatività linguistica e narrativa creando una storia raffinata, fatta di vicende che si rimandano, di personaggi che si moltiplicano, per creare quell'atmosfera tipica del racconto orale veneto. Alberto Ongaro è autore di numerosi romanzi, quali "La partita", "La taverna del doge Loredan", e "L'ombra abitata", che, insieme all'amico veneziano Hugo Pratt, tradurrà in fumetti. Romolo Bugaro, padovano di nascita, nel romanzo "La buona e brava gente della nazione" (premio Campiello nel 1998) scrive e racconta della vita di trentenni di provincia che scoprono la disillusione di tutto ciò che la giovinezza aveva portato a sognare. Lo stile denso, che prende forma in una scrittura barocca che, però, accompagna dialoghi serrati ma linguisticamente poveri, accentua questo conflitto tra un atteggiamento pomposo ed una dissoluzione linguistica e sociale. Tiziano Scarpa, autore di numerosissimi romanzi, è anche molto attivo sul piano teatrale, con attività pubbliche di letture in piazze e teatri; importanti sono anche le sue collaborazioni con musicisti e scrittori. Ha scritto i romanzi Occhi sulla graticola (Einaudi, 1996), Kamikaze d'occidente (Rizzoli, 2003) e Stabat Mater (Einaudi, 2008); le raccolte di racconti Amore® (Einaudi, 1998), Cosa voglio da te (Einaudi, 2003) e Amami, in cui accompagna con sessanta microstorie altrettante immagini di Massimo Giacon (Mondadori, 2007); la raccolta di aforismi Corpo (Einaudi, 2004); il libro di interventi critici Cos'è questo fracasso? (Einaudi, 2000), il poema Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi, 2005). Nel 2006 esce per Fanucci il libro Batticuore fuorilegge, raccolta di interventi, saggi, racconti e poesie uscite su giornali e siti web. Comuni mortali, contiene tre testi teatrali: Comuni mortali, Gli straccioni e Il professor Manganelli e l'ingegner Gadda (Effigie, 2007). Nel 2008, oltre a Stabat Mater, sono usciti la raccolta di poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos edizioni, 2008) e il testo teatrale L'inseguitore (Feltrinelli, 2008). Nel 2000 ha pubblicato per Feltrinelli la guida Venezia è un pesce, opera che nel 2002 ha letto ad alta voce e pubblicato per il Narratore audiolibri editrice. Marco Paolini è autore teatrale e interprete di un repertorio che appartiene al cosiddetto teatro civile. La sua attività si distingue per il gusto dello studio dei testi e della ricerca delle fonti e per l'accostamento continuo dei fatti a trovate teatrali spesso dissacranti e ironiche. I suoi spettacoli sono per la gran parte sviluppati in monologhi spesso recitati in lingua veneta. Fino al 1994 Paolini ha lavorato in vari gruppi teatrali: Teatro degli Stracci, Studio 900 di Treviso, Tag Teatro di Mestre e Laboratorio Teatro Settimo. Con quest'ultimo ha realizzato Adriatico (1987), il primo della serie degli Album, e ha partecipato all'allestimento di diversi spettacoli teatrali, rivedendo fra gli altri Shakespeare e Goldoni. Negli anni novanta inizia a collaborare con la Cooperativa Moby Dick - Teatri della Riviera con cui ha realizzato spettacoli come Il racconto del Vajont, Appunti foresti, Il milione - Quaderno veneziano di Marco Paolini e i Bestiari (raccolta di spettacoli dedicati al recupero della cultura locale, in particolare veneta). Proprio grazie a Il racconto del Vajont Paolini arriva al grande pubblico; lo spettacolo vince nel 1995 il Premio Speciale Ubu per il Teatro Politico, nel 1996 il Premio Idi per la migliore novità italiana e nel 1997 l'Oscar della televisione come miglior programma dell'anno, per la trasmissione televisiva su Rai 2 dello spettacolo (in diretta dalla diga del Vajont il 9 ottobre 1997, anniversario del disastro del Vajont).[31] Ivan Crico, poeta, si esprime in lingua ed impiegando il dialetto bisiaco un'antica varietà della lingua veneta. Discende, per via paterna, da una nobile famiglia veneta di Feltre. Nel 1999 ha ideato e fondato, assieme al poeta Pierluigi Cappello, La barca di Babele, una collana di poesia, che accoglie autori noti dell'area veneta, friulana e triestina. È impegnato in un'intensa attività artistica e di diffusione della cultura veneta anche nelle scuole e in campo istituzionale all'interno di un progetto legislativo di valorizzazione delle varietà venete del Friuli-Venezia Giulia. Varie e significative sono le iniziative culturali sviluppate nel Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Austria, Slovenia e Croazia che fanno capo a questo poeta, legate alla poesia, alla saggistica, a convegni per la valorizzazione dei dialetti e delle lingue minoritarie europee, alla reciproca conoscenza fra i vari popoli, anche in collaborazione con studiosi e poeti veneti, sloveni, austriaci, sardi, siciliani, francesi e catalani. Con recensioni ed interviste a noti esponenti del mondo artistico nazionale (da Marco Paolini a Toti Scialoja fino alla cantante Elisa) collabora da una ventina d'anni con diverse riviste nazionali. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Nazionale di Poesia Biagio Marin, il massimo riconoscimento in Italia per la poesia in dialetto e nelle lingue delle minoranze linguistiche storiche. modifica Poeti I poeti più importanti sono: Giorgio Baffo Berto Barbarani Pietro Buratti Ernesto Calzavara Ivan Crico Giacomino da Verona Anton Maria Lamberti Biagio Marin Camillo Nalin Niccolò da Verona Bino Rebellato Riccardo Selvatico Domenico Varagnolo Andrea Zanzotto Giacomo Noventa Vittorio Betteloni Ferruccio Brugnaro Aldo Vianello Ugo Foscolo modifica Teatri Teatro la Fenice Teatro Verdi Teatro Olimpico Teatro La Fenice Il Teatro La Fenice è il principale teatro lirico di Venezia. Più volte distrutto dal fuoco e riedificato, è sede di una importante stagione operistica e del Festival internazionale di musica contemporanea. Il Teatro la Fenice di Venezia venne progettato nel 1790 da Giannantonio Selva per una società di palchettisti dell'aristocrazia di Venezia; il teatro veneziano fu costruito celermente nonostante le numerose polemiche sulla sua collocazione e sulla sua struttura razionalista e neoclassica. Teatro Malibran Il Teatro Malibran è un teatro veneziano. È noto soprattutto per la sua importanza in ambito operistico che ebbe tra il XVII e il XVIII secolo, quando portava il nome di Teatro San Giovanni Grisostomo. Teatro stabile del Veneto "Carlo Goldoni" Il Teatro "Carlo Goldoni" di Venezia corrisponde all'antico Teatro Vendramin, detto anche di San Salvador o di San Luca, e fu inaugurato nel 1622. Il Teatro Carlo Goldoni è ubicato in prossimità del Ponte di Rialto, nel centro storico di Venezia. È un teatro all'italiana, con la sala strutturata in platea e quattro ordini di palchi-galleria, per una capienza totale di 800 posti; il palcoscenico è largo 12 metri e profondo 11,20 ed è dotato di graticcio in ferro. Il Teatro Goldoni ospita la Stagione di Prosa organizzata dal Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni", la rassegna di Teatro Ragazzi, lirica, concerti, balletti e altre manifestazioni in concessione. Teatro Verdi (Padova) Il Teatro Verdi è il principale teatro padovano. L'edificio, commissionato da una società di nobili padovani, venne realizzato dall'architetto padovano Giovanni Gloria su progetto dell'architetto Antonio Cugini di Reggio Emilia. Attualmente il Verdi è la sede operativa del Teatro Stabile del Veneto. Teatro Olimpico Il Teatro Olimpico è un teatro progettato dall'architetto rinascimentale Andrea Palladio nel 1580 e sito in Vicenza. È generalmente ritenuto il primo esempio di teatro stabile coperto dell'epoca moderna. La realizzazione del teatro, all'interno di un preesistente complesso medievale, venne commissionata a Palladio dall'Accademia Olimpica per la messa in scena di commedie classiche. La sua costruzione iniziò nel 1580 e venne inaugurato il 3 marzo 1585, dopo la realizzazione delle celebri scene fisse di Vincenzo Scamozzi. Tali strutture lignee sono le uniche d'epoca rinascimentale ad essere giunte fino a noi, peraltro in ottimo stato di conservazione. Il teatro è tuttora sede di rappresentazioni e concerti ed è stato incluso nel 1994 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come le altre opere palladiane a Vicenza. Teatro Filarmonico (Verona) Il Teatro Filarmonico è il principale teatro d'opera di Verona. È di proprietà dell'Accademia Filarmonica di Verona, fin dalla sua fondazione, ma viene utilizzato dalla fondazione dell'Arena come sede della stagione lirica invernale. Teatro romano di Verona Il teatro romano di Verona sorge nella parte settentrionale della città, ai piedi di colle San Pietro.Questo teatro è stato costruito alla fine del I secolo a.C., periodo che a Verona ha visto la monumentalizzazione del colle San Pietro. Prima della sua costruzione tra il ponte Pietra ed il ponte Postumio vennero costruiti dei muraglioni sull'Adige, paralleli al teatro stesso, per difenderlo da eventuali piene del fiume. È ritenuto il più importante teatro romano del nord Italia. Attualmente viene utilizzato per rassegne di prosa durante la stagione estiva. Teatro Sociale (Rovigo) Teatro Salieri Teatro de La Sena modifica Pittura, architettura e scultura Per approfondire, vedi la voce Pittura veneta. modifica Medioevo e gotico Il Medioevo ha permesso la creazione di opere monumentali quali il complesso di chiese dell'isola di Torcello, nella laguna veneziana, con la cattedrale di Santa Maria Assunta fondata nel 639, il campanile eretto nell'XI secolo e la chiesa di Santa Fosca realizzata intorno al 1100, edifici importanti per la presenza di mosaici. A Verona il Medioevo ha visto la costruzione della basilica di San Zeno Maggiore, opera nella quale più che altrove si scorge la mescolanza di stili che in quel periodo fecero di Verona un importante crocevia per il Nord Europa. Tra gli esempi di arte gotica, oltre alle chiese veneziane di Santa Maria Gloriosa dei Frari e a quella di Santi Giovanni e Paolo, troviamo le arche scaligere nel centro storico di Verona. modifica Giotto e Padova Per approfondire, vedi la voce Giotto. Crocifissione di Gesù Mentre nelle città venete l'impostazione rimaneva quella bizantina, un elemento di innovazione viene portato a Padova da Giotto, portatore di una nuova tradizione pittorica: quella toscana. Verso il 1302 riceve l'incarico dal banchiere Enrico Scrovegni di affrescare la cappella di famiglia, oggi nota appunto con il nome di Cappella degli Scrovegni, uno dei monumenti artistici più importanti di Padova e del Veneto. Le influenze del contributo di Giotto si sono fatte sentire subito, e ora si possono ammirare negli affreschi di Giusto de' Menabuoi nel battistero accanto al duomo di Padova e in quelli di Altichiero nella basilica di Sant'Antonio. modifica Il Rinascimento Per approfondire, vedi la voce Rinascimento veneto. La tempesta Dopo una fase di sviluppo dell'arte gotica, con la creazione di opere importanti tra cui il palazzo della Ca' d'Oro, il Palazzo Ducale e le chiese di Santa Maria Gloriosa dei Frari e dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, l'influsso rinascimentale inaugurò una nuova stagione. Oltre a Donatello, un importante artista rinascimentale fu il veneto Andrea Mantegna (1431-1506), la cui opera più importante presente in Veneto è forse la Pala di San Zeno a Verona. Con l'espandersi in terraferma della Serenissima e il consolidarsi delle sue istituzioni si ebbe anche uno sviluppo artistico di eccezionale levatura: Mantegna, Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Pordenone gettarono le basi di quella che sarebbe stata la stagione della pittura veneta. Il Rinascimento troverà in Padova la sua culla veneta dove crescere e svilupparsi. Tra gli artisti rinascimentali che operarono troviamo Donatello, il quale lavorò soprattutto a Padova e in particolare nell'altare della basilica di Sant'Antonio, il Pisanello, le cui opere sono presenti soprattutto a Verona e in particolare nella chiesa di Sant'Anastasia (suo è l'affresco di San Giorgio). modifica Giorgione e Tiziano La fase successiva vide come protagonisti Giorgione, Tiziano, Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto. Se nella prima fase, con Carpaccio e Bellini, le influenze della pittura internazionale furono ancora evidenti e i riferimenti all'arte fiamminga numerosi, con Giorgione e Tiziano iniziò un nuovo modo di fare pittura, originale e innovativo, che caratterizzò i pittori della scuola veneta rispetto ad altre tradizioni. Giorgione, artista enigmatico per le sue opere piene di allegorie, creò le sue opere senza partire da un disegno preparatorio ma utilizzando il colore a macchie per trasmettere la sensazione dell'immagine. Questa innovazione cercava l'imitazione dei fenomeni naturali creando delle atmosfere con i colori e mettendo in secondo piano la ricerca della perfezione figurativa. Una delle sue opere più celebri, La tempesta(1506-1508), oggi nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia, è un esempio di questo uso del colore, in cui l'impasto cromatico indefinito e la trama continua della pittura priva di disegno preparatorio conferiscono all'opera un'atmosfera particolare. Tiziano, bellunese nato a Pieve di Cadore, portò avanti l'uso di questa tecnica pittorica senza disegno, creando capolavori come l'Assunta (1516-1518), pala d'altare dalle dimensioni imponenti visibile sull'altare principale della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia; un'opera la cui suggestione è dovuta all'uso del colore in cui predominano toni accesi. modifica Tintoretto, Veronese e Bassano Per approfondire, vedi le voci Tintoretto, Paolo Veronese e Jacopo Bassano. Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594) riprende il manierismo romano ma lo rielabora in uso tipicamente veneto del colore, accentuando il luminismo e dando alle proprie opere delle prospettive insolite, a volte vere e proprie deformazioni prospettiche, con lo scopo di accrescere il senso di tensione che permea l'opera. Palazzi e chiese di Venezia sono pieni di capolavori firmati da Tintoretto, ma vanno citati senza dubbio i 66 dipinti presenti nella Scuola Grande di San Rocco e l'Ultima Cena nella chiesa di San Giorgio. Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588), con opere che celebravano la vita di Venezia, si dedica ad opere civili come palazzi e case di nobili veneziani. Sue furono parte della decorazione di Palazzo Ducale e la decorazione di numerose ville palladiane, tra cui Villa Barbaro. Jacopo da Ponte detto Bassano (1517-1592) rinnovò l'arte figurativa lagunare pur essendo un artista dell'entroterra, grazie all'introduzione di immagini prese dalla vita reale, arricchiti da un tocco drammatico e intenso. modifica Palladio Per approfondire, vedi la voce Andrea Palladio. Villa Cornaro Nato a Padova nel 1508 e morto nel 1580, Andrea Palladio è l'architetto più famoso nel mondo. Tra le sue opere si ricordano anzitutto le numerose ville, dislocate nella campagna tra le province di Vicenza, Padova e Treviso e le chiese veneziane di San Giorgio, quella del Redentore, e delle Zitelle, nell'isola della Giudecca. I suoi palazzi sono situati quasi esclusivamente a Vicenza, dove ha lasciato i suoi capolavori assoluti. L'architettura palladiana riprende i motivi dell'architettura classica romana, nelle ville che richiamano le forme del tempio, creando capolavori quali Villa Emo, Villa Barbaro, Villa Almerico Capra detta la Rotonda, Villa Foscari detta la Malcontenta. A questa estetica, anticipatrice del neoclassico, corrisponde una rigorosa ricerca della funzionalità che doveva avere una villa di campagna, nella quale il corpo centrale, abitazione del proprietario, deve consentire il controllo sulle attività produttive della campagna circostante, strutturando le parti funzionali, come le barchesse, a ridosso del corpo centrale. Nel caso di villa Badoer, la barchessa, formata da un ampio colonnato circolare, racchiude l'aia antistante la facciata della villa, permettendo così di creare uno spazio che richiama l'idea antica del foro romano, e portando tutte le attività della campagna a gravitare davanti la villa stessa. La ricerca stilistica di Palladio ha dato vita ad un movimento architettonico, il palladianesimo, che ha avuto grande seguito nei tre secoli successivi, ispirando altri architetti, alcuni dei quali suoi allievi diretti, tra cui Vincenzo Scamozzi, che dopo la morte del maestro ne completò alcune opere, tra cui anzitutto il Teatro Olimpico a Vicenza. modifica Il Settecento Nel Settecento la scuola veneziana può contare su numerosissimi artisti: i pittori Giambattista Tiepolo, suo figlio Giandomenico, Giambattista Piazzetta, Pietro Longhi, Marco e Sebastiano Ricci, Niccolò Bambini, Sebastiano Bombelli, Gianantonio Fumiani, Gaspare Diziani, il pittore d'architetture Girolamo Mengozzi Colonna, la pittrice Rosalba Carriera; gli sculturi Morlaiter, Filippo Parodi, Bernardi Torretti e suo nipote Giuseppe Torretti; gli architetti Gerolamo Frigimelica, Giorgio Massari, Giovanni Scalfarotto, Tommaso Temanza; il vedutista Gianantonio Canal più noto come Canaletto, l'intagliatore Andrea Brustolon, i commediografi Carlo Goldoni e Gaspare Gozzi, i poeti Alessandro Labia e Giorgio Baffo, i compositori Benedetto Marcello e Antonio Vivaldi. In seguito, sul finire della repubblica, emerge Antonio Canova. Con Giambattista Tiepolo (1696-1770) la prospettiva assume un ruolo centrale nella rappresentazione, non per dare enfasi alla tensione dell'immagine, ma solo per dare un impatto teatrale alle figure. Con Tiepolo, infatti, la prospettiva viene forzata fin oltre i limiti usuali, dipingendo sui soffitti figure riprese dal basso in un movimento che le rende spettacolari. Altro elemento caratteristico dell'arte veneta è il vedutismo, che vede in Giovanni Antonio Canal (1697-1768) detto il Canaletto e in Francesco Guardi (1712-1793) le due figure di spicco. Il Canaletto ricorre a studi prospettici rigorosi cercando di rendere quasi “fotograficamente” la realtà, modellando i colori per accentuare la vitalità dell'immagine. Francesco Guardi cerca invece un taglio più soggettivo e meno preciso, cercando di comunicare un'emozione. Antonio Canova è il maggiore scultore del suo tempo in Europa. Nato a Possagno, elabora l'arte classica diventando il riferimento del neoclassicismo. Il tempio di Possagno, da lui stesso progettato, è l'emblema dell'architettura neoclassica, mentre nella gispoteca, un tempo casa del Canova, si conservano i calchi delle opere più famose che si trovano nei vari musei del mondo, data la sua fama che si impose a livello internazionale. Tra le opere più importanti Amore e Psiche giacenti e il Monumento funerario per Maria Cristina d'Austria. modifica Tra Ottocento e Novecento Venendo a mancare un centro principale dopo la caduta della Serenissima, ogni città ha declinato l'arte secondo varianti proprie e modelli specifici. Importante fu, tuttavia, il ruolo dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, che seppe attrarre numerosi artisti giovani dal territorio circostante. Tra i numerosi artisti Guglielmo Ciardi, che riprende l'esperienza dei macchiaioli unendola al colorismo tipico della scuola classica veneta, facendo emergere dai suoi quadri una essenzialità cromatica; Giacomo Favretto: anch'egli, come Ciardi, valorizza il colorismo, talvolta in modo molto accentuato; Federico Zandomeneghi, pittore che si discosta dalla tradizione del colorismo veneto, per avventurarsi in uno stile di stampo impressionista tipicamente francese; Luigi Nono, che nelle sue opere giunge ad esiti veristi, anche se, oltre alla pittura di scene di genere, si impone per ritratti di raffinata descrizione psicologica. modifica Beni protetti dall'UNESCO Venezia iscritta nel 1987 con le seguenti giustificazioni: rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un'area culturale del mondo, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. Porta una testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. È un eccezionale esempio di un tradizionale insediamento umano o di occupazione del territorio che rappresenta una cultura (o più culture) specialmente quando è messa in pericolo da mutamenti irreversibili. È direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale (il comitato ritiene che questo criterio giustificherebbe l'inclusione nelle liste soltanto in circostanze eccezionali congiuntamente ad altri criteri culturali o naturali). Vicenza iscritta nel 1994 con la seguente motivazione: Vicenza costituisce una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, che, integrati in un tessuto storico, ne determina il carattere d'insieme. Grazie alla sua tipica struttura architettonica, la città ha esercitato una forte influenza sulla storia dell'Architettura, dettando le regole dell'urbanesimo nella maggior parte dei paesi europei e del mondo intero. L'Orto Botanico di Padova L'Orto Botanico di Padova è stato inserito tra i beni patrimonio dell'UNESCO nel 1997 con la seguente motivazione: L'Orto botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia. Verona iscritta nel 2000 con le seguenti motivazioni: Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti. Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe determinanti della storia europea. Le Dolomiti iscritte nel 2009 in quanto soddisfano i seguenti criteri: rappresentare dei fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale; essere uno degli esempi rappresentativi di grandi epoche storiche a testimonianza della vita o dei processi geologici. modifica Musica modifica Musicisti Antonio Salieri Antonio Vivaldi Tomaso Albinoni(Venezia, 1671 – 1751) compositore e violinista del periodo barocco. Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741), compositore e violinista legato all'ambiente del tardo barocco veneziano. Baldassare Galuppi (Burano, 1706 – Venezia, 1785), compositore e organista. Antonio Salieri (Legnago, 1750 – Vienna, 1825), compositore. Luigi Nono (Venezia 1924 - 1990), compositore di musica contemporanea. Giuseppe Sinopoli (Venezia, 1946 - Berlino, 2001), direttore d'orchestra, compositore e saggista. Mario Brunello (Castelfranco Veneto, 1960), violoncellista italiano. Rondò Veneziano, ensemble musicale italiano che compendia la musica barocca da camera e le sonorità della musica pop e rock. modifica Cultura Popolare modifica Proverbi Venesiani gran signori Padovani gran dotori Vicentini magna gati Veronesi tuti mati Traduzione: Veneziani gran signori Padovani gran dottori Vicentini mangia gatti Veronesi tutti matti (Filastrocca popolare) Per approfondire, vedi la voce Proverbi del Veneto. A lavàr ła testa a el musso (a el moltón) se perde acua e anca saón. A lavar la testa all'asino (al montone) si perde acqua e anche sapone. Amor de fradełi, amor de cortełi. Amore tra fratelli è amore di coltelli. A magnàr massa puina, tanto no se camina. Mangiando troppa ricotta non si cammina. Anguria e mełón tuto par ła so stajón. Anguria e melone tutto per la sua stagione. Arna lesa e bìgoło tondo, a ła sera contenta el mondo. Anitra lessa e bigoli, alla sera rendono felice. Bàtar łe noxe, spałàr la neve e copàr ła jente iè tri łaori che no i serve a gnente. Battere le noci (per farle cadere al suolo), spalare la neve e uccidere la gente sono lavori che non servono a nulla. Bona gente e tenporałi, da i monti no łi vien mai. Buona gente e temporali, dalle montagne non arrivano. Butàr l'è parente de piànxer. Buttare è parente del piangere. Se vołee véder al diłuvio universàl, metee in toła dodexe preti a desinàr. Se volete vedere il diluvio universal, mettete in tavola dodici preti a cenare. Se ti vol patìr le pene del'inferno, Trento d'està e Feltre d'inverno. Se vuoi patire le pene dell'inferno, (vai a) Trento d'estate e a Feltre d'inverno. Candelora, de l'inverno semo fora, ma se piove e tira vento de l'inverno semo drento. Candelora, dell'inverno siamo fuori, ma se piove e tira vento, dell'inverno siamo dentro. Soto ła neve pane, soto ła piova fame. Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame. Chi te łeca davanti te sgranfa de drio. Chi ti lecca davanti ti graffia dietro. modifica Feste tradizionali Casera durante la festa del Pan e Vin a Cinto Caomaggiore La maschera del Papà del Gnoco a Verona Festa del Popolo Veneto: fissata il 25 marzo dal Consiglio Regionale in corrispondenza con la ricorrenza della fondazione di Venezia[30]. Festa del grande Federico Frehner: fissata il 21 giugno che viene festeggiata solo a Belluno dai contadini. È tradizione che vengano bruciate venti vigne ogni cinque anni per ottenere una vendemmia ricca. Festa del Redentore: si svolge la terza domenica di luglio nella città lagunare con spettacoli pirotecnici e processioni fino alla Chiesa del Redentore, ma anche in tutto l'entroterra, quando la gente si ritrova alla sera per mangiare all'aperto e guardare gli spettacoli pirotecnici organizzati nei vari paesi. Festa di Sant'Antonio da Padova: si svolge il 13 giugno, e prevede una processione per le vie del centro di Padova. Brusa vecia: si svolge la sera dell'Epifania e prevede l'incendio di un fantoccio raffigurante la Befana e simboleggia il buttarsi alle spalle le cose vecchie per essere pronti ad accogliere il nuovo anno. Festa del Panevin: si svolge nei giorni vicini all'Epifania, e prevede dei falò in piazza o nei cortili delle case di campagna, attorno ai quali ci si trova per mangiare la pinza (dolce veneto) e vin brulé. La sua origine è antichissima e pare risalga a riti protostorici. Attualmente è ancora molto diffusa e sentita. Regata Storica: si svolge la prima domenica di settembre a Venezia e coinvolge la cittadinanza in una gara di voga alla veneta accompagnata da sfilate in barche storiche. Partita a scacchi di Marostica: la partita a scacchi di Marostica[32] si svolge nella piazza sotto il castello di Marostica che ricorda una scacchiera e rievoca una partita che, secondo la tradizione odierna, si sarebbe svolta verso l'anno 1454 tra due nobili giovani. Papà del Gnoco: si svolge l'ultimo venerdì del Carnevale di Verona, ed è caratterizzata dalla maschera del papà del gnoco, la più antica maschera veronese. Bati marso o bruxa marso: festa popolare che avviene ai primi di marzo in quello che un tempo era il capodanno veneto. In questi giorni si bruciano dei falò per risvegliare la natura e alcuni bambini girano per il paese e la campagna facendo rumori con pentole o utensili di lavoro. Tali riti sopravvivono soprattutto nella fascia pedemontana da Verona e Vicenza fino a Treviso. modifica Sagre Sagra del Risotto a Isola della Scala Sagra del Toro a Sanguinetto Sagra dea Sbrisa a Tessera Sagra dei fisciòt a Belluno Sagra dei cucchi ad Asolo Sagra de San Doane a Canale d'Agordo Sagra del pesce a Chioggia Sagra delle ciliegie a Marostica Sagra dei maroni a Combai Sagra dei maroni, mostra mercato a Pederobba Sagra degli asparagi a Bassano del Grappa Sagra del radicchio rosso a Treviso Festa dea sardea a Silea Fiera del Rosario a San Donà di Piave Fiera dei mussi a Trebaseleghe Festa della zucca a Salzano Palio del Recioto a Negrar durante le festività di Pasqua Palio del Vecchio Mercato a Montebelluna la prima domenica di settembre Sagra della Beata Vergine Maria a Zianigo la seconda domenica di settembre Sagra del Rosario a Noale la prima domenica di ottobre modifica Eventi Culturali Molti gli eventi che animano la vita culturale della regione, alcuni dei quali anche di richiamo internazionale. Fra tutti, vanno segnalati i seguenti: Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia Biennale di Venezia: ente no-profit di promozione artistica che si divide nei settori musica, architettura, danza, cinema (di cui la mostra del cinema è una produzione) e teatro. Festival Lirico Areniano: si tiene ogni estate all'Arena di Verona, dove vengono allestite le opere liriche più famose. Veneto Jazz Festival: festival di danza e musica jazz che si svolge nei luoghi più suggestivi della regione, soprattutto nella pedemontana (Bassano del Grappa, Marostica, ecc...). Operaestate Festival Veneto: festival di spettacolo dal vivo che si tiene a Bassano del Grappa nei mesi estivi annualmente. Incontri Asolani - Festival Internazionale di Musica da Camera: rassegna di musica da camera di richiamo internazionale, ha luogo nei luoghi suggestivi di Asolo. Veneto Film Festival: rete di festival cinematografici che hanno luogo nella regione, tra cui: Lago Film Fest: si tiene presso il lago di Revine, e riguarda il mondo dell'immagine, allargando il concetto di cinema, per mezzo di proiezioni, dibattiti, incontri e cene. Circuito Off: si tiene nell'isola di San Servolo a Venezia, ed ospita cortometraggi di giovani registi emergenti a livello internazionale. Euganea Movie Movement: si tiene a Monselice e nei Colli Euganei, ed è dedicato ai cortometraggi e ai documentari. Film Festival della Lessinia: si tiene in Lessinia, dedicato esclusivamente a tutto ciò che riguarda la montagna. Gallio Festival del cinema italiano: festival di opere prime italiane; si tiene a Gallio, sull'altopiano di Asiago. Premio Campiello (Venezia): premio di scrittura Mostra Internazionale dell'Illustrazione per l'Infanzia di Sarmede: mostra che si svolge ogni anno e che raccoglie illustrazioni per l'infanzia provenienti da tutto il mondo. Cortina InConTra: è una serie di incontri che avvengono a Cortina d'Ampezzo, dove alcuni ospiti illustri dibattono di cultura, attualità, politica e società. Molti i politici che vi prendono parte, facendo di questo evento uno dei più seguiti durante i mesi estivi. Rassegna Internazionale di Canto Corale di Mel in provincia di Belluno è un Festival suddiviso in tre serate in cui si esibiscono tra la fine di giugno e l'inizio di luglio i più prestigiosi cori polifonici provenienti da tutto il mondo. Vivavoce: festival internazionale di musica a cappella; si tiene principalmente in teatri e chiese di Treviso e Castelfranco Veneto. Festival nazionale dei Sosia d'Italia: festival nazionale di musica e spettacolo live di sosia di personaggi famosi nazionali ed internazionali; si tiene principalmente a Bibione. info:www.festivaldeisosia.it Notte bianca di Cerea : nottata con musica, punti di ristoro, divertimento per i bambini e tanto altro, nel centro città a Cerea. modifica Enogastronomia Per approfondire, vedi la voce Prodotti agroalimentari tradizionali veneti. La presenza di zone umide molto importanti, quali il Delta del Po, e la presenza di numerosi fiumi e corsi d'acqua hanno permesso la coltivazione di moltissime specie vegetali. Inoltre, la varietà di terreni e di altitudini, hanno reso possibile la diversificazione delle colture. Di seguito viene riportato un breve elenco di alcune delle produzioni tradizionali regionali: Radicchio Rosso di Treviso e di Castelfranco Asparago Bianco di Bassano del Grappa Asparago Bianco di Cimadolmo Asparago Bianco di Badoere Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese Ciliegia di Marostica Olio extravergine d'oliva Garda Riso Vialone Nano Veronese Prosciutto Veneto Berico-Euganeo Sopressa di Valli o Vicentina Formaggio Asiago Formaggio Piave Formaggio delle malghe del Monte Cesen Mais Marano Melone del Delta polesano Riso del Delta del Po Anguilla del Delta del Po Vongola verace del Polesine Cozza di Scardovari Moscardino di Caorle Canestrello bianco di Caorle modifica Piatti tipici Per approfondire, vedi le voci Cucina veneziana, Cucina vicentina, Cucina padovana, Cucina veronese, Cucina bellunese e Cucina rovigota. Il fegato alla veneziana con polenta bianca di mais Biancoperla Una tecia di bigoli con l'anatra Il contributo delle culture con le quali, storicamente, la Repubblica di Venezia entrò in contatto, è evidente anche nella tradizione culinaria della regione. Infatti, la presenza di elementi provenienti da culture del Medio e dell'Estremo Oriente si può riscontrare sia nei piatti veneziani sia in quelli regionali. Tuttavia, va evidenziata la differenza tra zone montane, zone di pianura e zone costiere, dove la diversità di prodotti offerti dall'agricoltura o dalla pesca ha determinato una diversità anche culinaria, prediligendo piatti a base di carne e formaggi nelle zone montane, ortaggi, carni suine e ovine in pianura, piatti di pesce nelle zone costiere. Di seguito un elenco dei piatti tipici più apprezzati: Pearà: salsa veronese fatta con brodo, pane grattugiato, midollo di bue e pepe. Serve ad accompagnare i piatti di carne bollita. Sardee in saor: sarde fritte lasciate macerare in una salsa composta di aceto e cipolle, uva passa, pinoli e zucchero. È un piatto soprattutto veneziano, e pare fosse usato nei lunghi viaggi compiuti da Marco Polo: la marinatura delle sarde nel composto agrodolce, permetterebbe una buona conservazione del preparato, consentendo così una buona conservazione, soprattutto nei lunghi viaggi. Baccalà alla vicentina: piatto vicentino fatto con stoccafisso lasciato in ammollo e poi pestato, infarinato e cotto a fuoco lentissimo con latte e olio in uguali quantità. Ricetta molto antica che si tramanda di generazione in generazione. Baccalà mantecato: piatto veneziano che consiste nel pestare al mortaio dello stoccafisso aggiungendo olio di oliva, fino ad ottenerne una crema omogenea. Fegato alla veneziana: fegato preparato con cipolle e aceto o vino bianco. Polenta bianca: polenta dal colore bianco ottenuta con il mais biancoperla. Bigoli al ragù d'anatra: pasta fatta in casa, simile agli spaghetti condita con ragù di carne d'anatra. Tipica della pianura veneta e della pedemontana. Bigoli in salsa: bigoli conditi con una salsa di acciughe sotto sale e cipolle. Risi e bisi: risotto di piselli, tipico della pianura veneta. Risotto nero: Fatto con il nero di seppia. Seppie alla veneziana: seppie cotte in umido con una salsa a base di pomidoro e cipolle, a cui si aggiungono i sacchetti di nero di seppia. Pastisada de caval: prelibato piatto veronese a base di carne di cavallo, cipolla e spezie frutto di ore a lenta cottura. Piatto nato a seguito di una battaglia avvenuta in epoca medioevale, sul cui campo venne a trovarsi abbondanza di animali la cui carne iniziava ad essere meno fresca e che quindi veniva trattata con molte ore di cottura per renderla commestibile. Risotto all'isolana: piatto veronese di cui gli ingredienti base sono il riso vialone nano e il "tastasal"(pasta macinata di suino). Risotto con le rane: piatto veronese con ingredienti il riso vialone nano e le rane dei fossi della pianura. Risotto con pessin: piatto veronese con ingredienti il riso vialone nano e i pesciolini presenti nelle risaie della Bassa che vengono pescati al momento della fuoriuscita dell'acqua dalle risaie. Risotto con la tinca: piatto veronese del lago di Garda con ingredienti il riso e la tinca. Paparele in brodo coi figadini: piatto veronese a base di tagliatelle con interiora di gallina. Gnocchi di malga: piatto della montagna veronese con ingredienti gli gnocchi conditi col formaggio Monte Veronese e burro della Lessinia. Połenta e oxełi: polenta con cacciagione (uccellini). Schiz: formaggio di malga cotto, accompagnato da polenta. Piatto bellunese. Pastin: carne di suino tritata e lasciata macerare Toresan di Breganze: piccione selvatico fatto allo spiedo Gnocchi alle granseole Crema fritta: crema pasticcera preparata in modo da ottenerla molto densa, tagliata a losanghe successivamente fritte. Pinza: dolce antichissimo, preparato con pane raffermo, latte, fichi secchi, uvetta, semi di finocchio e polenta. È tradizione mangiarlo nelle festività dell'Epifania, accompagnato dal vin brulé. Załeti[33]: biscotti fatti con farina per polenta, uvetta e prosecco. Il nome deriva dal colore giallo (zalo in veneto). Bussolai o bussolà: biscotti semplici fatti con burro di forma circolare. Baicoli: Particolare biscotto secco veneziano Pandoro e nadałin: dolci natalizi veronesi,il primo diffuso anche a livello nazionale grazie alla produzione industriale. Tiramisù modifica Vini Per approfondire, vedi la voce Vini del Veneto. Alcuni vigneti nei pressi di Farra di Soligo Altri vigneti sulla strada del Recioto Tra i vini veneti più famosi vanno ricordati i seguenti: Valpolicella Valdadige Lessini Durello Lugana Custoza Recioto di Gambellara Amarone della Valpolicella Recioto della Valpolicella Bardolino Raboso Soave Recioto di Soave Prosecco di Conegliano Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze Cabernet di Treviso Breganze Torcolato modifica Sport Per approfondire, vedi la voce Sport in Veneto. Diverse sono le società venete che eccellono in campo sportivo, ma tra tutte si segnalano quelle di Treviso, che di fatto rappresentano un polo di eccellenza sportivo a livello regionale e nazionale. Nella Pallacanestro si possono citare la squadra maschile di Treviso e quella femminile di Schio, nella Pallavolo il team maschile di Treviso e quello femminile di Conegliano, mentre nel Rugby l'egemonia a livello regionale e nazionale viene contesa dalle squadre di Treviso, Padova e Rovigo. Anche il football americano è presente in veneto con le squadre Hurricanes Vicenza, Islanders Venezia, Saints Padova, Redskins Verona, tutte militanti nel campionato nazionale, e Cavaliers Castelfranco (Treviso), militante nella serie B nazionale. Infine nell'Hockey su ghiaccio, importante la tradizione sportiva della squadra di Cortina, Asiago e Alleghe che militano in serie A. Nel calcio c'è una squadra che gioca in Serie A (Chievo Verona); quattro in Serie B (Vicenza, Padova, Cittadella, Portogruaro); due in Lega Pro Prima Divisione (Verona, Bassano); una in Lega Pro Seconda Divisione (Sambonifacese). L'unico scudetto l'ha conquistato l'Hellas Verona nella stagione 1984-85, mentre sono state vinte 2 Coppa Italia rispettavimante dal Vicenza nel 1997 e dal Venezia nel 1941. Nel calcio a 5 in serie A c'è la Marca Futsal e la Luparense. Il Veneto è stata inoltre la prima regione italiana ad aver ospitato le Olimpiadi, in quanto nel 1956 vi sono stati realizzati i VII Giochi olimpici invernali a Cortina d'Ampezzo. modifica Note ^ db-city.com ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 31-12-2010 (DATI ISTAT) ^ Dato Regione Veneto. URL consultato il 31-12-2007. ^ www.consiglioveneto.it ^ Tratto da www.venus.unive.it (file PDF). URL consultato il 22-09-2008. ^ Tratto da www.rbvex.it. URL consultato il 22-09-2008. ^ Ricerca del CSER (Centro Studi Emigrazione - Roma). ^ Dato ISTAT. URL consultato il 02-06-2011. ^ a b c Veneto in L'Enciclopedia Geografica - vol. 1, Milano, Corriere della Sera, pp. 294-295. ISSN 1824-9280. ^ Dato Censis, riportato nel Rapporto annuale 2008, sezione La società italiana al 2008, pp.19-23 (vedi sito Censis. URL consultato il 11-12-2008. ^ a b Vedi dati ISTAT. URL consultato il 31-12-2010. ^ Fonte:http://demo.istat.it/strasa2010/index.html Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 1 gennaio per età e sesso ISTAT 2010. ^ Dato demo ISTAT. URL consultato il 28-05-2011. ^ Dato fornito dal Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 28-12-2008. ^ Dato fornito dal Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 28-12-2008. ^ Dato fornito dal Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 28-12-2008. ^ Dati Istat 2007 ^ . URL consultato il 28-12-2008. ^ Elenco delle località nel portale turistico regionale. URL consultato il 31-12-2008. ^ Dato Regione Veneto. URL consultato il 04-01-09. ^ Informazione fornita da Dir. Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 28-12-2008. ^ Tratto da consiglioveneto.it. URL consultato il 22-09-2008. ^ Dato ISTAT. URL consultato il 22-09-2008. ^ Tratto da http://www.asca.it. URL consultato il 17-11-2008. ^ Tratto da http://www.giorgioroverato.eu/SP/Veneto-2007-08.pdf. URL consultato il 17-11-2008. ^ Università di Padova: dati statistici ^ Art. 1 dello Statuto ^ ::: Il Cammino delle Dolomiti ::: ^ Dato ISTAT. URL consultato il 22-09-2008. ^ a b Tratto da consiglioveneto.it. URL consultato il 22-09-2008. ^ Il disastro del Vajont avvenne il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39 ^ Tratto da wikitravel.it. URL consultato il 22-09-2008. ^ Approfondimento disponibile su Wikibooks. URL consultato il 22-09-2008. modifica Bibliografia Giorgio Aldrighetti, L'araldica e il leone di San Marco, Venezia, Marsilio, 2002 (ISBN 88-317-8071-9) Girolamo Arnaldi, M. Pastore Stocchi, Storia della Cultura Veneta, Vol. 10, Vicenza, Neri Pozza, 1976-1987 (ISBN non disponibile) Luigi Brunello, Il Veneto e i Veneti, Venezia-Mestre, Panizzutti, 1986 (ISBN non disponibile) Manlio Cortelazzo, Manuale di Cultura Veneta. Geografia, storia, lingua e arte, Venezia, Marsilio, 2004 (ISBN 88-317-8475-7) Fabio Mutinelli, Lessico veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852 (ISBN non disponibile) Alvise Zorzi, San Marco per sempre, Milano, Mondadori, 1998 (ISBN non disponibile) Giovanni Distefano, Gian Antonio Paladini, Storia di Venezia 1797 - 1997, Supernova, Venezia, 1997 (ISBN non disponibile) AAVV, La Biblioteca di Repubblica, L'Italia, 11, Veneto, 2005, Touring Editore, (ISBN non disponibile) modifica Voci correlate Venetismo Nativi del Veneto Emigrazione veneta modifica Altri progetti Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Veneto Wikinotizie Wikinotizie contiene notizie di attualità su Veneto Wikisource Wikisource contiene opere letterarie e documenti antichi del Veneto Wikisource Wikisource contiene alcuni canti del Veneto Wikiquote Wikizionario Wikiquote contiene citazioni di o su Veneto Wikizionario contiene la voce di dizionario «Veneto» modifica Collegamenti esterni Veneto su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Veneto") v · d · m Regioni d'Italia Abruzzo · Basilicata · Calabria · Campania · Emilia-Romagna · Friuli-Venezia Giulia · Lazio · Liguria Lombardia · Marche · Molise · Piemonte · Puglia · Sardegna · Sicilia · Toscana · Trentino-Alto Adige Umbria · Valle d'Aosta · Veneto Portale Veneto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Veneto


There’s more to Italy’s Veneto wine region than Valpolicella

Veneto’s cool, humid climate tends to yield crisp, light red wine

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Venice becomes QA’s third Italian gateway

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dimostrato di andare in salita pi di altri atleti che sulla carta dovrebbero staccarlo con una gamba sola E ora non ci resta che sperare che l iride rimanga in Italia ancora per un anno Pozzato vince il Giro del Veneto foto Bettini Andrea Mastrangelo
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Véneto - Wikipedia, la enciclopedia libre

Véneto (Veneto en italiano, Vèneto en véneto, Venit en friulano, ... El Véneto es la octava región por tamaño de Italia, con una superficie total de 18.398,9 km2. ...



Irvine Co. moves forward with 1,667 apartments

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