1130
11 agosto
11 settembre
1471
1490
1531
1537
1552
1555
1556
1558
1561
1564
1565
1568
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1575
1578
1579
1581
1582
1583
1584
1585
1586
1587
1588
1589
1591
1592
1593
1594
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1596
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1598
1599
1601
1603
1604
1605
1606
1608
1609
1611
1612
1613
1614
1616
1617
1618
1620
1623
1634
1635
1639
1646
1649
1662
1670
1727
1785
1814
1838
1844
1972
1983
1989
23 aprile
25 marzo
26 aprile
26 maggio
27 novembre
2 febbraio
3 maggio
3 settembre
6 maggio
6 settembre
A Dictionary of the English Language
Abbazia di Westminster
Accademia degli Intronati
Aldermanno
Alexander Pope
Alfred Tennyson
Alla regina (Shakespeare)
Amleto
Amleto (opera teatrale)
Amore
Anni 1920
Anni 1950
Antonio e Cleopatra
Antonio e Cleopatra (Shakespeare)
Arthur Brooke
Attribuzione delle opere di Shakespeare
Attribuzione delle opere di Shakespeare#L.27ipotesi Crollalanza
Baldassare Castiglione
Baldassarre Castiglione
Balivo
Bardo
Battaglia di Barnet
11 agosto
11 settembre
1471
1490
1531
1537
1552
1555
1556
1558
1561
1564
1565
1568
1569
1575
1578
1579
1581
1582
1583
1584
1585
1586
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1588
1589
1591
1592
1593
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1598
1599
1601
1603
1604
1605
1606
1608
1609
1611
1612
1613
1614
1616
1617
1618
1620
1623
1634
1635
1639
1646
1649
1662
1670
1727
1785
1814
1838
1844
1972
1983
1989
23 aprile
25 marzo
26 aprile
26 maggio
27 novembre
2 febbraio
3 maggio
3 settembre
6 maggio
6 settembre
A Dictionary of the English Language
Abbazia di Westminster
Accademia degli Intronati
Aldermanno
Alexander Pope
Alfred Tennyson
Alla regina (Shakespeare)
Amleto
Amleto (opera teatrale)
Amore
Anni 1920
Anni 1950
Antonio e Cleopatra
Antonio e Cleopatra (Shakespeare)
Arthur Brooke
Attribuzione delle opere di Shakespeare
Attribuzione delle opere di Shakespeare#L.27ipotesi Crollalanza
Baldassare Castiglione
Baldassarre Castiglione
Balivo
Bardo
Battaglia di Barnet
William Shakespeare
William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, battezzato il 26 aprile 1564[1] – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616[1][2]) è stato un drammaturgo e poeta inglese, comunemente considerato come il più importante scrittore in lingua inglese e il più eminente drammaturgo della storia[nb 1].
È spesso considerato inoltre il poeta rappresentativo del popolo inglese[nb 2]; soprannominato il Bardo dell'Avon (o semplicemente Il Bardo[nb 3]) oppure il Cigno dell'Avon[nb 4].
Delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Le sue rappresentazioni sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state inscenate più spesso di qualsiasi altra opera[nb 5]; inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese[nb 6] e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nell'inglese quotidiano[nb 7].
Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile collocare con sufficiente certezza l'epoca di composizione della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni compresi tra il 1588 e il 1612[nb 8]. Considerato uno dei pochi scrittori capaci di eccellere sia nelle tragedie sia nelle commedie, fu uno dei pochi drammaturghi della sua epoca capace di combinare il gusto popolare con una complessa caratterizzazione dei personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità filosofica.
Firma di William Shakespeare
Benché fosse già molto popolare in vita, divenne enormemente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi ed importanti personaggi dei secoli seguenti. La scarsità di documenti sopravvissuti riguardanti la sua vita privata ha fatto sorgere numerose speculazioni riguardo al suo aspetto fisico, la sua sessualità, il suo credo religioso e persino l'attribuzione delle sue opere[nb 9].
Indice
1 Biografia
1.1 La famiglia
1.2 I primi anni
1.3 I problemi finanziari del padre
1.4 Il matrimonio e i figli
1.5 Gli anni perduti
1.6 La comparsa a Londra
1.7 L'ascesa al successo
1.8 Gli uomini del re
1.9 Il ritorno a Stratford
1.10 La morte
1.11 Albero genealogico
2 Opere
2.1 Cronologia delle opere
2.1.1 Opere teatrali
2.1.1.1 Collaborazioni teatrali
2.1.2 Opere poetiche
2.1.3 Opere di incerta attribuzione
2.2 Gli inizi e i primi drammi storici
2.3 I drammi eufuistici
2.4 I poemi non drammatici
2.5 Il secondo ciclo storico
2.6 Tragicommedie e commedie romantiche
2.7 Giulio Cesare e i drammi dialettici
2.8 Le grandi tragedie
2.9 I drammi d'argomento classico
2.10 I drammi romanzeschi
2.11 L'ultimo dramma storico
3 Debiti intellettuali e fonti
4 Identità e paternità
5 Shakespeare e l'Italia
6 Il volto di Shakespeare
7 Influenza
8 Shakespeare nella cinematografia
9 Note
9.1 Note bibliografiche
10 Bibliografia
11 Voci correlate
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
modifica Biografia
La mancanza di notizie biografiche su William Shakespeare è stata a lungo oggetto di dibattito fin dal XVIII secolo, tanto da far ipotizzare l'attribuzione delle opere a diversi autori. Lo studioso settecentesco George Steevens affermava come le uniche cose certe sul Bardo fossero il suo luogo di nascita e morte e poche altre informazioni anagrafiche[3]. Nei secoli seguenti, tuttavia, sono emersi tali e tanti documenti al riguardo da poter scartare le ipotesi più fantasiose e da far affermare a Samuel Schoenbaum, uno dei suoi più recenti biografi, che della sua vita ormai si conosce più d'ogni altro drammaturgo suo contemporaneo[nb 11].
Riguardo le convinzioni religiose di William Shakespeare alcuni studiosi inclinano a pensare che egli fosse cattolico. In tal senso si è espresso Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana, che è anche uno studioso di letteratura, il quale ha comunicato durante l’Hay Festival in Galles (maggio-giugno 2011): “Non penso che questo ci debba interessare molto se posizionarlo tra i cattolici o i protestanti... ma per quello che vale, penso che egli avesse probabilmente un retroterra cattolico e molti amici cattolici”.
modifica La famiglia
La presunta casa natale a Stratford
« La storia della vita di William Shakespeare è un racconto di due città. Stratford l'allevò; Londra gli diede, letteralmente e metaforicamente, un palcoscenico per la sua fortuna. »
(Samuel Schoenbaum)
Shakespeare visse a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, un periodo in cui si stava realizzando il passaggio dalla società medioevale al mondo moderno. Nel 1558 sul trono del regno era salita Elisabetta I d'Inghilterra, inaugurando un periodo di fioritura artistica e culturale che da lei prese il nome.
Il padre di Shakespeare, John, emigrò a metà Cinquecento a Stratford-upon-Avon, dove divenne guantaio e conciatore[nb 12]. John compare per la prima volta nelle documentazioni storiche nel 1552, quando dovette pagare una multa per aver ammucchiato del letame in un luogo vietato[nb 13]. Il documento ci informa che John Shakespeare aveva in affitto un'ala di quella che sarebbe poi diventata famosa come la casa natale del poeta. Nel 1556, John accrebbe le sue proprietà, acquistando una proprietà fondiaria e l'altra ala della casa natale, che a quel tempo era una struttura separata (solo successivamente le due ali vennero unite, formando la costruzione che è possibile vedere ancora oggi)[nb 14].
John prese in moglie Mary Arden, la figlia del ricco agricoltore Robert Arden[nb 15]. Mary era la figlia minore, tuttavia era probabilmente la prediletta del padre visto che quando questi morì, verso la fine del 1556, le lasciò tutti i suoi possedimenti di valore: la sua tenuta e il raccolto della sua terra[nb 16]. Il matrimonio avvenne tra il novembre del 1556, mese in cui fu redatto il testamento di Robert Arden, e il settembre del 1558, mese in cui nacque la prima figlia[nb 17].
Nell'autunno del 1558, John Shakespeare prestò giuramento come uno dei quattro conestabili[nb 18] (il connestabile era incaricato di mantenere l'ordine e la pace nella cittadina[nb 19]); in questo modo iniziò la sua carriera politica che lo portò, nel giro di pochi anni, ad assumere cariche sempre più prestigiose: dal 1565 fu aldermanno, cioè un componente della giunta municipale di Stratford; nel 1568 ricoprì per un anno la carica più importante della città, quella di balivo[nb 20]. Raggiunto il massimo riconoscimento cittadino, decise di rivolgersi al Collegio degli araldisti per ricevere uno stemma, non riuscendo però a ottenerlo[nb 21].
modifica I primi anni
La data di battesimo di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon risulta essere il 26 aprile 1564. La trascrizione nel registro parrocchiale dice: «Gulielmus, filius Johannes Shakspere»[nb 22]. Non è documentata la data di nascita che tradizionalmente si suppone sia avvenuta tre giorni prima[nb 23][nb 24][nb 25], il 23 aprile, giorno in cui si festeggia San Giorgio, patrono dell'Inghilterra. Shakespeare fu il terzo di otto figli. Durante l'estate del 1564, la peste colpì Stratford, tuttavia sembra che abbia risparmiato la famiglia Shakespeare[nb 26].
Sebbene non siano giunti a noi i registri scolastici di questo periodo, molti biografi concordano che Shakespeare frequentò la King's New School (la "grammar school" locale), distante circa quattrocento metri dalla sua casa[nb 27][nb 28][nb 29]. Le grammar school - paragonabili per fascia d'età alla nostra scuola secondaria - variavano per qualità durante l'età elisabettiana, ma il programma di studi era imposto per legge in tutta l'Inghilterra ed era centrato sullo studio del latino e dei classici[nb 30][nb 31]. Le lezioni erano impartite sei giorni alla settimana, iniziavano alle sei o alle sette di mattina e continuavano fino alle undici; dopo la sosta per la colazione e il pranzo riprendevano all'una per poi concludersi alle sei di sera[nb 32].
Nel 1579, una giovane di Stratford, Katherine Hamlett, annegò accidentalmente nel fiume Avon; conosciamo questo evento grazie a un'inchiesta di cui restano tracce negli archivi della cittadina[nb 33]. L'evento dovette scuotere la piccola comunità, tanto da suggerire che Shakespeare, allora quindicenne, abbia successivamente preso spunto da questa situazione per la morte di Ofelia che manca nelle fonti dell'Amleto[nb 33].
modifica I problemi finanziari del padre
Arrivato a Stratford come emigrato, John Shakespeare era riuscito a percorrere, nel giro di pochi anni, una folgorante carriera politica a livello cittadino, tanto da ricoprire il massimo riconoscimento locale nel 1568; ma, a partire dagli anni '70 del Cinquecento, i documenti sembrano indicare l'arrivo di un periodo difficile[nb 34].
Nel 1576 John smise di partecipare alle riunioni della giunta municipale, mentre in passato era stato molto ligio nell'adempiere a questo compito[nb 34]. Sebbene spesso gli assenti alle sedute venissero estromessi dalla carica di consigliere, i colleghi di Shakespeare continuarono a rinnovare la sua carica anno dopo anno, probabilmente nella speranza che prima o poi John ritornasse a occupare il suo posto[nb 34].
Dei documenti successivi ci suggeriscono che i problemi di John Shakespeare fossero di natura finanziaria. Quando la giunta municipale approvò la riscossione di una tassa per l'equipaggiamento dei soldati, venne chiesto a John di pagare una cifra inferiore, tre scellini e quattro pence, rispetto a quella richiesta ai consiglieri[nb 34]. Nonostante ciò, dopo un anno John non aveva ancora pagato questa somma[nb 34].
Nel 1578 una seduta della giunta municipale impose una multa molto alta a un consigliere assente, un certo John Wheeler, ma non fu preso nessun provvedimento per l'assente John Shakespeare[nb 34]. Nel novembre dello stesso anno, venne imposto che ogni consigliere dovesse pagare quattro pence la settimana per l'assistenza ai poveri, eccezion fatta, scrivono i documenti ufficiali, per il «sig. John Shaxpeare e il sig. Robert Bratt, ai quali non verrà imposto di pagare niente»[nb 34]. Bratt, che non era più consigliere municipale, morì l'anno seguente[nb 35].
La pazienza dei colleghi di Shakespeare terminò nel 1586, quando John fu escluso dal consiglio municipale[nb 36]: il 6 settembre di quell'anno fu eletto un nuovo consigliere al suo posto perché «il sig. Shaxspeare non viene alle riunioni quando queste vengono annunciate, né è venuto per un lungo periodo»[nb 37].
A chiudere il quadro, diversi documenti c'informano che tra il 1570 e il 1580 John Shakespeare ipotecò e perse (non potendo pagare il debito alla scadenza) o vendette alcuni possedimenti, possedimenti per lo più frutto dell'eredità della moglie[nb 38].
I problemi finanziari di John Shakespeare durarono probablimente fino agli anni '90. Ben due inchieste del 1591 riferiscono che John Shakespeare, insieme ad altri, non andasse in chiesa per paura dei debiti; a quel tempo, infatti, l'ufficiale giudiziario poteva effettuare gli arresti di domenica, e la chiesa era il luogo adatto per trovare i ricercati[nb 39]
modifica Il matrimonio e i figli
È probabile che William abbia lavorato come apprendista nel negozio del padre[nb 40]; infatti, è stato messo in rilievo come Shakespeare nelle sue opere faccia riferimento a svariati tipi di pelle d'animale e ad altre conoscenze tipiche dei conciatori[nb 41].
Il 27 novembre 1582, all'età di diciotto anni, William sposò a Stratford Anne Hathaway, di otto anni più anziana. Il matrimonio, testimoniato da Fulk Sandalls e John Richardson, considerata la data di nascita della prima figlia è probabile che sia stato affrettato dalla gravidanza della sposa[nb 42].
Il 26 maggio 1583 la prima figlia di Shakespeare, Susannah, venne battezzata a Stratford[nb 43]. Due anni dopo, il 2 febbraio 1585, vennero battezzati due gemelli: un maschio, Hamnet, e una femmina, Judith[nb 44]. Gli Shakespeare chiamarono i figli come i loro vicini e inseparabili amici, Hamlet (o Hamnet) e Judith Sadler[nb 45]. Quando nel 1598 Judith e Hamnet Sadler ebbero un figlio, lo chiamarono William[nb 45]. Hamnet era una variante morfologica, consueta a quel tempo, di Hamlet[nb 33], pertanto alcuni sospettano che il nome del bambino abbia ispirato quello del protagonista dell'opera omonima, benché il nome Hamnet o Hamlet fosse a quei tempi piuttosto comune. La figlia di Judith e del vinaio Thomas Quinley, Elizabeth, sarà l'ultima discendente della famiglia.
modifica Gli anni perduti
La statua di Shakespeare nella Leicester Square di Londra, opera di G. Fontana, 1874, copia del monumento commemorativo presente nell'abbazia di Westminster
Dal battesimo dei due gemelli fino alla comparsa di Shakespeare sulla scena letteraria inglese, non si dispone di altri documenti; a causa di ciò gli studiosi si riferiscono al periodo tra il 1585 e il 1592 come agli "anni perduti".
Il tentativo di spiegare questo periodo ha dato vita a numerose supposizioni e fantasie; spesso nessuna prova suffraga queste storie se non le dicerie raccolte dopo la morte del drammaturgo[nb 46][nb 47].
Nicholas Rowe, il primo biografo di Shakespeare, riporta una leggenda di Stratford secondo la quale Shakespeare abbandonò la città, rifugiandosi a Londra, per fuggire ad un processo causato dalla caccia di frodo di un cervo[nb 48][nb 49]. Un altro racconto del XVIII secolo riporta che Shakespeare iniziò la sua carriera teatrale badando ai cavalli dei clienti dei teatri di Londra[nb 50]. John Aubrey riportò che Shakespeare divenne un insegnante di campagna[nb 51].
Alcuni studiosi hanno suggerito la possibilità che Shakespeare sia stato assunto come insegnante da Alexander Hoghton di Lancashire, un proprietario terriero cattolico che cita un certo "William Shakeshafte" nel suo testamento del 1581[nb 52][nb 53]. Tuttavia non abbiamo prove che qualche membro della famiglia del poeta usò mai la variante "Shakeshafte"[nb 54].
È stato ipotizzato che Shakespeare abbia iniziato la sua carriera teatrale unendosi a una delle tante compagnie che visitavano Stratford annualmente. Nella stagione 1583-84 tre compagnie visitarono Stratford, nella stagione 1586-87 ben cinque, tra cui quella della regina, quella di Essex e quella di Leicester[nb 55].
modifica La comparsa a Londra
« Se le Muse avessero parlato inglese avrebbero parlato con le ben limate frasi di Shakespeare »
(Francis Meres)
Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di Shakespeare in ambito teatrale: sappiamo che sue opere sono già state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di Pembroke e del Sussex; si ha notizia, inoltre, della rappresentazione il 3 marzo 1592 della prima parte dell'Enrico VI[nb 56].
La fama di Shakespeare era in ascesa vertiginosa, tanto da attirarsi le gelosie dei colleghi più anziani: proprio in quest'anno Robert Greene gli dedicò la celebre invettiva:
(EN)
« an upstart Crow, beautified with our feathers, that with his Tygers hart wrapt in a Players hyde, supposes he is as well able to bombast out a blanke verse as the best of you: and beeing an absolute Johannes factotum, is in his owne conceit the onely Shake-scene in a countrey. »
(IT)
« Un corvo parvenu, abbellito dalle nostre piume, che con la sua "Arte di tigre nascosta da un corpo d'attore"[4] ritiene d'essere capace quanto il migliore di voi di tuonare in pentametri giambici; ed essendo un faccendiere affaccendatissimo, è secondo il suo giudizio l'unico 'Scuoti-scene'[5] del paese »
(Greene, nel Groatsworth of Wit, un opuscolo pubblicato il 3 settembre 1592)
Greene era uno scrittore dalla personalità focosa che nel Groatsworth criticò anche Marlowe e Nashe[nb 57]. Henry Chettle, il tipografo che aveva preparato per le stampe il manoscritto del Groatsworth, sentì il bisogno, pochi mesi dopo, di prendere le distanze da Greene nella prefazione alla sua opera Kind-Heart's Dream (Sogno di cuor gentile)[nb 58]:
« Circa tra mesi fa moriva M. Robert Greene lasciando molti scritti nelle mani di diversi librai, tra i quali il suo Groatsworth of Wit, contenente la lettera a vari drammaturghi che da uno o due di questi è stata presa come un insulto: non potendosi vendicare su un morto, si sono voluti inventare un autore vivente e dopo aver fatto vari tentativi qua e là, sono arrivati a me. È ben noto come io mi sia sempre opposto in tutta la mia carriera di stampatore alle taglienti invettive contro gli eruditi; posso anche dar prova della mia condotta in quelle circostanze. Non conoscevo nessuno dei due autori che si sono sentiti insultati. Uno di loro Chettle si riferisce probabilmente a Marlowe non mi interessa nemmeno di conoscerlo, né oggi né mai; per quanto riguarda l'altro Shakespeare, a quel tempo non lo risparmiai come invece adesso vorrei. Infatti, essendo riuscito a modeare la foga degli autori viventi, avrei potuto usare tanto più la mia discrezione per moderare quella di un autore morto; mi duole di non averlo fatto come se la vera colpa fosse stata la mia, proprio perché ho potuto notare io stesso che nei modi questo autore sia non meno civile di quanto sia eccellente nella sua professione. Inoltre alcune persone degnissime mi hanno riferito della rettitudine della sua condotta, che attesta della sua onestà, e della sua grazia arguta nello scrivere, che depone bene sulla sua arte.[nb 59] »
Questo passo, sul quale gli studiosi hanno molto speculato, è il primo che ci permette di conoscere il carattere di Shakespeare.
modifica L'ascesa al successo
"Tutto il mondo è teatro,
e tutti gli uomini e le donne semplicemente attori,
hanno le loro uscite e le loro entrate,
e una persona, nella sua vita, rappresenta molte parti"
Come vi piace, Atto II, Scena 7, 139–42.
Negli anni 1593-94, a causa di una epidemia di peste, i teatri inglesi rimasero chiusi. Shakespeare, in questo periodo, pubblicò i due poemi Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia[nb 60].
Dal 1594 entra nella compagnia dei "servi del Lord Ciambellano" (The Lord Chamberlain's Men), della quale facevano parte Richard Burbage e William Kempe[nb 61].
Nel 1596 muore il figlio maschio, Hamnet, che fu sepolto a Stratford l'11 agosto 1596[nb 62].
Sempre nel 1596, il padre di Shakespeare, John, ottiene il diritto di fregiarsi di uno stemma e del titolo di gentleman per sé e per i suoi discendenti[nb 63], il motto scelto è "Non sanz droict", "Non senza diritto"[nb 36].
Il monumento funebre di Shakespeare a Stratford
Il busto posto sopra la tomba di Shakespeare alla Holy Trinity Church di Stratford fu realizzato tra il 1616 e il 1623; pur non avendo documenti al riguardo, si ritiene che sia stato commissionato e approvato dalla famiglia Shakespeare.
Nel 1597 Shakespeare comprò da William Underhill per sessanta sterline una residenza a Stratford, The New Place, composta da "due granai, due giardini, due frutteti, con annessi". La casa, la più grande di Stratford a quei tempi, era stata infatti costruita da un eminente cittadino della generazione precedente, Sir Hugh Clopton[nb 64]. Quest'acquisto testimonia il notevole guadagno che Shakespeare aveva ottenuto con la sua attività teatrale.
modifica Gli uomini del re
Per il 1598 Shakespeare si era trasferito nella diocesi di St. Helen's Bishopsgate. Francis Meres pubblica il Palladis Tamia dove parla di "un Ovidio risorto nel mellifluo Shakespeare", e aggiunge che tra gli inglesi è il migliore sia nella tragedia sia nella commedia, citando i titoli di molte sue opere[nb 36]. In quello stesso anno partecipò come attore alla rappresentazione di Every Man in his Humour di Ben Jonson, nella parte di Kno'well, un vecchio gentiluomo[nb 65]; nell'in-folio delle opere di Jonson del 1616, Shakespeare compare infatti in cima alla lista degli attori, lo stesso in-folio ci informa dell'anno di rappresentazione[nb 36].
Shakespeare divenne azionista (circa del 10%) della compagnia teatrale di cui faceva parte, conosciuta come The Lord Chamberlain's Men – la compagnia prendeva il nome, come altre di quel periodo, dal suo sponsor aristocratico. Essa, soprattutto grazie all'opera di Shakespeare, era talmente popolare da far sì che, dopo la morte di Elisabetta I e l'incoronazione di Giacomo I (1603), il nuovo monarca adottasse la compagnia che si fregiò così del titolo di The King's Men (Gli uomini del re) nella quale Shakespeare ricoprì il ruolo di amministratore, oltre a quelli di drammaturgo e attore[nb 66]. Vari documenti che registrano affari legali e transazioni economiche mostrano che la ricchezza di Shakespeare si accrebbe di molto nei suoi anni londinesi.
modifica Il ritorno a Stratford
Intorno al 1611 si ritirò nella sua città natale, Stratford. L'11 settembre "Mr. Shackspere" figura sulla lista dei contribuenti che dovranno pagare l'imposta per la manutenzione delle strade reali[nb 36].
Nel maggio del 1612 Shakespeare venne convocato a Londra per testimoniare nella causa "Mountjoy-Bellott", che opponeva due fabbricanti di parrucche londinesi, Christopher Mountjoy e il genero Stephen Bellott. Gli atti del processo sono giunti fino ai nostri giorni, al termine di quelli che contengono la deposizione di Shakespeare è presente la sua firma[6].
Nel marzo del 1613 Shakespeare acquistò una casa a Londra per 140 sterline (di cui 80 in contanti), si tratta dell'ex portineria dell'abbazia dei Frati Neri (Blackfriars), dunque non lontano dall'omonimo teatro[nb 36].
Nel novembre 1614 trascorse a Londra diverse settimane insieme al suo genero John Hall[nb 67].
modifica La morte
La tomba di Shakespeare
Il 25 marzo 1616 Shakespeare fa testamento: la maggior parte delle sue sostanze va alla figlia Susanna e al marito; all'altra figlia, Judith, lascia alcune somme in denaro con clausole cautelative; alla moglie viene lasciato "l'usufrutto della seconda camera da letto" nella casa a New Place; lascia poi oggetti e piccole somme per l'acquisto di anelli ricordo a conoscenti di Stratford e agli attori Richard Burbage, John Heminge e Henry Condell[nb 25].
Shakespeare muore il 23 aprile del 1616, e viene seppellito nel coro della chiesa parrocchiale di Stratford "Holy Trinity". Restò sposato ad Anne fino alla morte.
L'epitaffio sulla sua tomba recita:
(EN)
« Good frend for Iesvs sake forbeare,
To digg the dvst encloased heare.
Blest be ye man yt spares thes stones,
And cvrst be he yt moves my bones. »
(IT)
« Cura, dolce amico nell’amore di Gesù,
di smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre.
E maledetto colui che disturba le mie ossa »
(Epitaffio sulla tomba di W.Shakespeare)
Il monumento funebre fu realizzato alcuni anni dopo la morte del Bardo da uno scultore olandese, ed è uno dei pochi ritratti attendibili che siano giunti fino a noi.
modifica Albero genealogico
Richard Shakespeare
(1490–1561)
Robert Arden
(...-1556)
John Shakespeare
(circa 1531 – 1601)
Mary Arden
(1537–1608)
William Shakespeare
(1564-1616)
Anne Hathaway
(1555/56-1623)
Joan Shakespeare
(1569–1646)
William Hart
John Hall
(1575-1635)
Susanna Shakespeare
(1583-1649)
Hamnet Shakespeare
(1585-1596)
Judith Shakespeare
(1585-1662)
Thomas Quiney
John Barnard
Elizabeth Hall
(1608-1670)
Thomas
Nash
Thomas Quiney
(1620-1639)
Shakespeare Quiney
(1616-1617)
Richard Quiney
(1618-1639)
modifica Opere
Riproduzione del frontespizio del primo infolio scespiriano
Fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia), Shakespeare non si è mai curato di dare alle stampe le proprie opere; d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo: le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie rivali i propri copioni. Le opere di Shakespeare oggi in nostro possesso si basano quindi su copie illegali, spesso malandate, dell’epoca (i cosiddetti bad Quartos) e soprattutto sulle edizioni in-folio pubblicate dopo la sua morte. La prima e la più importante di queste è quella stampata nel 1623 dai suoi amici John Heminge e Henry Condell (Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies). L’in-folio comprende trentasei opere teatrali suddivise per categoria: commedie, drammi storici, tragedie.
modifica Cronologia delle opere
Per approfondire, vedi la voce Cronologia delle opere di Shakespeare.
La cronologia delle opere di Shakespeare è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto dagli studiosi. Di certo sappiamo che Shakespeare inaugurò la sua carriera teatrale e pubblica con la prima parte di un dramma storico, l'Enrico VI. Esclusi rari casi come questo, si è proceduto all'identificazione della data di composizione tramite due canali: considerazioni stilistiche e richiami presenti in documenti del tempo. L'opera poetica e drammaturgica di Shakespeare costituisce una parte fondamentale della letteratura occidentale ed è continuamente studiata e rappresentata in ogni parte del globo. Per ciò che riguarda i testi teatrali, per la loro natura di opere destinate alla rappresentazione e pubblicate fortunosamente, non possono essere considerati alla stessa stregua di testi letterari, ma tutt'al più copioni, strumenti dell'arte mutevole della recitazione. Non a caso (e con poche eccezioni filologiche), è tuttora costume di ogni rappresentazione scespiriana di adattare, volta per volta, il testo alle necessità sceniche, operando tagli o omettendo intere scene. Ognuno dei drammi può essere considerato come la fotografia di un determinato momento nella elaborazione di uno spettacolo, condizionato da molti fattori, nel quale il ruolo di Shakespeare fu non solo quello del fornitore di copioni originali o magistralmente riscritti, ma spesso anche dell'organizzatore teatrale e dell'impresario, attento ai mutevoli gusti del pubblico e pronto ad adattare ogni scena alle necessità del momento, ai vincoli della censura o al particolare talento di un attore.
modifica Opere teatrali
Tragedie
Romeo e Giulietta
Macbeth
Re Lear
Amleto
Otello
Tito Andronico
Giulio Cesare
Antonio e Cleopatra
Coriolano
Troilo e Cressida
Timone di Atene
Commedie
La commedia degli errori
Tutto è bene quel che finisce bene
La dodicesima notte
Come vi piace
Sogno di una notte di mezza estate
Molto rumore per nulla
Misura per misura
La tempesta
La bisbetica domata
Il mercante di Venezia
Le allegre comari di Windsor
Pene d'amore perdute
I due gentiluomini di Verona
Pericle principe di Tiro
Cimbelino
Il racconto d'inverno
Drammi storici
Riccardo III
Riccardo II
Enrico VI, parte I
Enrico VI, parte II
Enrico VI, parte III
Enrico V
Enrico IV, parte I
Enrico IV, parte II
Enrico VIII
Re Giovanni
La suddivisione in "tragedie" o "commedie" è comunque parzialmente inesatta. Questa distribuzione nasce dall'ordine dato alle opere nel "First Folio", letteralmente primo in-folio. Oggi, gli studiosi aggiungono a queste categorie quella di "romances" o "drammi romanzeschi" (Cimbelino, Il racconto d'inverno, Pericle, principe di Tiro, La tempesta), che racchiudono un'atmosfera fiabesca e romanzesca tipica delle ultime opere shakespeariane.
modifica Collaborazioni teatrali
I due nobili congiunti - pubblicato nel 1634, Shakespeare collaborò con il drammaturgo John Fletcher per la composizione di questo dramma.
Sir Tommaso Moro - Shakespeare forse ha scritto parte della scena VI di questo dramma, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e stampato soltanto nel 1814.
Probabilmente anche l'Enrico VIII è stato scritto in collaborazione con John Fletcher.
Edoardo III L'opera non è presente nell'in-folio del 1623, ma probabilmente almeno la seconda scena del primo atto e l'intero atto II sono di Shakespeare. Scritta entro il 1595 e pubblicata l'anno seguente.
modifica Opere poetiche
Sonetti
Venere e Adone
Lo stupro di Lucrezia
La fenice e la tortora
Il pellegrino appassionato
modifica Opere di incerta attribuzione
Pene d'amore vinte - Un documento del tardo XVI secolo elenca quest'opera tra quelle recenti di Shakespeare, ma non si ha traccia di alcuna commedia con questo titolo. Potrebbe trattarsi del titolo alternativo di una delle commedie sopra elencate, come "Pene d'amor perduto"; è invece improbabile che si tratti di "Tutto è bene quel che finisce bene".
Cardenio - Pare che Shakespeare abbia collaborato con Fletcher anche per un'altra opera, Cardenio, ora perduta, basata su un episodio di Don Chisciotte della Mancia. Nel 1727 un'opera dal titolo Doppio inganno (Double Falsehood, or the Distrest Lovers) venne presentata al pubblico londinese come trascrizione, da parte del drammaturgo britannico Lewis Theobald, della perduta Cardenio.
Elegia Funebre per Master William Peter[7] - Nel 1983 lo studioso Donald Foster ritrovò nella biblioteca del Balliol College di Oxford un'elegia funebre composta da 578 versi. L'opera, composta per la morte di uno studente di Oxford, William Peter, fu stampata da Thomas Thorpe nel 1612 e riporta in fondo ai versi la sigla "W.S."[nb 68]. Nel 1989, utilizzando un sistema di analisi computerizzata, Donald Foster attribuì l'elegia a Shakespeare [nb 69][nb 70] L'attribuzione ricevette grande attenzione di stampa. Tuttavia, una successiva analisi dello studioso Gilles Monsarrat mostrò che l'attribuzione di Foster era prematura, e che l'opera ha maggiore probabilità di essere il frutto del lavoro di John Ford. Foster concordò con Monsarrat in un messaggio e-mail alla SHAKSPER e-mail list nel 2002[nb 71][nb 72].
Lamento di un'innamorata - Poemetto probabilmente apocrifo pubblicato in appendice ai Sonetti.
Alla regina - Breve poesia scoperta nel 1972, si pensa che sia stata scritta come epliogo per una rappresentazione di Come vi piace data a corte nel febbraio del 1599.
modifica Gli inizi e i primi drammi storici
Per approfondire, vedi la voce Tito Andronico.
Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri alla stesura dei copioni per gli attori, nello stesso modo in cui oggi vengono realizzate le sceneggiature cinematografiche. La tragedia Tito Andronico (composta con molta probabilità tra il 1589 ed il 1593) è una di queste 'sceneggiature teatrali' scritta a più mani, nella quale tuttavia l'apporto di Shakespeare, allora non ancora trentenne e all'inizio della sua carriera, fu senz'altro determinante, nonostante la paternità dell'opera sia stata a lungo messa in dubbio. Secondo un drammaturgo di fine seicento, «egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali[nb 73]». Aderente al genere della tragedia di vendetta che con la Spanish Tragedy di Thomas Kyd aveva avuto in quegli anni uno straordinario successo, l'opera si rifà a Seneca e Ovidio, mantenendo del primo la struttura tragica e del secondo un linguaggio e un tono elegiaco che rimandano alle Metamorfosi. L'impronta ovidiana era già evidente ai contemporanei, come il Meres, il quale afferma che «la dolce anima arguta di Ovidio vive nel mellifluo Shakespeare», e segnala già dall'inizio la sensibilità e la perizia di uno Shakespeare poeta drammatico, grande innovatore del teatro e della letteratura inglese ma costantemente ancorato a modelli classici. Quando il Titus fu pubblicato nel 1594, come molti altri drammi del periodo senza l'indicazione di un autore, era già stato rappresentato da piccole compagnie come i Derby's (o Lord Strange's) Men, i Pembroke's Men e i Sussex' Men[nb 74].
Per approfondire, vedi le voci Enrico VI, parte I, Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III (Shakespeare).
La battaglia di Barnet (1471)
Allo stesso modo nascono i quattro drammi intorno al regno del Lancaster Enrico VI, i primi drammi storici della letteratura inglese. Enrico VI, parte I (composto tra il 1588 e il 1592), potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena (se non commissionata) da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi. Opere in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed (ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo), descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile[nb 74]. Una particolarità sostanziale nel Riccardo III, oltre alla grande quantità di anacronismi, è nel ruolo del re gobbo, che a differenza dei protagonisti degli altri drammi giganteggia sulla scena, pronunciando circa un terzo delle battute.
Un'altra opera a cui Shakespeare collaborò (ma solo in piccola parte) fu il dramma mai rappresentato Sir Thomas More, incappato subito nella censura che ne impose tali e tanti tagli da renderne impossibile la rappresentazione. Stampato per la prima volta nel 1844, è un esempio della perizia degli uomini di teatro elisabettiani in questo genere di scrittura collaborativa, in cui, nonostante le diverse mani e le numerose revisioni e aggiunte, l'insieme ha una struttura coerente ricca di rimandi e di corrispondenze. [nb 74]
Per approfondire, vedi le voci Edoardo III (Shakespeare) e Re Giovanni (Shakespeare).
La "Mano D"
Facsimile di una pagina del Sir Tommaso Moro scritta dalla 'Mano D', considerata l'unico esempio pervenutoci della scrittura del Bardo.
La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591 (The Troublesome Reign of King John) e già utilizzato dai Queen's Men, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano.
modifica I drammi eufuistici
Per approfondire, vedi le voci La bisbetica domata, La commedia degli errori, I due gentiluomini di Verona, Pene d'amore perdute e Sogno di una notte di mezza estate.
Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie (La bisbetica domata, La commedia degli errori, I due gentiluomini di Verona, Pene d'amore perdute, Sogno di una notte di mezza estate) e la tragedia Romeo e Giulietta. In tutti questi drammi è forte l'influenza dell'eufuismo, ed emerge un nuovo genere: la commedia italiana, ispirata ai testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni della penisola.
Per approfondire, vedi la voce Romeo e Giulietta.
In tutte queste opere, compresa la tragedia Romeo e Giulietta, è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, come strumenti espressivi. Il gioco di parole raffinato non è mai fine a sé stesso, ma inserito a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Esempi di un tale contrasto sono ravvisabili appunto anche in Romeo e Giulietta, dove gli stilemi del linguaggio sono utilizzati per sottolineare stati d'animo tutt'altro che giocosi (un esempio è la scena di Giulietta con la Balia, al momento di apprendere la notizia dell'esilio di Romeo).
modifica I poemi non drammatici
Per approfondire, vedi le voci Venere e Adone, Lo stupro di Lucrezia e Sonetti (Shakespeare).
"Non sarà che al matrimonio di animi costanti
io ponga impedimenti: non è amore quell'amore
che muta quando scopre mutamenti
o tende a ritirarsi se l'altro si ritira.
Oh no, esso è un faro per sempre fisso
che guarda alle tempeste e mai ne è scosso;
è la stella polare per ogni nave errante,
e il suo volere resta ignoto,
anche se l'altezza ne sia presta.
L'amore non è lo zimbello del Tempo,
anche se rosse labbra e guance
cadono nel compasso della sua falce ricurva;
l'amore non muta con le sue brevi ore e settimane,
ma resiste fino all'orlo del Giudizio.
Se questo è errore e mi sia provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato"
Sonetto 116[nb 75].
Negli anni dal 1592 al 1594 a Londra infuriò la peste, provocando la chiusura dei teatri. Shakespeare, nell'attesa di riprendere la sua attività sul palcoscenico, scrive alcuni poemi, di diverso stile. Venere e Adone, pubblicato nel 1593, fu ristampato numerose volte ed ebbe un notevole seguito. Lo stupro di Lucrezia, registrato l'anno seguente, ebbe un successo molto inferiore. Negli anni seguenti Shakespeare continuò occasionalmente a scrivere poemi e sonetti, perlopiù diffusi nella cerchia delle sue amicizie.
Nel 1609 l'editore Thomas Thorpe stampa senza il consenso dell'autore Sonnets, una raccolta di 154 sonetti di William Shakespeare. Scritti presumibilmente tra il 1593 e il 1595, i sonetti sono di una validità artistica tale che da soli basterebbero per assicurare a Shakespeare un posto rilevante nella storia della letteratura inglese.
Henry Wriothesley, terzo Conte di Southampton (1573 - 1603).
La critica ha suddiviso sommariamente la raccolta in due grossi tronconi: la prima parte è dedicata a un non meglio specificato "fair friend" (bell'amico, sonetti 1-126), la seconda ad una "dark lady" (donna bruna, misteriosa, sonetti 127-154); tra questi possiamo poi individuare la sequenza del "poeta rivale" (sonetti 76-86).
Thorpe appose una dedica nell'opera in cui ringraziava l'autore e un fantomatico "begetter" (l'"ispiratore" dei versi della prima parte, ma per alcuni semplicemente il "procacciatore" della copia fraudolenta). Molto si è dibattuto e indagato per scoprire l'identità di questa persona; la critica storicamente si è divisa principalmente su due candidati: il Conte di Southampton Henry Wriothesly e William Herbert.
I sonetti, trasfigurando nel mezzo letterario gli stati d'animo dell'autore, rappresentano l'unica opera autobiografica di Shakespeare; d'altra parte, come sottolineato da diversi critici, l'intera raccolta è da considerarsi anche come libro filosofico colmo di implicazioni meditative.
modifica Il secondo ciclo storico
Per approfondire, vedi le voci Riccardo II (Shakespeare), Enrico IV, parte I, Enrico IV, parte II e Enrico V (Shakespeare).
Nel 1594 Shakespeare trova una situazione per lui molto propizia. La peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, tra cui i celebri Queen's Men. Nascono nuove realtà teatrali che ne raccolgono i migliori talenti, e in una di queste, i "servi del Ciambellano" (The Lord Chamberlain's Men) egli prende parte come autore e azionista. La abilità del drammaturgo e uomo di teatro di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels (il maestro di cerimonie incaricato di supervisionare le opere rappresentate) gli assicurano in questo periodo una rapida ascesa al successo.
Nacque per i Chamberlain's la seconda serie di drammi storici inglesi, il Riccardo II, le due parti dell'Enrico IV ed Enrico V. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.
modifica Tragicommedie e commedie romantiche
Per approfondire, vedi le voci Il mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, Come vi piace, La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor.
Seguì un nutrito gruppo di commedie, caratterizzate per i toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia come Il mercante di Venezia e Molto rumore per nulla, altre più leggere (e definite commedie romantiche): Come vi piace, La dodicesima notte, Le allegre comari di Windsor.
modifica Giulio Cesare e i drammi dialettici
Per approfondire, vedi le voci Giulio Cesare (Shakespeare) e Amleto.
Ormai il drammaturgo è riconosciuto e famoso, e negli anni a cavallo tra i due secoli riesce ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità creative, facendo rappresentare al Globe moltissimi dei suoi drammi tra cui il Giulio Cesare, precursore di altre opere di argomento romano, e un nuovo tipo di tragedia: l'Amleto. Il problem play, dramma dialettico, segna un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali.
Per approfondire, vedi le voci Troilo e Cressida, Tutto è bene quel che finisce bene e Misura per misura.
La transizione è un passaggio definitivo, che influenzerà la produzione successiva, sia tragica (Troilo e Cressida) che dei drammi a lieto fine come Tutto è bene quel che finisce bene e Misura per misura.
modifica Le grandi tragedie
Per approfondire, vedi le voci Otello, Re Lear e Macbeth.
Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese. Salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello (1604), Re Lear (1605), Macbeth (1606, omaggio alla dinastìa Stuart), e La tempesta (1611, che include tra l'altro una "maschera", interludio musicale in onore del re che assistette alla prima rappresentazione).
Le tre ultime tragedie risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza, l'essere maturi (ripeness is all), come afferma Edgar nel quinto atto del Re Lear (parafrasando Amleto, the readiness is all). Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.
modifica I drammi d'argomento classico
Per approfondire, vedi le voci Antonio e Cleopatra, Coriolano (Shakespeare) e Timone d'Atene.
I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica, ricca di corrispondenze con la realtà britannica, ma con la possibilità di assumere una valenza universale. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano, non limitandosi a raccontare della tragedia privata dei protagonisti. Coriolano è occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù. Viene data voce ad una intera comunità (cittadini, servitori, senatori senza nome) come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia (fatta per bocca del misantropo Timone) della corruzione, del potere dell'oro, gialla carogna che farà diventare bianco il nero, bello il brutto.
modifica I drammi romanzeschi
Per approfondire, vedi le voci Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta e I due nobili cugini.
Negli ultimi anni della produzione scespiriana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile. Il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequentava più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione. Shakespeare, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi". Nascono Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta, I due nobili cugini.
modifica L'ultimo dramma storico
Per approfondire, vedi la voce Enrico VIII (Shakespeare).
Un discorso a parte merita Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali. La versione di Shakespeare (aiutato probabilmente da Fletcher) arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine.
modifica Debiti intellettuali e fonti
Sterminata è la ricchezza delle fonti da cui Shakespeare ha tratto ispirazione. La grande maggioranza dei suoi lavori sono rielaborazioni di opere precedenti; inoltre, non raro è il caso in cui Shakespeare attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro[8]. Oltre che per il tema delle sue opere, Shakespeare ha tratto spunti e materiale per i suoi dialoghi e monologhi da innumerevoli autori precedenti, tanto che Ralph Waldo Emerson, nel suo saggio su Shakespeare, scrisse:
« Di fatto appare che Shakespeare aveva debiti in ogni direzione, ed era in grado di utilizzare qualunque cosa trovasse; e l'ammontare dei debiti si può inferire dai laboriosi calcoli di Malone riguardo alla parte I, II e III dell'Enrico IV, in cui, su 6043 versi, 1771 furono scritti da qualche autore precedente Shakespeare, 2373 da lui, sulle fondamenta posate dai suoi predecessori, e 1899 erano interamente suoi. »
Fra le fonti di Shakespeare spiccano Plauto, Holinshed, Goffredo di Monmouth, Saxo Grammaticus, che gli offrono temi per i drammi storici, e anche per Re Lear e Amleto; poi Chaucer, Greene, tra i francesi Belleforest, ma sono molti anche gli autori italiani utilizzati come risorse e ispirazione: Giovanni Boccaccio, Ludovico Ariosto, Matteo Bandello, Baldassarre Castiglione, Giambattista Giraldi Cinzio, Torquato Tasso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che molte delle sue opere furono riscritture di allestimenti delle compagnie rivali (ad es: Amleto, Troilo e Cressida, Re Lear), o adattamenti di materiali di provenienza non teatrale alle esigenze della scena[nb 36].
Tra la moltitudine di fonti a cui ha attinto direttamente o indirettamente Shakespeare, è possibile individuare quattro filoni principali[nb 36]:
Gli elisabettiani
Il primo punto di riferimento sono evidentemente le opere dei contemporanei[nb 36], le opere teatrali, ma anche i romanzi e i poemi.
Alcuni esempi di opere utilizzate come fonte d'ispirazione sono i romanzi Rosalynde di Thomas Lodge per Come vi piace; Pandosto o il trionfo del tempo di Robert Greene per Il racconto d'inverno; Arcadia di Philip Sidney per Re Lear, I due gentiluomini di Verona e Come vi piace.
Alle opere originali degli autori del tempo vanno aggiunte tutte quelle opere di autori stranieri riproposte da autori inglesi, a loro volta ripresi da Shakespeare: ad esempio, è il caso del poemetto The tragical History of Romeus and Juliet di Arthur Brooke - riproposizione di una novella di Matteo Bandello - utilizzato da Shakespeare per Romeo e Giulietta; oppure del romanzo pastorale Diana Enamorada del portoghese Jorge de Montemayor, tradotto in inglese da Bartolomew Yong nel 1582, traduzione utilizzata da Shakespeare per I due gentiluomini di Verona e per Sogno di una notte di mezza estate[nb 36].
Gli storici Tudor
Per i drammi storici la fonte principale sono le imponenti compilazioni cronologiche degli storici Tudor[nb 36].
La prima opera utilizzata da Shakespeare per i suoi drammi storici fu The Union of the Two Noble and Illustre Families of Lancastre and Yorke (1542) di Edward Hall, tuttavia "ben presto Shakespeare avrebbe abbandonato l'opera di Hall a favore delle più ricche e pittoresche Chronicles of England, Scotland and Ireland di Raphael Holinshed"[nb 36]. Oltre che ai drammi storici, queste cronache fornirono spunti importanti anche per Macbeth, Cimbelino e Re Lear. Sia Hall sia Holinshead hanno spesso attinto dalla Anglicae Historiae Libri XXVI (1534) dell'umanista italiano Polidoro Virgili[nb 36].
Altre opere storiche certamente utilizzate da Shakespeare furono la Historia Regum Britanniae redatta in latino da Goffredo di Monmouth nel 1130 e poi ripresa da altri autori compreso Holinshed[nb 36], utilizzata per Re Lear e Cimbelino, e le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus fonte principale dell'Amleto.
Bronzo di Shakespeare a Verona.
La novellistica italiana
Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella novellistica italiana, tuttavia è probabile che Shakespeare sia arrivato a conoscenza di tali storie solo attraverso la mediazione di traduzioni ed adattamenti francesi ed inglesi[nb 36]. Tra Quattrocento e Cinquecento spesso le novelle italiane seguirono un percorso che le portò a traduzioni in francese e da qui a traduzioni in inglese, presumibilmente solo queste ultime furono conosciute da Shakespeare.
Le traduzioni o adattamenti inglesi delle novelle di Matteo Bandello furono utilizzate per Romeo e Giulietta, in Molto rumore per nulla e ne La dodicesima notte.
Alcuni spunti del Decameron di Giovanni Boccaccio sono rintracciabili in Tutto è bene quel che finisce bene e nel Cimbelino[nb 36].
La traduzione inglese delle 100 novelle degli Hecatommithi di Giambattista Giraldi Cinzio servì a Shakespeare per alcuni elementi di Misura per misura e una novella in particolare fu la fonte principale dell'Otello[nb 76]
Il Pecorone di Giovanni Fiorentino servì per Le allegre comari di Windsor e per Il mercante di Venezia.
La novella Le piacevoli notti di Gianfrancesco Straparola servì anch'essa per Le allegre comari di Windsor.
La traduzione inglese di George Gascoigne de I suppositi di Ludovico Ariosto servì per La bisbetica domata.
Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa de La dodicesima notte.
La traduzione inglese di Thomas Hoby de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione fu certamente letta da Shakespeare: "la figura delineata nell'opera fornì un modello ai gentiluomini dell'epoca; la visione della "dama di palazzo" come sua degna interlocutrice trova più di un'eco nei duetti tra Beatrice e Benedetto in Molto rumore per nulla"[nb 36].
I classici greci e latini
Shakespeare probabilmente non conosceva il greco, tuttavia aveva studiato il latino e letto i classici come Seneca alla King's New School di Stratford, non c'è da stupirsi pertanto che molti spunti delle sue opere provengono da autori antichi.
Le Vite parallele di Plutarco fornirono la fonte principale del Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano e del Timone d'Atene; non conoscendo il greco è probabile che Shakespeare abbia utilizzato la traduzione di Thomas North Plutarch's Lives of the noble Grecians and Romans (Vite dei nobili greci e romani) stampata nel 1579 e nel 1595.
I Menaechmi di Plauto servirono come spunto per La commedia degli errori e La dodicesima notte; la Mostellaria servì invece per La bisbetica domata.
Le tragedie di Seneca fornirono alcuni elementi del Tito Andronico, ma anche più in generale un modello classico alle "tragedie di vendetta"[nb 36].
Ovidio era il modello dichiarato dei due poemetti giovanili di Shakespeare, Venere e Adone e il Lo stupro di Lucrezia. Le Metamorfosi riecheggiano anche in Tito Andronico, La commedia degli errori, Le allegre comari di Windsor, Sogno di una notte di mezza estate (con la vicenda di Piramo e Tisbe), Troilo e Cressida e La tempesta[nb 36].
modifica Identità e paternità
Per approfondire, vedi la voce Attribuzione delle opere di Shakespeare.
« Sono numerosi quelli che dubitano della paternità delle opere di Shakespeare, o addirittura della stessa esistenza dello scrittore.
Ipotesi del genere nascono da ignoranza e da pregiudizi. Shakespeare, che da ragazzo aveva frequentato la Grammar School, sapeva almeno leggere il latino e inoltre avrebbe potuto conoscere qualcosa del mondo romano attraverso le traduzioni dei classici; un po' di francese lo aveva forse appreso dalla famiglia di rifugiati presso la quale aveva abitato, e le maniere dell'alta società avrebbe potuto impararle dal Conte di Southampton (uno dei possibili candidati al titolo di "vero autore") oppure facendo ricorso alla sua intelligenza pronta e duttile. I vari metodi usati per dimostrare che le opere furono scritte da qualcun altro (esame di cifrari, crittogrammi, contraffazioni) non hanno alcuna consistenza di fronte alla testimonianza di Jonson, che chiama Shakespeare "dolce cigno di Avon", o alla poesia inclusa nel primo in-folio e scritta da Leonard Digges, figliastro dell'esecutore testamentario del poeta. »
(da Tutto il teatro di William Shakespeare. Testo inglese a fronte. Con CD-ROM, Garzanti Libri, 2000)
I più recenti studi shakespeariani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon è l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.
In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di:
Edward de Vere, 17º conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro. I sostenitori di questa ipotesi prendono il nome di oxfordiani; essendo de Vere morto nel 1604, essi assumono estremi di composizione delle opere differenti rispetto alla cronologia stratfordiana.
William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de Vere.
Francesco Bacone, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo.
Christopher Marlowe, altro autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome.
Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di:
Ben Jonson
Thomas Middleton
sir Walter Raleigh, forse in collaborazione con Francis Bacon
Mary Sidney contessa di Pembroke
e persino della stessa regina Elisabetta I.
Altre ipotesi sono state avanzate in seguito, tra cui quella sorta negli anni venti del XX secolo, che ha avuto un'isolata reviviscenza negli anni cinquanta, riguardo al linguista siciliano Michel Agnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza.[9]. L'ipotesi, servita da base per un paio di romanzi,[nb 77] non ha mai goduto di un vero riconoscimento in campo accademico.
modifica Shakespeare e l'Italia
Senza considerare i quattro drammi "romani", Shakespeare ambienta sette delle sue trentotto opere teatrali in Italia, alle quali va aggiunta La tempesta, i cui personaggi provengono tutti dall'Italia; ciò ha fatto sorgere la questione se mai Shakespeare abbia visitato l'Italia.
Charles Amitage Brown fu il primo, nel 1838, a porsi questo problema: sulla base del testo delle opere di Shakespeare, sostenne che il Bardo sia stato effettivamente in Italia[nb 78]. L'ottocentesco studioso tedesco Karl Elze si spinse oltre, sostenendo che nel 1593 Shakespeare, per sfuggire dalla peste che imperversava a Londra, si riparò nell'Italia settentrionale[nb 79]; avrebbe così conosciuto la topografia e gli usi e i costumi italiani, e una volta ritornato a Londra avrebbe trasportato queste sue conoscenze nelle sue opere[nb 80].
Nel Mercante di Venezia Shakespeare nomina persino il traghetto che collegava Venezia con la terraferma[nb 81]. Tuttavia è possibile che Shakespeare abbia tratto materiale di questo genere dai libri oppure parlando con gli italiani che si trovavano a Londra o con persone che avevano visitato l'Italia[nb 82].
Questa idea è consolidata dal fatto che Shakespeare non aveva una corretta concezione geografica dell'Italia[nb 83]:
Nei Due gentiluomini di Verona è possibile prendere la nave da Verona[nb 83].
Nella Tempesta si dice che Milano è collegata al mare da un canale[nb 83].
Nella Bisbetica domata si parla di un fabbricante di vele a Bergamo, Biondello sbarca a Padova e il padovano Gremio possiede una nave[nb 83].
modifica Il volto di Shakespeare
Per approfondire, vedi la voce Raffigurazioni di Shakespeare.
Numerosi sono i dipinti o le sculture che raffigurano William Shakespeare, tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di opere posteriori alla sua morte, realizzate da artisti che mai videro il vero volto di Shakespeare. Le uniche due raffigurazioni di cui è accettato il valore documentario sono la statua del monumento funebre a Stratford e l'incisione presente sul First Folio del 1623.
Tra i ritratti la cui attendibilità è discussa possiamo ricordare il Ritratto Chandos, il ritratto dell'Ely Palace, il ritratto Flowers, la maschera mortuaria Kesselstadt, il ritratto di Cornelius Janssen, la miniatura di Nicholas Hilliard e il recente Ritratto Cobbe.
modifica Influenza
Per approfondire, vedi la voce Influenza di Shakespeare.
Macbeth Consulting the Vision of the Armed Head di Henry Fuseli, 1793–94. Folger Shakespeare Library, Washington.
I lavori di Shakespeare hanno avuto una profonda influenza sul teatro e sulla letteratura successiva. In particolare, Shakespeare ampliò il potenziale drammatico della caratterizzazione dei personaggi, dell'intreccio e del linguaggio[nb 84]. Ad esempio, i monologhi erano generalmente utilizzati per fornire informazioni sui personaggi o gli eventi; Shakespeare, invece, li utilizzò per esplorare la mente dei personaggi.[nb 85]
Le opere di Shakespeare influenzarono profondamente la poesia successiva. La poesia romantica tentò di far rivivere i versi drammatici shakespeariani, tuttavia con scarso successo. Il critico George Steiner descrisse tutti i versi drammatici inglesi da Coleridge a Tennyson come "flebili variazioni di temi shakespeariani"[nb 86].
Shakespeare influenzò i romanzieri come Thomas Hardy, William Faulkner, e Charles Dickens. I monologhi del romanziere americano Herman Melville devono molto a Shakespeare: il suo Capitano Achab di Moby Dick è un classico eroe tragico, ispirato al King Lear.[nb 87].
Gli studiosi hanno identificato 20,000 brani musicali collegati con i lavori di Shakespeare, tra cui due opere di Giuseppe Verdi, l'Otello e il Falstaff[nb 88].
Shakespeare ha inoltre ispirato molti pittori, inclusi i romantici, tra cui Henry Fuseli, e i preraffaelliti[nb 89].
Ai giorni di Shakespeare, la grammatica, l'ortografia e la pronuncia inglese erano meno standardizzati rispetto a oggi[nb 90], e il suo utilizzo del linguaggio aiutò la formazione dell'inglese moderno[nb 91]. Samuel Johnson citò Shakespeare più spesso di qualsiasi altro autore nel suo dizionario di lingua inglese, il primo lavoro autorevole di questo tipo[nb 92]. Espressioni come "with bated breath" ("con il fiato sospeso", da Il mercante di Venezia) e "a foregone conclusion" ("una conclusione inevitabile", dall'Otello) sono ormai presenti nell'inglese di tutti i giorni[nb 93].
modifica Shakespeare nella cinematografia
Per approfondire, vedi la voce Shakespeare nella cinematografia.
Le opere di William Shakespeare sono state rappresentate moltissimo anche sul grande schermo, sia in forma integrale sia come adattamenti. Le sue storie si sono rivelate nei secoli sempre attuali, sia che si parli d'amore o del potere, delle guerre inutili o della condizione esistenziale dell'uomo. Come nel teatro la ricerca di nuove forme espressive ha portato a regie originali e attualizzate, così nel cinema Shakespeare è stato riscritto, ambientato in ogni possibile epoca storica, sezionato e riproposto in forme diverse. Tuttavia, ci sono state grandi opere cinematografiche in cui le commedie o le tragedie sono presentate in una forma fedele all'originale, spesso riscuotendo un successo analogo.
modifica Note
^ a b Le date riportate, di battesimo e di morte, seguono il calendario giuliano. Secondo il calendario gregoriano, Shakespeare fu battezzato il 6 maggio e morì il 3 maggio. La data di nascita presunta è il 23 aprile 1564, ma l'argomento è ancora dibattuto tra gli esperti.
^ Shakespeare muore lo stesso giorno di Miguel de Cervantes Saavedra e di Inca Garcilaso de la Vega ed è il motivo per cui l'UNESCO ha designato il 23 aprile come la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore.
^ "All that is known with any degree of certainty concerning Shakespeare, is - that he was born at Stratford-upon-Avon, - married and had children there, - went to London, where he commenced actor, and wrote poems and plays, returned to Stratford, made his will, died, and was buried".[nb 10]
^ La frase in corsivo è una parodia della frase di Shakespeare "Oh, cuore di tigre nascosto da un corpo di donna!" (Enrico VI, parte III)
^ Evidente l'assonanza Shake-scene / Shake-speare
^ La deposizione di Shakespeare [1]
^ Il testo di Elegia Funebre per Master William Peter
^ Questa particolarità è tipica delle commedie shakespeariane; tuttavia non mancano gli esempi notevoli anche nelle tragedie, si veda ad esempio il Re Lear, con le due leggende fonte d'ispirazione: quella di Lear e quella del Conte di Gloucester.
^ Per approfondire, vedi Attribuzione delle opere di Shakespeare#L'ipotesi Crollalanza
modifica Note bibliografiche
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modifica Voci correlate
Blackfriars Theatre
Cronologia delle opere di Shakespeare
Casa natale di William Shakespeare
Honorificabilitudinitatibus
Globe Theatre
I suoi contemporanei: Elisabetta I d'Inghilterra, Christopher Marlowe, Ben Jonson, Thomas Kyd, Edmund Spenser.
Shakespeare nella cinematografia
Teatro Elisabettiano
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William Shakespeare's The Merry Wives of Windsor will kick off "Shakespeare’s Globe London Cinema Series," an exclusive four-part in-theatre series of classic Shakespeare titles shown in more than 260 movie theatres nationwide, June 27.
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Together again for the first time! “The Complete Works of William Shakespeare (Abridged)” is a wild romp through all of the Bard’s 38 plays, and requires three master comedians, who can improv, riff and explore the deepest recesses of the canon. This trio — Tom Willmorth, left, Joe Conley Golden, right, and M.A. Taylor — is perfectly primed. Willmorth and Golden (The Fool Squad LLC) haven’t ...
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For the English singer and composer, see William Shakespeare (tenor) ... William Shakespeare (19 November 1948 – 5 October 2010) was the stage name of Australian ...
Shakespeare's relative may have inspired tragic Ophelia
LONDON - The death of William Shakespeare's relative may have provided the inspiration for tragic heroine Ophelia, the doomed object of Hamlet's love, Oxford University researchers claimed Wednesday.
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William Shakespeare's birthdate is assumed from his baptism on April 25. His father John was the son of a farmer who became a successful tradesman; ...
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When you think of the renowned English playwright William Shakespeare, the things that come to mind are probably the difficult soliloquies, the late-16th century costumes, the Globe Theater, and the peasants and nobles gathered before the stage, guffawing at the lewd humor or watching in shock as yet another hero falls from his lofty position. Many modern productions of Shakespeare’s tragedies ...
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In search of Shakespeare’s country
THE MYSTERY of William Shakespeare is that he’s managed to become so well known as a writer and so unknown as a man. Much has been written about the glovemaker’s son from Stratford upon Avon, but the scarcity of biographical detail means that a lot of Shakespeare is shrouded in myth. But the myth and reality intertwine, elevating him to a height that is perhaps befitting of a world-famous writer.
William Shakespeare Quotes - Wikiquote
Browse an extensive collection of William Shakespeare quotes. Includes quotes organized by specific works, misattributed quotes, and quotes about Shakespeare.
Shakespeare's Slave
What if William Shakespeare had never written 'Hamlet', 'Othello', 'Macbeth', 'King Lear' and all his other later masterpieces? In 1596, Shakespeare had a creative crisis. Broke and bedeviled by self-doubt, he was unable to write the 'Henry IV' play commissioned by the Lord Chamberlain.
Shakespeare in the Park now as accessible as a 'chicken joke'
William Shakespeare's comedy 'The Merry Wives of Windsor' begins a three-night run at Wagner Park.
William Shakespeare News - The New York Times
News about William Shakespeare. Commentary and archival information about William Shakespeare from The New York Times.
The real Ophelia? 1569 coroner's report suggests Shakespeare ...
Shakespeare was five at the time of the tragedy that befell Jane ... William Shakespeare's 400-year reign as the world's primary transmitter of the English ...
Carol Saunders: 'The Tempest' storms into Carlin Park for Shakespeare By the Sea XXI
Shakespeare By the Sea XXI storms into Carlin Park in Jupiter over two dynamite weekends in July with William Shakespeare's "The Tempest."



















